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analisi, riflessioni e osservazioni su argomenti di attualità

All you can fly

All you can fly - Revenue Bros

Dopo l’all you can eat, adesso c’è l’all you can fly di Wizz Air. La moda del momento, una trovata commerciale che pare andare incontro all’esigenza delle masse. Spendere il meno possibile e avere accesso illimitato alla proposta.
Nello studio economico della questione, partendo dalla ristorazione, superficialmente la necessità di far percepire una spesa minore. I prezzi si sono alzati a dismisura in ogni settore. Così il consumatore si sente più avvantaggiato scegliendo questa formula. Sa già quanto spende e può ingozzarsi fino a scoppiare. Avevano iniziato gli asiatici, tutti gli sono andati dietro.
Certo è anche un trend e una promozione di puro marketing. Alla base però il rifiuto di accettare che il cuore di tutto sia il portafogli. Per alcuni, sarebbe anche solo più semplice riparametrare i prezzi.
Ma veniamo a Wizz Air compagnia low cost ungherese fondata nel 2004. Negli ultimi giorni è sulla bocca di tutti e ne abbiamo lette di tutti i colori. La vendita di un pacchetto che consente di viaggiare tutto l’anno in modo illimitato, su tratte internazionali, è andata a ruba. Partendo da 499 euro per i più veloci fino a toccare i 599 euro. L’iniziativa ha già registrato il tutto esaurito, infilando immediatamente nelle casse dell’azienda più di 5 milioni di euro.
Soprassedendo su tanti aspetti che con l’analisi commerciale hanno poco a che vedere, le critiche più sensate riguardano le restrizioni del suddetto pacchetto.
– Si può prenotare al massimo a 72 ore dalla partenza: il che rende molto complesso organizzarsi per tempo, andando a prendere un mercato lastminute, di chi è disposto ad accontentarsi di ciò che passa convento. Quanti voli poi saranno realmente disponibili con una finestra così ridotta?
– Si può acquistare un biglietto per volta. Perciò potenzialmente si acquista l’andata e il ritorno rimane appeso all’incertezza. E l’albergo per quante notti si prenota allora?
– Il bagaglio, anche quello a mano, dovrà essere pagato a parte. Oltre alla scelta del posto, opzionale, o il bagaglio da imbarcare. Un bel gruzzoletto in più nelle tasche di Wizz Air.
Elementi che renderanno complessa la totale riuscita dell’iniziativa; ne saprà dire chi ha acquistato, tra qualche mese.

Sì, perché è limitata a un numero ristretto di consumatori.
Sì, se la necessità è quella di incassare subito, quanto più possibile.
Sì, perché va di moda ed è una promozione pazzesca per una low cost di second’ordine.
Sì, perché si può analizzare un segmento di mercato che allarga il nesting delle vendite e studia i suoi comportamenti.
Ciò che avrebbe più senso, forse, è dedicare una porzione ridotta di posti a disposizione di quest’iniziativa sin dall’inizio. Un massimo di tot posti che vadano a creare occupazione ma evitino di condizionare troppo il risultato economico finale.
Stanti così le condizioni, sembra una mezza fregatura.
Il mercato è libero, chi acquista lo fa accettando le modalità di ciò che gli si propone.
Vedremo in quanti copieranno.
E allora ai posteri la sentenza sull’all you can fly di Wizz Air.  

