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Il Turismo della Cannabis

Il Turismo della Cannabis - Revenue Bros

Esiste un turismo della cannabis, è fatto noto. Amsterdam è la porta bandiera del movimento.
Utilizzo della marijuana a scopi ricreativi, sia chiaro. Al momento ci sono otto nazioni ad aver legalizzato la cannabis (Canada, Georgia, Germania, Malta, Messico, Sudafrica, Thailandia e Uruguay) più diciannove stati degli USA e il territorio della capitale in Australia. Ad Amsterdam non è propriamente legale, tantomeno in Olanda. Ci sono inoltre distinzioni tra la coltivazione e l’uso personale e la vendita o lo spaccio.
La Germania è l’ultima, in ordine di tempo, ad aver aperto a questo tipo di possibilità. Dal primo Luglio infatti la nuova legge entrerà in vigore, anche se sarà restrittiva e appannaggio dei residenti con un minimo di sei mesi di permanenza sul territorio.
Lasciando da parte i discorsi socio-politici. Che tipo di impatto avrà questo sul turismo?
Partiamo da un dato molto interessante. Secondo un sondaggio del 2023 proposto da Booking.com, il 36% dei viaggiatori intervistati (circa 24.000 in 32 paesi) ha manifestato interesse verso l’esperienza del “benessere sperimentale”. Un nuovo trend, anche figlio di una cultura informativa ben più approfondita e strutturata rispetto al passato, meno tesa a demonizzare certe pratiche.
Gli Stati Uniti, secondo Forbes, avrebbero aumentato l’indotto di circa 17 miliardi di dollari nel 2022 grazie alla vendita di prodotti legati alla cannabis. Solo nel Colorado, le stime si avvicinano al miliardo l’anno. Non è semplice trovare dati attendibili in tal senso. Sarebbe necessario un incrocio intricato di dati. E, spesso, la visita turistica del territorio va a incontrarsi con la possibilità di consumare marijuana. Di certo un europeo difficilmente andrà dall’altra parte del mondo solo per fumare uno spinello. A New York si va per la città e poi, già che si può, ci si diverte com’è consentito.
Problema che invece pare angustiare Amsterdam, dove la maggior parte delle persone arriva (o torna) per le opportunità che concede. Pur comprendendo i disagi, bisognerebbe rendersi conto di alcune verità. Amsterdam è una città piacevole e ricca di cultura. Facile da esaurire in qualche giorno. I repeater si generano per la possibilità di stordirsi in allegria in un coffee shop.
Il turismo genera indotto, fa girare l’economia.
La Germania sembra orientata a star lontano dal gorgo che ha messo in difficoltà l’Olanda.
Eppure questo tipo di turismo potrebbe essere cavalcato da destinazioni meno celebri, per spostare su di esse la domanda.
Il turismo della cannabis è un nuovo trend di mercato e il mercato, come sempre, va ascoltato.

