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Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 

Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 - Revenue Bros

Siamo arrivati, finalmente, alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
Noi del mondo del turismo abbiamo passato mesi ad arrovellarci sull’argomento. Passando dall’entusiasmo di chi attende la mattina di Natale all’angoscia di dover capire come affrontare un momento importante e raramente ripetibile.
Partiamo con l’opinione più onesta. Quale che sia stato il vostro approccio commerciale, cari albergatori, imprenditori e commerciali, potreste avere la coscienza pulita.
Partire con tariffoni per capire se potessero attecchire è stata la scelta dei più. E, di nuovo, scelta condivisibile. Soprattutto se l’esposizione online è stata fatta a debita distanza dalla data.

Cos’è successo poi, nel mentre, lo avete monitorato?
Ovviamente qui si parla di zone direttamente interessate all’evento. Gran parte del nord Italia con un occhio di riguardo su Milano e dintorni e le Dolomiti che gravitano attorno a Cortina.
Difficile ignorare la sete di cupidigia che quest’occasione solleticava. Così come è stato complesso approcciarsi nel modo corretto ai tanti interlocutori che hanno bussato alle nostre porte, chiedendo un trattamento umano (vedi alla voce “forze dell’ordine”).
A pochi giorni dall’inizio ufficiale della manifestazione, ecco ciò che abbiamo capito.
A fronte di un investimento monstre, anche ben oltre quello preventivato (si parlava di una cifra intorno ai 2 milioni di euro, pare se ne siano spesi il triplo), ci si aspettava un immediato riscontro in termini di presenze.

Il periodo lastminute è ancora da valutare, al momento ci sentiamo di dire che l’ambizione di opulenza è stata ridimensionata dal mercato
Col senno di poi, tanto fastidioso quanto la maestra che tuona “te l’avevo detto”, potevamo affrontare questa stagione quasi come fosse la normalità. O un filo sopra.
Anzi, le principali destinazioni sciistiche potrebbero aver persino subito un danno. Perché chi ha intenzione di andare per una rilassante settimana bianca ha trovato un muro invalicabile di tariffe prepotenti. E forse ha, in generale, ritenuto che il caos delle Olimpiadi potesse essere un fastidio piuttosto che un vantaggio.

Tutto da buttare dunque? Come sempre, chi ha reagito con prontezza ai calcoli sballati ha portato a casa il risultato.
C’è poi chi sostiene che il lucente riverbero degli investimenti olimpionici si concretizzerà sul medio periodo.
È una probabilità concreta.
Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 saranno comunque servite a far parlare di noi. 

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Parliamo di Prezzi dinamici a Horeca 2025

Revenue Bros a Horeca 2025

Grazie di cuore a tutti per aver partecipato a Horeca 2025 e per aver reso speciale la nostra talk “Prezzi dinamici, channel management, benchmark” con Riccardo!

È stato un piacere condividere idee, esperienze e visioni sul futuro del settore insieme a professionisti così appassionati. Lo avete reso un momento di grande energia, confronto e ispirazione. Ci portiamo a casa tante nuove connessioni e spunti per continuare a crescere e costruire insieme innovazione e valore.

Alla prossima!

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Revenue Bros partecipa a HoReCa 2025

Revenue Bros a Horeca 2025

Revenue Bros sarà a HoReCa 2025!

Lunedì 6 Ottobre 2025 alle 14.00 presso il padiglione E di Longarone fiere il nostro consulente Riccardo Moglioni sarà relatore all’incontro “PREZZI DINAMICI, CHANNEL MANAGEMENT, BENCHMARK – Casi pratici e strategie per migliorare le performance alberghiere e di destinazione”, un’occasione per scoprire strumenti e strategie concrete per ottimizzare ricavi e competitività, sia a livello di singola struttura che di destinazione.

Ti aspettiamo per confrontarci insieme su come l’innovazione può guidare la crescita del settore hospitality!

