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La Costruzione di un buon Lastminute

La Costruzione di un buon Lastminute - Revenue Bros

Lastminute, tecnica vitale per il successo di una strategia commerciale. La costruzione di un buon lastminute passa attraverso una profonda conoscenza delle dinamiche del mercato e, strettamente legato a esse, alla dimestichezza che si ha dei processi di una struttura.
Lo storico aiuta sempre. Ma chi si occupa del commerciale deve avere bene in testa la natura della propria creatura.
La posizione favorisce il passaggio?
Che tipo di clientela mi predilige?
Il front office è buon venditore?
Agli albori del revenue management, il lastminute era considerato un correttivo.
Oggi ci sentiamo di dire che, in funzione della velocità a cui si muovono il mondo e internet, il lastminute rappresenti null’altro che una vera e propria fase di vendita.
Il sogno di vendere l’ultima camera al prezzo migliore a poche ore della mezzanotte del giorno successivo è destinato a infrangersi presto. La statistica parla chiaro. Anzi spesso vendere troppo presto vi lascia la sensazione di aver potuto e dovuto fare di più.
In un mercato libero, privo di restrizioni e con periodi di cancellazione sempre più a ridosso dalla data, il lastminute è inevitabile.
Chi l’ha detto che deve essere sempre a ribasso?
Torniamo alle questioni di cui sopra.
La posizione favorevole al passaggio apre una strada a una contrattazione anche diretta. Laddove l’alfabetizzazione del cliente, veicolato dalle OTA, lo pone mentalmente col coltello dalla parte del manico. Alzare l’asticella del prezzo vi aiuta nella contrattazione. Applicando uno sconto con il duplice successo di materializzare una prenotazione e disintermediare. Dando la soddisfazione a chi vi sceglie di aver ottenuto un piccolo risparmio.
Se la mia clientela è la classica da una botta e via, che sia business o leisure, potranno arrivarmi richieste fino alla mezzanotte del giorno stesso. Con criterio si può sfruttare la necessità, l’urgenza che questo segmento di mercato. Tra la scelta di percorrere altri chilometri in cerca di chissà cosa o accettare ciò che gli proponete.
Chiudiamo con il front office. Chi presidia la reception deve sapere vendere e deve conoscere gli strumenti che utilizza. Si fa presto a cadere sulla buccia di banana della congruenza tariffaria. Offrire una tariffa alta ed essere esposti a un prezzo inferiore online è la figura più misera che c’è.
La costruzione del lastminute si poggia su diverse basi.
Il lastminute non deve essere per forza una svendita ma può rappresentare un’ottima opportunità di valorizzazione del prodotto.

La lettura dello storico, leggi il nostro articolo!

