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idee da mettere in pratica

Rispondere ai Giudizi Online

Rispondere ai giudizi online - Rvenue Bros

Rispondere ai giudizi online è uno dei grandi crucci degli imprenditori.
Complesso, certo. Poiché parliamo di natura umana, ciò che serve è più che altro sensibilità e logica.
Quando un cliente offre uno spunto negativo, esprime una critica, ci sentiamo punti sul vivo. Disprezzare il nostro lavoro e il nostro prodotto è vissuto come un affronto personale. Dimostrazione di quanto teniamo al nostro lavoro.
Allora come atteggiarci? Rispondiamo oppure evitiamo di farlo?
Partiamo da un presupposto fondamentale. Il giudizio di una persona è squisitamente soggettivo. Tante volte vi sarà capitato di leggere deliri ingiustificati. Al pari delle occasioni in cui qualcuno ha stroncato l’esperienza per un incidente casuale e irripetibile. Vale poco la pena di concentrarsi sulle casistiche.
Ciò che conta è la statistica. Se 9 voci su 10 rimarcano le stesse carenze, a quel punto è inopportuno accanirsi ed essere permalosi. Bisogna prendere atto delle proprie mancanze, anche solo delle esigenze del cliente diverse dalla nostra offerta. E, quando economicamente e strategicamente possibile, intervenire per correggere il tiro.
Se la colazione è poco apprezzata, modificatela e miglioratela. Con lo stesso budget si può ottenere un prodotto migliore.
Se le critiche vertono sulla vetustà della struttura, è più complicato rifare il trucco a tutta la baracca. Allora è una buona idea rafforzare aspetti dell’accoglienza che possono distogliere dalle magagne. Puntare ancor di più sui punti forti.
Il valore dell’esperienza è molto legato al modo in cui il cliente ne fruisce.
E quando ci arriva il commento, dunque, rispondiamo o lasciamo stare?
Soprattutto per le strutture medio grandi, sollecitate da un numero immane di recensioni, diventa un lavoro parallelo interagire con ogni singola voce nel coro.
Vien da sé che ci sono situazioni in cui è superfluo farlo. Ricordatevi che i clienti sono più intelligenti di ciò che credete. È semplice individuare il parere di una persona che di pancia ha messo nero su bianco la sua luna storta. In questo il web si autoregola.
Dare delle spiegazioni alle volte è vitale. Ci sono situazioni in cui rispondere ai giudizi diventa un modo per comunicare sia con l’autore della recensione che con chi la utilizza per decidere se venire da voi.
E ci sono occasioni in cui è opportuno ringraziare per le belle parole spese in vostro favore.
Ciò che di peggio potreste fare è creare una faida, litigare apertamente difendendo la vostra posizione.
Peggiore di un commento negativo è una risposta piccata.
Rispondere ai giudizi è alle volte necessario, fatelo col giusto registro.

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Soggiorni Minimi, Vantaggi e Trappole

