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Gruppi

Gruppi - Revenue Bros

Parliamo di gruppi, argomento importante e sfaccettato.
All’interno di una strategia commerciale, dobbiamo valutare se l’inserimento di questo segmento di mercato possa essere economicamente vantaggioso.
Qualsiasi struttura, dal business al leisure, si troverà al cospetto di questa scelta.
Il primo fattore è legato alla capacità della struttura. Più unità abitative avete, più sarà complicato lavorare unicamente con gli individuali. A braccetto va anche la lunghezza della stagionalità. Su sei mesi è più facile pensare di potersela cavare ma su dodici mesi è più complicato. Quindi, sopra le quaranta camere annuale, qualche gruppo è bene pensare di infilarlo.
E questa è la prima dritta.
Domandiamoci dunque se è opportuno prendere accordi con il tour operator di turno. L’ideale sarebbe lavorare su richiesta alla tariffa esposta, magari scontandola per creare una corsia preferenziale all’interlocutore.
Parliamo di netto, sia chiaro. E questo è un altro vantaggio che può portare il gruppo. Un guadagno maggiore.
I tour operator spesso chiedono maggiori garanzia. Dei listini, magari suddivisi per periodi stagionali. E degli allotment. Ecco, quest’ultima è una parolaccia che sarebbe opportuno evitare di pronunciare.
Se proprio avete necessità di legarvi ad accordi più strutturati, dosate bene questi benedetti listini fissi. E pianificate quanta della vostra occupazione volete concedere ai gruppi.
Chi ha grande consapevolezza del mercato in cui lavora sa qual è il potenziale del prodotto che vende. Piuttosto che lasciare un’importante fetta di invenduto, meglio concederla a un segmento comodo come quello dei gruppi.
Un albergo stagionale, che sia mare o montagna, difficilmente avrà bisogno di stilare accordi con un tour operator. Forse, ma neanche è sicuro, se è una struttura che sfiora o supera le cento unità. Si può anche lavorare con gruppi solo su richiesta. Piazzando di tanto in tanto in tanto qualche tappabuco.
Esistono destinazioni in cui il gruppo ha un potenziale di spesa maggiore dell’individuale. Questo perché le agenzie lavorano ancora molto sul valore delle stelle più che del punteggio di una OTA.
Una sana strategia commerciale tiene conto di tutto.
Certo lavorare solo con i gruppi è penalizzante. Avremo sempre bisogno della visibilità online per creare nuova domanda e nuovi clienti.
I gruppi danno anche un vantaggio organizzativo e operativo. Perciò, teniamoli sempre in considerazione.

Il Turismo della Cannabis - Revenue Bros

Esiste un turismo della cannabis, è fatto noto. Amsterdam è la porta bandiera del movimento.
Utilizzo della marijuana a scopi ricreativi, sia chiaro. Al momento ci sono otto nazioni ad aver legalizzato la cannabis (Canada, Georgia, Germania, Malta, Messico, Sudafrica, Thailandia e Uruguay) più diciannove stati degli USA e il territorio della capitale in Australia. Ad Amsterdam non è propriamente legale, tantomeno in Olanda. Ci sono inoltre distinzioni tra la coltivazione e l’uso personale e la vendita o lo spaccio.
La Germania è l’ultima, in ordine di tempo, ad aver aperto a questo tipo di possibilità. Dal primo Luglio infatti la nuova legge entrerà in vigore, anche se sarà restrittiva e appannaggio dei residenti con un minimo di sei mesi di permanenza sul territorio.
Lasciando da parte i discorsi socio-politici. Che tipo di impatto avrà questo sul turismo?
Partiamo da un dato molto interessante. Secondo un sondaggio del 2023 proposto da Booking.com, il 36% dei viaggiatori intervistati (circa 24.000 in 32 paesi) ha manifestato interesse verso l’esperienza del “benessere sperimentale”. Un nuovo trend, anche figlio di una cultura informativa ben più approfondita e strutturata rispetto al passato, meno tesa a demonizzare certe pratiche.
Gli Stati Uniti, secondo Forbes, avrebbero aumentato l’indotto di circa 17 miliardi di dollari nel 2022 grazie alla vendita di prodotti legati alla cannabis. Solo nel Colorado, le stime si avvicinano al miliardo l’anno. Non è semplice trovare dati attendibili in tal senso. Sarebbe necessario un incrocio intricato di dati. E, spesso, la visita turistica del territorio va a incontrarsi con la possibilità di consumare marijuana. Di certo un europeo difficilmente andrà dall’altra parte del mondo solo per fumare uno spinello. A New York si va per la città e poi, già che si può, ci si diverte com’è consentito.
Problema che invece pare angustiare Amsterdam, dove la maggior parte delle persone arriva (o torna) per le opportunità che concede. Pur comprendendo i disagi, bisognerebbe rendersi conto di alcune verità. Amsterdam è una città piacevole e ricca di cultura. Facile da esaurire in qualche giorno. I repeater si generano per la possibilità di stordirsi in allegria in un coffee shop.
Il turismo genera indotto, fa girare l’economia.
La Germania sembra orientata a star lontano dal gorgo che ha messo in difficoltà l’Olanda.
Eppure questo tipo di turismo potrebbe essere cavalcato da destinazioni meno celebri, per spostare su di esse la domanda.
Il turismo della cannabis è un nuovo trend di mercato e il mercato, come sempre, va ascoltato.

