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A una settimana esatta dall’estate

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Siamo a un settimana esatta dall’estate.
Sembra strano aver passato due anni di pandemia, ogni volta che si mette il naso fuori dai problemi la normalità pare sempre esser stata con noi.
Gli scorsi anni però l’estate ha rappresentato una bolla temporale in cui il turismo si è espresso alla massima potenza, dando risultati magici, potenti. Nel 2022 ci arriviamo con qualche mese di lavoro in più sulle spalle, una maratona iniziata da più lontano.
Cosa aspettarsi quindi?
Il fattore climatico avrà un’influenza decisiva, al solito. Tuttavia il grande caldo è iniziato già da tempo, spostando alcune dinamiche di prenotazione. I comportamenti del mercato, già da fine Maggio, somigliano a quelli dei mesi più caldi.
Si possono commettere due errori madornali quest’anno.
Il primo è pensare che il copione del 2022 sia identico a quello delle due estati precedenti. La finestra prenotativa però è diversa. Come detto, il turismo è tornato già da qualche mese nelle pratiche della gente. Ciò ha permesso anche ai più dubbiosi di preparare già un piano d’azione. 2020 (soprattutto) e 2021 hanno costretto un’organizzazione più sotto data, alla ricerca quasi affannosa della proposta più adeguata per tempo e portafogli. Questo ha consentito a strategie commerciali meno studiate di funzionare alla grande.
Quest’anno sarà forse lievemente diverso.
Il secondo clamoroso errore può essere di valutazione. Dare per scontati i due anni precedenti e pensare che sia nostro diritto divino replicarli. Dobbiamo esser bravi e lucidi a notare le anomalie, sottolineare come in quegli spazi tra restrizioni e lockdown si sia concentrato uno sfogo turistico fuori dalla norma. Prestazioni che spesso hanno superato anche le stagioni migliori in periodi pre-pandemici.
Se riusciamo quindi anche solo a replicare ciò che è stato, tanto di cappello. C’è sempre il rischio che la sana ambizione, quella che ci spinge a migliorarci, perda equilibrio e vada fuori asse. I numeri invece vanno letti e capiti.
Viviamo un’inflazione estrema, è sotto gli occhi di tutti. Ciò che ancora gioca a favore dell’economia è l’entusiasmo che la gente nutre verso determinate necessità. Il viaggio è una delle prime voci in questo senso.
Preoccuparsi di quanto possa durare è fuorviante, per il momento.
L’estate andrà bene e questo, per ora, basta.  

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Venezia a numero chiuso

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Notizia ufficiale, Venezia da Giugno in poi sarà a numero chiuso.
A leggerla così c’è da rimanere scioccati. Ma come, tutti vorrebbero vederla e noi li teniamo fuori?
C’è qualcosa in più però sotto, un’iniziativa che ha un suo senso e una costruzione commerciale logica.
Partiamo dai numeri. Una buona analisi commerciale ha sempre inizio da quella fonte. Gli ultimi dati validi ISTAT sono relativi al 2019. In quell’anno, ultimo prima della pandemia, le presenze turistiche a visita della Serenissima sono state di quasi 13 milioni. Seconda in classifica, distante Roma che ne contava quasi 31 milioni.
C’è un’enorme differenza però tra Roma e Venezia. La Capitale ha una superficie stimata di 1287,36 km² contro i 415,9 km² del gioiello veneto. Certo i luoghi d’interesse sono circoscritti in zone specifiche, tutto però rapportato alle dimensioni generali. Venezia è unica, non c’è un altro spazio così ristretto e così denso di bellezza al mondo ed è giusto che sia trattata in modo anomalo.
Perciò il punto è: ha senso?
La preservazione di un’opera d’arte a cielo aperto com’è Venezia deve essere considerata. E, ancor di più, la qualità dell’esperienza garantita a chi ne fruisce.
Venezia diventa a numero chiuso per una ragione.
Inoltre da sottolineare il distinguo e l’operazione commerciale. Saranno esentati dal conteggio residenti, studenti o chi avrà motivi certificati per entrare.
Chi prenota una struttura ricettiva, forte della tassa di soggiorno obbligatoria, avrà diritto a prescindere. Altrimenti sarebbe stato complesso gestire il numero di posti letto in funzione di una richiesta (imposta) limitata. Costringendo qualcuno a chiudere a prescindere dalle reali possibilità di mercato. E tutti sappiamo già quanto le città d’arte e in particolare Venezia abbiano patito questi due anni.
Il numero chiuso è per i visitatori giornalieri. Loro potranno raggiungere una quota massima di 40mila.
E qui parte l’operazione dinamica. L’ingresso sarà pagato come un’attrazione vera e propria e, a quanto pare, varierà a seconda della stagionalità e della pressione della domanda. Cifre lontane dall’essere folli, si vocifera tra i 3 e i 10 euro.
Possibile certo che allontani una fetta di mercato, saranno meno contenti bar e ristoranti di sicuro. Possibile anche che distribuisca in modo più sensato l’occupazione. Perché, sempre potendoselo permettere, meglio pagare 3 euro e avere a che fare con folle contenute piuttosto che 10 e fare file infinite. Sarà dunque anche un termometro utile a comprendere il quantitativo di presenze anche al turista.
È una novità epocale. Ha senso ed è in linea con un approccio moderno al mercato.    

