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Pasqua con affaccio 2024 - Revenue Bros

Pasqua con affaccio 2024. È il primo grande appuntamento dell’anno, ogni anno, se consideriamo le feste comandate. Quest’anno capita un po’ prima nel calendario e ci dà una finestra importante sugli andamenti, passati e futuri.
Iniziamo con il weekend di festa. Quasi tutte le destinazioni che seguiamo hanno avuto lo stesso andamento; a distanza dalla data diverse prenotazioni a tariffe anche sostenute, del livello del 2023. Poi un blocco abbastanza netto, certo dovuto ai rialzi necessari dovuti alla pressione del mercato. Ma anche dall’attesa di capire cosa succedesse. Detto fuori dai denti, il popolo turistico attende l’oracolo delle previsioni meteo. Costui anzi costoro, come ogni anno, promettono brutto tempo. E allora si tentenna, mano al portafogli, prima di capire se tirare fuori la pecunia.
Sarebbe riduttivo però dare la colpa solo alle previsioni climatiche. Perché questa Pasqua pare essere lo specchio dell’andamento di questi primi mesi dell’anno. A prescindere dalla destinazione che trattate, fatta eccezione per le località montanare che stanno per salutare l’arco temporale più propizio, c’è similitudine in ciò a cui abbiamo assistito. Il previsionale è sembrato mantenere la forza irruente del 2023, per poi appiattirsi e faticare con l’arrivo del sotto data. La finestra del lastminute, cioè tra le 72 e le 24 ore prima del check-in, è stata spesso fiacca anche nel weekend.
Il pericolo è che l’attesa di un ulteriore balzo di crescita rispetto al 2023 porti utopiche aspettative. L’ambizione è corretta, è sano lavorare per migliorarsi, sempre. Tuttavia la realtà va osservata con oggettività. E c’è possibilità che il 2023 sia stata la confluenza di una serie di variabili positive, difficili a ripetersi. È stato il primo vero anno fuori dallo spauracchio della pandemia. E, come più volte ribadito, ha lasciato la sensazione che tutti spendessero più di quanto razionalmente lecito.
Ci piace assumere il ruolo di pompieri, anche con eccessiva cautela. Perché troppi imprenditori pretendono la luna e questo rischia di mandare in secondo piano un ottimo lavoro.
Se a Gennaio e Febbraio avete prodotto, mese su mese, un po’ meno o lo stesso rispetto all’anno scorso, avete già compiuto un mezzo capolavoro. Questo a parità di condizioni e metodologia di vendita, bene precisarlo.
Il resto dell’anno ci dice che i movimenti ci sono, il mercato è vivo e pulsante.
Pasqua a parte, la primavera è già una sosia dell’estate. E questo aiuterà i processi.
I prossimi mesi, da qui fine Ottobre, paiono in discesa.
Se le tariffe saranno mosse con saggezza, raccoglierete tanto.
Per quanto riguarda Pasqua, speriamo abbiate settato un’adeguata cancellation policy. Così da garantire una discesa scalata, se necessario, verso la vendita migliore.
Tanti auguri a tutti.

Strutture di Piccole Dimensioni - Revenue Bros

È possibile attuare politiche di Revenue Management a strutture di piccole dimensioni?
Fughiamo ogni dubbio, certo che si può.
Sarebbe anche doveroso sottolineare che il Revenue Management è una disciplina filosofica pratica che viene spesso interpretata in modo molto differente a seconda del soggetto che la attua.
Insomma è ben lungi dall’essere un teorema matematico. Ci sono tante scuole di pensiero. E, come diciamo noi, se i risultati arrivano vuol dire che funziona.
Detto ciò, se il metodo ha delle regole base abbastanza chiare, adattarlo alle differenti situazioni richiede elasticità, studio e competenza.
Difficile perciò pretendere che un albergo sopra le quindici camere possa essere trattato esattamente come un bed and breakfast o un affittacamere.
Minore è il numero di unità da vendere, maggiore dovrà essere la cura e l’attenzione verso i dettagli. Laddove il margine consentito da un errore di valutazione si riduce quasi al nulla, perché ogni camera venduta male può pesare come una zavorra sulla produzione finale.
Nella costruzione della tariffazione di partenza, la metodologia rimane inalterata. Lo storico rimane re indiscusso di ogni valutazione. L’invenduto tuttavia dovrà essere sottoposto a un’accurata vivisezione. E di nuovo le proporzioni sono determinanti. Se resta invenduta 1 camera su 50, può essere un caso. La bontà del nostro operato rimane elevata, che quella defezione provenga da una cancellazione, un no-show o la spinta eccessiva della tariffa in lastminute. 1 camera su 4 punta il dito su una gestione commerciale rivedibile. Forse perché la cancellation policy è troppo permissiva in un periodo di alta stagione, forse perché si è chiesto troppo al mercato. Sta a noi capire davvero cosa sia successo. Altro elemento cardine, qui ancor più determinante, sono i rifiuti per occupazione. Dato che fornisce la misura della nostra bravura nella gestione dei momenti di massima pressione.
Su una struttura medio/grande, partire un filo troppo bassi può essere facilmente recuperabile grazie a un immediato e robusto rialzo tariffario.
Su una struttura di poche unità, partire più bassi del dovuto è già una condanna.
Ogni prenotazione conta, ogni camera può rappresentare una modifica di prezzo. Ci vuole contatto costante con la domanda e reattività perenne.
Altro consiglio madre. Evitate di diversificare la vostra proposta. Può essere affascinante avere camere tutte diverse, con i loro particolari e fini pregi. Dal punto di vista commerciale è tremendo, ognuna dovrà avere una sua collocazione sul mercato ed è come se aveste tutte singole strutture. Diventa pressoché impossibile applicare una dinamicità di prezzo. Perciò, almeno nella vendita online, accorpate quanto più possibile le tipologie.
Si può eccome attuare politiche di Revenue Management a struttura di piccole dimensioni. È solo un po’ diverso e certamente più faticoso.