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Semplificare

Semplificare - Revenue Bros

Semplificare è andare controcorrente. Perché oggigiorno gli strumenti sono precisi e numerosi. Perché il messaggio che arriva è che più informazioni abbiamo e più riusciamo ad arrivare alla soluzione.
Perché per vendere un software bisogna prima che se ne senta la necessità. Per vendere un servizio ti devono far credere nei massimi sistemi che solo loro posseggono.
Cos’è nata prima dunque, la necessità del cliente di avere sempre più informazioni per arrivare alla materializzazione di un acquisto o quella del venditore di intricare la rete di modalità attraverso cui può vendere lo stesso prodotto. Sono certo andate di pari passo, ognuna per la sua via, cercando di intersecarsi.
Fateci caso però, tutto ciò che è complesso ci fa sentire sciocchi se lo ignoriamo. Forse intelligenti se ne possediamo la conoscenza. Ma forse, perché quando poi capisci gli intimi meccanismi delle cose, torni all’assunto di partenza. Semplificare.
Dovete comprare un gestionale potente e performante, costosissimo. Quando poi se ne impara il dieci per cento delle funzionalità. Dimostrazione del fatto che tanto basta nell’equilibrio tra esigenze e tempo che gli si può dedicare.
Più portali avete e più prenotazioni entreranno. Quando in realtà la dispersione di informazioni causa problemi alla visibilità. E finiamo con l’avere troppi prezzi sparati ovunque. Se un portale funziona, numeri alla mano, si tiene. Altrimenti via.
Mille tipologie diverse dai nomi più fantasiosi con caratteristiche tutte simili, solo per darsi un tono.
Standard rate, genius rate, member rate, mobile rate, early booking, geolicalizzate, non rimborsabili, con colazione, senza colazione. Un incastro osceno di tariffe che confonde le idee al potenziale cliente e, peggio, devia i nostri ragionamenti dal cuore della questione. La tariffa che realmente funziona. Un’unica, semplice tariffa.
L’intelligenza artificiale studia un insieme di fattori per suggerire quella tariffa. Peccato che tanti di questi siano inutili. Tipo i competitors.
Semplifichiamo. Studiamo una tariffa, scegliamo gli strumenti utili ai nostri fini, raccogliamo le informazioni che ci servono assorbendo dall’esperienza del mercato.
Oggi la tendenza è quella di complicare oltre misura, fateci caso.

Semplifichiamo.

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Stress da Alta Stagione

Stress da Alta Stagione - Revenue Bros

Stress da alta stagione, ne sentiamo spesso parlare in ambito turistico.
Che sia estate, inverno o primavera. Sebbene gli stagionali siano più soggetti a questo tipo di problematica. Soprattutto chi lavora al mare. Sarà per l’esorbitante quantità di lavoro che hanno sottomano, numeri spaventosi relativi alle presenze concentrate in pochi mesi.
La questione delle strutture stagionali è più delicata e complicata. Diventa sempre più difficile reperire personale preparato, disposto ad accettare un impiego destinato a esaurirsi in pochi mesi. Complesso rapportarsi con i fornitori, sempre per lo stesso motivo. I soggiorni sono sempre più corti, anche al mare, perché i soldi e le ferie sono quelli che sono. In più, a differenza di una ventina di anni fa, il mercato ha scoperto anche le città d’arte e, soprattutto, la montagna. Anche d’estate.
Tanti imprenditori sono in equilibrio tra le difficoltà di un personale alle volte numericamente scarso che deve sovraperformare e la ricerca del giusto tasso di occupazione che faccia sorridere le casse.
Riempire troppo, a detta dei più, causa diminuzione della qualità del servizio e stress del personale. Ma riempire poco impedisce ai conti di tornare.
E allora?
Tutto torna sempre al punto di partenza. Un’azienda sana deve avere in testa i propri parametri. Conoscere ogni dettaglio economico.
Una struttura stagionale può lavorare a pieno regime, se è benedetta, quattro o cinque mesi. Con dei mesi spalla, aiutati da qualche festività o evento.
Se l’occupazione di Luglio e Agosto deve necessariamente avvicinarsi al 90%, con una qualità alta della vendita (in proporzione alla qualità del prodotto), Giugno e Settembre viaggeranno  su percentuali ragionevolmente più basse e dei ricavi medi più contenuti.
Ma questo è un discorso che riguarda tutti, tutto l’anno e su tutte le stagioni.
Pensate che la massima occupazione di una struttura sia un problema? C’è qualcosa che va rivisto. Calcolate i vostri costi, fissi e variabili. Una camera vuota è una perdita di fatturato, ricordatelo. Calcolate il vostro break even point, così saprete dove mirare per mettere qualche spicciolo in tasca, a prescindere dai paragoni con gli anni precedenti e gli obiettivi prefissati.
C’è ancora troppa ritrosia nei confronti di tariffe che possono riempire una buona porzione di quegli invenduti che potrebbero portare tanto beneficio all’azienda.
Prendete una calcolatrice. Immaginate un prezzo che detestate ma che può essere commercialmente accettabile. Prendete i vostri invenduti, consapevoli che talvolta sono determinati anche dalla domanda di mercato, e moltiplicate quel prezzo per quella cifra. Saprete a cosa state rinunciando. Saprete che con quelle cifre vi potreste permettere personale in più o migliorie strutturali.
Se poi siete strapieni e soddisfatti, sappiate che probabilmente potreste vendere a tariffe più alte.
Lo stress da alta stagione esiste, ci mancherebbe. Talvolta siamo bravi a farcelo venire da soli.