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Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia

Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia - Revenue Bros Consulenza alberghiera

Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia.
Titoloni ovunque e grande entusiasmo, giustificato per carità. E significativo, senza mettersi a rispiegare la tragicità di questo biennio e le difficoltà in cui siamo ancora immersi, vecchie e nuove.
E non si fraintenda ciò che seguirà, non vuole essere un messaggio pessimistico né una previsione catastrofica. Chi ci segue sa che abbiamo da sempre sostenuto con convinzione la vitalità del nostro settore, anche nei momenti più complessi. Il viaggiatore ha sempre risposto presente a ogni occasione gli sia stata proposta. Questo ha fugato sin dall’inizio qualsiasi preoccupazione inerente al mercato. Le contingenze poi ne hanno bloccato il flusso ma questo fa parte di un’anomalia che speriamo si ripeta il meno possibile nel corso della storia.
La Pasqua non segna un bel niente, è per fortuna una finestra di mercato in cui molto è stato propizio, per due fattori principalmente. Il calendario, spostato nel cuore della primavera sia per meteorologia sia per effettiva data in cui è caduta. Fosse stata a metà Marzo, per intenderci, non avrebbe goduto di queste fortune.
Le restrizioni, sempre meno severe. A differenza degli scorsi anni la mezza stagione primaverile non è stata completamente tagliata fuori dai giochi. Di fatto si lavora da prima e di questo godono anche le città d’arte, le più penalizzate in assoluto.
Quindi, come sempre, nei picchi stagionali e nelle festività il mercato ha risposto presente e ha trovato la forza economica di sostenere ciò che gli è stato proposto.
Questi sono i momenti in cui ci si illude che tutto torni, persino che sia tutto facile.
Ci sono però dodici mesi, quattro stagioni e trecentosessantacinque giorni l’anno. Fasi in cui l’analisi e la tariffa devono essere considerati con estrema cautela, diversificati e resi appetibili per chi ne vuole fruire.
Abbiamo avanti buoni cinque mesi in cui potrebbe andare tutto in discesa. Questo non vuol dire però che sia scontato che vada tutto bene.
Il turismo non è in ripresa da Pasqua, non si è mai arrestato. Ha avuto delle pause forzate ma è stato come un bambino messo in punizione. Appena finita è uscito in cortile e si è sfogato.
Ragioniamo di buone pratiche piuttosto. Perché di quelle, in giro, ne si vedono ancora poche. I costi si alzano e allora il prezzo lievita. Ecco, forse sarebbe il caso di fare dei titoloni tipo questo: i prezzi si alzano ma la gente non guadagna improvvisamente di più. L’onda lunga dell’inflazione porterà alla deriva chi ragionerà in modo scriteriato. Come sempre.
È stata un’ottima Pasqua, sarà un’altra estate eccezionale.
Chi vivrà, vedrà.

