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Destagionalizzare

Destagionalizzare - Revenue Bros

Fine ottobre, stagione di mezzo. Chiodo fisso: destagionalizzare.
È chiaro come il discorso sia ben lungi dal riguardare le città d’arte più importanti, gemme di cui l’Italia è piena. Anzi lì i periodi fiacchi sono una strepitosa opportunità per una visita priva di folli folle, barattate con una meteorologia incerta ma magari propizia.
Ottobre, Novembre, Marzo, Aprile. Mesi che tagliano fuori mare e montagna. E che ci costringono a chiudere splendide strutture, in attesa di momenti migliori.
Anche qui l’asterisco va messo su quelle rare località che, grazie a qualche evento particolare, riescono a trascinare fuori zona il periodo d’interesse del mercato.
E, allora, come destagionalizzare?
Doloroso ammetterlo ma è complicato, vicino all’impossibile. Questo perché il nostro mercato è mosso da un obiettivo che, in quei periodi fiacchi, viene meno. E questo modo di interpretare i fatti induce i privati, oltre che le istituzioni, a mollare la presa. Già, le istituzioni. Quell’eminenza grigia che si crogiola su meriti che spesso appartengono ad altri. A chi ha costruito secoli addietro un paese pieno di meraviglia. Alla divinità che ha impreziosito lo stivale della sua natura variegata, cingendolo quasi per intero di mare.
Perché tanto in Italia ci vengono comunque. E quindi perché darsi pena.
Di conseguenza esistono innumerevoli mete che si spengono, pur avendo da offrire la malinconica bellezza del fuori stagione. I servizi vengono interrotti, gli esercizi commerciali chiudono e, amarum in fundo, anche le strutture ricettive tirano giù la saracinesca.
Lottare contro queste insidie è complesso, da soli.
L’unica parziale soluzione, vicina all’utopia, è unire le forze e creare un territorio dove tutti i protagonisti agiscano all’unisono. Dove si smetta di guardare al vicino come un competitor e si capisca che più una destinazione è ambita, più la sua fama cresce, la sua vetrina scintilla. E tutti lavorano di più; alberghi, appartamenti, ristoranti, edicole, negozi, stabilimenti balneari, impianti di risalita.
Se aspettiamo che i sindaci e le giunte comunali risolvano il problema, stiamo freschi.
Le strutture stagionali hanno una qualità di vendita spesso maggiore rispetto alle città d’arte. Solo che sono concentrate su un periodo minore. E questo rende complicata la gestione del lavoro, anche solo in considerazione dell’assunzione del personale.
Destagionalizzare è un sogno complesso, certo.
Andrebbe però affrontato con i giusti presupposti.

Il mercato in Aeroporto, leggi il nostro articolo!

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Il Difficile Ruolo del Revenue Manager