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Come sta andando il 2024

Come sta andando il 2024 - Revenue Bros

Come sta andando il 2024, facciamo il punto. Siamo a Luglio, ufficialmente in estate. Ciò vuol dire che abbiamo già passato due macro segmenti dell’anno. La stagione invernale, il picco di altissima in montagna. E la primavera, picco di altissima per le città d’arte.
Alle porte dell’estate, sembra essere chiaro che il 2023 sia stato un anno eccezionale dal punto di vista dei risultati. Spingersi a definirlo irreplicabile è forse eccessivo, tuttavia aspettarsi che quest’anno polverizzi ulteriori record può costare caro a chi muove le tariffe di vendita.
Necessaria quanto ovvia specifica: quando parliamo di rapporto tra un anno e l’altro, presupponiamo sia in funzione di strategie simili, possibilmente applicate dalla stessa mano.
Questo 2024 ci sta dando delle linee guida piuttosto chiare riguardo l’affidabilità del mercato.
Iniziamo col pacificare gli animi. Anche solo pareggiare il risultato di produzione del 2023 è un gran bel lavoro, figuriamoci superarlo. Ci sta quindi che si lasci per strada qualche cosa, sia in termini di occupazione che di ricavi. Questo perché la base dello storico ha reso ancora più audaci prezzi che già avevano toccato picchi massimi. Fattore che va unito alla sana ambizione di migliorarsi sempre.
Lo storico va interpretato, è vero, ma è complesso ipotizzare scenari di mercato in un’epoca così isterica. Abbiamo ragionato sui connotati dell’inflazione ma anche il più esperto analista ha dovuto spalancare le fauci al cospetto del quadro generale. Ora sembra che tutto si stia pian piano riparametrando. Utilizziamo il condizionale perché, per regredire, c’è bisogno che chi vende prenda coscienza della necessità di livellare di nuovo i prezzi verso il basso. Una sorta di violenza psicologica, ancor prima che imprenditoriale. Principalmente il motivo per cui molti finiranno in difficoltà economica. Anche perché i costi, quelli sì, rimangono stabili.
In molti caso hanno (parzialmente) fallito festività, ponti e giorni infuocati. Laddove lo scorso anno si potevano spingere le tariffe verso l’infinito, in questo 2024 ci siamo accorti che il mercato ha una sensibilità alla spesa diversa.
Ancora aspettiamo dati ufficiali sulle presenze, sempre da prendere con le pinze per altro. La sensazione è che la quantità potenziale di viaggiatori sia la stessa, è l’attenzione al portafogli che è diversa. Anche per questo piazze con forte anima business hanno avuto maggiori sicurezze. Poi c’è la famigerata variabile meteo, quest’anno davvero determinante sulla bella stagione, finora.
Detto ciò, lavorando come si deve, montagna e mare andranno ancora alla grande.
Se il 2024 sta andando peggio di quanto vi aspettavate, analizzate le vostre debolezze.
E, quando necessario, abbiate il coraggio di abbassare la tariffa.