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Ancora Overtourism

Ancora overtourism - Revenue Bros

Ancora overtourism. Siamo passati dalla pandemia, in cui rimpiangevamo anche il cliente più casuale, a nuovi problemi di sovraffollamento.
L’Italia rimane un paese cardine in questo senso, siamo così pieni di attrazioni e di bellezza che è inevitabile essere investiti da flussi turistici straripanti.
Qual è la soluzione?
Siamo tanti su questo pianeta. E gli strumenti informatici sono evoluti al punto da consentirci a una semplicità di fruizione pazzesca di ogni tipo si servizio. Solo venti anni fa era complicato pensare di strutturare un viaggio senza interpellare professionalità del settore. Oggi abbiamo un mercato più alla portata di ogni tasca e una clamorosa semplicità di esecuzione. Ed è un bene, signore e signori.
Guardando dentro le nostre mura, ciò che rende attraente l’Italia la ingabbia in un meccanismo trappola da cui è arduo districarsi. Siamo antichi e siamo anche vecchi. Le nostre città sorgono in tempi in cui altre civiltà erano lande desolate. Prima di estendere i confini dell’urbe, abbiamo scelto di accatastare palazzi su palazzi in pochi chilometri quadri, restringendo vie e soffocando il panorama. Le nostre costruzioni, anche quelle prive di interesse culturale, sono fatiscenti.
Anche una città immensa per estensione come Roma ha problemi di sovraffollamento. Perché i nostri servizi sono poveri, le nostre strutture anacronistiche.
Dovremmo pensare la nostra economia in funzione del turismo, perché da esso verrebbe linfa utile ad alimentare la crescita delle nostre città. I soldi del turismo dovrebbero potenziare una nazione come la nostra. Che invece si limita ad aumentare a dismisura le tasse di soggiorno e le tasse in generale. Lasciando tutto immutato, perché tanto quegli ingenui dei turisti vengono comunque. E i nostri alberghi, le nostre strade, i nostri palazzi e i nostri servizi rimangono vecchi.
Meno male che ogni tanto arrivano eventi straordinari che ci costringono a un po’ di rinnovamento. Tanto quanto l’Expo di Milano, il Giubileo a Roma.
L’errore è di natura commerciale. Invece di ascoltare cosa chiede il cliente, ci impuntiamo su cosa riteniamo sia giusto voglia.
Ci lamentiamo dell’overtourism invece di valorizzare la grande opportunità che rappresenta per noi.

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Icone Airbnb

Icone Airbnb - Revenue Bros consulenza alberghiera

Airbnb lancia un nuovo progetto sul mercato: le Icone.
Dopo mesi difficili, dopo la brutta (per loro) vicenda newyorkese e le minacce di emularla da parte di altri, Airbnb si rilancia con un’idea molto interessante. Ad abbracciare con intelligenza una nuova forma di turismo, quella esperienziale, che sta prendendo sempre più piede. Chi viaggia tanto ormai ha visto tanto e va alla ricerca di altre emozioni, oltre la canonicità dell’albergo e il giro dei monumenti di una città. Ed è il caso anche di aggiungere quel segmento di mercato commerciale rappresentato dal travel influencer, professione in forte crescita, utile a testare e promuovere il prodotto.
Le icone di Airbnb sono l’esaltazione totale dell’esperienza. Tra i prodotti offerti, la casa con i palloncini di Carl Fredriksen del film animato Pixar “Up”, la fumettistica magione degli X-Men, la casa di Malibu di Barbie e quella dei McAllister di “Mamma ho perso l’aereo”. E poi ci sono gli eventi con i VIP. Si può andare in un loft per giocare ai videogiochi con il re degli influencer Khaby Lame, godersi uno spettacolo di stand-up comedy privato presenziato da Kevin Hart o vivere come una star di Bollywood.
Insomma, investimenti importanti, presentazioni in pompa magna e un progetto chiaro, quello di rivoluzionare (nuovamente) l’idea di viaggio.
Da sempre sosteniamo che Airbnb rappresenta un segmento di mercato completamente differente rispetto alle OTA. E qui teniamo da parte tutti i discorsi relativi alla burocrazia e la professionalità di chi gestisce il prodotto.
Banalmente, il cliente di Airbnb è diverso da quello di Booking.com. Cerca altro.
L’arrivo delle Icone spinge ancor di più in quella direzione.
Interessante anche il metodo di commercializzazione. Tramite applicazione, quindi da desktop è negata la possibilità, si fa richiesta. Le esperienze sono dei veri e propri eventi e perciò hanno una scadenza. E le tariffe si allineano intorno ai 100 dollari. Chi viene selezionato, chissà con quali criteri, può coronare il proprio sogno.
È probabile che sia una fase di sperimentazione che poi porterà a un assestamento anche sulla vendita.
Pare però che abbiano centrato l’obiettivo, ancora una volta.
Oggigiorno è ancor più importante differenziare e rendere unico il soggiorno. L’abitudine, la cultura e gli strumenti di comunicazione odierni premiano le particolarità e le idee fuori dal coro.
Le icone Airbnb potrebbero aprire la mente al futuro del mercato nel nostro settore.

