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analisi, riflessioni e osservazioni su argomenti di attualità

Ancora Overtourism

Ancora overtourism - Revenue Bros

Ancora overtourism. Siamo passati dalla pandemia, in cui rimpiangevamo anche il cliente più casuale, a nuovi problemi di sovraffollamento.
L’Italia rimane un paese cardine in questo senso, siamo così pieni di attrazioni e di bellezza che è inevitabile essere investiti da flussi turistici straripanti.
Qual è la soluzione?
Siamo tanti su questo pianeta. E gli strumenti informatici sono evoluti al punto da consentirci a una semplicità di fruizione pazzesca di ogni tipo si servizio. Solo venti anni fa era complicato pensare di strutturare un viaggio senza interpellare professionalità del settore. Oggi abbiamo un mercato più alla portata di ogni tasca e una clamorosa semplicità di esecuzione. Ed è un bene, signore e signori.
Guardando dentro le nostre mura, ciò che rende attraente l’Italia la ingabbia in un meccanismo trappola da cui è arduo districarsi. Siamo antichi e siamo anche vecchi. Le nostre città sorgono in tempi in cui altre civiltà erano lande desolate. Prima di estendere i confini dell’urbe, abbiamo scelto di accatastare palazzi su palazzi in pochi chilometri quadri, restringendo vie e soffocando il panorama. Le nostre costruzioni, anche quelle prive di interesse culturale, sono fatiscenti.
Anche una città immensa per estensione come Roma ha problemi di sovraffollamento. Perché i nostri servizi sono poveri, le nostre strutture anacronistiche.
Dovremmo pensare la nostra economia in funzione del turismo, perché da esso verrebbe linfa utile ad alimentare la crescita delle nostre città. I soldi del turismo dovrebbero potenziare una nazione come la nostra. Che invece si limita ad aumentare a dismisura le tasse di soggiorno e le tasse in generale. Lasciando tutto immutato, perché tanto quegli ingenui dei turisti vengono comunque. E i nostri alberghi, le nostre strade, i nostri palazzi e i nostri servizi rimangono vecchi.
Meno male che ogni tanto arrivano eventi straordinari che ci costringono a un po’ di rinnovamento. Tanto quanto l’Expo di Milano, il Giubileo a Roma.
L’errore è di natura commerciale. Invece di ascoltare cosa chiede il cliente, ci impuntiamo su cosa riteniamo sia giusto voglia.
Ci lamentiamo dell’overtourism invece di valorizzare la grande opportunità che rappresenta per noi.