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Appartamenti e Pulizie

Appartamenti e Pulizie - Revenue Bros

Appartamenti e pulizie, difficile gestire in autonomia una o più unità abitative.
Iniziamo dal fatto recente; il 19 Giugno 2024 Marta Cantoni, gestrice di una decina di appartamenti in modalità affitto breve, diventa virale grazie a un video in cui mostra la condizione invereconda in cui è stato lasciato un suo appartamento dagli ultimi ospiti.
Sporcizia a livelli estremi, incuria, aria condizionata e riscaldamento accesi contemporaneamente e finestre aperte.
Come a mandare un monito, fare questo mestiere è complesso.
Come a lanciare una provocazione, dite che è facile improvvisare una professione e invece.
Migliaia di visualizzazioni, like e commenti.
Gli appartamenti mono unità sono più complessi da gestire. E questo a prescindere dall’educazione del cliente. Sono di fatto una struttura  con un’unica disponibilità. Lavorare su un prezzo, lo storico è relativo, il margine d’errore è pari a zero, la visibilità online è minima. Tante trappole anche dal punto di vista della gestione. Accoglienza, soggiorni minimi. E pulizie.
Le pulizie sono un duplice problema, di gestione e di percezione.
Se si decide di esternalizzare, le cooperative viaggiano su cifre importanti. Somme che diventano un costo variabile e che quindi finiscono nell’analisi del prezzo di vendita.
Se si decide di assumere una o più persone, quello che diventa un costo fisso dev’essere ponderato in funzione dell’occupazione e della qualità della vendita.
Se costruiamo un prezzo mettendo a parte il costo delle pulizie, il cliente può percepirlo come eccessivamente esoso e quella voce, oltre alla tariffa di vendita, pesa come un macigno. E, quel che è peggio, nelle ricerche online appare una tariffa che poi è lontana da quella finale. Si sente preso per i fondelli.
Lungi da noi asserire che la maleducazione di qualcuno sia legata a una questione meramente economica. Teniamo anche presente che la casistica è nemica della statistica. Per ogni cliente che si comporta male, dieci, venti, cento saranno ligi alle regole della buona creanza.
AirBnb consente di giudicare l’ospite. E questo mette in parte a riparo chi affitta.
Le OTA si guardano bene da quello che sarebbe un passaggio epocale. È un peccato ma è commercialmente comprensibile.
Il nostro consiglio è di studiare alla radice la situazione.
Pulizie esternalizzate o assunzione di personale? Facciamoci i conti perché sappiamo che è raro si eseguano con criterio.
E poi, nostro spassionato suggerimento, cerchiamo di inserire il costo delle pulizie già nel prezzo di vendita.
Ultima nota sull’accoglienza. La domotica ci rende la vita semplice e abbatte i costi. Consegnare e riprendere le chiavi però consente maggior controllo e magari prevenire disastri.
Tutto sta a capire ciò che ci conviene. 

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Il Revenue Management rovina il mercato?

Il Revenue Management rovina il mercato - Revenue Bros

Il Revenue Management rovina il mercato, abbassa i prezzi, svaluta il prodotto.
Dopo più di quindici anni che sentiamo questa manfrina, dagli addetti ai lavori sia chiaro, mai dai clienti, ne abbiamo le orecchie piene.
Ennesima riprova di come tutto si faccia tranne che ascoltare il mercato. Perché, a sentire con attenzione, ciò che ci suggerisce è proprio la necessità di trovare la tariffa migliore nel momento più congeniale.
Ancora tutti spaventati dalle tariffe “basse”, valutate tali su una percezione soggettiva che lascia enormi buchi d’invenduto e crea emorragie nel bilancio. E mai qualcuno che si faccia venire il dubbio, invece, di vendere troppo basso quando potrebbe alzare.
Ma va bene, sono convinzioni così radicate che estirparle è complicato. La paura guida l’animo pavido di chi preferisce fallire piuttosto che accettare determinate condizioni.
Sapete che c’è? Oggi diciamo a gran voce che a rovinare il mercato sono tutti coloro che rifiutano il passo coi tempi, i metodi corretti di lavoro, la giusta strategia commerciale.
Tutti coloro che pensano che studiare e lavorare su una tariffa sia semplice, che guardano le strutture simili nello stesso quartiere e si allineano ai loro prezzi, magari rosicchiando un paio di euro a ribasso.
Che risparmiano sul materiale umano, ignari di quanto fatturato in più potrebbe valere la giusta professionalità al posto giusto.
Le dinamiche di mercato sono cambiate, sapete perché? Perché il cliente ha capito il meccanismo. La finestra di prenotazione si è spostata più sotto data perché una buona fetta degli interessati ormai sa che anche giorno su giorno può trovare un posto letto a una cifra ragionevole. Anzi talvolta più vantaggiosa.
Questo è il risultato di chi ha pensato che il revenue management fosse una barzelletta. Di chi spara prezzi a casaccio e poi, vuoto, sputtana le tariffe per recuperare l’irrecuperabile.
Anni di lavoro e supervisione di centinaia di strutture ci danno la sicurezza che lavorando per tempo una corretta strategia commerciale, muovendo la tariffa ai giusti segnali del mercato, l’occupazione cresce omogenea. Anche su più strutture nella stessa destinazione, anche su strutture completamente diverse da loro. E a quel punto il lastminute è ponderato, la tariffa è equilibrata, ragionata, corretta.
Il revenue management rovina il mercato, certo. Chi si rifiuta di applicarlo.