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La Lezione di 4 Hotel

La Lezione di 4 Hotel Sky - Revenue Bros

Albergatori e appassionati, avete appreso la lezione di 4 hotel?
Evitiamo di dare per scontato qualcosa, sempre meglio. La popolarità della televisione è in calo, così si dice.
4 Hotel è un format nato da una costola di 4 ristoranti, programma portato e che ha portato alla celebrità lo chef Alessandro Borghese.
In Italia è evidente ritengano ci sia carenza di figure titolate nell’ambito dell’hotellerie, altrimenti perché andare a prendere un altro chef per condurre la giostra.
Serviva un volto noto, ecco tutto. E allora Bruno Barbieri, chef sette stelle Michelin. Eh di sicuro qualche albergo l’avrà visto nel corso dei suoi anni. Tanti quanti sono i ristoranti in cui noi siamo andati a mangiare.
Si batte una destinazione, si scelgono quattro concorrenti e li si valuta secondo quattro criteri. Location, camera, servizi e prezzo. I concorrenti votano i rivali e infine Barbieri, con i suoi giudizi, rappresenta l’ago della bilancia.
Quale vetrina incredibile offre il programma. Spesso, ahinoi, mal sfruttata dai concorrenti.
Ciò su cui l’albergatore dovrebbe concentrarsi è offrire un’ottima pubblicità sia della sua struttura che della sua accoglienza.
Ciò che invece traspare è una qualità umana troppo sovente bieca, piegata ai meccanismi dei reality show. Personalità a cui sfugge quanto sia importante mostrare un’immagine positiva, a prescindere dai colpi bassi che spesso il cliente (attraverso i suoi giudizi) è in grado di infliggere.
Andreste mai a pernottare da qualche parte sapendo che vi è antipatico chi vi accoglie?
E così vince chi dà miglior mostra di sé, al di là della classifica distorta e statisticamente poco rilevante che esce dal programma.
Anche perché se il massimo esperto è uno chef che lascia pensare che l’elemento cardine di una stanza d’albergo sia il topper nel letto, eccoci che siamo a cavallo.
Il momento che più si fatica a sostenere è la disamina dei prezzi.
Viene voglia di entrare nel televisore e gridare dei concetti che anche gran parte dei viaggiatori ha ormai chiari in testa.
La tariffa può cambiare a seconda del giorno in cui si pernotta e del momento in cui si prenota.
Eppure ci fosse mai qualcuno che osa sottolinearlo.
Il cliente è libero di scegliere se accettare o meno il prezzo. Sia troppo alto o troppo basso, per lui sarà quello giusto.
Tanto quanto poi è libero di esprimere un parere sulla sua esperienza, anche sul rapporto qualità/prezzo.
Se qualcuno di voi decidesse di andare a farsi pubblicità da Barbieri, imponga questa lezione a 4 hotel.
La televisione è divulgazione, oltre che intrattenimento.
Sarebbe ora che qualcuno desse la giusta dimensione al settore alberghiero.

I diritti del calcio in TV, leggi il nostro articolo!

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Conoscere gli strumenti

conoscere gli strumenti - Revenue Bros consulenza alberghiera

Imparate a conoscere gli strumenti che utilizzate.
Può sembrare una banalità ma diamo per scontati troppi meccanismi nella gestione della vendita. Ed è forse uno dei motivi alla base del dissenso che crea il pagamento delle famigerate commissioni.
Sapete quanto impegno e soldi mettono questi colossi per provare a studiare il mercato e adattare le funzionalità informatiche dei loro strumenti per intercettarlo?
Le extranet delle OTA sono piene di informazioni, numeri, dati, ipotesi. Eppure nella nostra carriera troppo spesso ci è capitato di incontrare imprenditori, gestori e membri dello staff completamente ignari del tesoro che avevano a loro disposizione.
Perché è vero che la commissione che pagate è in funzione delle vendite prodotte. E quindi ciò che sborsate è sulla materializzazione di un risultato. Altrettanto vero però è che ciò che pagate genera un’infinità di meccanismi che poi sono alla vostra portata. Qualche click, un po’ di tempo speso a leggere e ne saprete più di prima.
Anzi, ne saprete più di loro.
Loro, chiunque siano, hanno uno sguardo parziale, concentrato sulle loro informazioni, volte ai loro interessi. Voi avete la vostra struttura nella sua interezza. L’online e l’offline sono due poli solo apparentemente opposti, alla fine confluiscono in un unico imbuto. Il vostro studio sarebbe parziale se toglieste anche solo un tassello.
Ciò che poi sembra incoerente è l’atteggiamento generale dei vari interlocutori.
Da un lato buona parte degli albergatori che si lagnano perché le OTA chiedono troppi soldi. Si arrabattano per scovare alternative impossibili e poi cedono ai consigli alle volte strampalati dei beneamati account manager. Sì, alla fine della giostra si finisce per cedere alla necessità dell’online, com’è corretto. Ciò che lascia dubbi è le modalità del suo utilizzo.
Ed eccoci dall’altro lato, quello di chi promuove l’albergo tramite OTA. Fidatevi perché abbiamo conversato con un’infinità di loro. Preparati come avessero imparato un libretto di istruzioni a pappagallo, puntualmente vi bombardano degli stessi suggerimenti. Sconti speciali, promozioni particolati, circuiti elitari. E non rimborsabilità. Quando poi se ne vanno in televisione e invogliano il cliente con la promessa di una cancellazione gratuita.
Conoscere gli strumenti che utilizzate vuol dire avere potere sugli stessi. Comprendere chi può farvi comodo, nei modi che ritenete opportuni.
Se la sensazione è che abbiate perso il controllo della commercializzazione del vostro prodotto, date retta all’istinto.
Accettate i consigli ma create una solida base di conoscenza che vi consenta di prendere decisioni con cognizione di causa.