Soggiorni Minimi, Vantaggi e Trappole - Revenue Bros

Soggiorni minimi, strategia commerciale ancora di uso comune, piena di apparenti vantaggi e altrettanto pregna di trappole.
Ci permettiamo di soffermarci nuovamente sul discorso. Ogni sfaccettatura di una strategia commerciale va analizzata nel dettaglio, sviscerata fino a comprenderla.
Spesso, per arrivare a una conclusione soddisfacente, la via empirica è l’unica valida.
Siamo in pieno periodo invernale, la montagna è regina del mercato. La pressione della domanda e la qualità della vendita sono tutte incentrate sulle piste sciistiche, di questi tempi. Anzi, per essere più precisi, i giochi sono già quasi fatti. Perché, a differenza di altri segmenti turistici, la montagna richiede sovente un’organizzazione assai più accorta e quindi a distanza dalla data.
Ancora oggi la maggior parte delle strutture ricettive montanare utilizza i soggiorni minimi. Vale a dire un arco temporale obbligatorio in cui permettere la permanenza al cliente. Una restrizione, una delle tante.
Tra le tante preoccupazioni a muovere l’albergatore verso questa scelta, una su tutte è la continuità della prenotazione. La paura di lasciare scoperte date, buchi di occupazione incolmabili.
Certo è comodo gestire in due uniche fasi, spesso a cadenza settimanale, check-in e check-out. Un lusso di altri tempi.
Ciò che si perde però è un’infinità di informazioni e di soldi.
Il soggiorno minimo impedisce di dare un valore reale a ogni singola data. Inglobando in un unico prezzo più giorni che avrebbero, isolati, dei connotati meglio definiti.
Il timore è che, lasciando la vendibilità della singola notte, il mercato fagociti le date più attraenti, lasciando vuote le altre.
È naturale che un sabato rimarrebbe più richiesto rispetto a una domenica o a un lunedì, anche in un periodo vacanziero.
Ma, in condizioni di mercato libero, la domanda è veicolata dalla tariffa. Più alziamo il prezzo su una data, più restringiamo la cerchia di chi può permettersela. Se siamo abbastanza bravi, abbiniamo la massima occupazione alla qualità migliore di vendita. Inoltre il mercato si autoregola. Pur essendosi accorciati gli indici medi di soggiorno, esistono località dov’è complicato pensare di passare meno di tre o quattro giorni.
Quindi se una data è molto richiesta, alziamo il prezzo. E cosa succede? Che le date precedenti e antecedenti rimangono a disposizione di una fetta di mercato con una sensibilità di spesa maggiore. Colmando i presunti vuoti di occupazione.
Il mercato funziona così, soprattutto quello vacanziero. Chi va in settimana bianca prende delle ferie. Sua la scelta di quando, raramente vostra.
Le imposizioni portano sempre guai.
I soggiorni minimi possono sembrare dei vantaggi ma sono delle trappole perché, salvo eccezioni, finiscono per portarci proprio dove volevamo evitare di andare. 

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I Consigli delle OTA

I Consigli delle OTA - revenue bros

Se avete una struttura e avete creato un profilo su una o più OTA, avrete di sicuro avuto modo di ascoltare i loro consigli.
Ascoltate anche solo per provare a farvi una cultura personale, ci mancherebbe. Dall’ascolto all’applicazione ce ne passa.
Detto ciò, i consigli che ci danno alcune volte sono opinabili.
Partiamo dall’assunto madre: strumento loro, regole loro. Giuste o sbagliate, le mosse che suggeriscono pompano il loro algoritmo e incentivano il mercato.
È vitale che voi li ascoltiate su tutto ciò che riguarda i contenuti. Tante strutture prendono sotto gamba questo cruciale aspetto. Foto, descrizioni, informazioni utili alla scelta e al soggiorno.
Per quanto riguarda il commerciale, invece.
L’obiettivo principale è la visibilità massima. E su questo siamo d’accordo.
Se per seguirla, però, vanno applicate delle strategie anti commerciali, allora fermiamoci un istante.
Soffermiamoci quindi sulla disponibilità, senza entrare in ambiti puramente legati alla tariffa.
Ampia disponibilità di camere su un periodo più lungo possibile.
Chi lavora con una tariffa dinamica sa quanto è pericoloso quest’approccio.
Punto primo. Un prezzo si costruisce in funzione di uno storico. Come posso concepire un mercato a distanza di oltre un anno? Di questi tempi poi. Tutto si velocizza e le variabili imprevedibili si moltiplicano. Oltre al fatto che la stragrande maggioranza del mercato è composta da persone normali.
Qualche tour operator a parte, chi organizza un viaggio con così largo anticipo?
L’ampia disponibilità del nostro parco camere ci mette inoltre di fronte a un’altra problematica. Se la tariffa di partenza, per regola, è la più bassa possibile in funzione dei dati storici in un determinato periodo, posso io rischiare di vendere troppe unità allo stesso prezzo e rovinarmi la festa?
Centellinare le mie camere a disposizione delle OTA permette di fermarsi e osservare la pressione della domanda. E ci dà anche la possibilità di sbagliare, perché è umano, consci di poter raddrizzare il tiro.
Ad alzare, si fa sempre in tempo.
C’è inoltre da sottolineare come, a livello online, l’attendibilità di una prenotazione a larga distanza dalla data sia pressoché ridicola. Parliamo di tassi di cancellazione tra il settanta e l’ottanta per cento.
Le OTA hanno il nostro stesso target: vendere camere. Solo che la loro visuale è parziale, incentrata su loro stessi. Perciò dobbiamo essere noi bravi a incastrarli nelle nostre necessità.
I consigli delle OTA vanno ascoltati, certo. E alcune volte ignorati.

