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Pericolo inflazione, ma alzare il prezzo in modo insensato riduce la porzione di clientela raggiunta

Ed eccolo, come da previsioni, il cerchio della pandemia si sta chiudendo intorno a noi. Finendo il percorso devastante durato due anni, destinato a logica a finire in un imbuto da cui poteva uscire un’unica parola: inflazione.
Basta mettere il naso su qualche media per rendersene conto. Hanno iniziato le utenze di luce e gas, stanno seguendo a manetta benzina, generi alimentari (verdura e pasta su tutti). Un biennio di stenti, in cui la maggior parte della gente non ha guadagnato, in cui gli imprenditori hanno fatto i conti con difficoltà imprevedibili, gli impiegati hanno vissuto in cassa integrazione (nella migliore delle ipotesi) e i liberi professionisti hanno pregato santi che neanche conoscevano.
Dopo tutto ciò, lineare come la conclusione di un adagio popolare, quale altra può essere la soluzione se non alzare i prezzi?
Sarebbe necessario avere numeri sotto mano, va premesso. Generalizzare non è mai opera saggia. Tuttavia la storia dell’economia è cementata di scelte scriteriate, guidate dal terrore di non riuscire a far quadrare i conti più che all’intenzione di studiare il mercato e trarne il meglio. Sarà sempre più profondo il solco tra domanda e richiesta, costringendo i più incauti al fallimento, proprio nel tentativo di strafare per evitarlo.
Per questo l’analisi è vitale. Cancelliamo dalla nostra mente commerciale questi due anni, raccogliamo da essi ciò che di buono ci hanno mostrato, e ripartiamo. Valutiamo i nostri costi, anche se inevitabilmente in crescita, e proponiamo una tariffa congrua alla pressione del mercato.
L’equazione è talmente semplice da sembrare idiota. Se ho un albergo di 100 camere e a 50 euro ne vendo 50 al giorno, come posso sperare che a 100 euro ne venda lo stesso quantitativo (se non di più)? E questo vale per tutto.
Alzare il prezzo in modo insensato riduce la porzione di clientela raggiunta.
Concentriamoci sull’identificazione della tariffa giusta al momento giusto.
La maggior parte della gente non uscirà da questa pandemia arricchita.

1° Febbraio 2022. Nella valutazione istintiva il mese più complicato, previsionale influenzato da considerazioni che cambiano alla velocità della luce.
E se Febbraio andasse meglio di quello che temiamo? Se fosse l’inizio della ripresa?
Per capire il mercato bisogna mettersi nei panni del viaggiatore. Eliminando la componente paura, ancora instillata in molti, ragioniamo su quella pratica. La linfa più arida, al momento, è quella estera. L’organizzazione di una vacanza (perché il viaggio di lavoro è un altro paio di maniche) in coppia presuppone l’acquisto di un mezzo di trasporto (aereo su tutti) e la prenotazione di un posto letto. Ciò che si spende durante la permanenza è frutto di un budget o magari della voglia di godersi il momento.
Durante questo periodo di restrizioni, più blande ma comunque presenti, dobbiamo aggiungere un dettaglio non da poco. Il Green Pass non è stato garanzia sufficiente, in attesa di onorare la richiesta terza dose. Era necessario presentare un tampone. Rapido o molecolare, a seconda delle imposizioni della nazione ospitante e di quella che poi avrebbe riaccolto il pellegrino in escursione.
Un tampone rapido per un adulto senza patologie costa intorno ai 20 euro. Il che presuppone o un appuntamento preso o una coda in farmacia.
Un tampone molecolare oscilla tra i 50 e i 120 euro.
Tempo e denaro.
A casa nostra, con l’entusiasmo della partenza, possiamo anche vincere l’inerzia e farlo. All’estero, con magari pochi giorni a disposizione, è uno sforzo eccessivo.
Costi quindi che si aggiungono alle tariffe di spostamento e pernottamento, magari convenienti visto il periodo, e che gonfiano il totale non di poco. Più un indefinito spazio temporale da dedicare a un’attività tutt’altro che piacevole. Nella speranza che tutto vada bene e non spunti fuori un’asintomatica positività.
Nel prezzo della vostra struttura non c’è mai solo quella tariffa. C’è tutto ciò che è necessario per beneficiarne.
Dal 1° Febbraio molte nazioni europee, tra cui l’Italia, accetteranno la terza dose come unica garanzia sufficiente per essere ammessi.
Non sarà un mese di vacche grasse, questo no. Ma potrebbe dare qualche soddisfazione inaspettata.