Il difficile ruolo del revenue manager - Revenue Bros

Il difficile ruolo del revenue manager.
Intendiamoci, ben lungi dall’essere una classifica di meriti o importanza. Ogni mansione porta dietro di sé responsabilità delicate. E, più in generale, la qualità dell’apporto di ogni singolo pezzo d’ingranaggio permette al meccanismo di funzionare come deve.
Detto ciò, il ruolo del revenue manager è complesso e pieno di sfaccettature. Un buon revenue manager deve avere un clamoroso bagaglio di conoscenze e l’umiltà per acquisirne sempre di nuove.
Dal punto di vista alberghiero, la necessità di avere un buon pilota dietro la costruzione di una strategia commerciale dovrebbe essere tra i primi pensieri quando si pensa al futuro.
Eppure, ancora oggi, notiamo troppa approssimazione, trascinata dalla convinzione che basti poco per padroneggiare qualità mai possedute.
La soluzione interna è spesso la migliore. Qualcuno che lavori in struttura, ne conosca pregi e difetti e che la possa vivere nel quotidiano. Il revenue manager interno deve integrarsi e guidare la commercializzazione del prodotto, in totale sincronia con il front office, mai isolato in una stanza, a lottare contro chi la pensa in modo diverso.
Che sia interno o esterno, il revenue manager deve essere parte integrante della squadra. Altrimenti diventa un virus che aspetta solo di essere rigettato.
Quindi esiste anche la soluzione esterna. Che sia sotto forma di consulenza o, nel caso di imprenditori con più strutture nel portafogli, qualcuno che lavori da remoto. Conveniente dal punto di vista economico, certo. Aiuta a bilanciare i costi, uno che vale per due, per cinque, per venti. E, per quanto ben remunerato, difficilmente andrà a percepire quanto due, cinque, venti revenue manager piazzati in ogni struttura.
Allora come riconosciamo un buon revenue manager?
Vi sveliamo un segreto. Il prezzo giusto è una balena bianca. Un’ossessione che si insegue per tutta la vita. Si avvista, si sfiora persino. La certezza che sia davvero perfetto, nella sua purezza, è inconsistente come un’idea. Ogni giorno quest’idea diventa necessità, ogni giorno si rigenera.
Il buon revenue manager vive nell’equilibrio tra il perfezionista e l’ottimista. Alla ricerca del miglioramento con la bravura di analizzare al meglio il massimo che si può fare in determinate condizioni.
E per farlo deve stare sul pezzo, ogni giorno. Persino ogni minuto.
Diffidate di chi crede che si possa guardare a un prezzo di vendita una volta a settimana. Evitate di affidarvi a chi materialmente non può dedicargli più tempo.
Il difficile ruolo del revenue manager è totalizzante. Si fa quello e basta.
Si può far bene senza? Forse sì, ma è difficile.

Vendere più a meno o meno a più? Leggi i nostri consigli

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Minimum Stay

Minimum Stay - Revenue Bros

Soggiorni minimi, o minimum stay se preferite.
Nemici o amici?
Nell’analisi di una corretta strategia commerciale, dobbiamo prendere ciò che abbiamo sempre applicato o che intendiamo eseguire e porlo al vaglio di critiche e considerazioni.
Qualsiasi tipo di restrizione impone al mercato un veto e, di fatto, ne taglia fuori una porzione. Perciò dobbiamo essere coscienti di ciò a cui potenzialmente rinunciamo.
Ci sono momenti del calendario, location e posizioni geografiche che possono garantirci una scelta sul cliente. Finestre in cui siamo a poter stabilire chi e come.
Generalmente però maggiore è la nostra flessibilità e maggiori sono le nostre soddisfazioni economiche.
Soggiorni minimi dunque, motivazioni:
1) Ho il timore che la mia occupazione in alta stagione sia frastagliata e che la continuità delle prenotazioni sia rovinata.
2) Ho problemi organizzativi per cui fare e disfare un’unità abitativa, accogliere tutti i giorni un numero elevato di clienti, mi mette in seria difficoltà.
3) Ho un problema relativo ai costi. Vendere una sola notte è troppo dispendioso.
Queste sono le casistiche. Immagino qualcuno di voi ci si ritrovi.
Di seguito come affrontare i problemi.
1) Se il problema è relativo all’occupazione, la tariffa dinamica è la soluzione. Quando su una o più date la pressione del mercato è forte, si va a rialzo. Questo crea attenzione su periodi vicini, più economici nel momento in cui li si osserva. E l’occupazione cresce in modo omogeneo. È nostra premura sottolineare come, in certi momenti dell’anno, l’indice medio di soggiorno è comunque coerente con il vostro tipo di mercato. Al mare o in montagna, in alta stagione, difficilmente qualcuno prenoterà una sola notte.
2) Siamo nati per fare questo mestiere. Stressare i nostri punti deboli ne esalta le caratteristiche. Ragionate sul perché avete problemi organizzativi. Poco personale o personale inadeguato? Risolvete alla radice, la polvere sotto al tappeto resta dov’è. Tutto ciò che tenete in tasca pensando di risparmiare lo lasciate nella qualità delle prenotazioni a cui rinunciate.
3) Fate bene i conti. Se il vostro variabile è tanto pesante da rendervi impossibile vendere la singola notte, o state sperperando o state eseguendo male i conti. Mettete ogni valore nella propria colonna, poi capite dove potete risparmiare. E ricordatevi che la tariffa dinamica ottimizza e massimizza. In bassa venderete a cifre più contenute, in alta vi pagheranno bene. E tutto si equilibrerà.
I soggiorni minimi, come ogni restrizione, sono un cono d’ombra su una porzione di mercato. Applicateli solo quando ne conoscete ogni sfaccettatura. Quando saprete che davvero è la soluzione più adatta alle vostre esigenze, organizzate, economiche e di occupazione.