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Con colazione

Con colazione - Revenue Bros

Mi conviene la vendita di una camera con colazione?
Il quesito è storico ma va aggiornato. Siamo in Italia, dopotutto, e siamo differenti dagli altri paesi per innumerevoli motivi. Molti dei quali, va detto, positivi.
Uno è quello culinario. Chi viene dalle nostre parti, si aspetta di mangiare bene ovunque e comunque. Perciò il rito di inizio giornata viene considerato ancor più sacro, sia dai turisti che dagli imprenditori.
La domanda quindi è di natura strategica. Va inclusa nel prezzo o considerata a parte?
Solita manfrina. Fate i conti per bene, evitate di sparare cifre a caso e di porre il veto su una decisione prima di avere i dati corretti.
C’è chi fa pagare la colazione a parte perché sostiene che costi troppo, che i clienti trangugino tutto quello che gli capita sotto tiro, che vanno sprecate tante pietanze.
Tre lamentele che potrebbero aver ragion d’essere ma che vanno affrontate separatamente. Soprattutto quella sugli sprechi. Perché potrebbe essere frutto di decisioni sbagliate, qualitative e tipologiche.
Il turista straniero, per dirne una, apprezza più il salato rispetto al dolce. Quindi studiate per bene le vostre statistiche di occupazione, ascoltate le necessità del cliente. Alle volte ciò che è il meglio per voi è superfluo.
La clientela estera è inoltre abituata alla tariffa Room Only. Questo perché, al di fuori dei nostri confini, la colazione inclusa è un lusso che pochi concedono. La vendibilità delle camere è quasi sempre scissa con e senza colazione. E il prezzo del primo pasto di giornata è salatissimo. Scontato dire che pochi possono giustificare con qualità e quantità l’esborso.

Ma può questa essere una soluzione? La doppia vendibilità della camera?
Di nuovo, dipende anche molto dal target di mercato.
Se la clientela è prettamente business, saprete che le abitudini di quel segmento sono frugali. Sveglia presto, un caffè e magari un cornetto. Fine.
Se la clientela è leisure, allora è tutt’altra questione. Chi ha tempo per godersi la vita, prova a fare i conti con le proprie tasche.
In Italia, lo ripetiamo, il cliente è predisposto ad aspettarsi certi benefici. Soprattutto il viaggiatore interno. E, a parte le solite città note, il nostro territorio è ricco di splendide località prese d’assalto dagli italiani stessi.
Con colazione, quindi?
Tutto va gestito con criterio. Che sia inclusa o meno, la colazione va plasmata sui connotati di chi ne fruisce e sulle tasche di chi la offre.
È chiaro che se i ricavi medi e l’occupazione sono ottimi, la colazione inclusa è un beneficio su cui spingere.
Ma, se proprio si vuol fare pagare a parte, il servizio va considerato a parte e analizzato, nel prima, durante e dopo.
E la tariffa va calibrata a dovere. 

