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Overtourism, ma sentito questo termine?
Forse l’abbiamo dimenticato in pandemia, afflitti dai problemi globali.
E sì che il vocabolo è stato coniato addirittura nel 2016, per essere comunemente accettato dal dizionario Collins nel 2018.
Overtourism, per definizione casereccia: ci sono troppi turisti nello stesso momento in una determinata località.
E pensare che noi l’abbiamo sempre intesa come alta stagione, almeno nelle mete vacanziere ambite, quelle di cui è piena l’Italia insomma.
L’Overtourism torna in auge oggi, dopo aver passato un Aprile roboante al punto di far impallidire il 2019, considerato anno di grazia. Città d’arte, più o meno prestigiose, zeppe all’inverosimile.
E allora ecco i problemi. Eh ma così non si vive, la gente che abita a Roma, Venezia, Firenze, Milano, Cinque Terre, Costiera Amalfitana, loro come vivono? Invasi dai turisti, si fa fatica a camminare, a campare!
Fatevi un giro sul web, se avete voglia di divertirvi, andatevi a leggere quanti luminari hanno formulato un’analisi sull’argomento.
L’Overtourism è suggerire all’economia interna (accoglienza e ristorazione in primis, a seguire ogni tipo di commercio possibile e immaginabile) che il troppo stroppia. Che girano troppi soldi, che essere sempre pieni è un peccato di vanità. E questo, già di per sé, demarca la frattura insanabile tra chi governa e chi lavora.
Detto ciò, c’è chi si sta muovendo nel tentativo di crearsi uno status ancor più elitario, a suon di quattrini. Venezia ha proposto il pagamento di una tassa d’ingresso per puntare a un numero chiuso. E qualcuno sostiene che in tal modo aumenta anche la qualità del mercato. Vecchia diatriba che vuole più educate le persone più abbienti.
La difficoltà di gestione delle grandi masse di persone scoperchia purtroppo dei problemi strutturali della nostra nazione. Questioni che si preferisce affrontare per vie traverse, in modi folli, perché risolverli alla radice richiede una competenza che evidentemente manca.
Se i residenti vivono male è perché le città sono vetuste e funzionano sulla base di una popolazione che nel frattempo è cresciuta a dismisura. Vivono male anche a Gennaio, quando piove e fa freddo. Perché i mezzi pubblici sono scadenti, i servizi mancano. Perché i maleducati sporcano impuniti. Perché pagano troppo in cambio di poco. L’Overtourism è un accento su questi disagi.
Dal vaso di Pandora tuttavia potrebbe emerge una delicata questione, quella dei B&B e degli affittacamere. Fenomeno in malsana espansione la cui regolamentazione è a dir poco approssimativa. Questo meriterebbe un’ampia riflessione a margine, è chiaro. Che se ne parli è positivo.
L’Overtourism è un problema, è vero. Ma solo perché ci mette davanti allo specchio e ci dice che siamo carenti nella gestione.
Lo siamo anche nella promozione, ma siamo l’Italia. E la gente comunque ci ama.
Avremo modo di riparlarne.