Turismo, estate in calo?

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AdWords, investimento corretto?

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AdWords, investimento corretto?
È una di quelle domande che, da consulenti, riceviamo più spesso. Anche chi ci segue e conosce da anni, rimane nel dubbio che questo tipo di interventi possa portare dei benefici. Naturale, visto che il mondo intero ne glorifica le proprietà.
Analizziamo perciò le varie questioni. Parlando del settore della ricettività alberghiera in generale, sia chiaro. Perché allargare il campo porterebbe ad altre conclusioni.
AdWords: investimento monetario che, attraverso un budget prestabilito, colloca nelle ricerche Google un annuncio tra le prime posizioni, grazie all’esaltazione informatica di una o più parole chiave.
Perciò se pensate che il vostro sito diretto possa beneficiare di un doping del genere, solo per mettersi nei risultati sopra le OTA, ragioniamo sulle procedure base del cliente.
Pensate che la maggioranza vada a cercare una struttura online aprendo Google e digitando “hotel in Italia”? E quindi, ammesso che ancora qualcuno operi in questo modo, voi sperate di essere in prima pagina a seguito di questa ricerca? Andando sopra agli investimenti di Booking.com, decisamente più ingenti dei vostri, o di qualche altro imprenditore che ha avuto la stessa idea.
È assai più ragionevole che la ricerca della vostra struttura segua un percorso più lineare.
Il cliente vi trova sulle OTA o sul metasearch a cui è fidelizzato.
Il cliente vi conosce, perciò vi chiama o vi cerca evitando di passare per strade più tortuose.
Un investimento in AdWords si può valutare se si vuole sponsorizzare un prodotto specifico, rivolto a un mercato particolare. Macro o micro gruppi che battono sentieri secondari, in cui trovano esattamente ciò che cercano.
I bikers, per dirne una. Avete una struttura favorevole a questo segmento di mercato? Fate in modo che vi trovino. Perché Booking.com e compagnia bella, come più volte detto, si concentrano sulla vendita del posto letto e badano molto meno ai servizi.
Una supplica, per il vostro bene. Controllate la bontà dei vostri investimenti, altrimenti getterete soldi nell’etere.
Impostate un budget, dategli un tempo utile a lavorare. Infine valutare il reale rientro economico.
AdWords quindi, più no che sì. E quei sì, con raziocinio.

Le insidie dell’online, leggi il nostro articolo

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La Costruzione di un buon Lastminute

