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idee da mettere in pratica

Il toast della discordia

Il toast della discordia - Revenue bros

Il toast della discordia, ormai ne parlano tutti.
Sarà che ad Agosto abbiamo meno da fare. Eppure il settore turistico è in pieno fermento. Ma, si sa, il social imperversa in ogni caso.
Il fatto: sul lago di Como, una coppia ha ordinato un toast con patatine, ha chiesto fosse diviso a metà per essere condiviso. Per questo è stato chiesto un sovrapprezzo di 2 euro (su un totale di 7,5 euro).
Eppure ci sono fatti di cronaca ben più rilevanti nel mondo, già. Capita però in un periodo in cui siamo tutti particolarmente suscettibili all’aspetto economico. Forse iniziamo ad accorgerci che l’inflazione è un problema. O magari è quella voglia innata di rovistare nella polemica.
A livello commerciale la strategia applicata a questo benedetto toast della discordia è corretta?
Dipende. Amici nostri, dipende sempre.
Anni fa ci sedemmo in un ristorante sulla 6th avenue, a pochi passi dalla Carnagie Hall, Manhattan, New York. Le porzioni statunitensi sono abnormi perciò decidemmo di dividere in due il pastrami che tanto ci faceva gola. Sul menù indicato c’era il sovrapprezzo per tale richiesta. Accettammo di pagarlo, un po’ a malincuore.
Forse qui si manifesta l’unico reale dubbio legittimo, quello della comunicazione. Se previamente avvisato, il cliente è messo in possesso del libero arbitrio. Potrà poi stabilire il proprio giudizio in funzione del rapporto qualità prezzo. Ma la scelta di esborso è fatta in pieno possesso delle proprie facoltà.
Sì, la comunicazione è decisiva, in tutti i sensi. Perché il mercato deve essere messo nelle condizioni di accettare o rifiutare un’offerta, purché questa sia sincera, cristallina.
Allora a Manhattan, come sul lago di Como, può essere lecito domandare un sovrapprezzo per la divisione di una portata. Perché il tavolo che viene occupato ha un valore economico. E, vista la location, potrebbe essere ambito da molti altri. Potrebbe anche esserci fuori la fila.
Il bar Pace, sul lago di Como, non è un ristorante. Sullo scontrino sono inoltre segnati un caffè, un’acqua minerale da mezzo litro e una coca. Certo fosse stato il toast l’unica voce nell’ordine, il discorso sarebbe stato posto sotto un’altra ottica.
Avete abbastanza strumenti per giudicare da voi.
Il toast della discordia è commercialmente corretto?
Il popolo esprime la sua opinione, la soggettività serve poco in questi casi.
E la statistica generale premierà o affosserà il bar Pace. Ogni azione ha una conseguenza.
Il mercato ha l’ultima parola. 

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Le insidie dell’online

Le insidie dell’online - Revenue Bros

Quante insidie l’online.
Siamo nel pieno dell’estate 2023, la pandemia è alle spalle e l’inflazione sta spingendo l’economia mondiale verso picchi impensabili. Quella che si pensava potesse essere una bolla anomala, almeno a oggi, pare essere una riparametrazione del mercato.
Tutti contenti? Più o meno. Le lamentele ci sono sempre, da più parti. Ma fin quando tutti comprano, difficile porsi davvero il problema.
Sono ormai quindici anni che lavoriamo nel settore, abbiamo passato diverse ere. Il mondo va sempre più veloce. E l’online, come la tecnologia, si evolve fagocitando la percezione del tempo.
Vendere online, però, è diventato ancora più complicato. Perché il mercato si rivolge al cliente, com’è ovvio che sia. Ma il punto di vista tra l’intermediario e il fornito sono ormai distanti anni luce.
Ci piacerebbe chiedere, in ambito alberghiero, se la vecchia parity rate è almeno un pizzico rimpianta. Sebbene ancora applicabile, almeno in teoria, oggi è praticamente impossibile mantenerla.
Il pericolo online più grande sono gli innumerevoli portali che faticano a concedere trasparenza di servizio. Piattaforme che, attraverso sconti e rinunce di commissione, lanciano online prezzi sconclusionati e diversi tra loro. Si fanno concorrenza e pensano al loro tornaconto.
Oggi sperare che si crei una tariffa e che questa si mantenga intatta alla ricerca online è utopia.
Soluzione?
Certo che c’è. Semplice anche se, purtroppo, molti la rifiutano.
Scegliere pochi, pochissimi partner. E lavorare bene su quelli, alle nostre condizioni.
Nella maggioranza delle occasioni, se arriviamo a un paio di OTA più il sito è grasso che cola.
L’online è pieno di insidie ma siamo noi a crearle. Permettiamo a terzi di gestire le nostre vendite, convinti che in loro assenza soffriremmo. E se invece analizzassimo i numeri ci accorgeremmo che, nella maggior parte dei casi, sono loro il freno a una migliore qualità del ricavo medio.
Studiate, analizzate. La strada vi si spalancherà davanti.
Abbiate coraggio, premia sempre.

