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analisi, riflessioni e osservazioni su argomenti di attualità

La Qualità dei Numeri

La Qualità dei Numeri - Revenue Bros

La qualità dei numeri è fondamentale per qualsiasi tipo di analisi.
Eppure ancora c’è tanta confusione intorno a questo concetto. Ormai è divenuto chiaro che raccogliere informazione è alla base di qualsiasi attività commerciale. E proprio per questo esistono i commercialisti, giusto? Certo, per il tipo di lavoro che gli compete. Per quanto sia vitale conoscere la somma che entra e quella che esce dal proprio conto in banca, a livello di mercato sono tante altre le informazioni che dobbiamo ricavare.
È come quando ci andiamo a pesare su una bilancia. Lo strumento, se ben calibrato, ci fornirà un valore indiscutibile. Il punto siamo noi. Se siamo nudi, se indossiamo qualcosa, se ciò che indossiamo è più o meno pesante.
Lo stesso vale per il dato di produzione. Lordo o netto, già c’è tutta la differenza di questo mondo. In ambito alberghiero, poi, l’aggiunta dentro all’impasto di altri possibili servizi ci porta proprio da un’altra parte.
È giusto anche valutare un’azienda nella sua interezza, arriva il momento in cui è sano rendersi conto di cosa ci rimane in tasca.
Intercettare il mercato però implica capirne le ragioni d’acquisto. E per far ciò dobbiamo tararci sulle sue frequenze.
Qual è la tariffa che ha funzionato?
Ipotesi netto. A seconda di come vendiamo una camera, il valore cambia connotati. Le commissioni, alle OTA o al tour operator di turno, spostano verso il basso il valore. Questo ci porta a considerare meno proficuo vendere in un modo o in un altro. Dimenticandoci ciò che più ci interessa, il canale che ci ha dato maggiori soddisfazioni e, più di tutto, il prezzo che ha centrato la domanda.
Ipotesi servizi inclusi. Questo è ancora più comune. Inserire nel prezzo di una camera il ristorante, la SPA o servizi ancillari di qualsiasi tipo. Un unico mega valore che, senza essere scisso, genera confusione. All’interno di una struttura possono esserci diversi centri di costo e di ricavo. Per capire la loro ragion d’essere vanno analizzati separatamente, va compreso il loro valore commerciale.
Per evitare qualsiasi problema, è semplice, taratevi sul prezzo di vendita. Il cosiddetto “selling price”. Ciò che vende è ciò che va analizzato. Successivamente sarà tempo di capire se c’è modo e margine per aumentare la qualità delle vendite, scegliendo meglio il canali tramite cui operare.
La qualità dei numeri è fondamentale perché ci mette in mano le redini dell’azienda e ci rende consci del potere di ogni decisione, preparandoci per capire cosa genera. 

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Il Cinema come monito imprenditoriale