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L’esperienza di New York

L’Esperienza di New York - Revenue Bros

L’esperienza di New York è una casistica straordinaria da studiare.
Ripercorriamo i fatti, per quel che ci è dato sapere.
La città di New York ha imposto una legge che vieta gli affitti brevi da Airbnb, da Settembre 2023. Sette mesi in cui i dati hanno potuto registrare l’impatto della decisione.
New York è stata la prima a prendere una posizione così netta su un problema che coinvolge moltissime destinazioni fagocitate dal turismo. Spaccate tra chi vuole preservare la presenza dei residenti e i privati che, comprensibilmente, vogliono poter lucrare sul vecchio appartamento della nonna.  
La legge permette ancora a Airbnb di vendere, a patto che il proprietario abiti nella stessa casa che può accogliere un massimo di due ospiti. O che i soggiorni siano superiori ai trenta giorni. Quindi siamo passati da oltre 15 mila affitti brevi ad appena 5 mila, pubblicizzati su Airbnb.
Quali sono le conseguenze di tutto ciò?
Da ciò che si evince, leggendo statistiche e informazioni in giro per il web, due spunti molto interessanti.
Il primo è che molti degli appartamenti su Airbnb sono ancora presenti e non sono stati convertiti in affitti canonici a lungo periodo. E questa è una testimonianza di come continuino a essere pensati a scopo turistico. Inoltre la legge anti-Airbnb ha prodotto l’effetto del proibizionismo. I proprietari, consci di quanto sia più remunerativo un certo tipo di ricettività, si sono semplicemente spostati su altre piattaforme, più o meno regolari. Fatta la legge, trovato l’inganno. Come sempre.
Il secondo è la statistica sulle presenze turistiche nella Grande Mela. Nel 2023 i numeri sono cresciuti rispetto al 2022 e logica vorrebbe che il 2024 sia in ulteriore ascesa. Si parla di oltre 64 milioni di presenze, vicine al record assoluto di 66 milioni del 2019.
Da quando è stata però varata questa stretta contro Airbnb, le presenze in albergo a New York sono salite solo del 4% (questo secondo il sito Co-Star). I prezzi sono cresciuti ulteriormente, da una base media di partenza già robusta, anche grazie alla convinzione che una possibile concorrenza sia stata azzoppata. Quel che è ancora più eloquente è che gli hotel nel New Jersey sono cresciuti del 77%.
Facile immaginarlo. Gli alberghi hanno dato per scontato ci sarebbe stato campo più libero per loro e hanno sparato alto. Chi desidera risparmiare, è andato altrove.
L’esperienza di New York può insegnare tanto, anche se alcuni problemi sono di complessa soluzione.
A noi italiani, che viviamo le stesse dinamiche, suggerirei più che altro di preoccuparci di far crescere il territorio e di portarlo sui livelli d’eccellenza che il nostro patrimonio naturale e culturale ci ha lasciato in eredità. 

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La tariffa in proporzione

La tariffa in proporzione - Revenue Bros

Avete mai pensato che l’impatto della tariffa sul mercato sia in proporzione?
È un concetto così banale eppure sembra che a molti sfugga. E il bello è che rappresenta la chiave d’interpretazione più determinante ai fini di una strategia commerciale.
La tariffa è in proporzione a tanti fattori. Il periodo della prenotazione, il momento in cui si prenota, il valore del prodotto. Attenzione che per prodotto intendiamo mica solo l’albergo ma la destinazione in generale.
E, sorpresa delle sorprese, del vostro target geografico di mercato.