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Il mercato in Aeroporto

Il mercato in Aeroporto - Revenue Bros

Che noia lo scalo tra un volo e l’altro! Il mercato dell’attesa, in aeroporto. Scadente.
Se avete preso almeno una volta in vita vostra un volo intercontinentale e siete stati costretti ad attendere per ore la connessione tra un o più aerei, siete per forza entrati in una bolla spazio temporale in cui tutto è immobile, rarefatto, in cui ogni minuto è interminabile.
A quel punto, spesso intontiti dal sonno, vi siete detti che fare un giro nei terminal poteva essere una buona idea. Dare un’occhiata ai negozi, sempre meglio che starsene seduti a fissare il vuoto.
Avete fatto caso alla tipologia degli esercizi commerciali?
Grandi brand, boutique persino di lusso, negozi di souvenir, prodotti locali. E i duty free, dove si narra ci sia un grande risparmio, leggende che si perdono nel vento e nel fuoco, labirinti guidati da volti famosi che fanno capolino ammiccanti dai poster e profumi avviluppanti.
Di sicuro qualcuno acquisterà questi prodotti. La ragion d’essere delle grandi marche va valutata più nell’ottica di visibilità, di vetrina, di prestigio. E forse gli bastano una manciata di acquisti al giorno per giustificare la loro presenza.
Ma noi esseri mortali, con il portafogli già messo alla prova da voli sempre più cari, siamo condannati al disinteresse, alla noia.
Quasi sempre gli scali avvengono in aeroporti grandi, in città importanti, dove si intersecano le mete turistiche più richieste. Flussi di gente inenarrabili.
Ma perché sfruttarli così male?
Un altro banale caso di mercato scriteriato, in cui si impone un’idea invece di interrogare una necessità o un desiderio.
Qualcuno però è andato oltre, per fortuna. E ci sarebbero interi capitoli da trattare. Una delle industrie più in difficoltà è quella cinematografica. Eppure in pochi hanno pensato di allestire una o più sale nei terminal. Il miglior aeroporto del mondo, quello di Singapore, ne ha una al Terminal 3. Fiumicino ha da poco inaugurato una Movie Lounge. Quanto potenziale avrebbe questo connubio.
All’aeroporto di Orio al Serio, Bergamo, ci sono adesso delle capsule affittabili a ore dove potersi riposare. Il desiderio più grande di tutti, ronfare un po’ in posizione distesa.
La Turkish organizza a Istanbul dei tour gratuiti per la città a beneficio di chi è costretto ad attese superiori alle sei ore.
All’aeroporto di Naha, Okinawa, c’è una sala giochi.
E siamo sicuri si potrebbe andare avanti con questi esempi.
Il mercato dell’attesa in aeroporto, un potenziale sperperato.

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Vendere bene la ristorazione