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Benvenuto, Caro 2024

Benvenuto, Caro 2024 - Revenue Bros

Benvenuto, Caro 2024.
E Caro dev’essere inteso in senso economico, altroché.
Chi avrebbe potuto pronosticare un 2023 così, un mago della finanza e della strategia. Perché noi poveri mortali abbiamo navigato a vista, il nostro cannocchiale puntato all’orizzonte, pronti a invertire la rotta o a prendere la burrasca di petto. Per fortuna, salvo qualche episodio, abbiamo avuto un orizzonte pressoché sgombro da nuvole. Il turismo è stato potente per quasi tutti e dodici i mesi.
Oh, intendiamoci, noi ci riferiamo sempre a chi ha lavorato come si deve. E quello è un parametro che difficilmente si modifica senza gli strumenti adeguati. Chi si è dato a buone pratiche commerciali ha raccolto a sufficienza da tenere in equilibrio l’inflazione con i suoi costi abnormi.
E, ancora una volta privi di peli sulla lingua, diciamo che chi ha fallito il 2023 ha sbagliato pesantemente qualcosa. O è stato proprio sfortunato.
Ecco, un evento che di sicuro ha penalizzato quella porzione geografica, è stata l’alluvione nell’Emilia Romagna. Tanto per citare fatti fuori dal controllo di chiunque.
In ogni caso, le destinazioni balneari hanno avuto tutto Luglio e Agosto da poter sfruttare a pieno.
Insomma, se avete fallito è colpa vostra.
Il Caro 2024 continuerà a essere Caro. E i nostri dubbi si espandono verso il futuro.
Riusciremo a tenere alta la bandiera o arriverà la burrasca?
I primi segnali sono confortanti, almeno su un previsionale che si affaccia fino all’estate e strizza l’occhio alla prossima primavera.
La montagna scoppia di salute, il mare d’estate avrà pochi problemi. Le città d’arte potrebbero soffrire un filo di più i due prossimi mesi di bassa stagione, ormai gli unici fiacchi dell’anno.
E allora noi che dobbiamo fare?
Stare attenti e evitare di fare supposizioni errate.
Evitare di pretendere che ci sia una crescita economica a tutti i costi.
Evitare di alzare le tariffe solo perché l’anno scorso ha funzionato bene. Prendiamolo come base di partenza e valutiamo l’idea che anche pareggiare quanto ottenuto potrebbe essere soddisfacente.
Evitare quindi di essere presuntuosi.
La gente vorrà sempre viaggiare, se avesse soldi infiniti farebbe solo quello.
Il 2024 rimarrà Caro perché il valore di gas e petrolio scende a livelli minimi dal 2021 eppure le bollette crescono.
L’inflazione è questa brutta bestia, se ne infischia dell’appetito, continua a voler ingurgitare.
Caro 2024, sii assennato. E noi con te.

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Vale più una prenotazione italiana o estera?

Vale più una prenotazione italiana o estera? - Revenue Bros

Vale più una prenotazione italiano o estera?
Analizzare la possibile risposta a questa domanda apre un mondo di sapienza e potere.
Il mercato reagisce ai nostri impulsi. Ci dimentichiamo quanto ciò che raccogliamo sia strettamente legato a ciò che seminiamo.
Per questo il consiglio madre è, soprattutto all’inizio o quando si brancola in un parziale buio, lasciate che il mercato guidi voi. Evitate la ricerca di una targettizzazione forzata. In pochi si possono permettere di scegliere chi e quando accogliere.
Più restrizioni e pretese avete verso i vostri clienti, più stringete il becco dell’imbuto che porta soldi nelle vostre casse.
Ma che tipo di mercato è il nostro? Dipende tanto anche dalla posizione geografica che occupiamo. Ma la tipologia di struttura che governiamo può riservare diverse sorprese.
Chi lavora con tariffazione dinamica sa che qualsiasi cosa ha un valore a seconda del quando. E già questa è una bella distinzione rispetto a chi ancora concepisce il prezzo statico.

Vale più una prenotazione italiana o una estera?
Dipende, come sempre.
L’ossessione per tutti rimane quella di disintermediare. In questo, all’apparenza, il canale online è nemico supremo. Tanti preferiscono portare avanti il lavoro sulle basi costruite negli anni, quando il mercato era delle agenzie di viaggio, del numero di stelle di un albergo, dei soggiorni lunghi, dei clienti abituali e delle pensioni complete. Italiani che viaggiavano in Italia, che chiedevano la stessa camera nello stesso periodo.
E ce ne sono ancora diversi in giro, almeno fin quando l’anagrafe li sosterrà.
Ci conviene lottare solo ed esclusivamente per loro oppure è bene chiedersi se c’è dell’altro?
Nel mondo viaggia più un miliardo di persone. E, dall’estero, vengono per assaporare il nostro territorio, spostarsi quanto più possibile, andare al ristorante (non quello dell’albergo). Dall’estero, vengono profili economici diversi. Che recepiscono una tariffa in funzione dei loro parametri, quasi sempre più alti rispetto ai nostri.
Questo è ben lungi dall’essere un invito all’internazionalizzazione. Spesso è persino impossibile.
Direzionare la domanda verso il mondo intero, attraverso l’online, è però fattibile. Ampliando la diversificazione della nostra occupazione, andando a trovare fonti più floride, anche solo in determinati momenti dell’anno.
Quindi non è tanto se vale di più una prenotazione italiana o una estera, quanto il modo in cui ce le andiamo a cercare. 