La Costruzione di un buon Lastminute - Revenue Bros

Lastminute, tecnica vitale per il successo di una strategia commerciale. La costruzione di un buon lastminute passa attraverso una profonda conoscenza delle dinamiche del mercato e, strettamente legato a esse, alla dimestichezza che si ha dei processi di una struttura.
Lo storico aiuta sempre. Ma chi si occupa del commerciale deve avere bene in testa la natura della propria creatura.
La posizione favorisce il passaggio?
Che tipo di clientela mi predilige?
Il front office è buon venditore?
Agli albori del revenue management, il lastminute era considerato un correttivo.
Oggi ci sentiamo di dire che, in funzione della velocità a cui si muovono il mondo e internet, il lastminute rappresenti null’altro che una vera e propria fase di vendita.
Il sogno di vendere l’ultima camera al prezzo migliore a poche ore della mezzanotte del giorno successivo è destinato a infrangersi presto. La statistica parla chiaro. Anzi spesso vendere troppo presto vi lascia la sensazione di aver potuto e dovuto fare di più.
In un mercato libero, privo di restrizioni e con periodi di cancellazione sempre più a ridosso dalla data, il lastminute è inevitabile.
Chi l’ha detto che deve essere sempre a ribasso?
Torniamo alle questioni di cui sopra.
La posizione favorevole al passaggio apre una strada a una contrattazione anche diretta. Laddove l’alfabetizzazione del cliente, veicolato dalle OTA, lo pone mentalmente col coltello dalla parte del manico. Alzare l’asticella del prezzo vi aiuta nella contrattazione. Applicando uno sconto con il duplice successo di materializzare una prenotazione e disintermediare. Dando la soddisfazione a chi vi sceglie di aver ottenuto un piccolo risparmio.
Se la mia clientela è la classica da una botta e via, che sia business o leisure, potranno arrivarmi richieste fino alla mezzanotte del giorno stesso. Con criterio si può sfruttare la necessità, l’urgenza che questo segmento di mercato. Tra la scelta di percorrere altri chilometri in cerca di chissà cosa o accettare ciò che gli proponete.
Chiudiamo con il front office. Chi presidia la reception deve sapere vendere e deve conoscere gli strumenti che utilizza. Si fa presto a cadere sulla buccia di banana della congruenza tariffaria. Offrire una tariffa alta ed essere esposti a un prezzo inferiore online è la figura più misera che c’è.
La costruzione del lastminute si poggia su diverse basi.
Il lastminute non deve essere per forza una svendita ma può rappresentare un’ottima opportunità di valorizzazione del prodotto.

La lettura dello storico, leggi il nostro articolo!

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La Lezione di 4 Hotel

La Lezione di 4 Hotel Sky - Revenue Bros

Albergatori e appassionati, avete appreso la lezione di 4 hotel?
Evitiamo di dare per scontato qualcosa, sempre meglio. La popolarità della televisione è in calo, così si dice.
4 Hotel è un format nato da una costola di 4 ristoranti, programma portato e che ha portato alla celebrità lo chef Alessandro Borghese.
In Italia è evidente ritengano ci sia carenza di figure titolate nell’ambito dell’hotellerie, altrimenti perché andare a prendere un altro chef per condurre la giostra.
Serviva un volto noto, ecco tutto. E allora Bruno Barbieri, chef sette stelle Michelin. Eh di sicuro qualche albergo l’avrà visto nel corso dei suoi anni. Tanti quanti sono i ristoranti in cui noi siamo andati a mangiare.
Si batte una destinazione, si scelgono quattro concorrenti e li si valuta secondo quattro criteri. Location, camera, servizi e prezzo. I concorrenti votano i rivali e infine Barbieri, con i suoi giudizi, rappresenta l’ago della bilancia.
Quale vetrina incredibile offre il programma. Spesso, ahinoi, mal sfruttata dai concorrenti.
Ciò su cui l’albergatore dovrebbe concentrarsi è offrire un’ottima pubblicità sia della sua struttura che della sua accoglienza.
Ciò che invece traspare è una qualità umana troppo sovente bieca, piegata ai meccanismi dei reality show. Personalità a cui sfugge quanto sia importante mostrare un’immagine positiva, a prescindere dai colpi bassi che spesso il cliente (attraverso i suoi giudizi) è in grado di infliggere.
Andreste mai a pernottare da qualche parte sapendo che vi è antipatico chi vi accoglie?
E così vince chi dà miglior mostra di sé, al di là della classifica distorta e statisticamente poco rilevante che esce dal programma.
Anche perché se il massimo esperto è uno chef che lascia pensare che l’elemento cardine di una stanza d’albergo sia il topper nel letto, eccoci che siamo a cavallo.
Il momento che più si fatica a sostenere è la disamina dei prezzi.
Viene voglia di entrare nel televisore e gridare dei concetti che anche gran parte dei viaggiatori ha ormai chiari in testa.
La tariffa può cambiare a seconda del giorno in cui si pernotta e del momento in cui si prenota.
Eppure ci fosse mai qualcuno che osa sottolinearlo.
Il cliente è libero di scegliere se accettare o meno il prezzo. Sia troppo alto o troppo basso, per lui sarà quello giusto.
Tanto quanto poi è libero di esprimere un parere sulla sua esperienza, anche sul rapporto qualità/prezzo.
Se qualcuno di voi decidesse di andare a farsi pubblicità da Barbieri, imponga questa lezione a 4 hotel.
La televisione è divulgazione, oltre che intrattenimento.
Sarebbe ora che qualcuno desse la giusta dimensione al settore alberghiero.