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Estate e il mare si svuota

Estate e il mare si svuota - Revenue Bros

Estate e il mare si svuota. Come un fulmine a ciel sereno, questa è la verità che ci sbatte in faccia il 2025.
C’è stato un deciso calo delle presenze sulle destinazioni balneari. A rendere peggiore il quadro, c’è la definitiva mutazione delle modalità di fruizione del prodotto mare. Indici medi di soggiorno sempre più brevi e infrasettimanale che latita.
Se diffidate dei media, vi basterà fare quattro chiacchiere con chi ha lavorato in piazze di quel tipo.
Utile dire che stiamo generalizzando, il calderone italico è vario e vasto, ci sono destinazioni che hanno sofferto di più.
Ma perché è accaduto?
Di sicuro è stata una stagione anomala. A memoria difficile ricordare un tempo più instabile negli ultimi anni. La componente meteorologica ha un impatto enorme, direziona la domanda e ne decreta la qualità. Questo però riguarda un mercato più a ridosso dalla data.
I segnali che potesse essere un anno diverso li si avevano già guardando il previsionale a distanza di mesi dalla data.
Questo è un processo che lento e graduale stava avvenendo già in precedenza, ridursi sempre più sotto data per prenotare. Le abitudini di chi acquista sono mutate in funzione degli strumenti e dell’alfabetizzazione che ne deriva.

È quindi un mercato che ha cambiato definitivamente pelle?

Presto per dirlo. Di certo c’è che la montagna è in crescita esponenziale, ormai da anni. E le città d’arte, anche qui facendo i doverosi distinguo, sono stabili su buoni livelli anche nella stagione più calda.
Arriviamo quindi a porci l’unica e giusta domanda: è una questione di prezzo?
Certo che sì. Sempre tenendo in mente che il valore di un prodotto aleatorio come quello turistico è puramente soggettivo. Lo stesso identico alloggio può avere cento prezzi diversi a seconda di quando lo si acquista.
Quest’anno il messaggio che è passato al viaggiatore è che il mare è diventato troppo caro. Superfluo dare la colpa ai telegiornali che lo urlano attraverso la voce della gente, tutto ciò sta avvenendo adesso e i buoi sono già scappati.Se il mare si svuota è perché tutti gli attori principali del settore hanno tirato troppo la corda. Biglietti aerei e ferroviari, sbilimenti balneari, ristoranti, strutture ricettive. Fino all’anno scorso ha portato risultati, quest’anno no.
È una tragedia solo per chi sa solo lamentarsi e piangersi addosso.
Chi ha portato la pellaccia a casa quest’anno è chi è stato capace di adattarsi. Di rimodulare la tariffa in funzione della domanda, abbassando dove necessario e tenendo botta quando ha potuto.
Ciò che è successo quest’anno avrà i suoi strascichi, il seme dell’idea che il mare sia troppo caro è stato piantato. Starà a noi adattarci  a nuove modalità di vendita.
Se il mare si vuota, noi lo riempiamo di nuovo. 

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Da che mercato nazione provengono i nostri clienti?

da che mercato nazione provengono i nostri clienti? - Revenue Bros

Il 2025 sta procedendo a passi da gigante, il mercato è florido ed è già il momento di porsi delle domande: da cosa è composta la nostra occupazione? Più nello specifico, da che mercato nazione provengono i nostri clienti?
I primi cinque mesi dell’anno hanno segnato un deciso incremento di presenze sul nostro territorio, quel poco di statistiche pubbliche attestano questo dato. Chi ha lavorato nel modo corretto sa di cosa parliamo perché lo sta vivendo.
In situazioni tipo questa, c’è da porsi una domanda: quanto è merito della nostra strategia commerciale e quanto del trend di mercato? Il secondo porta risultati anche a chi continua imperterrito a commettere gli stessi errori. Se invece già si applicano le giuste tecniche, la spinta aumenta e ci troviamo a volare.