Vendere bene la ristorazione, leggi il nostro articolo!

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La disintermediazione costa

La disintermediazione costa, che vi credevate.
Dare le commissioni alle OTA continua a equivalere a una ruvida spina infilata nella carne, già. Identificando questa strada come la peggiore nell’universo scibile.
Eh bisogna disintermediare, così si campa alla grande. E allora, invece di percorrere una comoda strada dritta, ci si appiglia a qualsiasi stratagemma. Sconti e sconticini sul sito, migliaia di euro in pay-per-click, campagne infruttuose che sparano in un mucchio ignoto e molto poco interessato. Poi però se l’account manager dell’OTA di turno telefona per raccontare la nuova grande promozione, quella che dà visibilità e ricchi cotillon, tutti pronti ad abboccare. Perché sennò chi ci compra.
La disintermediazione costa in termini di fatica, sia chiaro. Perché presuppone un lavoro di raccolta dati e di commerciale importante.
Detto già a più riprese come la parità tariffaria sia la condizione di vendita migliore, possibilmente con un numero esiguo di canali online ben mirati, vediamo come comportarci per farla germogliare.
Una struttura solida ottiene una buona visibilità grazie a una giusta politica commerciale e, soprattutto, ai giusti prezzi. Quelli che intercettano a dovere il mercato. La materializzazione delle prenotazioni concretizza una buona, un’ottima brand reputation. La struttura si fa conoscere e grazie anche a un sito ben studiato porta il cliente ad apprendere aspetti della sua realtà che le OTA hanno poco interesse a promuovere. Servizi, servizi, servizi. Vi interessa venderli, giusto?
E già qui ci fermiamo. Sapete con esattezza i connotati dei vostri clienti? Età media, nazionalità, indice medio di soggiorno, motivi del pernottamento. Questi sono già indizi fondamentali per pensare di creare un ponte diretto con loro. Adattandovi alle loro necessità, cucendo l’esperienza sulle loro silhouette.
Avete la percezione di quanti contatti vi crea la visibilità online? Anche solo l’essere in vendita in modo corretto su Booking.com, su Expedia e compagnia bella.
Quante email, telefonate, passaggio diretto crea quella scintillante vetrina?
Ecco che disintermediare costa fatica. Perché la reception e chi si occupa delle vendite devono studiare, analizzare dati, captare sensazioni, impulsi, modellare domande ed elaborare risposte.
Rifiuti per occupazione, per tariffa, esigenze, lamentele, complimenti.
Faldoni e file di intelligence che vi guidano verso la vendita diretta, nel migliore dei modi. Per trovare l’equilibrio tanto desiderato tra intermediazione e disintermediazione.
Oh, vi dico cosa c’è scritto nell’ultima pagina del libro. Le OTA rimangono in vita.
Disintermediare costa.

Le insidie dell’online, leggi il nostro articolo!

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Vendere più a meno o meno a più?

Vendere più a meno o meno a più? - Revenue Bros

Vendere più a meno o meno a più?
Vi siete fatti questa domanda, da imprenditori, almeno una volta. E ve la starete facendo anche sulla coda di questa estate, decifrabile in maniera differente a seconda delle situazioni e del contesto.
Ma i conti pesano al pari dei costi ed è un momento complesso in questo senso. Un parametro di produzione che prima portava un determinato ricavo oggi assottiglia i guadagni. Eppure più a meno o meno a più è un cruccio ben più antico della pandemia e dell’inflazione.
Quindi oggi ve la raccontiamo in modo molto basilare, sia mai che a qualcuno possa far comodo.
Parliamo di unità abitative (potete traslare al contesto che più vi aggrada). E prendiamo per buono l’assunto che abbiate fatto il massimo possibile per avere un controllo di gestione degno.
1) Ho 50 unità, i miei costi fissi sono X e restano tali a qualsiasi tasso di occupazione. 
2) La vendita di un’unità mi costa Y. Il prezzo di vendita dev’essere superiore a Y. Altrimenti commercialmente sto facendo un disastro.
3) La differenza tra prezzo di vendita e i costi variabili va a coprire i costi fissi e, si spera, a creare il nostro guadagno.
Teoria inattaccabile che deve fare i conti con il mercato. Perché, in tutto ciò, c’è da considerare che il mercato compra ciò che ritiene adeguato alle sue esigenze.
Ed ecco che subentra la componente umana. Il rifiuto, anche conti e mercato inesistente alla mano, di vendere sotto certe cifre.
Facciamo i conti, qualsiasi stellaggio, posizione, città e pretesa vi identifichi.