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Quei competitor malvagi

Quei competitor malvagi - Revenue Bros

Quei competitor malvagi, che saccheggiano i nostri clienti e ci rubano il lavoro.
Sì, signore e signore, siamo ancora in quest’epoca. E forse è un pensiero nocivo che mai lascerà la testa degli addetti ai lavori. Quell’ossessione di guardarsi attorno e fiutare il nemico, spesso dimenticando quanto siamo noi i primi e talvolta unici artefici delle nostre sorti.
Per fortuna facciamo parte di chi ha ricevuto un’educazione professionale sui generis, abbiamo imparato a ragione fuori agli schemi precostituiti. Fino addirittura a vedere nel presunto competitor un alleato.
Laddove la fortuna di una destinazione può anche dipendere dal successo di molti.
Eh ma sta aprendo un nuovo albergo davanti al mio, più bello e più attrezzato. Di sicuro i clienti sceglieranno quello al posto mio, perderò occupazione e fatturato.
Iniziamo col dire che l’unico segmento di mercato che segue queste logiche, quelle del saccheggio, è quello del business. Questo sì, è vero. Si possono trattare commissioni a condizioni migliori o con tariffe a ribasso al fine di accattivare uno o più aziende e convincerle ad accasarsi da noi. Anche in questo caso, tuttavia, bisogna valutare quantitativamente la porzione business e tentare di crearne nuova. Voi solo sapete immaginare quanti clienti, per comodità, prenotano sulle OTA. Potenziali abituali che potrebbero essere sedotti con la giusta intraprendenza.
Per il resto, il mercato è leisure ed è potenzialmente sconfinato.
Per fortuna, l’evoluzione degli strumenti tecnologici in nostro possesso ci ha reso più sfaccettati della differenza di stelle, posizione e prezzo. Ogni struttura viene giudicata per quello che vale.
Il quattro stelle al mio fianco, in tutto e per tutto simile a me, ha una tariffa più bassa?
Vediamo la sua capacità, la sua occupazione previsionale, le tipologie che vende che caratteristiche hanno, che servizi vende, qual è il suo punteggio su Booking.com, quanto è capace lo staff. E poi? Chi ha in casa,
perché magari ha alzato oltre misura pur avendo un gruppo in casa o un evento privato.
Ognuno dovrebbe avere le proprie ragioni, studiate, per elaborare una tariffa.
Sappiate solo che una tariffa sbagliata può indurre un cliente a scegliere di andare altrove. Ma mica davanti a voi e nella traversa a due passi. In una città a sessanta chilometri, in un’altra nazione, in un altro continente.
Quei competitor malvagi potrebbero aiutarci a creare una destinazione, se tutto studiassero bene il mercato e vi si adattassero. Potrebbero creare unità di intenti, scambio di informazioni, di fornitori.
Potrebbero aiutarci a fare squadra, a rendere la nostra voce più potente.