La Paura delle Tariffe Alte leggi il nostro articolo

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Italia: Open to basito

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Italia: Open to basito.
Un tempo gli sceneggiatori scapestrati di Boris, nell’impasse della stesura di una storia ridicola, premevano il tasto rapido F4 del computer per evocare in automatico l’aggettivo “basito” da associare all’espressione di un attore (spesso cane).
Boris, gemma della televisione italiana, che ha raccontato in modo spietato e realistico, alla Fantozzi, pregi e difetti sociali e culturali della nostra nazione.
Basito è chi, davanti a una meraviglia, rimane senza parole.
Tutto fa ovvio riferimento alla recente campagna del ministero del turismo, Italia: Open to Meraviglia.
Immagino che tutti siate più o meno a conoscenza della barzelletta. Una di quelle raccontate male e che fanno ridere solo chi vuole evitare di piangere.
Saranno quei 9 milioni di euro spesi per raccattare da internet delle immagini preconfezionate e montarle in modo rustico. Per chiamare due doppiatori che, a parte una buona dizione, danno l’anima di un cadavere alle voci fuori campo. Per girare delle scene di promozione dello Stivale in Slovenia (con la regia di un olandese).
E questo è solo il video, perché poi c’è il sito, parte di un progetto finanziato dal PNRR per 114 milioni di euro. Per far tradurre da Almawave (intelligenza artificiale leader nel settore) in modo letterale anche i nomi delle città, trasformando Prato nel tedesco Rasen.
Della Venere di Botticelli influencer manco parliamo. Abbiamo pietà.
E quante ancora ne usciranno.
L’Italia che piange miseria, che reclame tasse manco fosse il principe Giovanni del capolavoro Disney Robin Hood.
L’Italia che nel 2023, secondo le stime dell’osservatorio nazionale JFC, si prepara a incassare una cifra vicina ai 700 milioni di euro solo in tasse di soggiorno.
Era il 25 Aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) diede indicazione a tutte le forze partigiane del nord Italia di insorgere contro i presidi nazi-fascisti. Spianando la strada alla fine della guerra e della dittatura.
Forse è giusto in questo giorno ricordare che l’Italia è fatta di persone che, a prescindere da tutto, devono portare in spalla la meraviglia di questa nazione. Tutto ciò che, nelle difficoltà e nel sangue, è stato costruito.
Siamo noi, attraverso il nostro lavoro e la nostra passione, ad avere la responsabilità di valorizzare la magnifica terra che ci ha dato i natali.
La politica, a prescindere da ciò che predica, dai vessilli sotto cui si cela, pensa ad altro.
Open to Meraviglia. La meraviglia è che, nonostante tutto, ancora ci cercano e ci vogliono tutti.
F4, basito.

Il Revenue del Festival di Sanremo , leggi il nostro articolo

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione.
Arrivati alla primavera, affacciati sul quarto mese dell’anno, inizia a stabilizzarsi il quadro di questo 2023. E diamo anche un senso a quelle che sono le dinamiche economiche che lo stanno caratterizzando.
Le domande che ci siamo posti rimangono ma mutano e assumono connotati differenti. Come mai, considerata l’inflazione, si registra un boom così esplosivo a livello turistico? Da dove sbucano tutti questi soldi, viste le difficoltà generali?
Pasqua, pur cadendo un mese prima rispetto al 2022, è gettonatissima. In ambito alberghiero, per quel che possiamo testimoniare, l’occupazione alta va a braccetto con una qualità eccellente di ricavo medio camera. E, forse per la prima volta a memoria d’uomo, se n’è infischiata dell’eventuale influenza del terrorismo delle previsioni meteo. Quest’ultimo di solito un fattore dominante in fase prenotativa che però, in questo momento storico, è schiacciato dalla voglia di partire.
Pasqua presa d’assalto, così come la primavera. E i progetti per l’estate imperversano. Le compagnie aeree proseguono nelle difficoltà, il numero di voli si è ridotto. La domanda è persino più alta di quella che è al momento la possibilità di soddisfarla. I prezzi si sono gonfiati a dismisura. Un anno fa era molto diverso. Se l’alberghiero aveva già annusato il periodo propizio, le compagnie aeree erano rimaste più caute, saggiando e agevolando la ripartenza. Oggi i voli si pagano e pure parecchio. Cala la richiesta? Ma figuriamoci.
A prescindere dal suggerimento, scontato, di cavalcare quest’onda e godersi il flusso, nostro compito è quello di analizzare.
La verità è semplice, l’inflazione ha riparametrato i budget di spesa. Il mercato è oggettivo e si esprime sempre in libertà. Nella vastità di offerta che gli viene presentata, il consumatore è costretto ad accettare che ora gli è necessario uno sforzo economico in più per ottenere l’oggetto dei suoi desideri. Se prima una buona camera la si poteva trovare a 100 euro (esempio), quindi il suo budget era fissato su quella soglia, oggi il consumatore sa che l’asticella si è alzata a 150 euro (altro esempio). Meccanismo di accettazione determinato dalla situazione economica mondiale, in cui tutti siamo invischiati, che rende  logici i nuovi parametri.
L’inflazione dimostra che girano ancora un sacco di soldi. E che, almeno per ora, gli aumenti non hanno frenato la richiesta.
Durerà, chi lo sa.
Pasqua, intanto, va così. Tutto sommato, contenti tutti.
E buona Pasqua.