Il cinema come monito imprenditoriale - Revenue Bros

Il cinema come monito imprenditoriale. Sì perché, in positivo e in negativo, ciò che succede a livello di mercato può essere analizzato, capito e preso come esempio. Le proporzioni dei soldi che girano devono essere considerate senza evitare di considerare certi meccanismi diversi per questo.
L’industria cinematografica vive, da diversi anni, un sali e scendi complesso. L’innesto nella nostra società di medium che rendono più fruibile la visione di film e prodotti audiovisivi ne è in parte responsabile. Che sia un grande televisore di nuova generazione in sostituzione della sala o il servizio di streaming di turno, ne esce fuori una media discreta di risparmio di energie e portafogli. Solo chi è innamorato visceralmente della settima arte la tiene in piedi. Perché andare a vedere l’ultimo film di moda è prerogativa di tutti.
Un’analisi superficiale ed esterna della situazione porta a sottolineare alcuni tratti contraddistintivi nel modus operandi di chi investe nel cinema. Si cerca di sollecitare una maggiore presenza di pubblico (anche quello che paga gli abbonamenti) sovraproducendo. Più fondi investiti nella produzione, più soldi richiesti per assistere al prodotto finale. Insomma le cose sembrano andare male, facciamo di più e aumentiamo i prezzi.
C’è una certa similitudine con l’approccio alla crisi di molti imprenditori. Siccome mi servono più soldi, chiedo più soldi. E per mettermi in questa posizione investo, secondo i miei criteri, in modo da giustificare l’aumento.
Si perde di vista totalmente l’interesse del mercato.
Molti film ultimamente, cosiddetti blockbuster americani, sforano le due ore di durata. Per infilare due o tre scene d’azione in più, spesso banali e noiose. Con l’unico risultato di gonfiare i costi di produzione. In un’epoca in cui soffriamo tutti di deficit dell’attenzione, in un momento in cui si fa fatica a schiodare la gente dal divano. La soluzione, secondo loro, è allungare i film e spendere di più per farli.
Guarda caso molte grandi produzioni, sopra i 200 milioni di dollari, sono in perdita. Franchise che hanno sorretto Hollywood per decadi, piangono i loro flop.
In Italia abbiamo sotto gli occhio l’esaltazione di questo macabro meccanismo. Il tax credit garantisce un robusto contributo statale alla genesi delle pellicole nostrane. Progetti che verrebbero catalogati sotto l’egida del patrimonio culturale. Perché il cinema viene considerato a ragione un’opera d’arte volta ad arricchire chi ne beneficia.
Il problema, l’ennesimo, è che questi fondi vengono elargiti a chiunque. Personaggi di infima reputazione che stanno al cinema come un sacco di immondizia a un centro tavola. E noi paghiamo tasse per foraggiarli, lasciando le sale deserte.
Il monito del cinema deve essere proprio di tutti.
Spendere con criterio, intercettando il mercato e strizzando l’occhio alle sue esigenze.

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Rispondere ai Giudizi Online

Rispondere ai giudizi online - Rvenue Bros

Rispondere ai giudizi online è uno dei grandi crucci degli imprenditori.
Complesso, certo. Poiché parliamo di natura umana, ciò che serve è più che altro sensibilità e logica.
Quando un cliente offre uno spunto negativo, esprime una critica, ci sentiamo punti sul vivo. Disprezzare il nostro lavoro e il nostro prodotto è vissuto come un affronto personale. Dimostrazione di quanto teniamo al nostro lavoro.
Allora come atteggiarci? Rispondiamo oppure evitiamo di farlo?
Partiamo da un presupposto fondamentale. Il giudizio di una persona è squisitamente soggettivo. Tante volte vi sarà capitato di leggere deliri ingiustificati. Al pari delle occasioni in cui qualcuno ha stroncato l’esperienza per un incidente casuale e irripetibile. Vale poco la pena di concentrarsi sulle casistiche.
Ciò che conta è la statistica. Se 9 voci su 10 rimarcano le stesse carenze, a quel punto è inopportuno accanirsi ed essere permalosi. Bisogna prendere atto delle proprie mancanze, anche solo delle esigenze del cliente diverse dalla nostra offerta. E, quando economicamente e strategicamente possibile, intervenire per correggere il tiro.
Se la colazione è poco apprezzata, modificatela e miglioratela. Con lo stesso budget si può ottenere un prodotto migliore.
Se le critiche vertono sulla vetustà della struttura, è più complicato rifare il trucco a tutta la baracca. Allora è una buona idea rafforzare aspetti dell’accoglienza che possono distogliere dalle magagne. Puntare ancor di più sui punti forti.
Il valore dell’esperienza è molto legato al modo in cui il cliente ne fruisce.
E quando ci arriva il commento, dunque, rispondiamo o lasciamo stare?
Soprattutto per le strutture medio grandi, sollecitate da un numero immane di recensioni, diventa un lavoro parallelo interagire con ogni singola voce nel coro.
Vien da sé che ci sono situazioni in cui è superfluo farlo. Ricordatevi che i clienti sono più intelligenti di ciò che credete. È semplice individuare il parere di una persona che di pancia ha messo nero su bianco la sua luna storta. In questo il web si autoregola.
Dare delle spiegazioni alle volte è vitale. Ci sono situazioni in cui rispondere ai giudizi diventa un modo per comunicare sia con l’autore della recensione che con chi la utilizza per decidere se venire da voi.
E ci sono occasioni in cui è opportuno ringraziare per le belle parole spese in vostro favore.
Ciò che di peggio potreste fare è creare una faida, litigare apertamente difendendo la vostra posizione.
Peggiore di un commento negativo è una risposta piccata.
Rispondere ai giudizi è alle volte necessario, fatelo col giusto registro.