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Esposizione Tariffaria

Esposizione Tariffaria - Revenbue Bros

Una corretta esposizione tariffaria online è alla base del successo commerciale.
È ancora vero, tutt’oggi?
Assolutamente sì, con delle sostanziali differenze rispetto al recente passato.
Le dinamiche di mercato cambiano alla stessa velocità del progresso tecnologico. Esiste ancora chi progetta un viaggio mesi prima, dipende anche dalla destinazione. Oggigiorno la materializzazione di una prenotazione è sempre più sotto data. Il cliente ha capito a fondo i meccanismi di vendita. Chi ha i nervi più saldi ed è disposto ad accontentarsi sa che negli ultimi giorni prima del check-in qualcuno sarà costretto a scendere con le pretese. In questo senso le statistiche online certificano il trend. Una prenotazione ha reale affidabilità da due settimane prima del soggiorno.
Dobbiamo essere bravi a impostare una corretta politica di cancellazione.
Dunque il mercato si è concentrato maggiormente su una finestra prenotativa sotto data.
L’importanza di una corretta e tempestiva esposizione tariffaria online rimane invariata. La variabile temporale è ancora la più importante all’interno di ogni valutazione commerciale.
Mettendoci in vendita con il giusto tempismo, otteniamo i seguenti vantaggi:
– Aumentiamo visibilità. E mica solo sulle OTA. Ricordiamoci che avere un mezzo come internet che grida al mondo che ci siamo è il commerciale più grande che abbiamo a disposizione. Senza internet, il telefono smetterà presto di squillare.
– Diamo la possibilità alla tariffa di crescere. Avere diversi mesi in un cui analizzare la pressione del mercato ci consente di partire cauti per poi alzare. Di centellinare il contingente di unità che vogliamo vendere. Di annusare l’aria che tira e correggere la mira.
C’è chi crede che in una settimana o in pochi giorni si possano fare miracoli. Che basti mettere una pezza con un prezzo stracciato a correzione di un errore a rialzo.
Soprattutto nelle stagioni più scariche o quelle spalla, comunicare al mondo che siamo disposti ad accoglierli è fondamentale. Anche raccogliendo quel poco che possiamo.
E le cancellazioni sono un problema?
Certo sarebbe bello se tutti onorassero ogni prenotazione.
Anche una cancellazione è un segnale d’acquisto. Qualcuno ci ha visto e ci ha scelto. Perché ha cambiato idea è d’importanza relativa.
Abbiamo strutture la cui capacità è spesso più grande di quella reale. Perché le cancellazioni ci costringeranno a vendere più unità di quelle che abbiamo, nel flusso fisiologico di intercambio con nuove prenotazioni che le vanno a sostituire. E, in tutto questo, la tariffa punta sempre verso l’alto senza interrompere il suo incedere.
L’esposizione tariffaria online consente tutto ciò, l’analisi più approfondita e il lavoro sul prezzo. Rimarrà sempre cardine all’interno di qualsiasi strategia commerciale.

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Gruppi

Gruppi - Revenue Bros

Parliamo di gruppi, argomento importante e sfaccettato.
All’interno di una strategia commerciale, dobbiamo valutare se l’inserimento di questo segmento di mercato possa essere economicamente vantaggioso.
Qualsiasi struttura, dal business al leisure, si troverà al cospetto di questa scelta.
Il primo fattore è legato alla capacità della struttura. Più unità abitative avete, più sarà complicato lavorare unicamente con gli individuali. A braccetto va anche la lunghezza della stagionalità. Su sei mesi è più facile pensare di potersela cavare ma su dodici mesi è più complicato. Quindi, sopra le quaranta camere annuale, qualche gruppo è bene pensare di infilarlo.
E questa è la prima dritta.
Domandiamoci dunque se è opportuno prendere accordi con il tour operator di turno. L’ideale sarebbe lavorare su richiesta alla tariffa esposta, magari scontandola per creare una corsia preferenziale all’interlocutore.
Parliamo di netto, sia chiaro. E questo è un altro vantaggio che può portare il gruppo. Un guadagno maggiore.
I tour operator spesso chiedono maggiori garanzia. Dei listini, magari suddivisi per periodi stagionali. E degli allotment. Ecco, quest’ultima è una parolaccia che sarebbe opportuno evitare di pronunciare.
Se proprio avete necessità di legarvi ad accordi più strutturati, dosate bene questi benedetti listini fissi. E pianificate quanta della vostra occupazione volete concedere ai gruppi.
Chi ha grande consapevolezza del mercato in cui lavora sa qual è il potenziale del prodotto che vende. Piuttosto che lasciare un’importante fetta di invenduto, meglio concederla a un segmento comodo come quello dei gruppi.
Un albergo stagionale, che sia mare o montagna, difficilmente avrà bisogno di stilare accordi con un tour operator. Forse, ma neanche è sicuro, se è una struttura che sfiora o supera le cento unità. Si può anche lavorare con gruppi solo su richiesta. Piazzando di tanto in tanto in tanto qualche tappabuco.
Esistono destinazioni in cui il gruppo ha un potenziale di spesa maggiore dell’individuale. Questo perché le agenzie lavorano ancora molto sul valore delle stelle più che del punteggio di una OTA.
Una sana strategia commerciale tiene conto di tutto.
Certo lavorare solo con i gruppi è penalizzante. Avremo sempre bisogno della visibilità online per creare nuova domanda e nuovi clienti.
I gruppi danno anche un vantaggio organizzativo e operativo. Perciò, teniamoli sempre in considerazione.