Vendere bene la ristorazione - Revenue Bros

Vendere bene la ristorazione, oggi come si fa?
Partiamo dall’ammissione che esisteranno decine di migliaia di professionalità più adatte a dare questa risposta. Perciò, con umiltà, caliamoci nei panni di chi si siede a tavola. Il cliente, insomma. Voce a cui si dovrebbe dare un peso maggiore, in tutti i campi. E che, invece, alcune volte pare sia l’ultimo interpellato.
Siamo tutti social, seguiamo le tendenze e ci arroghiamo il diritto di sputare sentenze. La natura umana ce lo impone, gli strumenti a nostra disposizione hanno acuito questa possibilità. Oggi si va al ristorante attraverso processi spesso chirurgici, fatti di incroci di informazioni online, gusti personali, passaparola, Tripadvisor, The Fork. E consideriamo poi i sedicenti food blogger, personaggi dalla cultura oscura che spiegano le pietanze che consumano in termini scarni, accompagnati però da riprese ben confezionate. Il food porn, come lo chiamano i feticisti. Loro muovono una quantità di pubblico impressionante, tanto da essere ricercati come primi promoter dell’industria.
E infiliamoci pure chi, da consulente esterno magari, cura l’aspetto del ristorante. I maitre d’ambiance, che con occhio fatato imbellettano i locali, toccando corde che neanche si pensava di possedere.
Qualcun altro? Oggigiorno tanti fattori garantiscono il successo di un’impresa, su questo dobbiamo essere d’accordo. L’online è cassa di risonanza e visibilità impagabile e anzi, spesso, a costo quasi zero.
Ma allora chi lavora al ristorante si deve limitare a far sedere a tavolino l’avventore? Imponendogli il coperto, facendogli pagare un cestino di pane mai desiderato, portando i piatti come fossero buste da lettera, anelando una mancia ormai concessa solo per abitudine?
Certo il cliente va portato dentro il locale, questo vale sempre. Ma quando varca la soglia di casa vostra, diventa gradito ospite. E allora la differenza la fa l’oste e i suoi fidati camerieri. Da quel momento il destino è in mano loro.
Quand’è stata l’ultima volta che un cameriere vi ha venduto bene un piatto. O ve l’ha raccontato in modo conciso, affascinante. Portandovi a fidarvi di lui, a bramare un suo suggerimento, a quel punto pronti a seguirlo fino al paradiso dei dolci?
Perché forse è questo che viene meno. Si studiano i massimi sistemi e mancano le basi.
Ce ne accorgiamo da clienti, quanto difficile potrà essere farlo da esercenti.
Ricominciamo a vendere bene la ristorazione.

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Aumentare la qualità delle vendite

Aumentare la qualità delle vendite - Revenue Bros

Aumentare la qualità delle vendite è possibile?
Obiettivo, più che domanda, di tutti gli imprenditori.
Vi è noto, siamo specializzati nel settore alberghiero. Ed è uno dei migliori dove esercitarsi nella gestione dei prezzi. Perciò l’esempio di riferimento è quello. Sebbene siamo piuttosto sicuri di poter associare certe pratiche più o meno a tutti i campi dell’economia mondiale.
Ragioniamo sul percorso, più che sull’obiettivo. Per dimostrare come la ricerca dell’aumento della qualità delle vendite, del ricavo medio se preferite, può avvenire in modo fisiologico. Ben lontana dall’essere una decisione di pancia, un’imposizione al mercato che decide lui a che condizioni venire, se glielo concedete.
Dovreste ormai sapere che dietro a un prezzo ci sono tante considerazioni. Quanto mi costa e a quanto, in quel determinato momento, il mercato è disposto ad acquistare. Variabile temporale, sua maestà. Allora, certezze matematiche alla mano, ci si espone al mondo con una tariffa. Quella di partenza. Certo, perché se vendiamo una camera dobbiamo per forza ragionare in un’ottica di crescita. Può anche capitare di rimanere stabili, ma è un’anomalia. Alla pressione della domanda, si alza. Finché si trova il giusto equilibrio e la vendita migliore. L’insieme di tutto crea un ricavo medio. Se la nostra occupazione è soddisfacente, abbiamo fatto un buon lavoro.
Eh ma qui si vuole alzare il ricavo medio!
Certo, giusto. Tutti lo vogliamo. Sarebbe meglio notare anche la statistica dell’occupazione, perché altrimenti vendiamo bene ma poco. E quello ci piace meno.
Arriviamo però, se siamo bravi, a capire qual è il nostro margine di occupazione.
Per assorbire queste conoscenze ci vuole pratica e tempo. Lo storico ci dà dei paletti. Sarebbe il massimo avere statistiche quali rifiuti per occupazioni e rifiuti per tariffa. Ogni volta che abbiamo detto di no perché già pieni o ci hanno rimbalzato perché la richiesta era troppo esosa.
A quel punto abbiamo tutto. Quando andiamo a ricreare la nostra bella tariffa di partenza, sappiamo di avere due strade. Mantenerla invariata, pronti ad alzare con più solerzia. Oppure rosicchiare qualcosa a rialzo all’inizio, essendo (chissà) più cauti nei rialzi.
Ci si preoccupa che si venda troppo a tariffe minime e poco a tariffe massime. La verità è nel mezzo. Perché la maggioranza delle vendite sarà fatta a metà tra queste due. Ed è quello il nostro focus. Trovare l’equilibrio e concentrarci su quello.
Così da aumentare, in modo fisiologico, la qualità delle vendite.