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La Vetrina di Sanremo

La Vetrina di Sanremo - Revenue Bros

La vetrina di Sanremo è, per un artista italiano, la più potente che ci sia.
Forse lo è sempre stata, negli ultimi anni ancor di più. Come tutto, amplificata dai potenti mezzi di comunicazione. E anche da un lavoro fatto dall’ultima direzione artistica che, dati alla mano, ha portato alla visione dell’ultima serata più di 14 milioni di persone (74% di share). Numeri spaventosi, degni di Pippo Baudo. Bisogna infatti tornare indietro di 28 anni, al 1995, per trovare un quantitativo di ascoltatori maggiori. Tempi in cui la concorrenza era diversa, nel 2024 si fa a gara con la tv satellitare e le piattaforme in streaming.
Insomma, se un cantante o una band vogliono puntare alla massima esposizione mediatica, Sanremo è il posto giusto.
Vien da domandarsi quali sono le cause socio-antropologiche che portano a questa nostra necessità di sintonizzarci per cinque giorni e svariate ore davanti a uno spettacolo spesso tutt’altro che edificante. Fosse anche solo per sapersi inserire nei discorsi di massa, racconti di aneddoti raccolti durante la kermesse.
Tolte le solite polemiche che accompagnano la manifestazione e l’imbarazzante figura inflitta al mito John Travolta, torniamo all’impatto della gara sui cantanti.
I Maneskin iniziarono la reale ascesa sul palco dell’Ariston, finendo per trionfare poi all’Eurovision. Sì perché, tra le tante meraviglie di visibilità che garantisce Sanremo, c’è quella di infilarsi in un evento seguito a livello mondiale, ormai vero e proprio fenomeno di costume.
Alle volte persino arrivare a un soffio dalla vittoria può far più rumore. Immaginate se avesse vinto Geolier. Figuriamoci, sono nate polemiche anche solo perché si è aggiudicato la serata dei duetti. Che poi se il regolamento consente il voto del pubblico, perché mai dovrebbe essere un problema se lo zoccolo duro di fan dell’artista è più agguerrito rispetto ai concorrenti?
Domandiamoci piuttosto perché mamma Rai faccia pagare 50 centesimi una votazione, per un totale di 2.50 euro per i cinque voti a sera, per un complessivo 12.50 euro per le cinque serate. Allora se è il voto del popolo, visto che paghiamo tutti il benedetto canone pure se la tv manco la accendiamo, fate votare gratuitamente. Certo che i soldi imperano ovunque, inutile sottolinearlo.
Vedete quante pagine sono state scritte su queste estenuanti serate, più lunghe di un film di Kurosawa e di sicuro meno avvincenti.
E allora, imprenditori, occhio alle tariffe. Perché chi brilla a Sanremo (o anche solo chi fa molto parlare di sé), riempirà le piazze delle vostre città e i vostri alberghi.
Tenete d’occhio il calendario e calibratelo sulla fama raggiunta anche da artisti a cui avreste dato poco credito.
La vetrina di Sanremo è piena di dati e suggerimenti molto utili.

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Soggiorni Minimi, Vantaggi e Trappole