Vendiamo meno a più:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile è 50.000, il mio costo Y è 25 per unità.
Vendo 20 unità al giorno a 100.
100X20X30 = 60.000.
Il costo Y equivale a 20X30X25 = 15.000.
15.000+50.000 = 65.000. Siamo sotto di 5.000.

Vendiamo più a meno:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile rimane 50.000, così come il costo Y a 25 per unità.
Vendo 40 unità al giorno a 70.
40X70X30 = 84.000.
Il costo Y questa volta sarà 40X30X25 = 30.000.
30.000+50.000 = 80.000. Siamo sopra di 4.000.

I conti sono facili da fare, che ne dite?
Ci sono tante variabili da considerare. Le commissioni delle OTA, tanto per cominciare, variabile che si può ipotizzare su una buona base di storico.
C’è anche da considerare però che i prezzi devono variare e, così facendo, è quasi impossibile mantenere la stessa tariffa per ogni unità e giorno.
Ma questi sono già discorsi più articolati.
Liberate la mente attraverso i conti, lasciate perdere i competitor, i presunti trend, il vostro orgoglio e le vostre pretese.
Se potessimo vendere tutto a più, sarebbe fantastico.
Se costretti, vendere meno a più, con criterio, conviene.

Aumentare la qualità delle vendite: come? Leggi il nostro articolo!

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Turismo, estate in calo?

Turismo, estate in calo - Revenue Bros

Turismo, estate in calo.
Sì? Verità? Propaganda?
Se ne stanno leggendo di tutti i colori in queste settimane, ognuno ha da offrire il proprio punto di vista. Ma questa estate italiana è davvero in calo, il turismo sta perdendo colpi?
 Partiamo da un presupposto fondamentale, utile in materia professionale tanto quanto nella vita personale. La statistica è un conto, la casistica tutt’altro. Si può essere l’unica struttura in un’intera regione ad aver guadagnato bene tanto quanto una regione in crescita rispetto alle altre. La Puglia, per dirne una, dichiara un altro anno da record. Siamo piccini rispetto ad altri ma siamo così ricchi e variegati che ogni segmento meriterebbe un approfondimento.
Mettendo in campo le nostre esperienze dirette, possiamo con certezza affermare quanto segue. L’estate 2023, soprattutto Agosto, ha vissuto di dinamiche lievemente differenti rispetto all’anno scorso. Nelle tempistiche di acquisto e nella distribuzione qualitativa delle vendite. Può sembrare un dettaglio minimo, ma Ferragosto quest’anno è caduto in un territorio molto meno fertile della settimana. Penalizzando soprattutto le città d’arte, che godono anche dei weekend o dei ponti ricavati fuori dalle ferie canoniche. Storico e previsionale si analizzano osservando con cura ciò che è stato e ciò che è. E un anno è fatto di tanti dettagli.
Poi andiamo a curarci delle aspettative.
Credevate che ci potesse essere un ennesimo balzo in avanti clamoroso del fatturato?Pensarlo accantonando una seria analisi delle vostre qualità e prospettive può essere stato un abbaglio. Anche mantenere uno status quo può essere un prodigio.
Pensavate che sparando prezzi alti a caso, cavalcando l’onda dell’inflazione, portasse bei risultati? Qui tocchiamo un nervo scoperto, perché è sport assai praticato oggigiorno. Ecco quindi che inizia un’altra cattiva abitudine, quella di incolpare qualcun altro per le nostre mancanze. L’Albania che costa così poco che tutti sono andati da quelle parti. Ci si è messa pure la Meloni a fare promozioni fuori Italia.
Ripassiamo allora alcune lezioni fondamentali.
– Il turismo, quello vero, quello leisure, è potenzialmente infinito. Il mondo è talmente pieno che ce ne sarebbero abbastanza per coprire qualsiasi meta. Se hanno scelto altrimenti, è a causa delle condizioni che avete proposto. Vi sorprenderà ma qualcuno potrà persino essere rimasto a casa, in attesa di momenti più propizi.
– I prezzi si alzano se la domanda sulla singola struttura è in crescita. Chiaro? Guardatevi con coscienza in casa. Il vostro valore è in funzione di diversi aspetti, molti dei quali individuali. Avete mai sentito parlare di brand reputation?
– Anche qualora il massimo dei vostri sforzi avesse prodotto un calo di produzione, cercate di capire perché. E ricordatevi che incassare meno rispetto all’anno precedente può comunque voler dire aver guadagnato rispetto ai vostri parametri economici in equilibrio tra costi e ricavi.
Se il turismo è stato in calo, quest’estate, analizzatevi.
L’inflazione è un vento che trascina a largo anche chi è meno meritevole. Quando si calma la brezza, torna a riva chi sa governare la nave.