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Lo sconto

Lo sconto - Revenue bros cunselenza alberghiera

Applicate lo sconto?
Domanda a bruciapelo, semplice eppure così complessa da richiedere infiniti studi a riguardo. Perché lo sconto è strategia, è ultima spiaggia dopo un fallimento, è aggiustamento.
Cerchiamo di farla semplice, nel ricordare che nella vendita è sempre una questione di momenti. Dipende.
Tralasciamo la necessità di stracciare un prezzo che ha mancato l’obiettivo. Capita a tutti, riuscire a comprendere la necessità di rivedere le proprie idee è fondamentale.
Ma lo sconto può essere strategia commerciale?
Ci sono due macro forme di vendita. Quella diretta e quella online. Viaggiano parallele ma vivono di regole differenti.
L’online è una vetrina potenzialmente infinita, finestra da cui si affacciano anche molti clienti che ambiscono a diventare diretti. I portali di vendita si poggiano su regole, algoritmi, dogmi e idee che alle volte vanno solo accettati e seguiti.
Molti sostengono che lo sconto sia più attraente per il mercato. Dà la percezione di pagare meno qualcosa che vale di più.
Eppure, nel mare magnum di proposte, ci sono così tante variabili da considerare che sarebbe superficiale credere che un semplice prezzo sbarrato o una percentuale di risparmio siano da soli in grado di guidare verso la materializzazione di un acquisto. A funzionare, online, sono una solida brand reputation, un insieme di caratteristiche che si confanno alle necessità di chi compra. E poi il prezzo.
E al telefono?
Riteniamo errato concedere uno sconto a prescindere. Dipende dalla data, dal momento in cui viene richiesta, dalla disponibilità totale. È un errore considerare uno sconto procedurale, solo per arrivare a dama.
Ma come, lavoriamo per studiare il mercato, rimestiamo nei nostri errori, facciamo tesoro delle nostre esperienze. Un prezzo deve essere il prodotto di un’attenta e meticolosa analisi. E poi, che facciamo, lo scontiamo?
Fatevi le giuste domande.
Lo sconto, in generale, è ammettere che abbiamo sbagliato a scegliere una tariffa.

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Quanto ci costa il Calcio

Quanto ci costa il Calcio - Revenue Bros consulenza alberghiera

Ah, quanto ci costa il calcio.
Tra le tante novità attuali, c’è quella del bando per i diritti tv della Serie A Tim, a partire dal biennio 2024/2025. Per la prima volta libero dal vincolo triennale d’acquisto, per un massimo di un quinquennale.
Facciamo un po’ di conti e di logica, vi va?
Quando parliamo di questo sport, da appassionati, spesso chi lo detesta e fa fatica a capirlo ci guarda come fossimo matti. 
Più volte però è capitato di sottolineare come questo sia un centro di potere economico e politico da far impallidire chiunque.
Basti pensare che circa la metà della popolazione mondiale ne è fan.
In Italia è sport nazionale. E veniamo dunque a noi.
La lega di Serie A punta a incassare una cifra vicino al miliardo e duecento milioni l’anno, a crescere in percentuale dal quarto anno di accordi in su.
Negli ultimi anni il guadagno è stato di circa 925 milioni di euro. Questi poi, per completezza d’informazione, vanno ridistribuiti tra le partecipanti al campionato (anche per bacino di tifosi e posizionamento in classifica).
Quindi, pallottoliere alla mano, i signori prevedono un aumento di 300 milioni di euro. Ottimisti.
Forti di una stagione europea buona, con una finalista certa di Champions League, ritengono che la brand reputation sia cresciuta.
Questi diritti saranno venduti in tutto il mondo. Ciò che ci interessa sono però le fonti interne. Sky, DAZN e poi? La vendita del pacchetto potrebbe riguardare fino a tre o più distributori. Quindi ecco Amazon, Eurosport, Rai e Mediaset pronti a raccogliere le briciole.
Facile pensare, inoltre, che i costi degli abbonamenti cresceranno. Altrimenti come aumentiamo la produzione.
E il tifoso? Che magari ci aggiunge pure un abbonamento allo stadio o, quantomeno, qualche partita ogni tanto.
Ha da paga’.
Tutto giusto, se fosse disposto a farlo. Il mercato è così che funziona.
Ma il ragionamento, secondo voi, torna?
Con gli attuali costi si raggiunge una cifra. Perciò alzando il prezzo è più probabile che compri più gente o che qualcuno si tiri indietro? A maggior ragione se infiliamo in mezzo un altro abbonamento a una piattaforma che prima mancava.
E poi fanno la guerra contro la pirateria.
A questi signori, come a molti, manca una buona dose di logica.
Poi vedremo se avranno ragione. Il mercato saprà dire la sua.  