Online e Vendita 

Online e Vendita - Revenue Bros

Online e vendita vanno a braccetto, su questo siamo d’accordo.
L’online serve strettamente per la vendita, grazie a una serie di funzioni vitali. La connessione con il potenziale cliente, la pubblicità del nostro prodotto e un’infinità di informazioni utili volte a materializzare una prenotazione. Il tutto a portata di un click, in quest’epoca sempre meno paziente eppure così pregna di voglia di fare.
E allora la vendita e l’online sono pressoché la stessa identica cosa.
Beh, fino a un certo punto.
Immaginate il mercato immobiliare attuale, esempio più fulgido della distorta interpretazione che si applica al mezzo online. Ormai gli agenti immobiliari (perdonateci se generalizziamo in base alla nostra pur ampia dimestichezza con la categoria professionale) si limitano a un mero e spesso scialbo accompagnamento del potenziale compratore, all’interno di un immobile già ampiamente dissezionato attraverso lo schermo di un pc. Come se il compito di venditore fosse totalmente delegato al mezzo internet. Perché ormai abbiamo tutto a portata, a cosa servono gli esseri umani. Senza contare il giro di commissioni che si innesca, nel caso specifico, dalla piattaforma che pubblicizza il prodotto, a chi la vende e chi la compra. L’impressione è che sia tutto già apparecchiato, perciò a che pro fare uno sforzo.
L’online è troppo sovente vissuto come una sostituzione dell’apporto umano alla vendita.
Tornando al nostro amato mondo del turismo, oggi tante strutture di piccole dimensioni hanno quasi cancellato la presenza umana, grazie alla messaggistica istantanea e la domotica. Si entra in camere o appartamenti senza avere contatto con i gestori. E questo può andar bene per un certo tipo di ricettività.
Gli alberghi tuttavia devono concentrarsi anche su altre priorità. Perché la vendita e l’accoglienza sono due fasi differenti del processo, tanto per cominciare. E priva di una buona accoglienza l’esperienza è rovinata in partenza.
E la vendita, checché se ne pensi, ha ancora bisogno della forza umana, scissa dall’online. Anzi, in simbiosi totale, perché grazie alla vetrina online possiamo far lavorare meglio alcune tecniche di transazione. Rimanere passivi al contatto con cliente, dare per scontato che lui possa e voglia fare tutto da solo, è un crimine capitale.
Quando si risponde al telefono, bisogna essere reattivi e propositivi. Quando qualcuno si presenta al banco, bisogna indossare il nostro sorriso migliore.
La vendita termina quando il cliente lascia la struttura o quando ha già acquistato tutto ciò che potete offrire. Upgrade, servizi. Tutto ciò di cui disponete.
Online e vendita sono la stessa cosa. Ma la vendita, quella vera, è davvero più profonda dell’online.