Su un dato vi suggeriamo di concentrare la vostra attenzione

quello sulla presenza di turisti stranieri. Gli equilibri geopolitici sono delicati e alcune misure, oltre che alcune contingenze, potrebbero aver portato il mercato estero a sceglierci ancora di più quest’anno. Senza andare oltre oceano, dove gli Stati Uniti stanno facendo di tutto per inimicarsi la simpatia europea e il Giappone sta stringendo il cappio intorno ai non residenti aumentando i prezzi ad hoc per i viaggiatori esteri, basta guardare all’Europa. Anche se tecnicamente ne è uscita, la Gran Bretagna ha messo un visto a pagamento e la Spagna pretende gli siano forniti una quantità di dati sensibili illogici anche solo per mettere piede sul suo territorio.
In più è l’anno del Giubileo, pretesto buono per chi vuole farsi un giro delle bellezze artistiche nostrane. Coincidenza ha voluto che la dipartita del Papa avvenisse proprio nell’anno Santo, attirando ancora più fedeli soprattutto verso il Vaticano.

E se queste elencate sono tutte supposizioni da verificare, per quanto logiche, siamo in possesso degli strumenti per capire qualcosa in più su di noi.
Gestionali e (soprattutto) OTA possono paragonare in percentuale la differenza di mercato nazione tra un anno e l’altro. Andate quindi a farvi un giro e controllate quanto appena suggerito.
Anche su mete il cui mercato è principalmente italiano, un lieve aumento può significare tanto.
Controllate anche i ricavi medi, gli indici medi di soggiorno.
La migliore strategia di marketing è quella che consente a chiunque di trovarci e di acquistarci al prezzo che ritengono sia il migliore nel momento in cui ne hanno bisogno.
Ricordatevi, però, il mercato estero viaggia soprattutto online. È linfa che si rigenera sempre nuova e ha bisogno dei giusti canali per esprimersi.
Per offrire un punto di vista specifico, dalla nostra esperienza diretta, quest’anno il mercato è leggermente più estero rispetto al 2024.
E il vostro? 

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Ryanair inasprisce le restrizioni

Ryanair inasprisce le restrizioni - Revenue Bros

Udite udite, Ryanair inasprisce le restrizioni.
Sì, è proprio così. La compagnia aerea più “amata” del mondo, fa ancora la voce grossa e chiarisce che i propri servizi subiranno un’ulteriore stretta sulle regole di fruizione.
Saranno consentite solo carte d’imbarco digitali, con multe in caso di mancata presentazione di cartaceo o di documento.
Multe più aspre se il bagaglio a mano raggiunge dimensioni fuori dal regolamento.
Raccomandazioni di arrivare per tempo al gate d’imbarco e nuove minacce di multe.
Un episodio recente narra addirittura una multa di settanta euro a una signora il cui bagaglio a mano eccedeva nel peso a causa di una bottiglietta d’acqua. Una volta estratta, questa è stata considerata come ulteriore collo e per questo soggetta a sanzione.
Ce la stanno davvero mettendo tutta per farsi un’ottima pubblicità.

I problemi sono tuttavia ben noti e sono i costi di gestione. Ryanair è partita come compagnia aerea low cost, ormai tanti anni fa. Sembrava aver fatto contenti tutti (o quasi), grazie a tariffe contenute e promozioni impensabili aveva allargato il bacino turistico europeo. Aveva permesso a chiunque di sentirsi un viaggiatore. E aveva aperto la strada a realtà imprenditoriali simili.
Oggi però le tariffe sono comparabili a quelle di qualsiasi compagnia di bandiera, considerando che oltre al costo del biglietto ti fanno pagare anche l’aria che respiri.
Eppure sono sempre sull’orlo della crisi.
Tutte queste nuove restrizioni sono volte unicamente a spremere il più possibile il cliente, risparmiando sui costi fissi. Obiettivo ultimo infatti sarebbe quello di eliminare quanto più possibile i desk fisici di check-in.