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Icone Airbnb

Icone Airbnb - Revenue Bros consulenza alberghiera

Airbnb lancia un nuovo progetto sul mercato: le Icone.
Dopo mesi difficili, dopo la brutta (per loro) vicenda newyorkese e le minacce di emularla da parte di altri, Airbnb si rilancia con un’idea molto interessante. Ad abbracciare con intelligenza una nuova forma di turismo, quella esperienziale, che sta prendendo sempre più piede. Chi viaggia tanto ormai ha visto tanto e va alla ricerca di altre emozioni, oltre la canonicità dell’albergo e il giro dei monumenti di una città. Ed è il caso anche di aggiungere quel segmento di mercato commerciale rappresentato dal travel influencer, professione in forte crescita, utile a testare e promuovere il prodotto.
Le icone di Airbnb sono l’esaltazione totale dell’esperienza. Tra i prodotti offerti, la casa con i palloncini di Carl Fredriksen del film animato Pixar “Up”, la fumettistica magione degli X-Men, la casa di Malibu di Barbie e quella dei McAllister di “Mamma ho perso l’aereo”. E poi ci sono gli eventi con i VIP. Si può andare in un loft per giocare ai videogiochi con il re degli influencer Khaby Lame, godersi uno spettacolo di stand-up comedy privato presenziato da Kevin Hart o vivere come una star di Bollywood.
Insomma, investimenti importanti, presentazioni in pompa magna e un progetto chiaro, quello di rivoluzionare (nuovamente) l’idea di viaggio.
Da sempre sosteniamo che Airbnb rappresenta un segmento di mercato completamente differente rispetto alle OTA. E qui teniamo da parte tutti i discorsi relativi alla burocrazia e la professionalità di chi gestisce il prodotto.
Banalmente, il cliente di Airbnb è diverso da quello di Booking.com. Cerca altro.
L’arrivo delle Icone spinge ancor di più in quella direzione.
Interessante anche il metodo di commercializzazione. Tramite applicazione, quindi da desktop è negata la possibilità, si fa richiesta. Le esperienze sono dei veri e propri eventi e perciò hanno una scadenza. E le tariffe si allineano intorno ai 100 dollari. Chi viene selezionato, chissà con quali criteri, può coronare il proprio sogno.
È probabile che sia una fase di sperimentazione che poi porterà a un assestamento anche sulla vendita.
Pare però che abbiano centrato l’obiettivo, ancora una volta.
Oggigiorno è ancor più importante differenziare e rendere unico il soggiorno. L’abitudine, la cultura e gli strumenti di comunicazione odierni premiano le particolarità e le idee fuori dal coro.
Le icone Airbnb potrebbero aprire la mente al futuro del mercato nel nostro settore.

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L’esperienza di New York

L’Esperienza di New York - Revenue Bros

L’esperienza di New York è una casistica straordinaria da studiare.
Ripercorriamo i fatti, per quel che ci è dato sapere.
La città di New York ha imposto una legge che vieta gli affitti brevi da Airbnb, da Settembre 2023. Sette mesi in cui i dati hanno potuto registrare l’impatto della decisione.
New York è stata la prima a prendere una posizione così netta su un problema che coinvolge moltissime destinazioni fagocitate dal turismo. Spaccate tra chi vuole preservare la presenza dei residenti e i privati che, comprensibilmente, vogliono poter lucrare sul vecchio appartamento della nonna.  
La legge permette ancora a Airbnb di vendere, a patto che il proprietario abiti nella stessa casa che può accogliere un massimo di due ospiti. O che i soggiorni siano superiori ai trenta giorni. Quindi siamo passati da oltre 15 mila affitti brevi ad appena 5 mila, pubblicizzati su Airbnb.
Quali sono le conseguenze di tutto ciò?
Da ciò che si evince, leggendo statistiche e informazioni in giro per il web, due spunti molto interessanti.
Il primo è che molti degli appartamenti su Airbnb sono ancora presenti e non sono stati convertiti in affitti canonici a lungo periodo. E questa è una testimonianza di come continuino a essere pensati a scopo turistico. Inoltre la legge anti-Airbnb ha prodotto l’effetto del proibizionismo. I proprietari, consci di quanto sia più remunerativo un certo tipo di ricettività, si sono semplicemente spostati su altre piattaforme, più o meno regolari. Fatta la legge, trovato l’inganno. Come sempre.
Il secondo è la statistica sulle presenze turistiche nella Grande Mela. Nel 2023 i numeri sono cresciuti rispetto al 2022 e logica vorrebbe che il 2024 sia in ulteriore ascesa. Si parla di oltre 64 milioni di presenze, vicine al record assoluto di 66 milioni del 2019.
Da quando è stata però varata questa stretta contro Airbnb, le presenze in albergo a New York sono salite solo del 4% (questo secondo il sito Co-Star). I prezzi sono cresciuti ulteriormente, da una base media di partenza già robusta, anche grazie alla convinzione che una possibile concorrenza sia stata azzoppata. Quel che è ancora più eloquente è che gli hotel nel New Jersey sono cresciuti del 77%.
Facile immaginarlo. Gli alberghi hanno dato per scontato ci sarebbe stato campo più libero per loro e hanno sparato alto. Chi desidera risparmiare, è andato altrove.
L’esperienza di New York può insegnare tanto, anche se alcuni problemi sono di complessa soluzione.
A noi italiani, che viviamo le stesse dinamiche, suggerirei più che altro di preoccuparci di far crescere il territorio e di portarlo sui livelli d’eccellenza che il nostro patrimonio naturale e culturale ci ha lasciato in eredità. 

