Ancora Overtourism

Ancora overtourism. Siamo passati dalla pandemia, in cui rimpiangevamo anche il cliente più casuale, a nuovi problemi di sovraffollamento.
L’Italia rimane un paese cardine in questo senso, siamo così pieni di attrazioni e di bellezza che è inevitabile essere investiti da flussi turistici straripanti.
Qual è la soluzione?
Siamo tanti su questo pianeta. E gli strumenti informatici sono evoluti al punto da consentirci a una semplicità di fruizione pazzesca di ogni tipo si servizio. Solo venti anni fa era complicato pensare di strutturare un viaggio senza interpellare professionalità del settore. Oggi abbiamo un mercato più alla portata di ogni tasca e una clamorosa semplicità di esecuzione. Ed è un bene, signore e signori.
Guardando dentro le nostre mura, ciò che rende attraente l’Italia la ingabbia in un meccanismo trappola da cui è arduo districarsi. Siamo antichi e siamo anche vecchi. Le nostre città sorgono in tempi in cui altre civiltà erano lande desolate. Prima di estendere i confini dell’urbe, abbiamo scelto di accatastare palazzi su palazzi in pochi chilometri quadri, restringendo vie e soffocando il panorama. Le nostre costruzioni, anche quelle prive di interesse culturale, sono fatiscenti.
Anche una città immensa per estensione come Roma ha problemi di sovraffollamento. Perché i nostri servizi sono poveri, le nostre strutture anacronistiche.
Dovremmo pensare la nostra economia in funzione del turismo, perché da esso verrebbe linfa utile ad alimentare la crescita delle nostre città. I soldi del turismo dovrebbero potenziare una nazione come la nostra. Che invece si limita ad aumentare a dismisura le tasse di soggiorno e le tasse in generale. Lasciando tutto immutato, perché tanto quegli ingenui dei turisti vengono comunque. E i nostri alberghi, le nostre strade, i nostri palazzi e i nostri servizi rimangono vecchi.
Meno male che ogni tanto arrivano eventi straordinari che ci costringono a un po’ di rinnovamento. Tanto quanto l’Expo di Milano, il Giubileo a Roma.
L’errore è di natura commerciale. Invece di ascoltare cosa chiede il cliente, ci impuntiamo su cosa riteniamo sia giusto voglia.
Ci lamentiamo dell’overtourism invece di valorizzare la grande opportunità che rappresenta per noi.
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