È piuttosto chiaro che le compagnie aeree, in epoca moderna, mettano l’esperienza del cliente ben lontana dal centro nevralgico delle proprie strategie. Siamo sull’orlo di un impasse evidente, dove l’imprenditore spende cifre colossali e per questo deve domandare un prezzo finale sempre più alto al compratore che, tuttavia, è schiacciato dalla propria difficile economia personale. Tutti spendono più di quanto gli consente l’idea logica commerciale. Davvero poche realtà possono vantarsi di utili significativi e spesso ottenuti a discapito del capitale umano o della diretta assenza di esso.
Ryanair inoltre può permettersi di fare la voce grossa perché su molte tratte è monopolista. Le compagnie di bandiera si concentrano su collegamenti sicuri tra città altamente richieste. Ma le piccole realtà sono in mano alle low cost che, di fatto, possono permettersi tariffe medie alte. E il rapporto qualità prezzo viene frantumato.
Le restrizioni Ryanair sono frutto di un sistema che ha smesso di funzionare, dando la sensazione che invece vada a gonfie vele. 

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Il Caso Roccaraso

Il Caso Roccaraso - Revenue Bros

Roccaraso è sulla bocca di tutti. Nuovo caso di overtourism o casistica sui generis?
Un confine sottile eppure siamo davanti a una situazione da ridimensionare.
Per chi fosse rimasto all’oscuro di tutto, grazie al potere dei social Roccaraso, piccolo comune montanaro abruzzese, è stato invaso da orde di turisti durante gli ultimi weekend. Avventori occasionali che si sono riversati sul territorio grazie a pullman organizzati (il cui prezzo sarebbe stato ribassato per aumentare la richiesta), andata e ritorno in giornata. Così numerosi da intasare le strade della piccola cittadina e, da quanto si evince dai racconti, poco inclini all’educazione e alla pulizia.
Gli albergatori lamentano le condizioni in cui i loro ospiti sono costretti a fruire dell’esperienza, tanti avrebbero chiamato per disdire a causa dell’ondata di presenze moleste. I poteri politici, sensibili al benessere comune, sono terrorizzati all’idea che la meta possa diventare fenomeno di massa e già si stanno attrezzando per creare blocchi e restrizioni.
Quindi, in altissima stagione, li vogliamo i turisti?
– Punto primo: sarebbe interessante conoscere il dettaglio preciso di queste presunte disdette a causa del fenomeno. Gli alberghi rimarranno vuoti, in alta stagione, a causa di quanto successo? Seri dubbi a riguardo.
– Punto secondo: l’alta stagione, se la meta è valida e ben promossa, crea un eccesso di richiesta. Perciò, visto quanti siamo su questo pianeta e in quanti sono disposti a spendere per viaggiare, i fenomeni di overtourism sono da affrontare cum grano salis.
– Punto terzo: piuttosto che investire in modi per scacciare i turisti, iniziamo a spendere soldi per infrastrutture e servizi. Così da provare anche a destagionalizzare.
– Punto quarto: domandiamoci come mai quando si va all’estero anche i presunti maleducati si comportano bene e le città vengono rispettate. Mentre invece da noi si sentono autorizzati a sporcare.
Il caso Roccaraso si è creato nel corso di un paio di weekend. Chi gode del privilegio di potersi permettere una settimana bianca ha anche altri giorni in cui starsene in tranquillità. Il turismo deve allontanarsi dal classismo, altrimenti il giocattolo si rompe presto.
Buone politiche commerciali, infine, portano fisiologicamente a scremare la quantità di presenze.
Come mai, a prescindere dagli influencer, le agenzie di viaggio hanno abbassato i prezzi per queste scampagnate se sono così tanto in voga? E, guarda caso, abbassando le tariffe la gente ha comprato.
Servizi-qualità-prezzo.
Lavorando bene, l’overtourism si controlla eccome.