Vacanze per ricchi? Leggi il nostro articolo

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Il toast della discordia

Il toast della discordia - Revenue bros

Il toast della discordia, ormai ne parlano tutti.
Sarà che ad Agosto abbiamo meno da fare. Eppure il settore turistico è in pieno fermento. Ma, si sa, il social imperversa in ogni caso.
Il fatto: sul lago di Como, una coppia ha ordinato un toast con patatine, ha chiesto fosse diviso a metà per essere condiviso. Per questo è stato chiesto un sovrapprezzo di 2 euro (su un totale di 7,5 euro).
Eppure ci sono fatti di cronaca ben più rilevanti nel mondo, già. Capita però in un periodo in cui siamo tutti particolarmente suscettibili all’aspetto economico. Forse iniziamo ad accorgerci che l’inflazione è un problema. O magari è quella voglia innata di rovistare nella polemica.
A livello commerciale la strategia applicata a questo benedetto toast della discordia è corretta?
Dipende. Amici nostri, dipende sempre.
Anni fa ci sedemmo in un ristorante sulla 6th avenue, a pochi passi dalla Carnagie Hall, Manhattan, New York. Le porzioni statunitensi sono abnormi perciò decidemmo di dividere in due il pastrami che tanto ci faceva gola. Sul menù indicato c’era il sovrapprezzo per tale richiesta. Accettammo di pagarlo, un po’ a malincuore.
Forse qui si manifesta l’unico reale dubbio legittimo, quello della comunicazione. Se previamente avvisato, il cliente è messo in possesso del libero arbitrio. Potrà poi stabilire il proprio giudizio in funzione del rapporto qualità prezzo. Ma la scelta di esborso è fatta in pieno possesso delle proprie facoltà.
Sì, la comunicazione è decisiva, in tutti i sensi. Perché il mercato deve essere messo nelle condizioni di accettare o rifiutare un’offerta, purché questa sia sincera, cristallina.
Allora a Manhattan, come sul lago di Como, può essere lecito domandare un sovrapprezzo per la divisione di una portata. Perché il tavolo che viene occupato ha un valore economico. E, vista la location, potrebbe essere ambito da molti altri. Potrebbe anche esserci fuori la fila.
Il bar Pace, sul lago di Como, non è un ristorante. Sullo scontrino sono inoltre segnati un caffè, un’acqua minerale da mezzo litro e una coca. Certo fosse stato il toast l’unica voce nell’ordine, il discorso sarebbe stato posto sotto un’altra ottica.
Avete abbastanza strumenti per giudicare da voi.
Il toast della discordia è commercialmente corretto?
Il popolo esprime la sua opinione, la soggettività serve poco in questi casi.
E la statistica generale premierà o affosserà il bar Pace. Ogni azione ha una conseguenza.
Il mercato ha l’ultima parola. 

Netflix, leggi il nostro articolo!