Cosa aspettarci in questo inizio 2023? leggi l’articolo

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2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism

2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism -  Revenue Bros consulenza alberghiera

Il 2023 è ormai arrivato e ancora ci interroghiamo su cosa attenderci.
Normale considerando che siamo all’inizio. Destinazioni montanare a parte, dove l’inverno rappresenta il cuore della vita, siamo in una fase semi interlocutoria.
Al momento i segnali sono buoni, da Marzo in poi il fermento sulle città d’arte pare il preludio di un’altra stagione di vacche grasse. L’estate è una certezza.
Incrociando le dita.
Diverse notizie catturano la nostra attenzione. Quella negativa riguarda il caos passaporti. Ennesima figuraccia delle nostre istituzioni, a quanto ci è dato di sapere, che si giustificano dei ritardi a causa del Covid e delle tante pratiche lasciate indietro. Gente che ha dovuto cancellare viaggi e chiedere rimborsi. Forse un giorno lo stato capirà che il turismo è davvero il tassello più importante dell’economia mondiale. E il giorno in cui ne prenderà atto forse il nostro paese crescerà e si affiancherà alla modernità e all’efficienza delle capitali europee più prestigiose.
Si sa comunque, noi italiani campiamo di rendita. Perché tanto da noi ci vengono comunque.
A conferma di ciò, segnaliamo un prestigioso riconoscimento. Di estremo valore a nostro avviso, visto l’oggettiva fonte da cui proviene.
Booking.com ha annunciato i vincitori del Traveller Review Awards 2023. Premio che screma tra ben 220 paesi e ben 1,36 milioni di strutture iscritte.
La nostra Italia ha raggiunto la prima posizione con la bellezza di 170,638 premi, mettendosi alle spalle Spagna (seconda) e Francia (terza). Sull’analisi di 240 milioni di recensioni verificate.
Tra le eccellenze del nostro magico Stivale, Polignano a Mare. La città che ha dato i natali a Domenico Modugno è stata eletta la più accogliente al mondo.
Lì dove la bellezza naturale e i sapori antichi portano in un mondo piacevolmente surreale il turista.
Questa è una verità da noi sempre sostenuta. Il modo in cui noi italiani viviamo l’accoglienza è diverso dal resto del mondo. È affar nostro, siamo maestri. Anche grazie al patrimonio artistico e culturale che ci è stato consegnato.
I problemi semmai nascono quando si ha necessità di efficienza e modernità. Campi in cui ci sarebbe bisogno di fare grandi passi in avanti.
Altro dato interessante, almeno a leggere le notizie che circolano, è l’incremento dello Slow Tourism (turismo lento). Un concetto di viaggio lontano dal turismo di massa, più a contatto con la natura, a ritmi più focalizzati sul benessere e sul relax.
In armonia con la logica, dopo anni passati chiusi in casa e con le mascherine sul viso.
L’unica questione che pare ancora mancare di logica è come tutto continui a salire di prezzo, tranne gli stipendi.
Se però il mercato regge, buon per tutti.
Sapremo presto cosa attenderci da questo 2023.