crediti immagine Revenue Bros, pixabay

Ancora Overtourism

Ancora overtourism - Revenue Bros

Ancora overtourism. Siamo passati dalla pandemia, in cui rimpiangevamo anche il cliente più casuale, a nuovi problemi di sovraffollamento.
L’Italia rimane un paese cardine in questo senso, siamo così pieni di attrazioni e di bellezza che è inevitabile essere investiti da flussi turistici straripanti.
Qual è la soluzione?
Siamo tanti su questo pianeta. E gli strumenti informatici sono evoluti al punto da consentirci a una semplicità di fruizione pazzesca di ogni tipo si servizio. Solo venti anni fa era complicato pensare di strutturare un viaggio senza interpellare professionalità del settore. Oggi abbiamo un mercato più alla portata di ogni tasca e una clamorosa semplicità di esecuzione. Ed è un bene, signore e signori.
Guardando dentro le nostre mura, ciò che rende attraente l’Italia la ingabbia in un meccanismo trappola da cui è arduo districarsi. Siamo antichi e siamo anche vecchi. Le nostre città sorgono in tempi in cui altre civiltà erano lande desolate. Prima di estendere i confini dell’urbe, abbiamo scelto di accatastare palazzi su palazzi in pochi chilometri quadri, restringendo vie e soffocando il panorama. Le nostre costruzioni, anche quelle prive di interesse culturale, sono fatiscenti.
Anche una città immensa per estensione come Roma ha problemi di sovraffollamento. Perché i nostri servizi sono poveri, le nostre strutture anacronistiche.
Dovremmo pensare la nostra economia in funzione del turismo, perché da esso verrebbe linfa utile ad alimentare la crescita delle nostre città. I soldi del turismo dovrebbero potenziare una nazione come la nostra. Che invece si limita ad aumentare a dismisura le tasse di soggiorno e le tasse in generale. Lasciando tutto immutato, perché tanto quegli ingenui dei turisti vengono comunque. E i nostri alberghi, le nostre strade, i nostri palazzi e i nostri servizi rimangono vecchi.
Meno male che ogni tanto arrivano eventi straordinari che ci costringono a un po’ di rinnovamento. Tanto quanto l’Expo di Milano, il Giubileo a Roma.
L’errore è di natura commerciale. Invece di ascoltare cosa chiede il cliente, ci impuntiamo su cosa riteniamo sia giusto voglia.
Ci lamentiamo dell’overtourism invece di valorizzare la grande opportunità che rappresenta per noi.