Soggiorni Minimi, Vantaggi e Trappole - Revenue Bros

Soggiorni minimi, strategia commerciale ancora di uso comune, piena di apparenti vantaggi e altrettanto pregna di trappole.
Ci permettiamo di soffermarci nuovamente sul discorso. Ogni sfaccettatura di una strategia commerciale va analizzata nel dettaglio, sviscerata fino a comprenderla.
Spesso, per arrivare a una conclusione soddisfacente, la via empirica è l’unica valida.
Siamo in pieno periodo invernale, la montagna è regina del mercato. La pressione della domanda e la qualità della vendita sono tutte incentrate sulle piste sciistiche, di questi tempi. Anzi, per essere più precisi, i giochi sono già quasi fatti. Perché, a differenza di altri segmenti turistici, la montagna richiede sovente un’organizzazione assai più accorta e quindi a distanza dalla data.
Ancora oggi la maggior parte delle strutture ricettive montanare utilizza i soggiorni minimi. Vale a dire un arco temporale obbligatorio in cui permettere la permanenza al cliente. Una restrizione, una delle tante.
Tra le tante preoccupazioni a muovere l’albergatore verso questa scelta, una su tutte è la continuità della prenotazione. La paura di lasciare scoperte date, buchi di occupazione incolmabili.
Certo è comodo gestire in due uniche fasi, spesso a cadenza settimanale, check-in e check-out. Un lusso di altri tempi.
Ciò che si perde però è un’infinità di informazioni e di soldi.
Il soggiorno minimo impedisce di dare un valore reale a ogni singola data. Inglobando in un unico prezzo più giorni che avrebbero, isolati, dei connotati meglio definiti.
Il timore è che, lasciando la vendibilità della singola notte, il mercato fagociti le date più attraenti, lasciando vuote le altre.
È naturale che un sabato rimarrebbe più richiesto rispetto a una domenica o a un lunedì, anche in un periodo vacanziero.
Ma, in condizioni di mercato libero, la domanda è veicolata dalla tariffa. Più alziamo il prezzo su una data, più restringiamo la cerchia di chi può permettersela. Se siamo abbastanza bravi, abbiniamo la massima occupazione alla qualità migliore di vendita. Inoltre il mercato si autoregola. Pur essendosi accorciati gli indici medi di soggiorno, esistono località dov’è complicato pensare di passare meno di tre o quattro giorni.
Quindi se una data è molto richiesta, alziamo il prezzo. E cosa succede? Che le date precedenti e antecedenti rimangono a disposizione di una fetta di mercato con una sensibilità di spesa maggiore. Colmando i presunti vuoti di occupazione.
Il mercato funziona così, soprattutto quello vacanziero. Chi va in settimana bianca prende delle ferie. Sua la scelta di quando, raramente vostra.
Le imposizioni portano sempre guai.
I soggiorni minimi possono sembrare dei vantaggi ma sono delle trappole perché, salvo eccezioni, finiscono per portarci proprio dove volevamo evitare di andare. 

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I Consigli delle OTA

I Consigli delle OTA - revenue bros

Se avete una struttura e avete creato un profilo su una o più OTA, avrete di sicuro avuto modo di ascoltare i loro consigli.
Ascoltate anche solo per provare a farvi una cultura personale, ci mancherebbe. Dall’ascolto all’applicazione ce ne passa.
Detto ciò, i consigli che ci danno alcune volte sono opinabili.
Partiamo dall’assunto madre: strumento loro, regole loro. Giuste o sbagliate, le mosse che suggeriscono pompano il loro algoritmo e incentivano il mercato.
È vitale che voi li ascoltiate su tutto ciò che riguarda i contenuti. Tante strutture prendono sotto gamba questo cruciale aspetto. Foto, descrizioni, informazioni utili alla scelta e al soggiorno.
Per quanto riguarda il commerciale, invece.
L’obiettivo principale è la visibilità massima. E su questo siamo d’accordo.
Se per seguirla, però, vanno applicate delle strategie anti commerciali, allora fermiamoci un istante.
Soffermiamoci quindi sulla disponibilità, senza entrare in ambiti puramente legati alla tariffa.
Ampia disponibilità di camere su un periodo più lungo possibile.
Chi lavora con una tariffa dinamica sa quanto è pericoloso quest’approccio.
Punto primo. Un prezzo si costruisce in funzione di uno storico. Come posso concepire un mercato a distanza di oltre un anno? Di questi tempi poi. Tutto si velocizza e le variabili imprevedibili si moltiplicano. Oltre al fatto che la stragrande maggioranza del mercato è composta da persone normali.
Qualche tour operator a parte, chi organizza un viaggio con così largo anticipo?
L’ampia disponibilità del nostro parco camere ci mette inoltre di fronte a un’altra problematica. Se la tariffa di partenza, per regola, è la più bassa possibile in funzione dei dati storici in un determinato periodo, posso io rischiare di vendere troppe unità allo stesso prezzo e rovinarmi la festa?
Centellinare le mie camere a disposizione delle OTA permette di fermarsi e osservare la pressione della domanda. E ci dà anche la possibilità di sbagliare, perché è umano, consci di poter raddrizzare il tiro.
Ad alzare, si fa sempre in tempo.
C’è inoltre da sottolineare come, a livello online, l’attendibilità di una prenotazione a larga distanza dalla data sia pressoché ridicola. Parliamo di tassi di cancellazione tra il settanta e l’ottanta per cento.
Le OTA hanno il nostro stesso target: vendere camere. Solo che la loro visuale è parziale, incentrata su loro stessi. Perciò dobbiamo essere noi bravi a incastrarli nelle nostre necessità.
I consigli delle OTA vanno ascoltati, certo. E alcune volte ignorati.