Per entrare più a fondo nell’argomento, riprendiamo un articolo di Radio Colonna, molto interessante. Le statistiche certificano un aumento generale delle presenze straniere sul nostro territorio, Roma in primis, ciò che rimane bassa è la capacità di spesa. Sottolineiamo che l’aggettivo “bassa” in questo caso è in proporzione ad altre situazione ritenute simili.
E qui riprendiamo per filo e per segno l’articolo: il 2023 segnerà numeri record per la capitale anche per i flussi di stranieri che dovrebbero superare i 10 milioni di presenze. E comunque sono la metà di Londra, il 65% rispetto a Parigi […]. Per volume di presenze straniere Roma era al settimo posto all’inizio degli anni 2000 oggi è scivolata in 17ma posizione. In valore i 35 milioni di arrivi a Roma (nazionali ed esteri) sfiorano gli 8 miliardi di euro ma i 44 milioni a Parigi fruttano alla capitale francese ben 36 miliardi secondo la classifica di WTCC. La stessa Milano con quasi 9 milioni di arrivi realizza un valore aggiunto di 3,5 miliardi.
Ci spiace ma solo un italiano come noi può paragonare Roma a Parigi e Londra, l’Italia alla Francia e l’Inghilterra. Siamo noi che soffriamo della sindrome dei primi della classe. Quando ormai a livello economico siamo un paese di seconda o terza fascia.
Per arrivare ai succitati numeri, noi abbiamo bisogno di adattare il nostro valore commerciale al mercato. Perché la percezione del nostro prodotto è inferiore rispetto ad altri. Mica solo quella. Ci sono il costo della vita e il reddito medio.
Secondo i dati Istat lo stipendio medio italiano è di 27000 euro lordi annui. In Inghilterra 66000, Germania 53000, Francia 39000. E ci fermiamo qui.
Ci piacerebbe ci fosse solo la lista dei patrimoni Unesco che vantiamo, la qualità della nostra cucina e tutte le meraviglie artistiche e naturalistiche che offriamo. Purtroppo c’è lo stato in cui il nostro paese versa.

Dal punto di vista individuale, c’è margine eccome di crescita. Lo diciamo da consulenti, dalla prospettiva di chi ha visto tante realtà avere successo.
La tariffa tuttavia è in proporzione a ciò che il mercato è disposto a offrirci.
Se il 2023 e i suoi momenti di picco turistico sono andati male per qualcuno è perché gli è sfuggita questa verità.

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Turismo, estate in calo?

Turismo, estate in calo - Revenue Bros

Turismo, estate in calo.
Sì? Verità? Propaganda?
Se ne stanno leggendo di tutti i colori in queste settimane, ognuno ha da offrire il proprio punto di vista. Ma questa estate italiana è davvero in calo, il turismo sta perdendo colpi?
 Partiamo da un presupposto fondamentale, utile in materia professionale tanto quanto nella vita personale. La statistica è un conto, la casistica tutt’altro. Si può essere l’unica struttura in un’intera regione ad aver guadagnato bene tanto quanto una regione in crescita rispetto alle altre. La Puglia, per dirne una, dichiara un altro anno da record. Siamo piccini rispetto ad altri ma siamo così ricchi e variegati che ogni segmento meriterebbe un approfondimento.
Mettendo in campo le nostre esperienze dirette, possiamo con certezza affermare quanto segue. L’estate 2023, soprattutto Agosto, ha vissuto di dinamiche lievemente differenti rispetto all’anno scorso. Nelle tempistiche di acquisto e nella distribuzione qualitativa delle vendite. Può sembrare un dettaglio minimo, ma Ferragosto quest’anno è caduto in un territorio molto meno fertile della settimana. Penalizzando soprattutto le città d’arte, che godono anche dei weekend o dei ponti ricavati fuori dalle ferie canoniche. Storico e previsionale si analizzano osservando con cura ciò che è stato e ciò che è. E un anno è fatto di tanti dettagli.
Poi andiamo a curarci delle aspettative.
Credevate che ci potesse essere un ennesimo balzo in avanti clamoroso del fatturato?Pensarlo accantonando una seria analisi delle vostre qualità e prospettive può essere stato un abbaglio. Anche mantenere uno status quo può essere un prodigio.
Pensavate che sparando prezzi alti a caso, cavalcando l’onda dell’inflazione, portasse bei risultati? Qui tocchiamo un nervo scoperto, perché è sport assai praticato oggigiorno. Ecco quindi che inizia un’altra cattiva abitudine, quella di incolpare qualcun altro per le nostre mancanze. L’Albania che costa così poco che tutti sono andati da quelle parti. Ci si è messa pure la Meloni a fare promozioni fuori Italia.
Ripassiamo allora alcune lezioni fondamentali.
– Il turismo, quello vero, quello leisure, è potenzialmente infinito. Il mondo è talmente pieno che ce ne sarebbero abbastanza per coprire qualsiasi meta. Se hanno scelto altrimenti, è a causa delle condizioni che avete proposto. Vi sorprenderà ma qualcuno potrà persino essere rimasto a casa, in attesa di momenti più propizi.
– I prezzi si alzano se la domanda sulla singola struttura è in crescita. Chiaro? Guardatevi con coscienza in casa. Il vostro valore è in funzione di diversi aspetti, molti dei quali individuali. Avete mai sentito parlare di brand reputation?
– Anche qualora il massimo dei vostri sforzi avesse prodotto un calo di produzione, cercate di capire perché. E ricordatevi che incassare meno rispetto all’anno precedente può comunque voler dire aver guadagnato rispetto ai vostri parametri economici in equilibrio tra costi e ricavi.
Se il turismo è stato in calo, quest’estate, analizzatevi.
L’inflazione è un vento che trascina a largo anche chi è meno meritevole. Quando si calma la brezza, torna a riva chi sa governare la nave.

