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1° Febbraio 2022. Nella valutazione istintiva il mese più complicato, previsionale influenzato da considerazioni che cambiano alla velocità della luce.
E se Febbraio andasse meglio di quello che temiamo? Se fosse l’inizio della ripresa?
Per capire il mercato bisogna mettersi nei panni del viaggiatore. Eliminando la componente paura, ancora instillata in molti, ragioniamo su quella pratica. La linfa più arida, al momento, è quella estera. L’organizzazione di una vacanza (perché il viaggio di lavoro è un altro paio di maniche) in coppia presuppone l’acquisto di un mezzo di trasporto (aereo su tutti) e la prenotazione di un posto letto. Ciò che si spende durante la permanenza è frutto di un budget o magari della voglia di godersi il momento.
Durante questo periodo di restrizioni, più blande ma comunque presenti, dobbiamo aggiungere un dettaglio non da poco. Il Green Pass non è stato garanzia sufficiente, in attesa di onorare la richiesta terza dose. Era necessario presentare un tampone. Rapido o molecolare, a seconda delle imposizioni della nazione ospitante e di quella che poi avrebbe riaccolto il pellegrino in escursione.
Un tampone rapido per un adulto senza patologie costa intorno ai 20 euro. Il che presuppone o un appuntamento preso o una coda in farmacia.
Un tampone molecolare oscilla tra i 50 e i 120 euro.
Tempo e denaro.
A casa nostra, con l’entusiasmo della partenza, possiamo anche vincere l’inerzia e farlo. All’estero, con magari pochi giorni a disposizione, è uno sforzo eccessivo.
Costi quindi che si aggiungono alle tariffe di spostamento e pernottamento, magari convenienti visto il periodo, e che gonfiano il totale non di poco. Più un indefinito spazio temporale da dedicare a un’attività tutt’altro che piacevole. Nella speranza che tutto vada bene e non spunti fuori un’asintomatica positività.
Nel prezzo della vostra struttura non c’è mai solo quella tariffa. C’è tutto ciò che è necessario per beneficiarne.
Dal 1° Febbraio molte nazioni europee, tra cui l’Italia, accetteranno la terza dose come unica garanzia sufficiente per essere ammessi.
Non sarà un mese di vacche grasse, questo no. Ma potrebbe dare qualche soddisfazione inaspettata.

Tra le tante variabili che si sono modificate nel corso di questi due anni, c’è anche una scalata vertiginosa al potere dell’extra-alberghiero. In particolar modo degli appartamenti.
Logico; o per timore o per costrizione, abbiamo passato gli ultimi due anni con una vocina prepotente nel cervello che ci suggeriva di stare distanti dagli altri. Gli alberghi sono luoghi magnifici ma affollati, con spazi comuni che possono riempirsi a dismisura nei momenti di picco. Hanno dovuto piegarsi alle esigenze imposte dalle misure minime da garantire, spesso loro malgrado a discapito di parte dell’esperienza.
L’appartamento invece è stato il vessillo della libertà. Distante dal genere umano, fruibile secondo i propri canoni di necessità.
È sempre stato così, per carità. Ma prima quel tipo di mercato era prediletto soprattutto da chi aveva esigenze particolari (le famiglie con bambini piccoli ad esempio). O da chi, all’allungarsi del soggiorno, gradiva un ambiente più simile alla ricostruzione momentanea di casa sua.
In albergo sei sempre ospite, anche se ben accetto e ci si augura riverito.
Due interpretazioni del viaggio che non si scontrano mai. E che non sempre prevalgono per via di una mera questione economica.
La domanda che molti ancora fanno fatica a porsi è: ma possiamo trattare a livello commerciale un appartamento come una camera d’albergo?
Certo che sì, anzi dobbiamo. Perché la base d’analisi rimane la stessa. Cambiano le variabili, alcuni fattori (soprattutto in considerazione dei costi di gestione). Non possiamo tuttavia prescindere dalla consapevolezza che quando si ha a che fare con una tariffa dobbiamo essere pronti a variarla e considerarla in virtù della pressione del mercato e di tutte le sfaccettature che lo regolano.
Sono più di dieci anni che ci lavoriamo, possiamo affermarlo: gli appartamenti sono un patrimonio inestimabile se trattati con cura.

Nella vita commerciale di una struttura ricettiva non ci possono mai essere pause. Dovrebbero avercelo insegnato questi lunghi e ripetitivi tempi morti.
Ciò che rende efficace una strategia non è solo la pianificazione ma la capacità di modificarla e mutarla a seconda della necessità. Ogni giorno non c’è soltanto l’oggi ma tutto ciò che sarà e che c’è stato.
È importante definire questo per una serie di ragioni, statistiche e logiche in divenire.
Il tempo medio che un essere umano passa online è di circa sette ore al giorno. Più o meno il quantitativo che passa a dormire. La pandemia non può che aver aggravato questa condizione.
E, in un mondo che ormai è per un terzo di vita virtuale, quale pensate possa essere il miglior modo per vendere?
Ecco perché iniziative opinabili come il Blue Monday prendono piede. Anzi, nascono proprio con il preciso intento di infilarsi in queste crepe della psicologia comportamentale, dando una giustificazione alle manie ossessivo compulsive del cliente. Noi eravamo rimasti alla canzone del ’53, poi resa più famosa nel ’56 da Fats Domino. O magari al singolo dei New Order dell’83. Ma no, questo non c’entra niente. Il lunedì triste prende spunto da uno studio di tale Cliff Arnall, psicologo dell’università di Cardiff. Rinnegato poi successivamente a livello accademico per giunta. Delinea il deprimente momento dell’anno in cui le condizioni meteorologiche sono tra le peggiori, le vacanze natalizie sono alle spalle e si accumulano responsabilità lasciate in sospeso e bilanci economici poco gratificanti.
Qual è quindi il modo migliore di tirarsi su il morale? Spendere i propri soldi in qualcosa che ci fa contenti. Alla faccia del denaro non compra la felicità.
Queste iniziative funzionano in ambiti che ancora non hanno abbracciato la liquidità dei principi giusti di movimento tariffario.
Sarebbe meglio se tutti ragionassero in virtù di come si deve e si può intervenire nel momento in cui si è.
La scoutistica può dare visibilità ma è e rimarrà l’ultima spiaggia per chi non ha idea di come valorizzare il proprio patrimonio.