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La tariffa in proporzione

La tariffa in proporzione - Revenue Bros

Avete mai pensato che l’impatto della tariffa sul mercato sia in proporzione?
È un concetto così banale eppure sembra che a molti sfugga. E il bello è che rappresenta la chiave d’interpretazione più determinante ai fini di una strategia commerciale.
La tariffa è in proporzione a tanti fattori. Il periodo della prenotazione, il momento in cui si prenota, il valore del prodotto. Attenzione che per prodotto intendiamo mica solo l’albergo ma la destinazione in generale.
E, sorpresa delle sorprese, del vostro target geografico di mercato.

Per entrare più a fondo nell’argomento, riprendiamo un articolo di Radio Colonna, molto interessante. Le statistiche certificano un aumento generale delle presenze straniere sul nostro territorio, Roma in primis, ciò che rimane bassa è la capacità di spesa. Sottolineiamo che l’aggettivo “bassa” in questo caso è in proporzione ad altre situazione ritenute simili.
E qui riprendiamo per filo e per segno l’articolo: il 2023 segnerà numeri record per la capitale anche per i flussi di stranieri che dovrebbero superare i 10 milioni di presenze. E comunque sono la metà di Londra, il 65% rispetto a Parigi […]. Per volume di presenze straniere Roma era al settimo posto all’inizio degli anni 2000 oggi è scivolata in 17ma posizione. In valore i 35 milioni di arrivi a Roma (nazionali ed esteri) sfiorano gli 8 miliardi di euro ma i 44 milioni a Parigi fruttano alla capitale francese ben 36 miliardi secondo la classifica di WTCC. La stessa Milano con quasi 9 milioni di arrivi realizza un valore aggiunto di 3,5 miliardi.
Ci spiace ma solo un italiano come noi può paragonare Roma a Parigi e Londra, l’Italia alla Francia e l’Inghilterra. Siamo noi che soffriamo della sindrome dei primi della classe. Quando ormai a livello economico siamo un paese di seconda o terza fascia.
Per arrivare ai succitati numeri, noi abbiamo bisogno di adattare il nostro valore commerciale al mercato. Perché la percezione del nostro prodotto è inferiore rispetto ad altri. Mica solo quella. Ci sono il costo della vita e il reddito medio.
Secondo i dati Istat lo stipendio medio italiano è di 27000 euro lordi annui. In Inghilterra 66000, Germania 53000, Francia 39000. E ci fermiamo qui.
Ci piacerebbe ci fosse solo la lista dei patrimoni Unesco che vantiamo, la qualità della nostra cucina e tutte le meraviglie artistiche e naturalistiche che offriamo. Purtroppo c’è lo stato in cui il nostro paese versa.

Dal punto di vista individuale, c’è margine eccome di crescita. Lo diciamo da consulenti, dalla prospettiva di chi ha visto tante realtà avere successo.
La tariffa tuttavia è in proporzione a ciò che il mercato è disposto a offrirci.
Se il 2023 e i suoi momenti di picco turistico sono andati male per qualcuno è perché gli è sfuggita questa verità.

