Il viaggio come bene di prima necessità

Il viaggio come bene di prima necessità  - Revenue Bros

Secondo il dizionario giuridico i prodotti di prima necessità “sono i generi non alimentari indispensabili alla vita quotidiana e non sostituibili con altri prodotti diversi”.
Ma chi stabilisce e su quali basi cosa fa parte di questa lista?
C’è un dato inoppugnabile che questi (quasi) due anni terribili ci hanno consegnato. La nostra salute, il nostro benessere derivano dal nostro stato mentale. Tutto ciò che è da sempre ritenuto superfluo, persino frivolo o addirittura esecrabile è parte integrante del nostro equilibrio. Il consumismo, anche nelle sue sfaccettature più bieche, è il nostro modo per bilanciare l’altra faccia della medaglia di un sistema che spesso ci penalizza.
Non siamo asceti, peccheremo in spiritualità, non sapremo distinguere la vera essenza di questa meravigliosa vita.
Tutto quello che volete.
Ma quanto è mancato viaggiare? Ed è una domanda che ha a che fare solo marginalmente con l’economia mondiale.
Prendere un aereo, prenotare un albergo. Vivere l’esperienza di assaporare luoghi e culture a noi distanti.
Perdersi nei vicoli di città sconosciute, incapaci di leggere anche le indicazioni in una lingua così diversa dalla nostra.
Il viaggio è nell’anima di chi è curioso, di chi non accetta la routine, di chi è disposto ad aprire i propri confini e abbracciare la diversità altrui, comprendendola e dandole un senso.
Il viaggio è un obiettivo, il motivo per cui si va a lavorare e si fanno rinunce.
Il viaggio è la nostra arma contro la noia di conversazioni stucchevoli.
Il viaggio è il nostro confronto con noi stessi.
Il viaggio è la pace dei sensi, costruita sui nostri desideri e sulle nostre necessità.
 
Come può tutto ciò non essere considerato “bene di prima necessità”?

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