Qual è il modo giusto di gestire un albergo? Ne parliamo in questo articolo

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Si viaggia con Uber Travel

Si viaggia con Uber Travel - revenue Bros consulenza alberghiera

Si viaggia con Uber.
O almeno questo è il tentativo che sta facendo l’azienda americana, seguendo un filo logico che lo porta fino ai viaggi. Per questo nasce Uber Travel, conseguente tassello di una visione volta ad abbracciare il cliente e metterlo nelle condizioni di soddisfare ogni esigenza quando è in trasferta.
Attenzione, però, ben lungi dall’essere l’ennesimo tentativo di contrastare le superpotenze OTA, re Booking.com su tutti. Almeno per il momento, Uber Travel lascia il campo di prenotazioni alberghiere ad altri. Per farlo, aggiungiamo noi, sarebbe necessario presentare un’idea così rivoluzionaria da spostare la fidelizzazione di mezzo mondo su un’altra piattaforma. Compito complesso, in cui hanno già fallito altri.
Una delle esigenze maggiormente manifestate dagli utenti, tuttavia, è quella di avere in un unico contenitore tutto ciò che riguarda il proprio itinerario di viaggio.
In questo Uber potrebbe aver avuto un guizzo significativo, benché limitato ai suoi campi di competenza. Ricordiamo  che Uber nasce principalmente come alternativa ai taxi. Con una maggiore trasparenza (spesso all’estero convenienza) su tempistiche e tariffe. Poi si è allargato alle consegne a domicilio. Adesso unisce i puntini con Uber Travel.
Abbiamo provato il meccanismo. Grazie a una collaborazione con AwardWallet, azienda che si occupa di tenere traccia di punti e miglia dei famosi frequent flyer, Uber si collega con il vostro indirizzo email, setaccia tutto ciò che riguarda voli aerei e prenotazioni alberghiere e li infila in un’unica scatola.
Una volta creato un percorso di viaggio, si procede all’utilizzo dei servizi principali Uber. Con la possibilità di riservare uno spostamento auto fino a trenta  giorni prima dell’arrivo. Nella speranza (loro) che abbiamo bisogno anche di un pasto a domicilio mentre siamo lì.
Può avere senso, certo. Potrebbe anche essere un primo passo esplorativo verso la prenotazione alberghiera. Mossa cauta per tastare gli umori del popolo web. Al momento sposta poco in termini di mercato. Certo attraverso le email, gli accessi che gli garantiamo, attingerà a un quantitativo di informazioni niente male. Ed è anche lo scoglio su cui si potrebbe incagliare. In un’epoca così sensibile al trattamento dati e alla condivisione degli stessi.
Vedremo. Stiamo parlando di pionieri e innovatori. Vanno rispettati e gli va concesso il beneficio del dubbio. O meglio, la licenza di sorprenderci.
Uber Travel, per ora, è l’impasto di un’idea.

Cos’altro può servire? Leggi il nostro articolo sulle guide turistiche

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Ode alle guide turistiche

Ode alle guide turistiche - Revenue bros

Ode alle guide turistiche. Il momento è arrivato per concedere questo tributo a una figura troppo spesso sottovalutata, dal valore commerciale inestimabile per l’economia del territorio. Tanto che i principali soggetti interessati alla valorizzazione di una piazza dovrebbero seriamente considerare di includerle in un pacchetto assieme ai loro servizi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, rappresentano il venditore migliore possibile. Dando la percezione del profondo mondo nascosto fuori dalla conoscenza dei più, Atlantide sotto la punta anche dell’iceberg più grande e scintillante.
Il mondo ha accorciato i propri confini a dismisura, la globalizzazione e i mezzi di comunicazione l’hanno avvicinato, messo alla portata di tutti. Ci sono mille opportunità di muoversi, spostarsi, conoscere. Tanto che spesso l’obiettivo diventa andare, a prescindere da dove, quasi privi di cognizione di causa, alla scoperta di luoghi misteriosi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, trasformano la casualità in sete di sapere. Riempiono di aneddoti, di storia, di curiosità. Creano una fitta trama di indizi da seguire, perché mostrano ai nostri occhi come ogni angolo buio, se illuminato, preservi un fascino.
Sentiamo spesso imprenditori lamentarsi perché la loro città offre poco, pochi servizi, poche attrazioni, pochi luoghi d’interesse. Pagate delle brave guide turistiche, offritele ai turisti e vedete che succede.
Albergatori, avete mai pensato di aggiungere alla vostra proposta questo servizio? Ode alle guide turistiche perché, se brave, allungano l’indice medio di soggiorno, perché creano affiliazione, perché aumentano a dismisura la possibilità di far tornare la gente in un posto attraverso l’amore che provano per ciò che raccontano e che inevitabilmente trasmettono. Ode alle guide turistiche perché, se brave, consigliano il ristorante giusto, il locale giusto, il bar giusto, il museo giusto, il souvenir giusto. Quanto potere hanno in mano, loro sono i veri influencer ante litteram.