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Viaggiare a ogni costo

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Viaggiare a ogni costo. Viaggiare è l’obiettivo primario di ogni essere umano.
Per chi non conoscesse Travelport, è una gigantesca piattaforma web (azienda) americana che si occupa di viaggi a tutto tondo. E li vende anche, sì.
In uno studio da loro commissionato e condotto da Toluna Research hanno intervistato migliaia di persone di diversi paesi. I dati che ne hanno estratto non ci sorprendono. La maggior parte della gente chiamata in causa sarebbe disposta a rinunciare a molte delle proprie passioni pur di garantirsi il diritto al turismo.
D’altronde lo abbiamo visto anche durante questi due anni di pandemia, tragitto non ancora terminato per altro. A ogni pausa da restrizioni e impedimenti, abbiamo fatto i bagagli e siamo andati dove ci era consentito farlo. Si sono registrati numeri pazzeschi, spesso superiori a quelli antecedenti il disastro del Covid. Davvero l’essere umano ha dimostrato che non c’è crisi o paura che tenga, la sua goduria massima è viaggiare.
Il dato curioso che emerge da questi sondaggi però riguarda i metodi di prenotazione. Secondo il campione umano estratto il 45% degli intervistati preferirebbe prenotare il viaggio da un unico portale. Ok, non sono la maggioranza e fanno per giunta parte di una cerchia limitata. E ok, i dati provengono da chi fa di mestiere il tour operator, perciò il punto di vista rischia di essere un minimo fazioso.
Non c’è un “ma”, potremmo finirla qui.
Alle lamentele di come sia faticoso divincolarsi tra mille portali e mille offerte, va a fare da contraltare una preparazione sempre più raffinata dell’utente che ormai conosce gli strumenti di prenotazione meglio degli addetti ai lavori.
Non sarà proprio questo il problema? Che chi vende si trova troppo spesso soggiogato da concetti incoerenti che gli vengono comunicati da chi gli dovrebbe dare un supporto alla vendita?
Metti lo sconto, metti la promozione speciale, fai il membership o come diavolo lo chiama l’OTA di turno. Senza offese specifiche, tanto più o meno hanno tutti la stessa forma mentis.
Sarebbe davvero comodo prenotare tutto su un unico portale? O ridurrebbe il web a una sorta di dittatura il mercato?
Domanda retorica, dal nostro punto di vista.
Meglio imparare a governare i nostri strumenti di vendita, questo aiuterebbe di molto il compratore ultimo a chiarirsi le idee.
Certo lui vorrebbe la vita comoda, è il segreto della materializzazione. Per costruirgliela siamo noi a dover essere disposti a faticare.

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Tour operator e blog di viaggi

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Tour operator, agenzie di viaggio, sì o no?
Da anni in difficoltà per una serie di fattori, hanno e continuano a ritagliarsi una fetta di mercato. Per necessità, pigrizia, inesperienza di chi ne fruisce, dall’albergatore al cliente. Il progresso continua a segnare il passo, il solco tra le vecchie concezioni di costruzione del viaggio e ciò che oggi possiamo fare in autonomia è sempre più profondo.
E poi arriva Instagram. Magnifico notare come i nuovi strumenti di comunicazione si rendano utili per scopi forse inizialmente impensabili.
Ma cosa c’entra con i tour operator e con le agenzie di viaggio?
Iniziamo col dire che chi lavora con una tariffa dinamica ha sempre più difficoltà a legarsi a contratti con listini fissi, magari allotment garantiti e magari commissioni che superano quelle delle OTA. I tour operator non hanno mai fatto quello scatto verso la tariffa che oscilla in funzione della pressione della domanda.
Il punto di vista però qui è dell’acquirente. C’è chi ancora fa a pugni con l’informatica, non conosce bene la differenza di affidabilità tra un portale sicuro e un sito millantatore. Vecchie generazioni che preferiscono sedersi davanti a un professionista che gli fa vedere un catalogo e gli mostra immagini, proposte e alternative valide alla realizzazione dell’itinerario da sogno. Un budget più semplice da rispettare, magari mezze o pensioni complete. Compri tutto in una scatola e ci sono poche sorprese. O così dovrebbe essere. Più che vecchie generazioni, però, sarebbe giusto definirle antiche concezioni. Ancora presenti in individui la cui carta d’identità lascerebbe pensare a una dimestichezza maggiore con pc e smartphone. Perché poi sui vari social network ci si va con discreta solerzia.
E torna quindi Instagram. I blog di viaggi esistono da decadi, più o meno dall’inizio di internet. Punti di riferimento che hanno quasi soppiantato le guide cartacee. Aggiungiamo quindi a questi mezzi immagini in movimento, una narrazione piacevole e, perché no, un viso rassicurante che diventa pian piano sempre più familiare. La gente viene pagata per andare in giro, promuovere e consigliare le attrazioni delle mete turistiche.
Ecco l’anello di congiunzione. Quanti di quei professionisti che lavorano nelle agenzie di viaggio o nei tour operator hanno toccato con mano il prodotto che spacciano?
Allora, con un buon numero di follower su Instagram, puoi diventare un punto di riferimento ben più attraente. E vendere come farebbe un tour operator o un’agenzia di viaggi.
Tutto è logico. Ci sarebbe ancora spazio per tutti, di questo ne siamo convinti.
Se però si rimane a cinquant’anni fa, prima o poi si chiude.