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Il Turismo della Cannabis

Il Turismo della Cannabis - Revenue Bros

Esiste un turismo della cannabis, è fatto noto. Amsterdam è la porta bandiera del movimento.
Utilizzo della marijuana a scopi ricreativi, sia chiaro. Al momento ci sono otto nazioni ad aver legalizzato la cannabis (Canada, Georgia, Germania, Malta, Messico, Sudafrica, Thailandia e Uruguay) più diciannove stati degli USA e il territorio della capitale in Australia. Ad Amsterdam non è propriamente legale, tantomeno in Olanda. Ci sono inoltre distinzioni tra la coltivazione e l’uso personale e la vendita o lo spaccio.
La Germania è l’ultima, in ordine di tempo, ad aver aperto a questo tipo di possibilità. Dal primo Luglio infatti la nuova legge entrerà in vigore, anche se sarà restrittiva e appannaggio dei residenti con un minimo di sei mesi di permanenza sul territorio.
Lasciando da parte i discorsi socio-politici. Che tipo di impatto avrà questo sul turismo?
Partiamo da un dato molto interessante. Secondo un sondaggio del 2023 proposto da Booking.com, il 36% dei viaggiatori intervistati (circa 24.000 in 32 paesi) ha manifestato interesse verso l’esperienza del “benessere sperimentale”. Un nuovo trend, anche figlio di una cultura informativa ben più approfondita e strutturata rispetto al passato, meno tesa a demonizzare certe pratiche.
Gli Stati Uniti, secondo Forbes, avrebbero aumentato l’indotto di circa 17 miliardi di dollari nel 2022 grazie alla vendita di prodotti legati alla cannabis. Solo nel Colorado, le stime si avvicinano al miliardo l’anno. Non è semplice trovare dati attendibili in tal senso. Sarebbe necessario un incrocio intricato di dati. E, spesso, la visita turistica del territorio va a incontrarsi con la possibilità di consumare marijuana. Di certo un europeo difficilmente andrà dall’altra parte del mondo solo per fumare uno spinello. A New York si va per la città e poi, già che si può, ci si diverte com’è consentito.
Problema che invece pare angustiare Amsterdam, dove la maggior parte delle persone arriva (o torna) per le opportunità che concede. Pur comprendendo i disagi, bisognerebbe rendersi conto di alcune verità. Amsterdam è una città piacevole e ricca di cultura. Facile da esaurire in qualche giorno. I repeater si generano per la possibilità di stordirsi in allegria in un coffee shop.
Il turismo genera indotto, fa girare l’economia.
La Germania sembra orientata a star lontano dal gorgo che ha messo in difficoltà l’Olanda.
Eppure questo tipo di turismo potrebbe essere cavalcato da destinazioni meno celebri, per spostare su di esse la domanda.
Il turismo della cannabis è un nuovo trend di mercato e il mercato, come sempre, va ascoltato.

crediti immagine Revenue Bros, pixabay

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