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La lettura dello storico

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La lettura dello storico è uno dei principi fondanti della disciplina commerciale.
Quindi attenzione perché va fatto per bene.
Scontato dire che, in fase di costruzione della tariffazione di partenza, lo storico sarà l’indicazione più utile a guidare i nostri prezzi iniziali. E se per qualcuno è tutt’altro che scontato, ancora meglio. C’è sempre tempo per imparare.
Attenzione, quando diciamo che lo storico è una guida, possiamo anche sottintendere che possa raffigurarne una errata. Perché lo storico è il frutto di una specifica applicazione di una tecnica commerciale. Perciò se è fallata in qualche misura, avete capito il resto.
Ciò che più ci preme specificare, alle porte del mese turisticamente più caldo dell’anno, è la crucialità della lettura dello storico in sovrapposizione del consuntivo dell’anno che corre.
Ci spieghiamo meglio: lo storico è la scintilla che innesca la tariffazione di partenza tanto quanto il parametro di valutazione dei nostri successi. La comparazione tra un anno e l’altro certifica la bontà del nostro operato.
E se, quindi, ho fatto peggio dello scorso anno?
Ci sono errori nostri e situazioni contingenti al mercato.
Ah, una piccola precisazione. Quando parliamo di dati relativi al mese, parliamo di fatturato lordo sul mese. Lasciamo i corrispettivi ai commercialisti. Se incassiamo su Agosto una prenotazione di Settembre, questa va a finire nella casella di Settembre.
Tutto chiaro?
Torniamo a noi. I nostri errori, alle volte veniali, sono abbastanza semplici da rilevare, soprattutto se siamo noi a manovrare i prezzi. Capiamo subito quando avremmo dovuto osare un pizzico in più o quando invece ci siamo fatti trasportare un po’ troppo dall’entusiasmo.
Eppure ci sono volte in cui il nostro massimo sforzo ha prodotto meno dell’anno passato.
E allora leggiamo lo storico, per bene.
Si sono ripetuti gli stessi eventi? Concerti, festività, matrimoni, gruppi.
La meteorologia è stata identica?
Occupazione e ricavo medio come sono rispetto all’anno passato? Migliore occupazione con ricavo medio inferiore o viceversa?
Evitiamo di farci prendere dal panico se qualcosa ha mancato le nostre aspettative.
La lettura dello storico va compiuta con dovizia.  E, come sempre, facciamo bene i conti.

Leggi un altro articolo di formazione: Lo sconto

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Barbenheimer, la resurrezione del cinema

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Barbenheimer, la resurrezione del cinema.
Forse.
Barbie contro Oppenheimer, ludico contro storico, commerciale contro autoriale.
Se avete vissuto anche solo un minuto delle scorse settimane, siete stati catapultati dentro il tormentone.
In questo periodo d’inflazione e di curiose vacche grasse, quasi tutti avevano beneficiato dell’arricchimento del mercato. Tranne il cinema. Industria antica, a corto di spunti creativi, la settima arte fatica a rinnovarsi e proporsi a contrasto con i tempi che cambiano. Ma poi arriva il Barbenheimer e si viaggia all’indietro fino all’epoca d’oro di Hollywood.
A differenza dell’Italia, dove l’uscita dei due film avverrà in due momenti separati, negli Stati Uniti e in gran parte del Mondo le due pellicole hanno debuttato nello stesso weekend. Quella che doveva essere una battaglia stilistica è diventata la scintilla per rivitalizzare un movimento in difficoltà. I grandi nomi dell’industria, da Tom Cruise a Tarantino, hanno parteggiato per entrambi i film, scegliendo l’epica doppietta di visioni la sera stessa dell’uscita. Il messaggio è chiaro: torniamo a popolare le sale, preserviamo la grande balena bianca.
Dopo un paio di settimane scarse, Barbie è a quota 775 milioni d’incasso in tutto il mondo. Oppenheimer più di 400 milioni.
La resurrezione del cinema!
Beh.
Barbie, oltre ad avvalersi di uno dei marchi più famosi del pianeta, ha lanciato una campagna promozionale dal budget pressoché illimitato. Partita da lontano e ricca di iniziative che meriterebbero uno studio di guerrilla marketing a parte. Ha un cast da sogno e la bravura di sfruttare in modo accattivante (e scaltra) tematiche molto attuali.
Oppenheimer è diretto da uno dei registi più grandi di questa epoca. I cui incassi degli ultimi quattro film al botteghino sono i seguenti: Dunkirk 525 milioni di dollari, Tenet 365 milioni di dollari, Interstellar 677 milioni di dollari, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno 1 miliardo di dollari.
Il cinema è sempre la stessa macchina asmatica e farraginosa. Gli esercenti e i produttori fanno sempre le stesse cose. Stanno solo godendo del frutto del grande lavoro di qualcun altro.
Tom Cruise e Quentin Tarantino andranno comunque al cinema a vedere film, anche se al posto di Barbie e Oppenheimer daranno Giovannona Coscialunga. È il loro mestiere, la loro passione.
Chiuso questo rubinetto, rimarrà ben poco.
Per cambiare un sistema bisogna affondare alla radice del problema e sovvertirne le logiche. E di questo fatichiamo a vederne traccia.