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Tampone costo aggiuntivo per chi viene dall’estero

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1° Febbraio 2022. Nella valutazione istintiva il mese più complicato, previsionale influenzato da considerazioni che cambiano alla velocità della luce.
E se Febbraio andasse meglio di quello che temiamo? Se fosse l’inizio della ripresa?
Per capire il mercato bisogna mettersi nei panni del viaggiatore. Eliminando la componente paura, ancora instillata in molti, ragioniamo su quella pratica. La linfa più arida, al momento, è quella estera. L’organizzazione di una vacanza (perché il viaggio di lavoro è un altro paio di maniche) in coppia presuppone l’acquisto di un mezzo di trasporto (aereo su tutti) e la prenotazione di un posto letto. Ciò che si spende durante la permanenza è frutto di un budget o magari della voglia di godersi il momento.
Durante questo periodo di restrizioni, più blande ma comunque presenti, dobbiamo aggiungere un dettaglio non da poco. Il Green Pass non è stato garanzia sufficiente, in attesa di onorare la richiesta terza dose. Era necessario presentare un tampone. Rapido o molecolare, a seconda delle imposizioni della nazione ospitante e di quella che poi avrebbe riaccolto il pellegrino in escursione.
Un tampone rapido per un adulto senza patologie costa intorno ai 20 euro. Il che presuppone o un appuntamento preso o una coda in farmacia.
Un tampone molecolare oscilla tra i 50 e i 120 euro.
Tempo e denaro.
A casa nostra, con l’entusiasmo della partenza, possiamo anche vincere l’inerzia e farlo. All’estero, con magari pochi giorni a disposizione, è uno sforzo eccessivo.
Costi quindi che si aggiungono alle tariffe di spostamento e pernottamento, magari convenienti visto il periodo, e che gonfiano il totale non di poco. Più un indefinito spazio temporale da dedicare a un’attività tutt’altro che piacevole. Nella speranza che tutto vada bene e non spunti fuori un’asintomatica positività.
Nel prezzo della vostra struttura non c’è mai solo quella tariffa. C’è tutto ciò che è necessario per beneficiarne.
Dal 1° Febbraio molte nazioni europee, tra cui l’Italia, accetteranno la terza dose come unica garanzia sufficiente per essere ammessi.
Non sarà un mese di vacche grasse, questo no. Ma potrebbe dare qualche soddisfazione inaspettata.

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Il potere dell’extra-alberghiero. In particolare degli appartamenti.