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Gestione dei Gruppi

Gestione dei Gruppi - Revenue Bros

La gestione dei gruppi, in una struttura ricettiva, è argomento molto delicato.
Difficilmente si possono individuare delle linee guida assolute, tutto va trattato nella delicata unicità di ciò che gestite. E, come sempre, da ciò che desiderate ricavarne.
Prendere un gruppo può voler dire lavorare meno, a livello operativo. Un unico immenso check-in, un unico interlocutore con cui stabilire accordi. Meno problematico, in linea generale. Anche perché, almeno statisticamente, gli indici medi di soggiorno di un gruppo vanno sopra la notte. E quindi i costi variabili vengono ammortizzati.
Tutto è oro ciò che luccica? Domanda retorica.
Innanzitutto guardate i numeri. Quando arrivano le richieste di questi grandi contingenti camere. È facile fare un parallelo se avete una parte delle vostre unità abitative ceduta agli individuali. Nello stesso periodo o, ancora meglio, sullo stesso giorno. Quanto vi dà, al netto di una commissione OTA, un mercato e quanto l’altro?
Dipende quindi anche dalla dimensione della struttura. Più camere si hanno e più è ragionevole pensare che una parte di esse può far comodo venga occupata da questo tipo di accordi.
Dipende anche dalla vostra stagionalità. Le strutture stagionali hanno meno bisogno dei gruppi rispetto a quelle annuali, lavorando quasi esclusivamente su mesi di picco.

È certo che la distinzione più netta va fatta sul tipo di accordi. Legarsi a un tour operator comporta un impegno più gravoso. La costruzione di un listino rigido, ci si augura suddiviso almeno per stagionalità, con la possibilità eventuale di rifiutare ciò che si gradisce meno. Perché i tour operator tenderanno a mandarvi più gente nei momenti in cui ne avete minor necessità. Sarebbe magnifico trovare un mercato sui mesi spalla o sulla bassa.
Perciò la condizione migliore sarebbe quella di accettare sempre e solo gruppi su richiesta. E quotarli al momento. Così da rendere dinamico anche quel segmento di mercato. Ragionarlo sia sullo storico che vi ha indotto a formulare la tariffazione di partenza che sul previsionale che ha già riempito parte dell’occupazione. È il metodo migliore per ricavare il massimo da ogni canale.
Massima attenzione anche al famoso release, quando cioè decade l’eventuale opzione concordata. Maggiore è la distanza dalla data, maggiore potrà essere la vostra tolleranza. Ricordatevi però che se vi lasciano a secco a poche settimane dal check-in sarà arduo riprendere quelle unità.
La gestione gruppi è argomento affascinante e complesso.
Ah, un’ultima dritta. La gratuità esiste solo nel mondo delle speranze.
Tutto deve essere opportunamente tariffato.

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Preferiti Booking.com

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Il circuito Preferiti Booking.com, ne fate parte?
Un piccolo excursus a spiegazione, per esperienza (nostra) e per bocca di chi lo promuove da ormai quindici anni (account manager Booking).
Per entrare a far parte del circuito Preferiti, oltre a garantire un 3% in più di commissione a ogni prenotazione nelle casse dell’OTA, facendo quindi salire dal 15% di base al 18% il totale di commissioni, la struttura di turno deve rispettare dei requisiti virtuosi. Essere visibile per un certo periodo di tempo, subire un numero di cancellazioni in linea con i parametri della destinazione, pagare correttamente le fatture, curare al meglio foto e contenuti. E altre storie che cambiano a seconda della voce che le promulga. Un tempo c’erano le famose sette C, sette cardini per valutare quanto bene steste facendo secondo i dettami di Booking.com. Poi sparite, nella notte dei tempi. Lasciate alla tradizione orale.
La domanda oggi è: vale la pena rimanere tra i Preferiti?
Anni fa i percorsi di ricerca e di prenotazione erano maggiormente incanalati. Le classifiche di merito potevano essere manipolate attraverso un minor numero di filtri. Ed essere da subito in prima pagina garantiva un bonus di visibilità pazzesco. I preferiti, in questo senso, erano la serie A. Scindendo una linea di demarcazione elitaria tra chi aveva aderito al programma e chi ne era fuori.
Poteva quindi valerne la pena, in effetti.
Oggi il mondo è cambiato. Differiscono gli strumenti con cui lo esploriamo. E, soprattutto, gli algoritmi che studiano il nostro profilo utente. Quando sono nati i Preferiti, gli smartphone esistevano solo nelle menti dei più fantasiosi.
Quindi le classifiche sono dettate dall’apparecchio che sfruttiamo (pc, telefono), dai mille filtri che inseriamo per cucire l’esperienza sulle nostre necessità e da tutte le ricerche e prenotazioni che abbiamo eseguito in precedenza. Due persone vicine potrebbero ottenere risultati completamente differenti.