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I rincari dei prezzi delle compagnie aeree

I rincari dei prezzi delle compagnie aeree - Rebenue Bros

I rincari dei prezzi delle compagnie aeree sono sotto gli occhi di tutti.
Andiamo ad analizzare il fenomeno perché è affascinante e, come sempre, nasconde approssimazione e ignoranza.
Durante la pandemia il turismo era in coma, sappiamo tutti il perché. Un barlume di innovazione, in realtà puramente frutto della necessità, aveva portato le compagnie aeree a sperimentare tecniche proprie del settore alberghiero. La possibilità di spostare le date del volo o, in alcuni casi, la totale rimborsabilità (come condizioni base, senza sovrapprezzo). Lasciamo stare poi gli incidenti con i voucher o il fallimento di Alitalia. Sembrava potesse esserci spazio per nuove manovre.
Finita la pandemia tutto è tornato indietro. Anzi, i prezzi si sono enormemente alzati. Dati ufficiali contano più del 20% sulla classe economy. E questo al netto del prezzo del carburante che è addirittura calato.
Scandalo, vergogna. Aguzzini! Questi ci speculano!
E torniamo ai due cardini della questione. Approssimazione e ignoranza.
Approssimazione: gli operatori del settore si sono trovati al cospetto di due problemi. Il primo, quello di tutti, è lo specchio di due anni persi e soldi che nessuno potrà mai restituire. Il secondo è un minor numero di aeromobili a disposizione. Quindi le tariffe aumentano a dismisura, per recuperare il terreno perduto. Scelta che parrebbe scriteriata, se non fosse che la domanda è talmente ampia da premiare questi rincari. Complice anche la minor disponibilità.
Ignoranza: chi subisce queste logiche, il consumatore, si indigna. O meglio, sono le associazioni di categoria che lo fanno al posto suo. Perché chi deve cacciare i soldi, se li ha, lo fa eccome. E allora come mai protestare per le logiche di mercato? Se un prezzo funziona è perché il mercato lo ha abbracciato. Fosse stato indecoroso, sarebbe rimasto invenduto. Eppure questa è l’epoca del tutto pieno, del sovraffollamento.
Il ministero delle imprese e del Made in Italy è pronto a intervenire con un decreto legislativo.
Che, dal nostro punto di vista, equivale a una censura. Il libero mercato deve poggiarsi sulla possibilità di ricercare il prezzo giusto, al momento giusto, alle condizioni adeguate. Che poi vorremmo capire come a livello nazionale si possa influire su un mercato globale, ma lasciamo correre.
Quello che sta accadendo oggi premia tutti, indiscriminatamente. Anche chi spara la tariffa per i motivi sbagliati. E vale per gli aerei tanto quanto per gli alberghi e per i ristoranti.
Domani, chi lo sa. Entreremo in crisi, finiranno i soldi, dovremo tornare indietro? Si vedrà.
Per ora, è così.
Il rincaro delle compagnie aeree è solo una riparametrazione della realtà economica attuale.