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Con colazione

Con colazione - Revenue Bros

Mi conviene la vendita di una camera con colazione?
Il quesito è storico ma va aggiornato. Siamo in Italia, dopotutto, e siamo differenti dagli altri paesi per innumerevoli motivi. Molti dei quali, va detto, positivi.
Uno è quello culinario. Chi viene dalle nostre parti, si aspetta di mangiare bene ovunque e comunque. Perciò il rito di inizio giornata viene considerato ancor più sacro, sia dai turisti che dagli imprenditori.
La domanda quindi è di natura strategica. Va inclusa nel prezzo o considerata a parte?
Solita manfrina. Fate i conti per bene, evitate di sparare cifre a caso e di porre il veto su una decisione prima di avere i dati corretti.
C’è chi fa pagare la colazione a parte perché sostiene che costi troppo, che i clienti trangugino tutto quello che gli capita sotto tiro, che vanno sprecate tante pietanze.
Tre lamentele che potrebbero aver ragion d’essere ma che vanno affrontate separatamente. Soprattutto quella sugli sprechi. Perché potrebbe essere frutto di decisioni sbagliate, qualitative e tipologiche.
Il turista straniero, per dirne una, apprezza più il salato rispetto al dolce. Quindi studiate per bene le vostre statistiche di occupazione, ascoltate le necessità del cliente. Alle volte ciò che è il meglio per voi è superfluo.
La clientela estera è inoltre abituata alla tariffa Room Only. Questo perché, al di fuori dei nostri confini, la colazione inclusa è un lusso che pochi concedono. La vendibilità delle camere è quasi sempre scissa con e senza colazione. E il prezzo del primo pasto di giornata è salatissimo. Scontato dire che pochi possono giustificare con qualità e quantità l’esborso.

Ma può questa essere una soluzione? La doppia vendibilità della camera?
Di nuovo, dipende anche molto dal target di mercato.
Se la clientela è prettamente business, saprete che le abitudini di quel segmento sono frugali. Sveglia presto, un caffè e magari un cornetto. Fine.
Se la clientela è leisure, allora è tutt’altra questione. Chi ha tempo per godersi la vita, prova a fare i conti con le proprie tasche.
In Italia, lo ripetiamo, il cliente è predisposto ad aspettarsi certi benefici. Soprattutto il viaggiatore interno. E, a parte le solite città note, il nostro territorio è ricco di splendide località prese d’assalto dagli italiani stessi.
Con colazione, quindi?
Tutto va gestito con criterio. Che sia inclusa o meno, la colazione va plasmata sui connotati di chi ne fruisce e sulle tasche di chi la offre.
È chiaro che se i ricavi medi e l’occupazione sono ottimi, la colazione inclusa è un beneficio su cui spingere.
Ma, se proprio si vuol fare pagare a parte, il servizio va considerato a parte e analizzato, nel prima, durante e dopo.
E la tariffa va calibrata a dovere. 