Tutto ciò rende i Preferiti Booking.com meno utili.
C’è poi la variabile destinazione. Se siete in una piazza con pochi iscritti su Booking.com, finirete in ogni caso tra le prime voci di ricerca. Se invece annegate in un mare di strutture e una città tentacolare, arriveranno a voi attraverso il punteggio che avete guadagnato e le informazioni che avete sapientemente inserito.
Ma sono proprio inutili questi Preferiti?
Come qualsiasi iniziativa studiata dal portale, un’iniezione di visibilità in più può fare solo che bene.
Tuttavia il consiglio è di provare a fare senza, soprattutto se siete una realtà ben strutturata che ha capito i suoi pregi e i suoi difetti.
Ci si lamenta sempre delle commissioni troppo alte, andiamo a vedere come intervenire su questo aspetto,no?

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Il Pacchetto Calcio

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Il pacchetto calcio, i tanto agognati diritti tv per la serie A italiana, sono stati infine assegnati a DAZN e a Sky. Un’operazione che porterà nelle casse della Lega (quella sportiva) 900 milioni annui per il quinquennio 2024-2029.
Poco cambia per gli appassionati, il tandem DAZN-Sky è quello a cui ci si è affidati negli ultimi anni. Forse ci si augura che i prezzi, al contrario di come già accaduto, rimangano stabili. Ma quelle sono leggi di mercato su cui è lecito sorvolare, almeno in questa sede.
Dalla lunga e apparentemente complessa trattativa, sembrano uscire tutti soddisfatti. Tranne uno. Voce imponente, prepotente, autorevole.
Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli e nome di prestigio dell’industria e della storia cinematografica italiana.
Attenzione a ciò che dice perché nelle sue considerazioni offre una visione imprenditoriale ad ampio raggio, su cui è utile che tutti riflettano.
Aver ceduto i diritti del pacchetto calcio a piattaforme multiservizio, a detta di De Laurentiis, impedisce di stabilire con esattezza il valore di ciò che si commercializza. Sky, assieme al calcio, si occupa di cinema, show televisivi, serie tv, altri campionati e altri sport. Anche DAZN inserisce nell’abbonamento altri sport e altri campionati.
In questo mare magnum, perciò, è complesso definire l’esatta tariffa del prodotto. Perché, chi si abbona, si lega alla vastità della proposta.
Opinione personale di De Laurentiis è che si sia ricavato poco dalla trattativa, valorizzando scarsamente il prodotto calcio. Nella sua dialettica ha usato una frase che rimane facilmente impressa, accusando i suoi colleghi presidenti di essere stati “prenditori” più che imprenditori. Raccattando quello che gli offrivano, senza cognizione di causa.
Ci sono tanti asterischi da apporre a questo discorso. A esempio il fatto che Sky faccia effettivamente distinzione di prezzo tra i vari pacchetti e che, ormai, ha poca voce in capitolo sulla trasmissione delle partite del nostro campionato. O che DAZN viva praticamente sulle spalle del calcio, almeno nella nostra penisola.
Detto ciò, De Laurentiis spiega in due parole come un imprenditore dovrebbe approcciare alle sue aziende. Valutando i suoi centri costi e ricavi separatamente. Solo così si può stabilire cosa rende. E dargli quindi la giusta dignità commerciale.
Invece si butta dentro alla produzione tutto.
Vi dice qualcosa?
Strutture ricettive con ristoranti, piscine, palestre, stabilimenti balneari, impianti di risalita.
Vendiamo tutto assieme e alla fine i conti li facciamo senza distinguere cosa ha effettivamente funzionato. E poi facciamo a fatica a capire da che parte va il mercato.
Forse il pacchetto calcio vale 900 milioni di euro l’anno, forse meno, forse più. Ormai è andata.
Ma voi siete sempre in tempo a essere imprenditori. 

I rincari dei prezzi delle compagnie aeree, leggi il nostro articolo!

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