Viaggio a New York? Questa la sapevi?

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Il mercato in Aeroporto

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Che noia lo scalo tra un volo e l’altro! Il mercato dell’attesa, in aeroporto. Scadente.
Se avete preso almeno una volta in vita vostra un volo intercontinentale e siete stati costretti ad attendere per ore la connessione tra un o più aerei, siete per forza entrati in una bolla spazio temporale in cui tutto è immobile, rarefatto, in cui ogni minuto è interminabile.
A quel punto, spesso intontiti dal sonno, vi siete detti che fare un giro nei terminal poteva essere una buona idea. Dare un’occhiata ai negozi, sempre meglio che starsene seduti a fissare il vuoto.
Avete fatto caso alla tipologia degli esercizi commerciali?
Grandi brand, boutique persino di lusso, negozi di souvenir, prodotti locali. E i duty free, dove si narra ci sia un grande risparmio, leggende che si perdono nel vento e nel fuoco, labirinti guidati da volti famosi che fanno capolino ammiccanti dai poster e profumi avviluppanti.
Di sicuro qualcuno acquisterà questi prodotti. La ragion d’essere delle grandi marche va valutata più nell’ottica di visibilità, di vetrina, di prestigio. E forse gli bastano una manciata di acquisti al giorno per giustificare la loro presenza.
Ma noi esseri mortali, con il portafogli già messo alla prova da voli sempre più cari, siamo condannati al disinteresse, alla noia.
Quasi sempre gli scali avvengono in aeroporti grandi, in città importanti, dove si intersecano le mete turistiche più richieste. Flussi di gente inenarrabili.
Ma perché sfruttarli così male?
Un altro banale caso di mercato scriteriato, in cui si impone un’idea invece di interrogare una necessità o un desiderio.
Qualcuno però è andato oltre, per fortuna. E ci sarebbero interi capitoli da trattare. Una delle industrie più in difficoltà è quella cinematografica. Eppure in pochi hanno pensato di allestire una o più sale nei terminal. Il miglior aeroporto del mondo, quello di Singapore, ne ha una al Terminal 3. Fiumicino ha da poco inaugurato una Movie Lounge. Quanto potenziale avrebbe questo connubio.
All’aeroporto di Orio al Serio, Bergamo, ci sono adesso delle capsule affittabili a ore dove potersi riposare. Il desiderio più grande di tutti, ronfare un po’ in posizione distesa.
La Turkish organizza a Istanbul dei tour gratuiti per la città a beneficio di chi è costretto ad attese superiori alle sei ore.
All’aeroporto di Naha, Okinawa, c’è una sala giochi.
E siamo sicuri si potrebbe andare avanti con questi esempi.
Il mercato dell’attesa in aeroporto, un potenziale sperperato.