C’è un nesso tra la variante Omicron e i titoli delle compagnie aeree che stanno facendo faville in borsa?
Iniziamo da questa domanda le analisi sul futuro del 2022. Di certo non dal punto di vista virologico e tantomeno da chi ha un posto in prima fila a Wall Street.
Uniamo i puntini e sfruttiamo la logica, questo ci è concesso. Soprattutto perché ancora una volta siamo al palo, parziale, impotenti al cospetto dell’ennesimo picco di contagi. Nel paradosso di un mercato che latita ma c’è e alberghi che a stento possono tenersi aperti a causa di mancanza di staff (vittima, come il resto del mondo, della positività).
Chi compra le azioni delle compagnie aeree (e più in generale chi fa quel mestiere) è abituato a scommettere sul futuro. Il filo logico però attinge a uno storico consolidato, un’epopea condita da due splendide estati, bolle illusorie a inframezzare gli orrori che abbiamo patito. Appoggiamoci perciò a questa certezza. Anche il 2022 seguirà questa traccia. Ci auguriamo che anche il più pavido dei cuori sia convinto di ciò.
Poi c’è la variante Omicron, aggressiva ma meno letale. Sarà la supernova di quest’Apocalisse? Non ci si può sbilanciare in tal senso.
Continuiamo perciò a sviscerare i fatti. Restrizioni e difficoltà stanno pian piano accorciando il raggio d’azione. È probabile che non sia necessario attendere Maggio o Giugno per tornare a sorridere. Magari già a Marzo avremo una prospettiva migliore. Dalla nostra non dobbiamo rinunciare in modo totale alle nostre ambizioni di viaggio, di vendita e di acquisto.
L’inverno passerà nelle difficoltà ma non sarà nullo. La montagna raccoglierà qualche frutto.
E occhio alle tariffe, perché quest’estate andrà di nuovo alla grande.

L’inverno è arrivato, gelido da alcune parti, ai limiti del torrido da altre. Fosse la componente meteorologica la principale preoccupazione, sarebbe un lieto lamentarsi.
Sappiamo tutti con cosa abbiamo a che fare ormai, ciò che nessuno sa è quando finirà. Invece di andare alla ricerca del Nostradamus di quartiere, facciamo quindi ciò che ci compete: analizzare.
Diciamo da sempre che, nel calendario gregoriano, solo un giorno è insostituibile. Tutti gli altri possono avere delle contropartite, dei compromessi, delle alternative.
Il 31 Dicembre no. L’anno finisce alla mezzanotte e tutti vogliamo celebrare quel momento, a modo nostro, con un sorriso o con un calcio nel didietro.
Preoccupazioni, restrizioni e notizie hanno bagnato le polveri dei fuochi d’artificio di quest’anno. Sarà il terzo inverno di pandemia, complicato e deprimente.
TUTTAVIA una sostanziale differenza c’è. A piccoli passi stiamo progredendo, mantenendo una parvenza di umanità, forse in mano a chi ha il coraggio o la scelleratezza di vivere, nonostante tutto.
Questo Capodanno è stata la dimostrazione più fulgida di cosa vuol dire il mercato nella sua essenza più pura. Non è stato possibile, almeno ai più, toccare le abituali vette, vendere le ultime camere a tariffe spaziali, organizzare eventi e cenoni da far invidia a Trimalcione. È stata una battaglia di nervi, una guerra fredda con la tariffa in trincea a farsi largo tra diserzioni e defezioni dell’ultimo momento. Mentre il bollettino alla radio ammaccava il morale della truppa.
È stato necessario accantonare in buona parte sogni e pretese. Chi lo ha fatto, chi ha lavorato con coscienza, è riuscito a toccare il massimo dell’occupazione possibile. Chi lo ha fatto si è reso conto che il mercato ancora c’è, ridotto nelle risorse ma disposto a prendere bagagli e burattini per spostarsi dove gli è concesso.
Questo è il sintomo di cui abbiamo bisogno per trascinarci fino alla fine di quest’ennesima stagione di pandemia oltre che la tavola numero uno dei comandamenti del buon commerciale.
Lavorare al meglio con ciò che si ha, purché si abbia qualcosa.
Ancora ce l’abbiamo. Questa è la buona novella per iniziare il 2022.
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