Il potere dell’extra-alberghiero. In particolare degli appartamenti. - Revenue Bros

Tra le tante variabili che si sono modificate nel corso di questi due anni, c’è anche una scalata vertiginosa al potere dell’extra-alberghiero. In particolar modo degli appartamenti.
Logico; o per timore o per costrizione, abbiamo passato gli ultimi due anni con una vocina prepotente nel cervello che ci suggeriva di stare distanti dagli altri. Gli alberghi sono luoghi magnifici ma affollati, con spazi comuni che possono riempirsi a dismisura nei momenti di picco. Hanno dovuto piegarsi alle esigenze imposte dalle misure minime da garantire, spesso loro malgrado a discapito di parte dell’esperienza.
L’appartamento invece è stato il vessillo della libertà. Distante dal genere umano, fruibile secondo i propri canoni di necessità.
È sempre stato così, per carità. Ma prima quel tipo di mercato era prediletto soprattutto da chi aveva esigenze particolari (le famiglie con bambini piccoli ad esempio). O da chi, all’allungarsi del soggiorno, gradiva un ambiente più simile alla ricostruzione momentanea di casa sua.
In albergo sei sempre ospite, anche se ben accetto e ci si augura riverito.
Due interpretazioni del viaggio che non si scontrano mai. E che non sempre prevalgono per via di una mera questione economica.
La domanda che molti ancora fanno fatica a porsi è: ma possiamo trattare a livello commerciale un appartamento come una camera d’albergo?
Certo che sì, anzi dobbiamo. Perché la base d’analisi rimane la stessa. Cambiano le variabili, alcuni fattori (soprattutto in considerazione dei costi di gestione). Non possiamo tuttavia prescindere dalla consapevolezza che quando si ha a che fare con una tariffa dobbiamo essere pronti a variarla e considerarla in virtù della pressione del mercato e di tutte le sfaccettature che lo regolano.
Sono più di dieci anni che ci lavoriamo, possiamo affermarlo: gli appartamenti sono un patrimonio inestimabile se trattati con cura.

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Il turismo torna a vacillare

Il turismo torna a vacillare - Revenue Bros

La pandemia non è ancora scongiurata. Subentra il Super Greenpass e il turismo torna a vacillare, regge ma non crolla, alle porte di Natale e Capodanno.
Le città d’arte continuano a soffrire. Roma, in particolare, la capitale europea più ambita e trattata peggio.
Dalla grande crisi economica, in gran parte derivante dall’assenza del turismo, ci sono però dei cenni di vita. Il momento tragico della capitale può essere un’occasione per molti (privati), cogliendo l’attimo e progettando la ripartenza.
È fissata per l’estate del 2022 l’apertura del Nobu Hotel and Restaurant, sarebbe la prima apertura in Italia. Lo chef Nobu Matsuihisa (alle spalle anche gli investimenti di tale Robert De Niro) ha già una cinquantina di ristoranti sparsi per il globo.
Stando alle voci recenti, Flavio Briatore starebbe puntando su Roma per aprire le sedi di due suoi marchi importantissimi: Twiga e Crazy Pizza.
Nello specifico, sia il Twiga che il Nobu Hotel, dovrebbero piazzarsi a via Veneto. Rinfrescando la Dolce Vita, ridando lustro e centralità a uno dei cuori romantici dell’urbe. E, sempre a proposito di cinema, anche Cinecittà potrebbe essere rimessa a nuovo.
E poi il Giubileo 2025 (non tanto per il turismo quanto per l’oltre miliardo di fondi destinati a opere e interventi), la Ryder cup di golf del 2023 e, teniamo le dita incrociate, l’Expo del 2030. Proprio il punto da cui ha scalato la marcia Milano.
Se avessimo due soldi in tasca, oggi investiremmo su un albergo a Roma. Consci di quanto sarebbe difficile ma convinti che lavorando con criterio tutti vorranno tornare a visitarla.
Non può essere altrimenti.

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Siamo pronti per la stagione montana?