Tra le tante variabili che si sono modificate nel corso di questi due anni, c’è anche una scalata vertiginosa al potere dell’extra-alberghiero. In particolar modo degli appartamenti.
Logico; o per timore o per costrizione, abbiamo passato gli ultimi due anni con una vocina prepotente nel cervello che ci suggeriva di stare distanti dagli altri. Gli alberghi sono luoghi magnifici ma affollati, con spazi comuni che possono riempirsi a dismisura nei momenti di picco. Hanno dovuto piegarsi alle esigenze imposte dalle misure minime da garantire, spesso loro malgrado a discapito di parte dell’esperienza.
L’appartamento invece è stato il vessillo della libertà. Distante dal genere umano, fruibile secondo i propri canoni di necessità.
È sempre stato così, per carità. Ma prima quel tipo di mercato era prediletto soprattutto da chi aveva esigenze particolari (le famiglie con bambini piccoli ad esempio). O da chi, all’allungarsi del soggiorno, gradiva un ambiente più simile alla ricostruzione momentanea di casa sua.
In albergo sei sempre ospite, anche se ben accetto e ci si augura riverito.
Due interpretazioni del viaggio che non si scontrano mai. E che non sempre prevalgono per via di una mera questione economica.
La domanda che molti ancora fanno fatica a porsi è: ma possiamo trattare a livello commerciale un appartamento come una camera d’albergo?
Certo che sì, anzi dobbiamo. Perché la base d’analisi rimane la stessa. Cambiano le variabili, alcuni fattori (soprattutto in considerazione dei costi di gestione). Non possiamo tuttavia prescindere dalla consapevolezza che quando si ha a che fare con una tariffa dobbiamo essere pronti a variarla e considerarla in virtù della pressione del mercato e di tutte le sfaccettature che lo regolano.
Sono più di dieci anni che ci lavoriamo, possiamo affermarlo: gli appartamenti sono un patrimonio inestimabile se trattati con cura.

Nella vita commerciale di una struttura ricettiva non ci possono mai essere pause. Dovrebbero avercelo insegnato questi lunghi e ripetitivi tempi morti.
Ciò che rende efficace una strategia non è solo la pianificazione ma la capacità di modificarla e mutarla a seconda della necessità. Ogni giorno non c’è soltanto l’oggi ma tutto ciò che sarà e che c’è stato.
È importante definire questo per una serie di ragioni, statistiche e logiche in divenire.
Il tempo medio che un essere umano passa online è di circa sette ore al giorno. Più o meno il quantitativo che passa a dormire. La pandemia non può che aver aggravato questa condizione.
E, in un mondo che ormai è per un terzo di vita virtuale, quale pensate possa essere il miglior modo per vendere?
Ecco perché iniziative opinabili come il Blue Monday prendono piede. Anzi, nascono proprio con il preciso intento di infilarsi in queste crepe della psicologia comportamentale, dando una giustificazione alle manie ossessivo compulsive del cliente. Noi eravamo rimasti alla canzone del ’53, poi resa più famosa nel ’56 da Fats Domino. O magari al singolo dei New Order dell’83. Ma no, questo non c’entra niente. Il lunedì triste prende spunto da uno studio di tale Cliff Arnall, psicologo dell’università di Cardiff. Rinnegato poi successivamente a livello accademico per giunta. Delinea il deprimente momento dell’anno in cui le condizioni meteorologiche sono tra le peggiori, le vacanze natalizie sono alle spalle e si accumulano responsabilità lasciate in sospeso e bilanci economici poco gratificanti.
Qual è quindi il modo migliore di tirarsi su il morale? Spendere i propri soldi in qualcosa che ci fa contenti. Alla faccia del denaro non compra la felicità.
Queste iniziative funzionano in ambiti che ancora non hanno abbracciato la liquidità dei principi giusti di movimento tariffario.
Sarebbe meglio se tutti ragionassero in virtù di come si deve e si può intervenire nel momento in cui si è.
La scoutistica può dare visibilità ma è e rimarrà l’ultima spiaggia per chi non ha idea di come valorizzare il proprio patrimonio.

C’è un nesso tra la variante Omicron e i titoli delle compagnie aeree che stanno facendo faville in borsa?
Iniziamo da questa domanda le analisi sul futuro del 2022. Di certo non dal punto di vista virologico e tantomeno da chi ha un posto in prima fila a Wall Street.
Uniamo i puntini e sfruttiamo la logica, questo ci è concesso. Soprattutto perché ancora una volta siamo al palo, parziale, impotenti al cospetto dell’ennesimo picco di contagi. Nel paradosso di un mercato che latita ma c’è e alberghi che a stento possono tenersi aperti a causa di mancanza di staff (vittima, come il resto del mondo, della positività).
Chi compra le azioni delle compagnie aeree (e più in generale chi fa quel mestiere) è abituato a scommettere sul futuro. Il filo logico però attinge a uno storico consolidato, un’epopea condita da due splendide estati, bolle illusorie a inframezzare gli orrori che abbiamo patito. Appoggiamoci perciò a questa certezza. Anche il 2022 seguirà questa traccia. Ci auguriamo che anche il più pavido dei cuori sia convinto di ciò.
Poi c’è la variante Omicron, aggressiva ma meno letale. Sarà la supernova di quest’Apocalisse? Non ci si può sbilanciare in tal senso.
Continuiamo perciò a sviscerare i fatti. Restrizioni e difficoltà stanno pian piano accorciando il raggio d’azione. È probabile che non sia necessario attendere Maggio o Giugno per tornare a sorridere. Magari già a Marzo avremo una prospettiva migliore. Dalla nostra non dobbiamo rinunciare in modo totale alle nostre ambizioni di viaggio, di vendita e di acquisto.
L’inverno passerà nelle difficoltà ma non sarà nullo. La montagna raccoglierà qualche frutto.
E occhio alle tariffe, perché quest’estate andrà di nuovo alla grande.
| L | M | M | G | V | S | D |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | |
| 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 |
| 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 |
| 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 |
| 28 | 29 | 30 | ||||