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Cross selling, Up Selling e attenzione

Cross selling, Up Selling e attenzione - Revenue Bros

Cross selling? Sì. Up selling? Certamente. Attenzione però a cosa, come e quando proponiamo.
Vendere un prodotto è sempre una sfida affascinante. Se poi sotto un unico cappello ci sono più servizi, allora è bene assegnargli un valore e provare a spingerli.
Il primo compito è quello di capire se il mercato è interessato a sborsare qualcosa in più per servizi ancillari o migliorie. Darlo per scontato è un errore madornale. Ed è facile accorgersene. Qualsiasi nostra idea produca zero ha un unico significato, il cliente l’ha respinta.
Possiamo parlare di alberghi, certo. Esempio classico, colazione inclusa o a parte. Vende? Anche qualora la risposta fosse negativa, dovremmo ragionare sul prezzo. Ma se la statistica rimbalza costantemente la nostra iniziativa, è opportuno considerare la strategia da un’altra prospettiva.
Possiamo parlare di aerei e di ferrovie, certo. Ultimamente qualche compagnia offre l’acquisto di un upgrade sotto data. Sui treni, la richiesta è assai contenuta e perciò può portare a una materializzazione. Sugli aerei, passare da un posto in economy a uno in business è tutt’altra faccenda. Spendere il doppio di quanto si è già fatto per passare di categoria è inimmaginabile.
Analizzando le strategie di mercato più comuni, il problema pare essere il seguente. L’up selling è più utilizzato come una misura estrema per coprire l’invenduto piuttosto che un’opportunità di incrementare la qualità della tariffa. Si spinge commercialmente verso l’upgrade perché la strategia iniziale ha fallito.
Il cross selling poi è ancor più sconsiderato. Basti pensare alle bevande e il cibo, che siano all’interno di un frigobar o nei carrelli del personale di bordo. La mentalità è sbagliata in partenza. Si crede che ci siano circostanze in cui il cliente debba per forza acquistare un prodotto e quindi sia costretto a sborsare più di quanto farebbe normalmente.
Signore e signori, c’è una terza via. Quella in cui il cliente tiene i soldi in tasca.
Siamo in un’epoca in cui anche i grandi colossi paiono aver problemi nell’equilibrio tra costi e introiti.
Prime Video e Netflix hanno recentemente introdotto le pubblicità negli abbonamenti base delle loro piattaforme streaming. Sintomo di scarsa salute economica e di scelte scellerate in fase di investimenti.
Entrambi hanno alzato, di anno in anno, il prezzo del loro prodotto.  E questo sarebbe comprensibile se si basasse su indagini di mercato. I clienti sono disposti a dare di più per ottenere ciò che desiderano. È la base del revenue management.
Il punto è che questi rialzi sono frutto di un gigantesco uroboro ingurgita soldi che a tutti guarda tranne che ai desideri di coloro da cui dovrebbe essere alimentato.
Cross selling, up selling, rialzi tariffari. Tutto benissimo. Attenzione, però, il cliente paga per ciò che vuole. Il resto deperisce.