La Qualità dei Numeri - Revenue Bros

La qualità dei numeri è fondamentale per qualsiasi tipo di analisi.
Eppure ancora c’è tanta confusione intorno a questo concetto. Ormai è divenuto chiaro che raccogliere informazione è alla base di qualsiasi attività commerciale. E proprio per questo esistono i commercialisti, giusto? Certo, per il tipo di lavoro che gli compete. Per quanto sia vitale conoscere la somma che entra e quella che esce dal proprio conto in banca, a livello di mercato sono tante altre le informazioni che dobbiamo ricavare.
È come quando ci andiamo a pesare su una bilancia. Lo strumento, se ben calibrato, ci fornirà un valore indiscutibile. Il punto siamo noi. Se siamo nudi, se indossiamo qualcosa, se ciò che indossiamo è più o meno pesante.
Lo stesso vale per il dato di produzione. Lordo o netto, già c’è tutta la differenza di questo mondo. In ambito alberghiero, poi, l’aggiunta dentro all’impasto di altri possibili servizi ci porta proprio da un’altra parte.
È giusto anche valutare un’azienda nella sua interezza, arriva il momento in cui è sano rendersi conto di cosa ci rimane in tasca.
Intercettare il mercato però implica capirne le ragioni d’acquisto. E per far ciò dobbiamo tararci sulle sue frequenze.
Qual è la tariffa che ha funzionato?
Ipotesi netto. A seconda di come vendiamo una camera, il valore cambia connotati. Le commissioni, alle OTA o al tour operator di turno, spostano verso il basso il valore. Questo ci porta a considerare meno proficuo vendere in un modo o in un altro. Dimenticandoci ciò che più ci interessa, il canale che ci ha dato maggiori soddisfazioni e, più di tutto, il prezzo che ha centrato la domanda.
Ipotesi servizi inclusi. Questo è ancora più comune. Inserire nel prezzo di una camera il ristorante, la SPA o servizi ancillari di qualsiasi tipo. Un unico mega valore che, senza essere scisso, genera confusione. All’interno di una struttura possono esserci diversi centri di costo e di ricavo. Per capire la loro ragion d’essere vanno analizzati separatamente, va compreso il loro valore commerciale.
Per evitare qualsiasi problema, è semplice, taratevi sul prezzo di vendita. Il cosiddetto “selling price”. Ciò che vende è ciò che va analizzato. Successivamente sarà tempo di capire se c’è modo e margine per aumentare la qualità delle vendite, scegliendo meglio il canali tramite cui operare.
La qualità dei numeri è fondamentale perché ci mette in mano le redini dell’azienda e ci rende consci del potere di ogni decisione, preparandoci per capire cosa genera. 

Il cinema come monito imprenditoriale - Revenue Bros

Il cinema come monito imprenditoriale. Sì perché, in positivo e in negativo, ciò che succede a livello di mercato può essere analizzato, capito e preso come esempio. Le proporzioni dei soldi che girano devono essere considerate senza evitare di considerare certi meccanismi diversi per questo.
L’industria cinematografica vive, da diversi anni, un sali e scendi complesso. L’innesto nella nostra società di medium che rendono più fruibile la visione di film e prodotti audiovisivi ne è in parte responsabile. Che sia un grande televisore di nuova generazione in sostituzione della sala o il servizio di streaming di turno, ne esce fuori una media discreta di risparmio di energie e portafogli. Solo chi è innamorato visceralmente della settima arte la tiene in piedi. Perché andare a vedere l’ultimo film di moda è prerogativa di tutti.
Un’analisi superficiale ed esterna della situazione porta a sottolineare alcuni tratti contraddistintivi nel modus operandi di chi investe nel cinema. Si cerca di sollecitare una maggiore presenza di pubblico (anche quello che paga gli abbonamenti) sovraproducendo. Più fondi investiti nella produzione, più soldi richiesti per assistere al prodotto finale. Insomma le cose sembrano andare male, facciamo di più e aumentiamo i prezzi.
C’è una certa similitudine con l’approccio alla crisi di molti imprenditori. Siccome mi servono più soldi, chiedo più soldi. E per mettermi in questa posizione investo, secondo i miei criteri, in modo da giustificare l’aumento.
Si perde di vista totalmente l’interesse del mercato.
Molti film ultimamente, cosiddetti blockbuster americani, sforano le due ore di durata. Per infilare due o tre scene d’azione in più, spesso banali e noiose. Con l’unico risultato di gonfiare i costi di produzione. In un’epoca in cui soffriamo tutti di deficit dell’attenzione, in un momento in cui si fa fatica a schiodare la gente dal divano. La soluzione, secondo loro, è allungare i film e spendere di più per farli.
Guarda caso molte grandi produzioni, sopra i 200 milioni di dollari, sono in perdita. Franchise che hanno sorretto Hollywood per decadi, piangono i loro flop.
In Italia abbiamo sotto gli occhio l’esaltazione di questo macabro meccanismo. Il tax credit garantisce un robusto contributo statale alla genesi delle pellicole nostrane. Progetti che verrebbero catalogati sotto l’egida del patrimonio culturale. Perché il cinema viene considerato a ragione un’opera d’arte volta ad arricchire chi ne beneficia.
Il problema, l’ennesimo, è che questi fondi vengono elargiti a chiunque. Personaggi di infima reputazione che stanno al cinema come un sacco di immondizia a un centro tavola. E noi paghiamo tasse per foraggiarli, lasciando le sale deserte.
Il monito del cinema deve essere proprio di tutti.
Spendere con criterio, intercettando il mercato e strizzando l’occhio alle sue esigenze.

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