Leggi anche l’articolo sui blog di viaggio e sui loro vantaggi

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Il turismo sta trainando l’economia

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Il turismo sta trainando l’economia.
Primo Novembre di questo autunno primaverile. Il bel tempo continua a esserci a fianco, fiaccato solo in parte dal cambio di ora che toglie uno spicchio di sole ai nostri pomeriggi.
È giusto fermarsi e valutare ciò che abbiamo davanti, soddisfatti per ciò che è stato.
A costo di sembrare un disco rotto, sono stati mesi di vacche grasse per tutti, turismo in primis. E con ciò, sia ben chiaro, ci si riferisce a un’occupazione abbondante e conseguente produzione (lorda) in crescita. Ce n’è stato per tutti.
Con grande sollievo, le grandi città d’arte si sono riprese una piccola parte di ciò che avevano lasciato per strada. Roma, Venezia, Milano, Firenze, Napoli. Hanno toccato picchi ancor più vertiginosi del pre-pandemia. Altro che recessione, qui siamo al boom economico.
Magari fosse.
Il pessimista cammina attaccato al muro, attento a ogni passo e a ogni volto, temendo che la tegola prima o poi si stacchi dal parapetto e gli cada in testa. La tegola dell’inflazione, dei costi che lievitano, del mercato che prima o poi esaurirà quella che pare un’infinita disponibilità.
L’ottimista guarda il previsionale e nota come, a distanza di mesi, le prenotazioni continuino a entrare di buona lena. Certo la visione arco temporale è parziale, tanto può succedere ancora. Il timore per la stagione invernale, condiviso da quasi tutti (montagna a parte), al momento se ne sta quieto tra le soffici braccia di weekend ancora soleggiati, eventi e festività che promettono scintille.
Quindi è un ottimista o un realista?
Novembre sarà certo un mese interlocutorio, lontano però dalla miseria degli anni pandemici. Favorito magari da qualche evento, dal circolo del business e da chi ha voglia di approfittare di una riparametrazione verso il basso di tariffe che finora sono volate sulla luna. Dicembre, tra ponte dell’Immacolata (che quest’anno cade molto bene) e Capodanno, invia segnali confortanti. E poi c’è il Natale, sua maestà, trasformatasi da festa tradizionale per famiglie a pretesto per andarsene in giro, almeno in parte. Segno dei tempi che cambiano, delle generazioni che si rinnovano, della concezione della vita che si aggiorna. Del mercato che va studiato, compreso.
Insomma, miei cari, per ora tutto calmo sul fronte turistico. Date un’occhiata ai titoli suoi quotidiani, se faticate a fidarvi dei vostri numeri.  Se vi fidate dei quotidiani.
Il turismo, come dev’essere, sta trainando l’economia. Sta dando un calcio alle difficoltà, alla razionalità, alla recessione.
È il primo Novembre e tutto va bene. Poi si vedrà.

Rileggi il nostro articolo sulle previsioni a fine estate

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Lo Smart Working incrementa il turismo

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Lo smart working, così come lo chiamiamo noi, incrementa il turismo. È logico se ci si pensa, si guadagna e si ha libertà di impiegare maggior tempo per attività leisure.
Più precisamente, lo smart working aiuta l’economia a muoversi.
Partiamo dal solito studio, utili spesso a scoprire l’acqua calda e proprio per questo fondamentali per inculcare determinati concetti anche nelle menti più ottuse.