Siamo pronti per la stagione montana? - Revenue Bros

Ottobre è giunto al termine ormai, l’autunno si è insinuato nella nostra routine, le temperature sembrano destinate a scendere in modo deciso. Piaccia o meno, è il ciclo delle stagioni. Tra una settimana farà buio prima.
Siamo pronti per la stagione montana?
Passato il weekend di Halloween, diventato vero e proprio trend turistico (anche grazie al 2 Novembre pronto a fargli da ponte), i pensieri vacanzieri si concentreranno su due obiettivi. Capodanno e la settimana bianca.
Se siamo stati bravi, abbiamo già in testa una chiara strategia commerciale, siamo già esposti in vendita online e abbiamo concordato tutto il necessario per il rientro dei nostri cari clienti abituali. Cari in tutti i sensi. Quello affettivo, ormai sono quasi dei parenti. E quello economico, perché spesso ci fanno perdere i soldi che linfa fresca potrebbe portare nelle nostre casse. Scelte legittime, ponderate, su cui riflettere ogni anno.
Le previsioni, come ogni tranche di stagionalità, sono molte legate alla meteorologia. Quanto freddo farà, quanta neve arriverà e quanto durerà prima di sciogliersi. Con la Pasqua che cade a metà Aprile, potrà e dovrà essere una lunga tirata. Quattro mesi (minimo) di lavoro inteso.
Non si può controllare ciò che sfugge al nostro operato, questo lavoro è costellato di trappole e bonus che subiamo, pronti a reagire con prontezza.
Allora cosa ci dobbiamo aspettare dai mesi che verranno?
Quasi due anni senza possibilità di sciare, di rinchiudersi in una baita, in un rifugio, sono troppi. 
Non possiamo appigliarci più di tanto allo storico pre-pandemia ma possiamo far tesoro di ciò che è successo dal 2020 in avanti. E notare senza indecisione gli umori dei viaggiatori di tutto il mondo. Persone che non vedono l’ora di potersi muovere (già lo stanno facendo). Lo abbiamo detto e ripetuto milioni di volte in questo biennio. Se ci è permesso, viaggeremo sempre.
Difficile dire se sarà il miglior inverno di sempre. Sarà di certo imponente, un concentrato di tutto ciò che avrebbe potuto essere l’anno scorso che non c’è stato e quest’anno che invece vivrà.
È tutto pronto. Scacciamo via quest’ultimo spauracchio targato Covid.
Sarà una stagione coi fiocchi.
Di neve, si spera.

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Riaprono le frontiere turistiche negli States

Riaprono le frontiere turistiche negli States - Revenue Bros

Novembre 2021, momento a suo modo storico. Dopo oltre un anno e mezzo di embargo, riaprono le frontiere turistiche negli States. I profondi cambiamenti che ha portato la pandemia, tra le altre questioni, faranno sì che ad accogliere i viaggiatori di tutto il mondo ci sia un nuovo presidente: Joe Biden.
Politica, economia e turismo sono affari correlati, tuttavia in questa sede ci interessa più provare a prevedere ciò che accadrà con un polo d’attrazione così attreante di nuovo a disposizione del mercato.
Le dinamiche di questi quasi due anni si sono svolte come azione/reazione a ciò che stava avvenendo. Non potendo uscire dai confini nazionali, si è riscoperta la gioia di godere del proprio territorio e ciò ha spesso sopperito all’assenza di linfa estera. Ci sono numerose fasi da analizzare, intricate trame intessute tra lockdown e restrizioni varie; dal punto di vista dello studio è stata una parentesi storica complessa ma a suo modo affascinante.
Ma la domanda è: dobbiamo essere preoccupati che il nostro giocattolo, che ha con fatica ripreso a funzionare, si inceppi di nuovo?
Gli Stati Uniti, fino al 2019, erano in costante aumento di presenze esterne. Circa 1 milione di italiani, ogni anno, facevano visita al vecchio zio Sam.
Terrore.
1 milione in meno che gironzola per i nostri borghi e le nostre opere d’arte.
Ci è stato insegnato che la matematica non è un’opinione, si sono dimenticati di dirci che i numeri hanno numerose chiavi di lettura. E che ogni medaglia ha due lati. In questo caso, i circa 11 milioni di yankees che venivano a consegnare una cifra intorno ai 5 miliardi di euro alle nostre casse (private e statali).
E, ci potete scommettere, torneranno.
Si corre il rischio di attaccarsi, per pigrizia o paura, a quelle che stanno diventando nuove abitudini comportamentali. Il ritorno alla normalità però continua a essere auspicabile, oltre che inevitabile.
Riapriranno tutti, avremo di nuovo accesso al mondo e lui a noi.
C’è da esserne felici.

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