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Elogio al Portiere di Notte

Elogio al portiere di notte - Revenue Bros

Elogio al portiere di notte.
Esiste lavoro più alienante dello svolgere un turno di otto ore nel momento della giornata in cui tutti dormono, in cui il fisico chiede a gran voce riposo?
Chi vive d’alberghi sa di cosa si parla. E sa quanto queste figure professionali siano meravigliosamente particolari e richiedano delle caratteristiche umane molto specifiche. Sono degli eroi. Rappresentano un equilibrio sottovalutato nell’economia della gestione alberghiera.
Certo dipende dalla piazza dove si lavora. Il ruolo cambia radicalmente anche a seconda della clientela. Il portiere di notte, ad esempio, è decisivo in un tessuto business. Si graverà di gran parte dei check-out, tra l’altro al termine di una notte infinita. Ma anche nel leisure ha funzione vitale. Chi si va a divertire e fa le ore piccole, vede in lui un porto sicuro e un sorriso a cui far riferimento.
In virtù della difficoltà fisica e mentale necessarie a ricoprire questo ruolo, è naturale concedergli anche licenze diverse rispetto alla reception diurna.
Consigliamo tuttavia di considerarlo parte integrante dell’operativo. Di farlo entrare in un’ottica differente dal semplice custode.
Una maggiore tranquillità gli può garantire spazio di manovra e lucidità per eseguire compiti di un certo tipo. Compilazione e riordino di tutte le informazioni che vi possono essere utili. Tutti quei lavori di raccolta e riorganizzazione dati che un front ha poco tempo per svolgere. In un hotel c’è sempre qualcosa da fare, lo sapete meglio di noi.
Evitate voi per primi di considerarlo un tappabuchi.
Quanto può semplificare la vostra vita professionale la giusta figura in quella veste.
Perciò andate dal vostro portiere di notte e ringraziatelo a prescindere.
È l’elogio che merita.

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Sito e Booking Engine

Sito e Booking Engine - Revenu eBros

Sito e Booking Engine sono fondamentali.
La battaglia per raggiungere la disintermediazione è uno degli obiettivi cardine di ogni albergatore, o quasi. E, per quanto se ne capiscano le ragioni, spesso si fa fatica a trovarne una logica. Se il risparmio di una commissione equivale a una qualità di produzione più proficua, si tende a dimenticare la difficoltà di materializzare una prenotazione senza l’aiuto delle OTA.
Il punto d’unione tra tutto è sicuramente il sito ufficiale e la mascherina di prenotazione, quello strumento che accorcia le distanze e rende più semplice al cliente scegliervi.
E allora perché troviamo così tanti siti mal costruiti, vecchi e poco pratici?
Perché al posto di un buon booking engine siamo costretti a compilare un form di richiesta che il cliente ignorerà?
Ciò che le OTA fanno egregiamente, soprattutto Booking.com, è mettere a disposizione le giuste informazioni e la possibilità di concretizzare la scelta di struttura e camera attraverso pochi click. Con la sicurezza di essere protetti da un sistema che dà ragione a prescindere a chi acquista.
Quando un cliente plana sul vostro sito è alla ricerca di dettagli più approfonditi. Le OTA hanno solo interesse a vendere un posto letto, gliene importa poco di promuovere il prodotto nella sua totalità. Questo è bene tenerlo a mente.
Le vostre strutture sono tanto altro. Dai servizi che potete offrire, la promozione di un territorio che potete vendere e promuovere. La vostra accoglienza.
Le OTA sono un depliant efficace ma superficiale. Il vostro sito è un bel libricino, ricco di sostanza.
Quando qualcuno sceglie di visitare il vostro sito, oltre che cercare una tariffa più vantaggiosa, è perché ha bisogno di ulteriori certezze.
E quindi completate il processo, permettete a chi vi vede si prenotarvi con semplicità. Investite con cognizione di causa, piuttosto che risparmiare qualche centinaia di euro, meglio costruire un prodotto di valore.
Gli esempi li abbiamo. Ragionate da cliente. Ricordatevi che gli informatici sono agli antipodi del commerciale. Tutto deve essere semplice e veloce. E la familiarità di alcuni meccanismi può rilassare la natura diffidenza di chi deve inserire i propri dati personali in un sistema sconosciuto.
Sito e Booking Engine sono il vostro ponte verso la disintermediazione.