I diritti del calcio in TV, leggi il nostro articolo!

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Conoscere gli strumenti

conoscere gli strumenti - Revenue Bros consulenza alberghiera

Imparate a conoscere gli strumenti che utilizzate.
Può sembrare una banalità ma diamo per scontati troppi meccanismi nella gestione della vendita. Ed è forse uno dei motivi alla base del dissenso che crea il pagamento delle famigerate commissioni.
Sapete quanto impegno e soldi mettono questi colossi per provare a studiare il mercato e adattare le funzionalità informatiche dei loro strumenti per intercettarlo?
Le extranet delle OTA sono piene di informazioni, numeri, dati, ipotesi. Eppure nella nostra carriera troppo spesso ci è capitato di incontrare imprenditori, gestori e membri dello staff completamente ignari del tesoro che avevano a loro disposizione.
Perché è vero che la commissione che pagate è in funzione delle vendite prodotte. E quindi ciò che sborsate è sulla materializzazione di un risultato. Altrettanto vero però è che ciò che pagate genera un’infinità di meccanismi che poi sono alla vostra portata. Qualche click, un po’ di tempo speso a leggere e ne saprete più di prima.
Anzi, ne saprete più di loro.
Loro, chiunque siano, hanno uno sguardo parziale, concentrato sulle loro informazioni, volte ai loro interessi. Voi avete la vostra struttura nella sua interezza. L’online e l’offline sono due poli solo apparentemente opposti, alla fine confluiscono in un unico imbuto. Il vostro studio sarebbe parziale se toglieste anche solo un tassello.
Ciò che poi sembra incoerente è l’atteggiamento generale dei vari interlocutori.
Da un lato buona parte degli albergatori che si lagnano perché le OTA chiedono troppi soldi. Si arrabattano per scovare alternative impossibili e poi cedono ai consigli alle volte strampalati dei beneamati account manager. Sì, alla fine della giostra si finisce per cedere alla necessità dell’online, com’è corretto. Ciò che lascia dubbi è le modalità del suo utilizzo.
Ed eccoci dall’altro lato, quello di chi promuove l’albergo tramite OTA. Fidatevi perché abbiamo conversato con un’infinità di loro. Preparati come avessero imparato un libretto di istruzioni a pappagallo, puntualmente vi bombardano degli stessi suggerimenti. Sconti speciali, promozioni particolati, circuiti elitari. E non rimborsabilità. Quando poi se ne vanno in televisione e invogliano il cliente con la promessa di una cancellazione gratuita.
Conoscere gli strumenti che utilizzate vuol dire avere potere sugli stessi. Comprendere chi può farvi comodo, nei modi che ritenete opportuni.
Se la sensazione è che abbiate perso il controllo della commercializzazione del vostro prodotto, date retta all’istinto.
Accettate i consigli ma create una solida base di conoscenza che vi consenta di prendere decisioni con cognizione di causa.

Vendere bene la ristorazione, leggi il nostro articolo!