Site Minder ha condotto un’analisi dei comportamenti dei viaggiatori pre e durante la pandemia (ci siamo ancora dentro, più o meno). Dal loro campione d’utenza, hanno tirato fuori cinque verità:
1) Il desiderio di viaggiare sovrasta la preoccupazione per il portafogli (lo chiamano revenge travelling, rivalsa nei confronti delle condizioni avverse che ci hanno ingabbiato per quasi due anni).
2) I social hanno aumentato la loro influenza anche nel settore viaggi.
3) La necessità da parte dei viaggiatori di trovare strutture adeguate a un tasso accettabile di informatizzazione.
4) Maggiore necessità di contatto umano durante l’esperienza turistica (alla faccia di chi pensa che la tecnologia allontani la voglia di avere a che fare col prossimo).
5) L’esplosione del bleisure (crasi tra business e leisure).
L’esposizione dunque di concetti ben chiari a chi lavora con criterio nel settore.

Ci sarebbe spazio per commentare ogni voce di questo elenco, a modo nostro ne abbiamo parlato in questi due anni, in tante salse. Alcuni di questi processi già in atto, fisiologici, solo accelerati dalla pandemia.
A supporto del punto 3, Eurostat ci dice che le statistiche delle prenotazioni online sono aumentate rispetto al pre-pandemia (199 milioni di notti nella prima metà del 2022, 193 milioni nel 2019).
Ancora sicuri di poter fare a meno di Booking.com e fratelli? Qualcuno?
Il punto però è osservare come sarebbe bene che le aziende si adeguassero ai tempi che cambiano, spesso per il loro stesso interesse. E lo dice chi da quasi 15 anni lavora in remoto e grazie a questo ha potuto continuare a fare il lavoro che ama facendo ciò che amava di più, viaggiare.
Naturalmente ci sono ruoli e mestieri che richiedono presenza costante. Eppure oggi più che mai c’è bisogno di capire che lo smart working è una delle chiavi per riattivare l’economia, renderla più sana. Meno costi fissi, qualità e non quantità.
Svegliarsi a casa propria, a Parigi, a New York, a Tokyo, che differenza fa? Si prende il supporto elettronico necessario, si lavora e si va.
Ragazzi il mondo continua a mutare. Noi siamo ricercatori, studiamo costantemente.
E scopriamo l’acqua calda. Usiamola già che ci siamo.

Leggi il nostro articolo correlato “Tour Operator e Pandemia”