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Revenue Mono Unità

Revenue Mono Unità - Revenue Bros

Revenue mono unità, per così dire. Concetto vago per un’operazione necessaria.
E se per Revenue intendiamo l’abbreviazione di Revenue Management, per Revenue intendiamo anche l’applicazione di una politica commerciale fluida, che preveda variabilità di prezzo e condizioni di vendita.
Tra le tante domande che tempestano la testa di chi è poco avvezzo a queste pratiche, ce n’è una che più di tutte blocca i buoni propositi di impostare questa metodologia di lavoro. Come faccio a farlo?
Perché, preda delle nostre paure, costruiamo una serie di vie e di risposte fantasiose, interamente prodotte dalla nostra mente, che ci bloccano in partenza.
Spuntano come funghi case vacanze e camere, ricavate da vecchie proprietà della nonna o dei genitori. Fossili di un’epoca in cui la vita era più a portata di tasche. Così tutti hanno pensato di poter diventare professionisti della ricettività e imprenditori.
Lasciamo da parte ogni considerazione sulla difficoltà di questo lavoro e concentriamoci su come gestire, dal punto di vista commerciale, una mono unità.
Che sia una camera, un appartamento, una baita, una barca. Qualsiasi unità che offra uno o più posti letto. Ciò porterà al dovere di produrre ogni giorno una tariffa valida per il mercato.
Il Revenue Management, su strutture con più unità abitative, permette attraverso la pressione del mercato di verificare la bontà del nostro pensiero commerciale. A seconda di quante prenotazioni entrano, si alza o si tiene ferma la tariffa. Una via tortuosa alla ricerca della perfezione, cercando di imparare da ogni errore, provando a commetterne sempre meno.
Quell’unica unità a vostra disposizione però lascia poco spazio di manovra e apre alla possibilità che ogni giorno sia una casistica. Decisamente complesso.
Anche la costruzione di uno storico può essere fuorviante, proprio perché il ricavo medio è sempre il RevPar. O vendete o rimanete vuoti.
Quindi l’approccio deve essere opposto alla concezione classica di vendita. Laddove si parte al prezzo più basso possibile, in funzione di dati storici, per crescere, sulla mono unità è più sensato partire sopra la soglia ipotizzata e poi, eventualmente, scendere più sotto data. Un Revenue al contrario, se ci si consente la licenza.
Lo studio a quel punto è ancora più decisivo. Soprattutto nel registrare le finestre di prenotazione, capire quando il mercato si esprime al massimo del suo potenziale. Perché se si vende tutto troppo a distanza dalla data, è quasi certo che si sarebbe potuto vendere a una tariffa più alta.
Perciò è meglio una politica di cancellazione più restrittiva, nella conoscenza della destinazione e del tipo di clientela che attrae. E poi tariffa sovradimensionata fin quasi sotto data.
Il Revenue Mono Unità si può fare.