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La disintermediazione costa

La disintermediazione costa, che vi credevate.
Dare le commissioni alle OTA continua a equivalere a una ruvida spina infilata nella carne, già. Identificando questa strada come la peggiore nell’universo scibile.
Eh bisogna disintermediare, così si campa alla grande. E allora, invece di percorrere una comoda strada dritta, ci si appiglia a qualsiasi stratagemma. Sconti e sconticini sul sito, migliaia di euro in pay-per-click, campagne infruttuose che sparano in un mucchio ignoto e molto poco interessato. Poi però se l’account manager dell’OTA di turno telefona per raccontare la nuova grande promozione, quella che dà visibilità e ricchi cotillon, tutti pronti ad abboccare. Perché sennò chi ci compra.
La disintermediazione costa in termini di fatica, sia chiaro. Perché presuppone un lavoro di raccolta dati e di commerciale importante.
Detto già a più riprese come la parità tariffaria sia la condizione di vendita migliore, possibilmente con un numero esiguo di canali online ben mirati, vediamo come comportarci per farla germogliare.
Una struttura solida ottiene una buona visibilità grazie a una giusta politica commerciale e, soprattutto, ai giusti prezzi. Quelli che intercettano a dovere il mercato. La materializzazione delle prenotazioni concretizza una buona, un’ottima brand reputation. La struttura si fa conoscere e grazie anche a un sito ben studiato porta il cliente ad apprendere aspetti della sua realtà che le OTA hanno poco interesse a promuovere. Servizi, servizi, servizi. Vi interessa venderli, giusto?
E già qui ci fermiamo. Sapete con esattezza i connotati dei vostri clienti? Età media, nazionalità, indice medio di soggiorno, motivi del pernottamento. Questi sono già indizi fondamentali per pensare di creare un ponte diretto con loro. Adattandovi alle loro necessità, cucendo l’esperienza sulle loro silhouette.
Avete la percezione di quanti contatti vi crea la visibilità online? Anche solo l’essere in vendita in modo corretto su Booking.com, su Expedia e compagnia bella.
Quante email, telefonate, passaggio diretto crea quella scintillante vetrina?
Ecco che disintermediare costa fatica. Perché la reception e chi si occupa delle vendite devono studiare, analizzare dati, captare sensazioni, impulsi, modellare domande ed elaborare risposte.
Rifiuti per occupazione, per tariffa, esigenze, lamentele, complimenti.
Faldoni e file di intelligence che vi guidano verso la vendita diretta, nel migliore dei modi. Per trovare l’equilibrio tanto desiderato tra intermediazione e disintermediazione.
Oh, vi dico cosa c’è scritto nell’ultima pagina del libro. Le OTA rimangono in vita.
Disintermediare costa.

Le insidie dell’online, leggi il nostro articolo!

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Vendere più a meno o meno a più?

Vendere più a meno o meno a più? - Revenue Bros

Vendere più a meno o meno a più?
Vi siete fatti questa domanda, da imprenditori, almeno una volta. E ve la starete facendo anche sulla coda di questa estate, decifrabile in maniera differente a seconda delle situazioni e del contesto.
Ma i conti pesano al pari dei costi ed è un momento complesso in questo senso. Un parametro di produzione che prima portava un determinato ricavo oggi assottiglia i guadagni. Eppure più a meno o meno a più è un cruccio ben più antico della pandemia e dell’inflazione.
Quindi oggi ve la raccontiamo in modo molto basilare, sia mai che a qualcuno possa far comodo.
Parliamo di unità abitative (potete traslare al contesto che più vi aggrada). E prendiamo per buono l’assunto che abbiate fatto il massimo possibile per avere un controllo di gestione degno.
1) Ho 50 unità, i miei costi fissi sono X e restano tali a qualsiasi tasso di occupazione. 
2) La vendita di un’unità mi costa Y. Il prezzo di vendita dev’essere superiore a Y. Altrimenti commercialmente sto facendo un disastro.
3) La differenza tra prezzo di vendita e i costi variabili va a coprire i costi fissi e, si spera, a creare il nostro guadagno.
Teoria inattaccabile che deve fare i conti con il mercato. Perché, in tutto ciò, c’è da considerare che il mercato compra ciò che ritiene adeguato alle sue esigenze.
Ed ecco che subentra la componente umana. Il rifiuto, anche conti e mercato inesistente alla mano, di vendere sotto certe cifre.
Facciamo i conti, qualsiasi stellaggio, posizione, città e pretesa vi identifichi.

Vendiamo meno a più:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile è 50.000, il mio costo Y è 25 per unità.
Vendo 20 unità al giorno a 100.
100X20X30 = 60.000.
Il costo Y equivale a 20X30X25 = 15.000.
15.000+50.000 = 65.000. Siamo sotto di 5.000.

Vendiamo più a meno:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile rimane 50.000, così come il costo Y a 25 per unità.
Vendo 40 unità al giorno a 70.
40X70X30 = 84.000.
Il costo Y questa volta sarà 40X30X25 = 30.000.
30.000+50.000 = 80.000. Siamo sopra di 4.000.

