
La pandemia ha resuscitato, in parte, i tour operator.
In verità non sono mai del tutto spariti, forti della loro ragion d’essere. In un mondo sempre più autonomo, ricco di strumenti per il fai-da-te e di informazioni utili a coprire lacune prima insormontabili. Ci sono ancora mete però che richiedono un’organizzazione più meticolosa e l’esperienza di che è del settore. Ed esistono ancora generazioni, mentalità che preferiscono demandare ad altri certe questioni.
Tutto ha un senso, basta analizzarlo.
Cosa è successo però durante questi anni della pandemia? Sono cambiati a tal punto i comportamenti del mercato? Sotto certi aspetti sì. Le finestre prenotative si sono spostate ancor di più sotto data, abbiamo tutti sentito ancor di più il bisogno di liberarci da vincoli e dal rischio di perdere soldi. L’incertezza ha guidato le decisioni di tutti. La sensazione di essere protetti da qualcuno è rassicurante. Nel caso in cui ci dovessero essere problemi, avere qualcuno che li risolve è magnifico.
Ed ecco che i tour operator si presentano forti del loro ruolo.
Qual è stato il rischio, però, dal lato degli addetti ai lavori?
Parliamoci chiaro. I tour operator lavorano, per la maggior parte, sulle stagionalità favorevoli e le mete più richieste. Laddove insomma ci sarebbe poco bisogno di loro.
Esistono ancora strutture ricettive che hanno necessità di concedergli una fetta della propria occupazione. Alberghi giganti che, anche lavorando bene, farebbero altrimenti fatica ad avvicinarsi al 100% di occupazione ogni giorno. I gruppi organizzati sono spesso più semplici da gestire. E ciò che tolgono alla qualità del fatturato lo riguadagnano con indici medi di soggiorno più ampi, il risparmio delle commissioni OTA e un utilizzo maggiore dei servizi (vedi soprattutto il ristorante, quando c’è).
In questi anni la paura di aver perso il cliente può aver portato alcuni a lasciar ancor più spazio ai tour operator. Spesso a ragion veduta. E, in alcuni casi, può aver funzionato. Come detto, i tour operator sono stati il ponte di sicurezza tra chi voleva viaggiare in sicurezza e il periodo incerto.
Oggi le condizioni sono cambiate, sono tornate simili alla normalità. Le modalità di acquisto si sono riparametrate di nuovo.
Già oggi è tempo di programmare il prossimo anno. E di porsi le giuste domande.
Gli accordi che ho in essere vanno ancora bene?
Il mercato ha lo stesso bisogno dei tour operator?
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