Pronti a salutare il 2025?

Pronti a salutare il 2025? Che poi c’è subito il 2026.
Com’è andato quindi quest’anno? Ognuno ha la propria risposta, ovviamente in funzione della bontà del proprio operato.
In generale, il 2025 è stato un anno abbastanza stabile con spazio anche per un fisiologico margine di crescita. Certo ci sono alcune realtà che hanno subito qualche trauma. L’estate, ad esempio, è stata un po’ turbolenta soprattutto sulla costiera romagnola. Condizioni meteorologiche instabili e lavoro ai fianchi dei media hanno contribuito. Su alcune realtà cittadine c’è stato qualche intoppo. Ma lì dipende dalla fonte che si consulta e dal tipo di mercato, più che altro.
Per chi ha la capacità e la possibilità di analizzare i dati dalla giusta distanza, il 2025 è stato un anno di continuità. Dopo la pandemia c’è stata discreta stabilità e prevedibilità del mercato. Certo le variabili impazzite condiscono ogni anno ma se l’imprevisto diventa routine allora diventa parte del piano.
L’inflazione ha determinato un generale rialzo del valore del prodotto. Ciò vuol dire che, soprattutto sull’alta stagione, il cliente ha dovuto accettare il rialzo. Questo è un principio generale dell’economia oggigiorno.
Sulla bassa siamo rimasti sugli stessi concetti, per chi li ha voluti intendere.
L’Italia è rimasta in cima ai desideri di molti e, in più, rimane aperta a differenza di altre realtà che stanno facendo di tutto per bloccare (almeno in parte) il turismo.
La Gran Bretagna ha istituito il visto turistico, la Spagna chiede dati sensibili molto simili a quelli di un visto, gli Stati Uniti si stanno chiudendo a riccio, il Giappone farà prezzi più alti agli stranieri. Nel mentre noi siamo la prima nazione al mondo a diventare patrimonio UNESCO per la propria cucina. Un riconoscimento che dà ulteriore prestigio, qualora ce ne fosse bisogno.
Nonostante il clima di tensione mondiale, la gente continua a viaggiare. E questo è il dato da cui ripartire nel 2026.
2026 che, al momento, presenta caratteristiche molto simili agli anni precedenti. E le leve da muovere rimangono le stesse, anche se gli strumenti si perfezionano e il mercato sviluppa nuove modalità.
Auguriamo a tutti lo stesso di sempre. Di fare bene i conti, di guardare dentro le proprie mura piuttosto che ciò che c’è fuori, di considerare l’intelligenza artificiale come un suggeritore invece che un esecutore, di rimettere al centro delle priorità la qualità dell’accoglienza e di andare ascoltare il mercato.
E auguriamo a tutti un buon 2026.
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