Icone Airbnb

Icone Airbnb - Revenue Bros consulenza alberghiera

Airbnb lancia un nuovo progetto sul mercato: le Icone.
Dopo mesi difficili, dopo la brutta (per loro) vicenda newyorkese e le minacce di emularla da parte di altri, Airbnb si rilancia con un’idea molto interessante. Ad abbracciare con intelligenza una nuova forma di turismo, quella esperienziale, che sta prendendo sempre più piede. Chi viaggia tanto ormai ha visto tanto e va alla ricerca di altre emozioni, oltre la canonicità dell’albergo e il giro dei monumenti di una città. Ed è il caso anche di aggiungere quel segmento di mercato commerciale rappresentato dal travel influencer, professione in forte crescita, utile a testare e promuovere il prodotto.
Le icone di Airbnb sono l’esaltazione totale dell’esperienza. Tra i prodotti offerti, la casa con i palloncini di Carl Fredriksen del film animato Pixar “Up”, la fumettistica magione degli X-Men, la casa di Malibu di Barbie e quella dei McAllister di “Mamma ho perso l’aereo”. E poi ci sono gli eventi con i VIP. Si può andare in un loft per giocare ai videogiochi con il re degli influencer Khaby Lame, godersi uno spettacolo di stand-up comedy privato presenziato da Kevin Hart o vivere come una star di Bollywood.
Insomma, investimenti importanti, presentazioni in pompa magna e un progetto chiaro, quello di rivoluzionare (nuovamente) l’idea di viaggio.
Da sempre sosteniamo che Airbnb rappresenta un segmento di mercato completamente differente rispetto alle OTA. E qui teniamo da parte tutti i discorsi relativi alla burocrazia e la professionalità di chi gestisce il prodotto.
Banalmente, il cliente di Airbnb è diverso da quello di Booking.com. Cerca altro.
L’arrivo delle Icone spinge ancor di più in quella direzione.
Interessante anche il metodo di commercializzazione. Tramite applicazione, quindi da desktop è negata la possibilità, si fa richiesta. Le esperienze sono dei veri e propri eventi e perciò hanno una scadenza. E le tariffe si allineano intorno ai 100 dollari. Chi viene selezionato, chissà con quali criteri, può coronare il proprio sogno.
È probabile che sia una fase di sperimentazione che poi porterà a un assestamento anche sulla vendita.
Pare però che abbiano centrato l’obiettivo, ancora una volta.
Oggigiorno è ancor più importante differenziare e rendere unico il soggiorno. L’abitudine, la cultura e gli strumenti di comunicazione odierni premiano le particolarità e le idee fuori dal coro.
Le icone Airbnb potrebbero aprire la mente al futuro del mercato nel nostro settore.

L’Esperienza di New York - Revenue Bros

L’esperienza di New York è una casistica straordinaria da studiare.
Ripercorriamo i fatti, per quel che ci è dato sapere.
La città di New York ha imposto una legge che vieta gli affitti brevi da Airbnb, da Settembre 2023. Sette mesi in cui i dati hanno potuto registrare l’impatto della decisione.
New York è stata la prima a prendere una posizione così netta su un problema che coinvolge moltissime destinazioni fagocitate dal turismo. Spaccate tra chi vuole preservare la presenza dei residenti e i privati che, comprensibilmente, vogliono poter lucrare sul vecchio appartamento della nonna.  
La legge permette ancora a Airbnb di vendere, a patto che il proprietario abiti nella stessa casa che può accogliere un massimo di due ospiti. O che i soggiorni siano superiori ai trenta giorni. Quindi siamo passati da oltre 15 mila affitti brevi ad appena 5 mila, pubblicizzati su Airbnb.
Quali sono le conseguenze di tutto ciò?
Da ciò che si evince, leggendo statistiche e informazioni in giro per il web, due spunti molto interessanti.
Il primo è che molti degli appartamenti su Airbnb sono ancora presenti e non sono stati convertiti in affitti canonici a lungo periodo. E questa è una testimonianza di come continuino a essere pensati a scopo turistico. Inoltre la legge anti-Airbnb ha prodotto l’effetto del proibizionismo. I proprietari, consci di quanto sia più remunerativo un certo tipo di ricettività, si sono semplicemente spostati su altre piattaforme, più o meno regolari. Fatta la legge, trovato l’inganno. Come sempre.
Il secondo è la statistica sulle presenze turistiche nella Grande Mela. Nel 2023 i numeri sono cresciuti rispetto al 2022 e logica vorrebbe che il 2024 sia in ulteriore ascesa. Si parla di oltre 64 milioni di presenze, vicine al record assoluto di 66 milioni del 2019.
Da quando è stata però varata questa stretta contro Airbnb, le presenze in albergo a New York sono salite solo del 4% (questo secondo il sito Co-Star). I prezzi sono cresciuti ulteriormente, da una base media di partenza già robusta, anche grazie alla convinzione che una possibile concorrenza sia stata azzoppata. Quel che è ancora più eloquente è che gli hotel nel New Jersey sono cresciuti del 77%.
Facile immaginarlo. Gli alberghi hanno dato per scontato ci sarebbe stato campo più libero per loro e hanno sparato alto. Chi desidera risparmiare, è andato altrove.
L’esperienza di New York può insegnare tanto, anche se alcuni problemi sono di complessa soluzione.
A noi italiani, che viviamo le stesse dinamiche, suggerirei più che altro di preoccuparci di far crescere il territorio e di portarlo sui livelli d’eccellenza che il nostro patrimonio naturale e culturale ci ha lasciato in eredità. 

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