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Previsioni per il 2025

Previsioni per il 2025 - Revenue Bros

Anno nuovo, nuove speranze. E previsioni per il 2025.
Come sempre, soprattutto post pandemia, azzardare previsioni è complesso pur lavorando di logica. Tuttavia, con qualche inflessione, il 2024 ha retto bene botta (almeno per chi ha lavorato con criterio).
E ora cosa ci attende?
Gli ultimi mesi dell’anno scorso sono stati di buon auspicio, nei prossimi sei mesi il mercato è vigile e attivo. All’apparenza i segnali paiono incoraggianti, persino migliorativi.
Molto dipenderà da varie e brusche vicende geopolitiche, augurandosi la massima stabilità, per il bene di tutti. Il clima interpreterà il suo solito ruolo da protagonista.
La nostra Italia potrebbe godere di alcuni benefici.
Ad esempio, dal prossimo Aprile servirà il visto per sbarcare in Gran Bretagna. Il costo sarà tutt’altro che esorbitante (10 sterline), anche perché soggiornare da quelle parti è tutt’altro che economico per la maggioranza dei paesi del mondo, aggiungere un piccolo obolo sarà ininfluente. Tuttavia c’è da considerare l’effetto psicologico; è comunque una procedura aggiuntiva e, per l’appunto, un’ulteriore spesa. D’altronde la Brexit prima o poi avrebbe richiesto questo tipo di accorgimento.
Chi parte ancora più agguerrito, per scacciare l’incubo dell’Overtourism, è la Spagna. Ha iniziato con la guerra agli affitti brevi già dallo scorso anno e, dallo scorso Ottobre, per approdare in terra ispanica c’è bisogno di comunicare una quantità esorbitante di dati personali sensibili, tra cui anche il conto bancario. Inoltre, per dare un’ulteriore spallata ai desideri di viaggio di molti, aggiungerà anche la tassa di soggiorno. Considerando che la Spagna è in cima alle liste delle nazioni più frequentate e richieste al mondo, l’impressione è che questi freni distribuiranno almeno in parte i potenziali turisti altrove.
Infine noi abbiamo la sede del Giubileo. Roma si è in minima parte rifatta il trucco e ha già iniziato ad accogliere migliaia di fedeli. L’onda lunga dell’evento Santo si protrarrà per tutto l’anno e ne beneficeranno tutti. Perché più di qualcuno sfrutterà la circostanza per farsi un giro ben più ampio del bel paese, anche mantenendo i propositi religiosi.
In più ci sono trend che vanno già in positivo senza bisogno di spinte esterne. Le città d’arte erano in crescita già dopo la pandemia, il mare è il mare. E la montagna vola anche d’estate.
Incrociando le dita, le previsioni per il 2025 sembrano davvero incoraggianti. 

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Stress da Alta Stagione

Stress da Alta Stagione - Revenue Bros

Stress da alta stagione, ne sentiamo spesso parlare in ambito turistico.
Che sia estate, inverno o primavera. Sebbene gli stagionali siano più soggetti a questo tipo di problematica. Soprattutto chi lavora al mare. Sarà per l’esorbitante quantità di lavoro che hanno sottomano, numeri spaventosi relativi alle presenze concentrate in pochi mesi.
La questione delle strutture stagionali è più delicata e complicata. Diventa sempre più difficile reperire personale preparato, disposto ad accettare un impiego destinato a esaurirsi in pochi mesi. Complesso rapportarsi con i fornitori, sempre per lo stesso motivo. I soggiorni sono sempre più corti, anche al mare, perché i soldi e le ferie sono quelli che sono. In più, a differenza di una ventina di anni fa, il mercato ha scoperto anche le città d’arte e, soprattutto, la montagna. Anche d’estate.
Tanti imprenditori sono in equilibrio tra le difficoltà di un personale alle volte numericamente scarso che deve sovraperformare e la ricerca del giusto tasso di occupazione che faccia sorridere le casse.
Riempire troppo, a detta dei più, causa diminuzione della qualità del servizio e stress del personale. Ma riempire poco impedisce ai conti di tornare.
E allora?
Tutto torna sempre al punto di partenza. Un’azienda sana deve avere in testa i propri parametri. Conoscere ogni dettaglio economico.
Una struttura stagionale può lavorare a pieno regime, se è benedetta, quattro o cinque mesi. Con dei mesi spalla, aiutati da qualche festività o evento.
Se l’occupazione di Luglio e Agosto deve necessariamente avvicinarsi al 90%, con una qualità alta della vendita (in proporzione alla qualità del prodotto), Giugno e Settembre viaggeranno  su percentuali ragionevolmente più basse e dei ricavi medi più contenuti.
Ma questo è un discorso che riguarda tutti, tutto l’anno e su tutte le stagioni.
Pensate che la massima occupazione di una struttura sia un problema? C’è qualcosa che va rivisto. Calcolate i vostri costi, fissi e variabili. Una camera vuota è una perdita di fatturato, ricordatelo. Calcolate il vostro break even point, così saprete dove mirare per mettere qualche spicciolo in tasca, a prescindere dai paragoni con gli anni precedenti e gli obiettivi prefissati.
C’è ancora troppa ritrosia nei confronti di tariffe che possono riempire una buona porzione di quegli invenduti che potrebbero portare tanto beneficio all’azienda.
Prendete una calcolatrice. Immaginate un prezzo che detestate ma che può essere commercialmente accettabile. Prendete i vostri invenduti, consapevoli che talvolta sono determinati anche dalla domanda di mercato, e moltiplicate quel prezzo per quella cifra. Saprete a cosa state rinunciando. Saprete che con quelle cifre vi potreste permettere personale in più o migliorie strutturali.
Se poi siete strapieni e soddisfatti, sappiate che probabilmente potreste vendere a tariffe più alte.
Lo stress da alta stagione esiste, ci mancherebbe. Talvolta siamo bravi a farcelo venire da soli.

