Destagionalizzare

Fine ottobre, stagione di mezzo. Chiodo fisso: destagionalizzare.
È chiaro come il discorso sia ben lungi dal riguardare le città d’arte più importanti, gemme di cui l’Italia è piena. Anzi lì i periodi fiacchi sono una strepitosa opportunità per una visita priva di folli folle, barattate con una meteorologia incerta ma magari propizia.
Ottobre, Novembre, Marzo, Aprile. Mesi che tagliano fuori mare e montagna. E che ci costringono a chiudere splendide strutture, in attesa di momenti migliori.
Anche qui l’asterisco va messo su quelle rare località che, grazie a qualche evento particolare, riescono a trascinare fuori zona il periodo d’interesse del mercato.
E, allora, come destagionalizzare?
Doloroso ammetterlo ma è complicato, vicino all’impossibile. Questo perché il nostro mercato è mosso da un obiettivo che, in quei periodi fiacchi, viene meno. E questo modo di interpretare i fatti induce i privati, oltre che le istituzioni, a mollare la presa. Già, le istituzioni. Quell’eminenza grigia che si crogiola su meriti che spesso appartengono ad altri. A chi ha costruito secoli addietro un paese pieno di meraviglia. Alla divinità che ha impreziosito lo stivale della sua natura variegata, cingendolo quasi per intero di mare.
Perché tanto in Italia ci vengono comunque. E quindi perché darsi pena.
Di conseguenza esistono innumerevoli mete che si spengono, pur avendo da offrire la malinconica bellezza del fuori stagione. I servizi vengono interrotti, gli esercizi commerciali chiudono e, amarum in fundo, anche le strutture ricettive tirano giù la saracinesca.
Lottare contro queste insidie è complesso, da soli.
L’unica parziale soluzione, vicina all’utopia, è unire le forze e creare un territorio dove tutti i protagonisti agiscano all’unisono. Dove si smetta di guardare al vicino come un competitor e si capisca che più una destinazione è ambita, più la sua fama cresce, la sua vetrina scintilla. E tutti lavorano di più; alberghi, appartamenti, ristoranti, edicole, negozi, stabilimenti balneari, impianti di risalita.
Se aspettiamo che i sindaci e le giunte comunali risolvano il problema, stiamo freschi.
Le strutture stagionali hanno una qualità di vendita spesso maggiore rispetto alle città d’arte. Solo che sono concentrate su un periodo minore. E questo rende complicata la gestione del lavoro, anche solo in considerazione dell’assunzione del personale.
Destagionalizzare è un sogno complesso, certo.
Andrebbe però affrontato con i giusti presupposti.
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