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Pasqua con affaccio 2024

Pasqua con affaccio 2024 - Revenue Bros

Pasqua con affaccio 2024. È il primo grande appuntamento dell’anno, ogni anno, se consideriamo le feste comandate. Quest’anno capita un po’ prima nel calendario e ci dà una finestra importante sugli andamenti, passati e futuri.
Iniziamo con il weekend di festa. Quasi tutte le destinazioni che seguiamo hanno avuto lo stesso andamento; a distanza dalla data diverse prenotazioni a tariffe anche sostenute, del livello del 2023. Poi un blocco abbastanza netto, certo dovuto ai rialzi necessari dovuti alla pressione del mercato. Ma anche dall’attesa di capire cosa succedesse. Detto fuori dai denti, il popolo turistico attende l’oracolo delle previsioni meteo. Costui anzi costoro, come ogni anno, promettono brutto tempo. E allora si tentenna, mano al portafogli, prima di capire se tirare fuori la pecunia.
Sarebbe riduttivo però dare la colpa solo alle previsioni climatiche. Perché questa Pasqua pare essere lo specchio dell’andamento di questi primi mesi dell’anno. A prescindere dalla destinazione che trattate, fatta eccezione per le località montanare che stanno per salutare l’arco temporale più propizio, c’è similitudine in ciò a cui abbiamo assistito. Il previsionale è sembrato mantenere la forza irruente del 2023, per poi appiattirsi e faticare con l’arrivo del sotto data. La finestra del lastminute, cioè tra le 72 e le 24 ore prima del check-in, è stata spesso fiacca anche nel weekend.
Il pericolo è che l’attesa di un ulteriore balzo di crescita rispetto al 2023 porti utopiche aspettative. L’ambizione è corretta, è sano lavorare per migliorarsi, sempre. Tuttavia la realtà va osservata con oggettività. E c’è possibilità che il 2023 sia stata la confluenza di una serie di variabili positive, difficili a ripetersi. È stato il primo vero anno fuori dallo spauracchio della pandemia. E, come più volte ribadito, ha lasciato la sensazione che tutti spendessero più di quanto razionalmente lecito.
Ci piace assumere il ruolo di pompieri, anche con eccessiva cautela. Perché troppi imprenditori pretendono la luna e questo rischia di mandare in secondo piano un ottimo lavoro.
Se a Gennaio e Febbraio avete prodotto, mese su mese, un po’ meno o lo stesso rispetto all’anno scorso, avete già compiuto un mezzo capolavoro. Questo a parità di condizioni e metodologia di vendita, bene precisarlo.
Il resto dell’anno ci dice che i movimenti ci sono, il mercato è vivo e pulsante.
Pasqua a parte, la primavera è già una sosia dell’estate. E questo aiuterà i processi.
I prossimi mesi, da qui fine Ottobre, paiono in discesa.
Se le tariffe saranno mosse con saggezza, raccoglierete tanto.
Per quanto riguarda Pasqua, speriamo abbiate settato un’adeguata cancellation policy. Così da garantire una discesa scalata, se necessario, verso la vendita migliore.
Tanti auguri a tutti.

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Strutture di Piccole Dimensioni

Strutture di Piccole Dimensioni - Revenue Bros

È possibile attuare politiche di Revenue Management a strutture di piccole dimensioni?
Fughiamo ogni dubbio, certo che si può.
Sarebbe anche doveroso sottolineare che il Revenue Management è una disciplina filosofica pratica che viene spesso interpretata in modo molto differente a seconda del soggetto che la attua.
Insomma è ben lungi dall’essere un teorema matematico. Ci sono tante scuole di pensiero. E, come diciamo noi, se i risultati arrivano vuol dire che funziona.
Detto ciò, se il metodo ha delle regole base abbastanza chiare, adattarlo alle differenti situazioni richiede elasticità, studio e competenza.
Difficile perciò pretendere che un albergo sopra le quindici camere possa essere trattato esattamente come un bed and breakfast o un affittacamere.
Minore è il numero di unità da vendere, maggiore dovrà essere la cura e l’attenzione verso i dettagli. Laddove il margine consentito da un errore di valutazione si riduce quasi al nulla, perché ogni camera venduta male può pesare come una zavorra sulla produzione finale.
Nella costruzione della tariffazione di partenza, la metodologia rimane inalterata. Lo storico rimane re indiscusso di ogni valutazione. L’invenduto tuttavia dovrà essere sottoposto a un’accurata vivisezione. E di nuovo le proporzioni sono determinanti. Se resta invenduta 1 camera su 50, può essere un caso. La bontà del nostro operato rimane elevata, che quella defezione provenga da una cancellazione, un no-show o la spinta eccessiva della tariffa in lastminute. 1 camera su 4 punta il dito su una gestione commerciale rivedibile. Forse perché la cancellation policy è troppo permissiva in un periodo di alta stagione, forse perché si è chiesto troppo al mercato. Sta a noi capire davvero cosa sia successo. Altro elemento cardine, qui ancor più determinante, sono i rifiuti per occupazione. Dato che fornisce la misura della nostra bravura nella gestione dei momenti di massima pressione.
Su una struttura medio/grande, partire un filo troppo bassi può essere facilmente recuperabile grazie a un immediato e robusto rialzo tariffario.
Su una struttura di poche unità, partire più bassi del dovuto è già una condanna.
Ogni prenotazione conta, ogni camera può rappresentare una modifica di prezzo. Ci vuole contatto costante con la domanda e reattività perenne.
Altro consiglio madre. Evitate di diversificare la vostra proposta. Può essere affascinante avere camere tutte diverse, con i loro particolari e fini pregi. Dal punto di vista commerciale è tremendo, ognuna dovrà avere una sua collocazione sul mercato ed è come se aveste tutte singole strutture. Diventa pressoché impossibile applicare una dinamicità di prezzo. Perciò, almeno nella vendita online, accorpate quanto più possibile le tipologie.
Si può eccome attuare politiche di Revenue Management a struttura di piccole dimensioni. È solo un po’ diverso e certamente più faticoso.