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Appartamenti e Pulizie

Appartamenti e Pulizie - Revenue Bros

Appartamenti e pulizie, difficile gestire in autonomia una o più unità abitative.
Iniziamo dal fatto recente; il 19 Giugno 2024 Marta Cantoni, gestrice di una decina di appartamenti in modalità affitto breve, diventa virale grazie a un video in cui mostra la condizione invereconda in cui è stato lasciato un suo appartamento dagli ultimi ospiti.
Sporcizia a livelli estremi, incuria, aria condizionata e riscaldamento accesi contemporaneamente e finestre aperte.
Come a mandare un monito, fare questo mestiere è complesso.
Come a lanciare una provocazione, dite che è facile improvvisare una professione e invece.
Migliaia di visualizzazioni, like e commenti.
Gli appartamenti mono unità sono più complessi da gestire. E questo a prescindere dall’educazione del cliente. Sono di fatto una struttura  con un’unica disponibilità. Lavorare su un prezzo, lo storico è relativo, il margine d’errore è pari a zero, la visibilità online è minima. Tante trappole anche dal punto di vista della gestione. Accoglienza, soggiorni minimi. E pulizie.
Le pulizie sono un duplice problema, di gestione e di percezione.
Se si decide di esternalizzare, le cooperative viaggiano su cifre importanti. Somme che diventano un costo variabile e che quindi finiscono nell’analisi del prezzo di vendita.
Se si decide di assumere una o più persone, quello che diventa un costo fisso dev’essere ponderato in funzione dell’occupazione e della qualità della vendita.
Se costruiamo un prezzo mettendo a parte il costo delle pulizie, il cliente può percepirlo come eccessivamente esoso e quella voce, oltre alla tariffa di vendita, pesa come un macigno. E, quel che è peggio, nelle ricerche online appare una tariffa che poi è lontana da quella finale. Si sente preso per i fondelli.
Lungi da noi asserire che la maleducazione di qualcuno sia legata a una questione meramente economica. Teniamo anche presente che la casistica è nemica della statistica. Per ogni cliente che si comporta male, dieci, venti, cento saranno ligi alle regole della buona creanza.
AirBnb consente di giudicare l’ospite. E questo mette in parte a riparo chi affitta.
Le OTA si guardano bene da quello che sarebbe un passaggio epocale. È un peccato ma è commercialmente comprensibile.
Il nostro consiglio è di studiare alla radice la situazione.
Pulizie esternalizzate o assunzione di personale? Facciamoci i conti perché sappiamo che è raro si eseguano con criterio.
E poi, nostro spassionato suggerimento, cerchiamo di inserire il costo delle pulizie già nel prezzo di vendita.
Ultima nota sull’accoglienza. La domotica ci rende la vita semplice e abbatte i costi. Consegnare e riprendere le chiavi però consente maggior controllo e magari prevenire disastri.
Tutto sta a capire ciò che ci conviene. 

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