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Benvenuto, Caro 2024

Benvenuto, Caro 2024 - Revenue Bros

Benvenuto, Caro 2024.
E Caro dev’essere inteso in senso economico, altroché.
Chi avrebbe potuto pronosticare un 2023 così, un mago della finanza e della strategia. Perché noi poveri mortali abbiamo navigato a vista, il nostro cannocchiale puntato all’orizzonte, pronti a invertire la rotta o a prendere la burrasca di petto. Per fortuna, salvo qualche episodio, abbiamo avuto un orizzonte pressoché sgombro da nuvole. Il turismo è stato potente per quasi tutti e dodici i mesi.
Oh, intendiamoci, noi ci riferiamo sempre a chi ha lavorato come si deve. E quello è un parametro che difficilmente si modifica senza gli strumenti adeguati. Chi si è dato a buone pratiche commerciali ha raccolto a sufficienza da tenere in equilibrio l’inflazione con i suoi costi abnormi.
E, ancora una volta privi di peli sulla lingua, diciamo che chi ha fallito il 2023 ha sbagliato pesantemente qualcosa. O è stato proprio sfortunato.
Ecco, un evento che di sicuro ha penalizzato quella porzione geografica, è stata l’alluvione nell’Emilia Romagna. Tanto per citare fatti fuori dal controllo di chiunque.
In ogni caso, le destinazioni balneari hanno avuto tutto Luglio e Agosto da poter sfruttare a pieno.
Insomma, se avete fallito è colpa vostra.
Il Caro 2024 continuerà a essere Caro. E i nostri dubbi si espandono verso il futuro.
Riusciremo a tenere alta la bandiera o arriverà la burrasca?
I primi segnali sono confortanti, almeno su un previsionale che si affaccia fino all’estate e strizza l’occhio alla prossima primavera.
La montagna scoppia di salute, il mare d’estate avrà pochi problemi. Le città d’arte potrebbero soffrire un filo di più i due prossimi mesi di bassa stagione, ormai gli unici fiacchi dell’anno.
E allora noi che dobbiamo fare?
Stare attenti e evitare di fare supposizioni errate.
Evitare di pretendere che ci sia una crescita economica a tutti i costi.
Evitare di alzare le tariffe solo perché l’anno scorso ha funzionato bene. Prendiamolo come base di partenza e valutiamo l’idea che anche pareggiare quanto ottenuto potrebbe essere soddisfacente.
Evitare quindi di essere presuntuosi.
La gente vorrà sempre viaggiare, se avesse soldi infiniti farebbe solo quello.
Il 2024 rimarrà Caro perché il valore di gas e petrolio scende a livelli minimi dal 2021 eppure le bollette crescono.
L’inflazione è questa brutta bestia, se ne infischia dell’appetito, continua a voler ingurgitare.
Caro 2024, sii assennato. E noi con te.

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Vale più una prenotazione italiana o estera?

Vale più una prenotazione italiana o estera? - Revenue Bros

Vale più una prenotazione italiano o estera?
Analizzare la possibile risposta a questa domanda apre un mondo di sapienza e potere.
Il mercato reagisce ai nostri impulsi. Ci dimentichiamo quanto ciò che raccogliamo sia strettamente legato a ciò che seminiamo.
Per questo il consiglio madre è, soprattutto all’inizio o quando si brancola in un parziale buio, lasciate che il mercato guidi voi. Evitate la ricerca di una targettizzazione forzata. In pochi si possono permettere di scegliere chi e quando accogliere.
Più restrizioni e pretese avete verso i vostri clienti, più stringete il becco dell’imbuto che porta soldi nelle vostre casse.
Ma che tipo di mercato è il nostro? Dipende tanto anche dalla posizione geografica che occupiamo. Ma la tipologia di struttura che governiamo può riservare diverse sorprese.
Chi lavora con tariffazione dinamica sa che qualsiasi cosa ha un valore a seconda del quando. E già questa è una bella distinzione rispetto a chi ancora concepisce il prezzo statico.