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Vacanze per ricchi

Tariffe troppo alte, vacanze per ricchi - Revenue Bros consulenza alberghiera

Tariffe troppo alte, vacanze per ricchi.
Nel post pandemia, un leitmotiv che abbiamo sentito ripetere fino allo sfinimento. Un’onda crescente che, almeno per ora, prosegue la sua marcia aumentando in altezza.
Come tutto, andrebbe analizzato caso per caso. E siamo sicuri che ognuno abbia una percezione più dettagliata di ciò che entra ed esce dalle proprie casse, soprattutto sulle basi di ragionamento che portano a prendere una decisione di spesa.
E allora, qual è il problema?
Ne abbiamo parlato in diverse occasioni, ma a quanto pare la discussione continua a poggiarsi sulle stesse basi. Sembra l’epoca del passaggio dalla Lira all’Euro, dove l’inflazione è stato un passaggio poco logico che ha tolto ogni dubbio di calcolo. Oggigiorno, chiunque alza il proprio tariffario perché il periodo è complicato. E alla fine tutti dobbiamo arrivare a fine mese. Poco importa che la qualità sia rimasta invariata. La luce, il gas, i mutui, la materia prima. Tutto è cresciuto. E allora come facciamo a fare gli stessi prezzi di prima? Ah, certo. Gli stipendi mica sono cresciuti, dettaglio apparentemente irrilevante.
L’assioma è semplice, bisogna cacciare fuori i soldi.
Sulla polemica dei rialzi scriteriati si potrebbe andare avanti all’infinito. Per poi domandarsi, come ogni bravo analista, ha senso?
I viaggi sono diventati davvero solo per ricchi?
Torniamo su questo punto, perché la disinformazione che si sta facendo attualmente a noi pare curiosa. I dati segnano una crescita mostruosa del turismo, presenze in aumento ovunque. In Italia, certo, ma anche fuori dai nostri confini. Certo nella media qualcuno che venderà come faceva prima o addirittura a meno ci sarà. Ma basta affacciarvi dalla finestra per rendervi conto che tutto è salito.
Siamo tutti ricchi allora, se il sillogismo si chiude così.
Ancora una volta bisogna dare credito al mercato. Se un prezzo funziona, è quello giusto per il mercato. Basso, alto, giusto. Vende, funziona.
In futuro cambierà, questo è naturale. In che modo, nessuno può saperlo.
Lavoriamo sul momento e abbracciamo il mercato, anche dovesse essere per ricchi.

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Airbnb contro New York City

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Airbnb contro New York City. Airbnb contro il sistema. È sempre stato così dopotutto. Negli ultimi giorni è diventato ufficiale ed eclatante.
La società con sede legale a San Francisco ha fatto causa a New York City.
Negli Stati Uniti è prassi portare qualcuno in tribunale, difficile sorprendersi. Quindi andiamo ad analizzare le motivazioni.
Da Luglio entreranno in vigore nuove regolamentazioni per quel che riguarda la Grande Mela, ritenute oppressive da Airbnb. Le richieste sono di registrazione da parte degli host presso la città e una riduzione del soggiorno massimo, sotto i trenta giorni (a meno che il proprietario sia presente).
A New York c’è più richiesta che offerta, almeno per quel che riguarda gli affitti. E la pratica di adibire a uso ricettivo le proprie abitazioni è un grosso problema per i residenti, o chi ambisce a diventare tale.
Da una parte Airbnb sostiene di aiutare il cittadino a incamerare un’entrata extra grazie agli affitti, dall’altra la città si erge a tutela della vivibilità dei residenti.
Due facce della stessa medaglia.
Airbnb è in cima alle lamentele di molti da quando ha sfondato sul mercato. La questione turistica, a nostro avviso, è relativa solo alla legge. Se qualcuno, soprattutto in città del calibro di New York, ci viene a raccontare che è un problema di concorrenza, gli ridiamo in faccia. La magagna di mete turistiche così ambite è una larga presenza di strutture che si approfittano dell’alta domanda e offrono un servizio mediocre, portando la percezione del rapporto qualità/prezzo ai minimi storici. Hotel vetusti, gestiti male. Questi soffrono e soffrirebbero anche in assenza di Airbnb o chi per lui.
Tuttavia va considerata l’evidente discrepanza di trattamento tra un albergo e alcune offerte presenti su Airbnb. Ed è una questione puramente burocratica.
Chiedere agli host di registrarsi, a nostro avviso, è più che legittimo. Impedire a qualcuno di pernottare entro un limite di notti, però, è ingiusto. Ed entrano in campo altre problemi, connessi all’immobiliare e ad altri tipi di burocrazia legata quel settore. Oltre al giro di soldi che muove quella branca economica.
In albergo si può, pagando, soggiornare quanto si vuole. Nel momento in cui si legalizza Airbnb, va data anche a loro questa possibilità.
Quindi il punto è di (dis)parità di trattamento. Nel momento in cui si arriverà a concederla, si arriverà a una pacifica convivenza.
Una lotta intestina che la logica vorrebbe di più semplice risoluzione. Eppure, come tutto quello che riguarda le istituzioni, appare come una montagna impossibile da scalare.

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