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Caro Imprenditore

Caro Imprenditore - revenue Bro consulenza alberghiera

Caro imprenditore,
nel corso degli anni abbiamo parlato spesso con te. Eri sempre diverso, per carità. Unico. Provenivi da tutte le parti d’Italia e del mondo, facevi parte di ceti sociali diversi. Eri bruno, biondo, moro. Eri uomo, eri donna.
Eppure, caro imprenditore, è capitato che sovente dalla tua testa uscissero idee assai simili tra loro.
È un mestiere complesso il tuo, va detto. Mica alla portata di tutti. Ci vogliono caratteristiche che solo alcuni possiedono. E già solo per questo ti va dato onore.
Perciò, caro imprenditore, vorremmo darti giusto un paio di consigli spiccioli, utili a guardare dalla giusta prospettiva il quadro generale.
Siamo in un periodo piuttosto florido, al netto di costi che si sono alzati in modo anomalo. Rimpiangevamo l’assenza di turismo, di gente in giro. Oggi abbiamo il cruccio opposto, ci si lagna dell’overtourism.
Oggi, caro imprenditore, tutti hanno aumentato improvvisamente la soglia di spesa.
Attenzione, però, mica tutti abbiamo imparato a vendere. Ma è facile capire fin dove arriva il nostro merito. Analizziamo il passato. Se qualcosa, pandemia a parte, non funzionava prima e ora va alla grande, di chi credete sia il merito?
E questo era il primo suggerimento.
Il secondo, se possibile, è ancora più importante.
Caro imprenditore, adesso hai un gruzzoletto in tasca. Attenzione perché è più pericoloso averli i soldi che esserne in mancanza.
Ti sono venute delle idee niente male su come investirli. Ampliamenti, migliorie, proposte pioneristiche.
Caro imprenditore, cerca di rincorrere le necessità del mercato perché è lui che ti parla, che ti suggerisce. È difficile imporre al mondo la propria visione, assai più semplice ascoltare un’opinione.
Se la barca è rotta, è giusto aggiustarla. Se funziona e va a gonfie vele, però, perché toccarla?
Pensiamo piuttosto a chi ci lavora ogni giorno. Se abbiamo scelto gli uomini giusti, al posto giusto, è sacrosanto ricompensarli, elevarli. Se ci manca qualcosa, aggiungiamola.
Nessun intonaco nuovo, software all’avanguardia, servizio aggiuntivo, sarà mai efficace quanto un professionista competente.
Caro imprenditore, il fatturato passa soprattutto attraverso la qualità del lavoro delle persone.

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L’Evento Irripetibile (la Casistica Springsteen)