Vale più una prenotazione italiana o una estera?
Dipende, come sempre.
L’ossessione per tutti rimane quella di disintermediare. In questo, all’apparenza, il canale online è nemico supremo. Tanti preferiscono portare avanti il lavoro sulle basi costruite negli anni, quando il mercato era delle agenzie di viaggio, del numero di stelle di un albergo, dei soggiorni lunghi, dei clienti abituali e delle pensioni complete. Italiani che viaggiavano in Italia, che chiedevano la stessa camera nello stesso periodo.
E ce ne sono ancora diversi in giro, almeno fin quando l’anagrafe li sosterrà.
Ci conviene lottare solo ed esclusivamente per loro oppure è bene chiedersi se c’è dell’altro?
Nel mondo viaggia più un miliardo di persone. E, dall’estero, vengono per assaporare il nostro territorio, spostarsi quanto più possibile, andare al ristorante (non quello dell’albergo). Dall’estero, vengono profili economici diversi. Che recepiscono una tariffa in funzione dei loro parametri, quasi sempre più alti rispetto ai nostri.
Questo è ben lungi dall’essere un invito all’internazionalizzazione. Spesso è persino impossibile.
Direzionare la domanda verso il mondo intero, attraverso l’online, è però fattibile. Ampliando la diversificazione della nostra occupazione, andando a trovare fonti più floride, anche solo in determinati momenti dell’anno.
Quindi non è tanto se vale di più una prenotazione italiana o una estera, quanto il modo in cui ce le andiamo a cercare. 

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La tariffa in proporzione

La tariffa in proporzione - Revenue Bros

Avete mai pensato che l’impatto della tariffa sul mercato sia in proporzione?
È un concetto così banale eppure sembra che a molti sfugga. E il bello è che rappresenta la chiave d’interpretazione più determinante ai fini di una strategia commerciale.
La tariffa è in proporzione a tanti fattori. Il periodo della prenotazione, il momento in cui si prenota, il valore del prodotto. Attenzione che per prodotto intendiamo mica solo l’albergo ma la destinazione in generale.
E, sorpresa delle sorprese, del vostro target geografico di mercato.

Per entrare più a fondo nell’argomento, riprendiamo un articolo di Radio Colonna, molto interessante. Le statistiche certificano un aumento generale delle presenze straniere sul nostro territorio, Roma in primis, ciò che rimane bassa è la capacità di spesa. Sottolineiamo che l’aggettivo “bassa” in questo caso è in proporzione ad altre situazione ritenute simili.
E qui riprendiamo per filo e per segno l’articolo: il 2023 segnerà numeri record per la capitale anche per i flussi di stranieri che dovrebbero superare i 10 milioni di presenze. E comunque sono la metà di Londra, il 65% rispetto a Parigi […]. Per volume di presenze straniere Roma era al settimo posto all’inizio degli anni 2000 oggi è scivolata in 17ma posizione. In valore i 35 milioni di arrivi a Roma (nazionali ed esteri) sfiorano gli 8 miliardi di euro ma i 44 milioni a Parigi fruttano alla capitale francese ben 36 miliardi secondo la classifica di WTCC. La stessa Milano con quasi 9 milioni di arrivi realizza un valore aggiunto di 3,5 miliardi.
Ci spiace ma solo un italiano come noi può paragonare Roma a Parigi e Londra, l’Italia alla Francia e l’Inghilterra. Siamo noi che soffriamo della sindrome dei primi della classe. Quando ormai a livello economico siamo un paese di seconda o terza fascia.
Per arrivare ai succitati numeri, noi abbiamo bisogno di adattare il nostro valore commerciale al mercato. Perché la percezione del nostro prodotto è inferiore rispetto ad altri. Mica solo quella. Ci sono il costo della vita e il reddito medio.
Secondo i dati Istat lo stipendio medio italiano è di 27000 euro lordi annui. In Inghilterra 66000, Germania 53000, Francia 39000. E ci fermiamo qui.
Ci piacerebbe ci fosse solo la lista dei patrimoni Unesco che vantiamo, la qualità della nostra cucina e tutte le meraviglie artistiche e naturalistiche che offriamo. Purtroppo c’è lo stato in cui il nostro paese versa.

Dal punto di vista individuale, c’è margine eccome di crescita. Lo diciamo da consulenti, dalla prospettiva di chi ha visto tante realtà avere successo.
La tariffa tuttavia è in proporzione a ciò che il mercato è disposto a offrirci.
Se il 2023 e i suoi momenti di picco turistico sono andati male per qualcuno è perché gli è sfuggita questa verità.

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