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Tour Operator e Pandemia

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La pandemia ha resuscitato, in parte, i tour operator.
In verità non sono mai del tutto spariti, forti della loro ragion d’essere. In un mondo sempre più autonomo, ricco di strumenti per il fai-da-te e di informazioni utili a coprire lacune prima insormontabili. Ci sono ancora mete però che richiedono un’organizzazione più meticolosa e l’esperienza di che è del settore. Ed esistono ancora generazioni, mentalità che preferiscono demandare ad altri certe questioni.
Tutto ha un senso, basta analizzarlo.
Cosa è successo però durante questi anni della pandemia? Sono cambiati a tal punto i comportamenti del mercato? Sotto certi aspetti sì. Le finestre prenotative si sono spostate ancor di più sotto data, abbiamo tutti sentito ancor di più il bisogno di liberarci da vincoli e dal rischio di perdere soldi. L’incertezza ha guidato le decisioni di tutti. La sensazione di essere protetti da qualcuno è rassicurante. Nel caso in cui ci dovessero essere problemi, avere qualcuno che li risolve è magnifico.
Ed ecco che i tour operator si presentano forti del loro ruolo.
Qual è stato il rischio, però, dal lato degli addetti ai lavori?
Parliamoci chiaro. I tour operator lavorano, per la maggior parte, sulle stagionalità favorevoli e le mete più richieste. Laddove insomma ci sarebbe poco bisogno di loro.
Esistono ancora strutture ricettive che hanno necessità di concedergli una fetta della propria occupazione. Alberghi giganti che, anche lavorando bene, farebbero altrimenti fatica ad avvicinarsi al 100% di occupazione ogni giorno. I gruppi organizzati sono spesso più semplici da gestire. E ciò che tolgono alla qualità del fatturato lo riguadagnano con indici medi di soggiorno più ampi, il risparmio delle commissioni OTA e un utilizzo maggiore dei servizi (vedi soprattutto il ristorante, quando c’è).
In questi anni la paura di aver perso il cliente può aver portato alcuni a lasciar ancor più spazio ai tour operator. Spesso a ragion veduta. E, in alcuni casi, può aver funzionato. Come detto, i tour operator sono stati il ponte di sicurezza tra chi voleva viaggiare in sicurezza e il periodo incerto.
Oggi le condizioni sono cambiate, sono tornate simili alla normalità. Le modalità di acquisto si sono riparametrate di nuovo.
Già oggi è tempo di programmare il prossimo anno. E di porsi le giuste domande.
Gli accordi che ho in essere vanno ancora bene?
Il mercato ha lo stesso bisogno dei tour operator?

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Come va l’estate?

Come va l'estate - Revenue Bros

Albergatore, come va l’estate, sei pieno? Sei vuoto?
Una preoccupazione e una soddisfazione? Macché due preoccupazioni, altroché.
Siamo a un passo dell’estate e le carte sono in tavola, abbiamo in pieno il sentore di cosa potrà essere. Per ora ce n’è per tutti e in abbondanza.
Un’esposizione corretta dovrebbe già aver creato una buona percentuale di occupazione, a prezzi ben calibrati e in crescendo, per andare da adesso in poi a gonfiare i ricavi medi. Da ora in avanti si gioca sulla qualità e non sulla quantità. Il mercato dei ritardatari è quello che più si deve accontentare (si fa per dire) di ciò che passa al convento. In funzione di una serie infinita di variabili, parametri e necessità. Da oggi però la sensibilità al prezzo è ricalibrata.
Devo essere preoccupato se sono vuoto su Luglio e Agosto?
Un pochino, sì. Ragionevolmente significa che la tariffazione di partenza è stata esagerata e il mercato ha creato un blocco fisiologico. Soprattutto sul tipo di cliente che progetta per tempo e può giocare su una considerazione più oculata del portafogli. Non è solo questione di previdenza ma di possibilità. Non a tutti è dato organizzarsi con mesi di anticipo le ferie.
Molto è anche in funzione della capacità della nostra struttura. Meno unità ci sono da commercializzare più è semplice riempire, anche sotto data, a cifre opulente. Anzi forse è persino strategico creare un piano d’azione volto a quest’obiettivo.  
Siamo quindi ancora in tempo per venderci, persino bene.
Se sono già tutto pieno? Allora devo essere contento.
Ma quando mai. Ancora peggio. Ti sei giocato la carne più saporita, quella vicina all’osso. Chiedendo perdono a vegetariani e vegani per l’analogia.
Chi è pieno e contento dovrebbe avere l’accortezza di segnare i rifiuti per occupazione da oggi in avanti. Senza la traccia infinita di tutto il traffico e la visibilità che perde online. Se i conti tornano, comunque bene. A patto che si abbia la consapevolezza che si sarebbe potuto vendere molto, molto, molto meglio.
Ma allora, caro albergatore, qual è la via di mezzo?
La ricerca costante di un equilibrio, tra occupazione e ricavo medio.
L’estate ormai è terreno di caccia per tutti. Dal mare, alla montagna, alle città d’arte. Tenendo conto dei parametri vitali della nostra struttura, delle ambizioni praticabili e delle nostre finestre di mercato.
Come va dunque l’estate?

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