Vuoi leggere il nostro precedente articolo sul cinema? Eccolo!

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I rincari dei prezzi delle compagnie aeree

I rincari dei prezzi delle compagnie aeree - Rebenue Bros

I rincari dei prezzi delle compagnie aeree sono sotto gli occhi di tutti.
Andiamo ad analizzare il fenomeno perché è affascinante e, come sempre, nasconde approssimazione e ignoranza.
Durante la pandemia il turismo era in coma, sappiamo tutti il perché. Un barlume di innovazione, in realtà puramente frutto della necessità, aveva portato le compagnie aeree a sperimentare tecniche proprie del settore alberghiero. La possibilità di spostare le date del volo o, in alcuni casi, la totale rimborsabilità (come condizioni base, senza sovrapprezzo). Lasciamo stare poi gli incidenti con i voucher o il fallimento di Alitalia. Sembrava potesse esserci spazio per nuove manovre.
Finita la pandemia tutto è tornato indietro. Anzi, i prezzi si sono enormemente alzati. Dati ufficiali contano più del 20% sulla classe economy. E questo al netto del prezzo del carburante che è addirittura calato.
Scandalo, vergogna. Aguzzini! Questi ci speculano!
E torniamo ai due cardini della questione. Approssimazione e ignoranza.
Approssimazione: gli operatori del settore si sono trovati al cospetto di due problemi. Il primo, quello di tutti, è lo specchio di due anni persi e soldi che nessuno potrà mai restituire. Il secondo è un minor numero di aeromobili a disposizione. Quindi le tariffe aumentano a dismisura, per recuperare il terreno perduto. Scelta che parrebbe scriteriata, se non fosse che la domanda è talmente ampia da premiare questi rincari. Complice anche la minor disponibilità.
Ignoranza: chi subisce queste logiche, il consumatore, si indigna. O meglio, sono le associazioni di categoria che lo fanno al posto suo. Perché chi deve cacciare i soldi, se li ha, lo fa eccome. E allora come mai protestare per le logiche di mercato? Se un prezzo funziona è perché il mercato lo ha abbracciato. Fosse stato indecoroso, sarebbe rimasto invenduto. Eppure questa è l’epoca del tutto pieno, del sovraffollamento.
Il ministero delle imprese e del Made in Italy è pronto a intervenire con un decreto legislativo.
Che, dal nostro punto di vista, equivale a una censura. Il libero mercato deve poggiarsi sulla possibilità di ricercare il prezzo giusto, al momento giusto, alle condizioni adeguate. Che poi vorremmo capire come a livello nazionale si possa influire su un mercato globale, ma lasciamo correre.
Quello che sta accadendo oggi premia tutti, indiscriminatamente. Anche chi spara la tariffa per i motivi sbagliati. E vale per gli aerei tanto quanto per gli alberghi e per i ristoranti.
Domani, chi lo sa. Entreremo in crisi, finiranno i soldi, dovremo tornare indietro? Si vedrà.
Per ora, è così.
Il rincaro delle compagnie aeree è solo una riparametrazione della realtà economica attuale.

Viaggio a New York? Questa la sapevi?

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