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Online e Vendita 

Online e Vendita - Revenue Bros

Online e vendita vanno a braccetto, su questo siamo d’accordo.
L’online serve strettamente per la vendita, grazie a una serie di funzioni vitali. La connessione con il potenziale cliente, la pubblicità del nostro prodotto e un’infinità di informazioni utili volte a materializzare una prenotazione. Il tutto a portata di un click, in quest’epoca sempre meno paziente eppure così pregna di voglia di fare.
E allora la vendita e l’online sono pressoché la stessa identica cosa.
Beh, fino a un certo punto.
Immaginate il mercato immobiliare attuale, esempio più fulgido della distorta interpretazione che si applica al mezzo online. Ormai gli agenti immobiliari (perdonateci se generalizziamo in base alla nostra pur ampia dimestichezza con la categoria professionale) si limitano a un mero e spesso scialbo accompagnamento del potenziale compratore, all’interno di un immobile già ampiamente dissezionato attraverso lo schermo di un pc. Come se il compito di venditore fosse totalmente delegato al mezzo internet. Perché ormai abbiamo tutto a portata, a cosa servono gli esseri umani. Senza contare il giro di commissioni che si innesca, nel caso specifico, dalla piattaforma che pubblicizza il prodotto, a chi la vende e chi la compra. L’impressione è che sia tutto già apparecchiato, perciò a che pro fare uno sforzo.
L’online è troppo sovente vissuto come una sostituzione dell’apporto umano alla vendita.
Tornando al nostro amato mondo del turismo, oggi tante strutture di piccole dimensioni hanno quasi cancellato la presenza umana, grazie alla messaggistica istantanea e la domotica. Si entra in camere o appartamenti senza avere contatto con i gestori. E questo può andar bene per un certo tipo di ricettività.
Gli alberghi tuttavia devono concentrarsi anche su altre priorità. Perché la vendita e l’accoglienza sono due fasi differenti del processo, tanto per cominciare. E priva di una buona accoglienza l’esperienza è rovinata in partenza.
E la vendita, checché se ne pensi, ha ancora bisogno della forza umana, scissa dall’online. Anzi, in simbiosi totale, perché grazie alla vetrina online possiamo far lavorare meglio alcune tecniche di transazione. Rimanere passivi al contatto con cliente, dare per scontato che lui possa e voglia fare tutto da solo, è un crimine capitale.
Quando si risponde al telefono, bisogna essere reattivi e propositivi. Quando qualcuno si presenta al banco, bisogna indossare il nostro sorriso migliore.
La vendita termina quando il cliente lascia la struttura o quando ha già acquistato tutto ciò che potete offrire. Upgrade, servizi. Tutto ciò di cui disponete.
Online e vendita sono la stessa cosa. Ma la vendita, quella vera, è davvero più profonda dell’online.

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