I conti sono facili da fare, che ne dite?
Ci sono tante variabili da considerare. Le commissioni delle OTA, tanto per cominciare, variabile che si può ipotizzare su una buona base di storico.
C’è anche da considerare però che i prezzi devono variare e, così facendo, è quasi impossibile mantenere la stessa tariffa per ogni unità e giorno.
Ma questi sono già discorsi più articolati.
Liberate la mente attraverso i conti, lasciate perdere i competitor, i presunti trend, il vostro orgoglio e le vostre pretese.
Se potessimo vendere tutto a più, sarebbe fantastico.
Se costretti, vendere meno a più, con criterio, conviene.

Aumentare la qualità delle vendite: come? Leggi il nostro articolo!

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Turismo, estate in calo?

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Turismo, estate in calo.
Sì? Verità? Propaganda?
Se ne stanno leggendo di tutti i colori in queste settimane, ognuno ha da offrire il proprio punto di vista. Ma questa estate italiana è davvero in calo, il turismo sta perdendo colpi?
 Partiamo da un presupposto fondamentale, utile in materia professionale tanto quanto nella vita personale. La statistica è un conto, la casistica tutt’altro. Si può essere l’unica struttura in un’intera regione ad aver guadagnato bene tanto quanto una regione in crescita rispetto alle altre. La Puglia, per dirne una, dichiara un altro anno da record. Siamo piccini rispetto ad altri ma siamo così ricchi e variegati che ogni segmento meriterebbe un approfondimento.
Mettendo in campo le nostre esperienze dirette, possiamo con certezza affermare quanto segue. L’estate 2023, soprattutto Agosto, ha vissuto di dinamiche lievemente differenti rispetto all’anno scorso. Nelle tempistiche di acquisto e nella distribuzione qualitativa delle vendite. Può sembrare un dettaglio minimo, ma Ferragosto quest’anno è caduto in un territorio molto meno fertile della settimana. Penalizzando soprattutto le città d’arte, che godono anche dei weekend o dei ponti ricavati fuori dalle ferie canoniche. Storico e previsionale si analizzano osservando con cura ciò che è stato e ciò che è. E un anno è fatto di tanti dettagli.
Poi andiamo a curarci delle aspettative.
Credevate che ci potesse essere un ennesimo balzo in avanti clamoroso del fatturato?Pensarlo accantonando una seria analisi delle vostre qualità e prospettive può essere stato un abbaglio. Anche mantenere uno status quo può essere un prodigio.
Pensavate che sparando prezzi alti a caso, cavalcando l’onda dell’inflazione, portasse bei risultati? Qui tocchiamo un nervo scoperto, perché è sport assai praticato oggigiorno. Ecco quindi che inizia un’altra cattiva abitudine, quella di incolpare qualcun altro per le nostre mancanze. L’Albania che costa così poco che tutti sono andati da quelle parti. Ci si è messa pure la Meloni a fare promozioni fuori Italia.
Ripassiamo allora alcune lezioni fondamentali.
– Il turismo, quello vero, quello leisure, è potenzialmente infinito. Il mondo è talmente pieno che ce ne sarebbero abbastanza per coprire qualsiasi meta. Se hanno scelto altrimenti, è a causa delle condizioni che avete proposto. Vi sorprenderà ma qualcuno potrà persino essere rimasto a casa, in attesa di momenti più propizi.
– I prezzi si alzano se la domanda sulla singola struttura è in crescita. Chiaro? Guardatevi con coscienza in casa. Il vostro valore è in funzione di diversi aspetti, molti dei quali individuali. Avete mai sentito parlare di brand reputation?
– Anche qualora il massimo dei vostri sforzi avesse prodotto un calo di produzione, cercate di capire perché. E ricordatevi che incassare meno rispetto all’anno precedente può comunque voler dire aver guadagnato rispetto ai vostri parametri economici in equilibrio tra costi e ricavi.
Se il turismo è stato in calo, quest’estate, analizzatevi.
L’inflazione è un vento che trascina a largo anche chi è meno meritevole. Quando si calma la brezza, torna a riva chi sa governare la nave.

Vacanze per ricchi? Leggi il nostro articolo

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