L’Evento Irripetibile (ovvero la Casistica Springsteen) - Revenue Bros

Avete avuto mai a che fare con un evento (turisticamente) irripetibile?
Il nostro lavoro raramente è fatto di dogmi insindacabili. Anzi, molto più spesso, è composto da casistiche.
Come affrontare questo genere di situazioni a livello tariffario?
L’evento irripetibile è un caso di studio affascinante, a noi piace chiamarlo la casistica Springsteen. In ovvio riferimento al mitico Bruce che da più di cinquant’anni domina il panorama musicale mondiale.
Nello specifico, l’evento irripetibile è associato a destinazioni inusuali per concerti di cartello di questo tipo.
Quest’anno, neanche a farlo apposta, Springsteen tocca tre tappe italiche. Roma, Ferrara e Monza. E se su Roma la domanda si spalma lungo un territorio sconfinato, le altre due sono realtà meno conosciute e geograficamente più contenute. Il che rende ogni unità abitativa un bene di lusso.
All’inizio, molti si affacceranno online e cercheranno di capire cosa fanno gli altri. Sperando che il primo a proporre il fantomatico prezzo sia anche in grado di sciogliere il paradosso dell’uovo e della gallina.
Se proprio l’argomento relativo all’evento irripetibile vi è ignoto, piuttosto è costruttivo utilizzare il web per capire qualcosa in più sui numeri dell’artista. Quanto costa un biglietto per il suo concerto, quanto seguito ha, quante date concede all’interno di un territorio.
Guardatevi poi allo specchio. La vostra brand reputation, i vostri ricavi medi, la vostra location. A quel punto prendete la data di maggior successo in termini di occupazione e produzione. Formate un punto di partenza. Attenzione, non stiamo dicendo che deve essere esattamente quello il prezzo. Potete persino moltiplicarlo. Ma è qualcosa di concreto su cui poggiarsi.
L’evento irripetibile richiede cautela e sperimentazione. Motivo per cui, soprattutto quando si aprono gli argini della vendita, è opportuno concedere poche unità allo stesso prezzo. Attraverso le telefonate capirete quanto sia appetibile la tariffa che avete esposto. Online, mettete una, massimo due unità. E poi riconsiderate il tutto. Procedendo, in crescita, fin quando il mercato ve lo consente.
E la cancellation policy?
Altro elemento vitale. Una volta tanto si può essere restrittivi. L’evento irripetibile vi mette dalla parte del manico del coltello.
Se proprio volete considerare gli altri, partite dal presupposto che per quanti lavoreranno bene sulla strategia, tanti invece opereranno in modo casuale. Costringendoli poi ad abbassare vorticosamente sotto data.
Può darsi che vi costringa a una gestione un pizzico isterica della tariffa, è normale.
L’evento irripetibile è formativo ma mette a dura prova tutti, dal revenue manager all’accoglienza.

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Intelligenza artificiale: macchina contro uomo

Intelligenza artificiale macchina contro uomo - Revenue Bros

Intelligenza artificiale, macchina contro uomo.
Chi la spunta?
Avremmo così tante fonti a cui attingere, menti lungimiranti che avevano previsto l’innestarsi stabile nella nostra quotidianità di entità androidi, pronte a prendere il posto di un essere umano. E surclassarlo in efficienza.
La domanda va oltre il dubbio del poter sostituire una presenza organica senziente, perché siamo ben oltre questo.
Possono fare meglio?
In campo economico, nella costruzione della strategia commerciale, da anni ormai numerosi software impostano i prezzi di vendita. Programmi spesso approssimativi che ragionano a comparti stagni, a cui manca la sensibilità di comprendere le infinite variabili d’acquisto che definiscono una tariffa.
Soluzione quindi presa per evitare di stipendiare un professionista. Per risparmiare ciò che un revenue manager si guadagnerebbe grazie all’incremento di fatturato generato dal suo lavoro.  
In campo letterario, l’intelligenza è in grado di replicare lo stile di scrittori (anche defunti) per dare vita a nuovi capolavori. Oltre che a generarne ex-novo.
In campo musicale, l’intelligenza artificiale sintetizza la voce di artisti (anche defunti) e li fa intonare canzoni da loro mai cantate. Oltre a generarne ex-novo.
Una foto creata dall’intelligenza artificiale ha vinto il Sony World Photography Award nella categoria creative, salvo poi revoca una volta capito che l’opera era frutto di un software.
Claudia vende le sue foto osé su internet. Peccato che Claudia sia solo il prodotto informatico di un’intelligenza artificiale.
È chiaro che presto faremo fatica a distinguere tra realtà e fantascienza.
Sottolineando come il progresso scientifico sia sempre da lodare, soprattutto quando tocca campi dove l’analisi è più importante dell’emotività e della creatività, torniamo al punto.
Macchina contro uomo, chi lo fa meglio?
Un software può scrivere un libro, può cantare una canzone di successo, può creare una fotografia. Ma un artista è un genio, è qualcuno con cui creare empatia, a cui chiedere dove prenda le meravigliose idee che trascrive su pagina. Salirà sul palco e farà sognare la folla. Scalerà l’Himalaya per catturare quell’alba incredibile.
Un artista è un brand. Un numero sconfinato di followers sui social, il volto di una campagna pubblicitaria. Può andare in tour, firmare autografi.
Crediamo ancora che la mente umana sia in grado di cogliere sfumature della realtà che solo l’emotività è strutturata per recepire.
Mettere in mano questo a un’intelligenza artificiale è pura pigrizia.

Financial Cleanse (per persone e per alberghi) , leggi qui l’articolo

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