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Nel video, direttamente dal nostro canale YouTube, parliamo di Bottom Rate. Da qualche parte bisognerà pur iniziare; è sempre ostico parlare dei periodi di bassa occupazione, laddove spesso è necessario vendere a tariffe che agli imprenditori piacciono poco.
Importante però definire la differenza tra concetti. E comprendere come, in ogni aspetto della strategia commerciale, a far la differenza sia sempre l’analisi.

Infrastrutture e turismo - Revenue Bros  consulenza alberghiera blog

Cos’è una grande metropoli senza infrastrutture decenti? Senza servizi funzionanti? Senza trasporti pubblici? Senza metropoli-tana?
Col passare del tempo si ha sempre più la sensazione che Italia e italiani siano due entità separate che vivono ai limiti del conflitto, di sicuro in una distorsione nociva tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
L’Italia è un paese magnifico, ricco di arte, paesaggi, storia. Lembo di terra magico arricchito dai sapori della sua cucina, dall’ebbrezza dei suoi vini.
Poi ci sono gli italiani, sotto forma di istituzioni; politici perlopiù ma anche chi ha in tasca l’ombra opaca di una forma qualsiasi di potere. Come dei bambini ricchi e viziati, tutti gli è dovuto. L’immobilità con cui campano non è un delitto, è uno status quo da difendere a qualsiasi costo. In virtù di ciò che posseggono, come fosse davvero loro, costoro gestiscono con altezzosità il patrimonio della nazione, certi che niente e nessuno potrà mai mettere in discussione la loro verità.
Roma è la capitale, il simbolo. Non basterebbero mesi per carpirne la sua grande bellezza. Tutt’oggi, nonostante tutto, è in cima alla lista dei desideri dei turisti del mondo.
Nonostante tutto ciò che si fa per rovinarla.
Notizia recente: dal 15 Giugno 2022 il servizio metro della linea A di Roma chiuderà alle 21 invece che alle 23.30 (dalla domenica al giovedì) e all’1.30 (venerdì e sabato). Per diciotto mesi. Diciotto mesi. Diciotto. Mesi. Un anno e mezzo. Se Dio, o chi per lui, vuole. Sappiamo tutti che i tempi saranno più lunghi, non siamo nati ieri.
Certo le infrastrutture hanno bisogno di una rimessa in sesto. Viviamo in un paese vetusto e poco curato, dove modernità è un insulto più che un progresso. Non c’erano altre strade? Davvero?
Lasciamo pure i poveri cittadini a friggere nella bile del loro risentimento; ci campano, affari loro. A Roma si dice “stacce”, quando una cosa non ti va bene e allora te la devi fare andare bene lo stesso. Sì, cittadino, stacce.
Ma pensa che bello il turista, quello che dovrebbe mettere nelle casse della città un mucchio di soldi, quello che (se messo in condizione) potrebbe mandarne avanti l’economia. Nei begli autobus sostitutivi che passano ogni quarto d’ora, con i gomiti del vicino piantati in un occhio, come se la gode l’Italia. E quanto ne parlerà bene al suo ritorno.
Bella l’Italia, belli i musei, i monumenti, si mangia alla grande. Certo menomale perché il resto funziona poco, forse niente.
Chissà ancora quanto basterà a tenere in piedi la baracca.

crediti immagine pixabay CDD20

Rialzo tariffario - Revenue Bros consulenza alberghiera

Posto che siano state fatte tutte le considerazioni del caso a monte, ed è un grosso dubbio da sollevare, quand’è corretto applicare un rialzo alla tariffazione di partenza?
Intendiamoci, bisogna prima aver chiari quali sono i costi variabili di un’unità abitativa. O, più in generale, di ciò che si vende. Albergatori, quanto vi costa una camera? Avete scelto con criterio come chiamare i vostri alloggi?
Insomma, se questo è stato fatto bene (lo è stato fatto?), quand’è che si alza il prezzo?

Quando è opportuno un rialzo tariffario


Può essere opportuno se la pressione della domanda è costante. Certo se entrano due, tre, quattro prenotazioni in un arco di tempo breve, è doveroso alzare (abbiamo distribuito online il corretto numero di unità?!?).
Può essere opportuno se compare all’improvviso un evento, ad esempio un concerto, ed è previsto un discreto afflusso di gente. Anche in mancanza di storico sulla casistica, si scommette a rialzo e si monitora. Lavorare sulla tariffa è anche un rischio d’impresa, fatto con cautela, prontezza e coscienza.
Può essere opportuno se l’occupazione è cresciuta in modo anomalo, magari perché ho preso un gruppo. Pur non avendo lo stesso valore di tante prenotazioni individuali, se rimane poco invenduto, allora si può puntare a una ricavo medio superiore con ciò che rimane in casa.
Può quindi essere opportuno se vado a protezione di un accordo specifico, stipulato con il supporto di un’analisi meticolosa.
Può essere opportuno se ho sottovalutato una data, una settimana, una stagione. E allora meglio crescere velocemente piuttosto che depauperare una buona quantità di produzione potenziale.

Quando non è consigliabile

Oh, ci sono tante motivazioni e intuizioni valide a giustificazione di un rialzo tariffario, non ho dubbi.
Ma sapete di sicuro quando non è corretto?
Quando i “competitor” vendono in un certo modo, allora di rimbalzo si prendono le misure.
Quando di sicuro la struttura ha un valore assoluto (soggettivo) e a meno di quello non la posso vendere.
Quando non ho fatto bene i conti, né con ciò che ho in casa né, soprattutto, con il mercato.
Sembra facile. Partendo dai giusti concetti, lo è.

crediti immagine Pixabay mohamed_hassan

La paura di svendere

La paura di svendere - Blog Revenue Bros

L’aria buona si riconosce quando l’imprenditore non si preoccupa più dell’occupazione ma della presunta qualità delle prenotazioni. L’angoscia non è più rivolta al dato percentuale che mette in risalto l’invenduto, no. Piuttosto la ferocia, alle volte stizzita, spesso delusa con cui nota che il prezzo non è quello che vorrebbe. Perché c’è da recuperare ciò che si è perso, perché i costi sono lievitati, perché il valore del prodotto è soggettivamente più alto.
Esercizio periglioso, da manovrare con cautela.
È sempre stato complicato trovare l’equilibrio analitico in mezzo a queste pulsioni. Eppure oggi accogliamo anche l’imperfezione dell’animo umano, persino la sua incapacità di discernere tra pretese personali e mercato. Perché se oggi è tornato questo, vuol dire che abbiamo davanti una strada interessante.
Febbraio è persino andato oltre le previsioni. Erano catastrofiche, questo è vero. Il fatto che ci sia stata vita, per chi ha accettato i giusti compromessi, è un grande successo. Marzo si avvicinerà alla normalità.
Il sotto data impera ma il previsionale trova dei sussulti interessanti anche a distanza di quattro, cinque mesi. L’estate scoppierà, tutti ne siamo consci.
Lo abbiamo detto e ripetuto tantissime volte, le dinamiche di acquisto sono cambiate e hanno lasciato un solco difficile da cancellare. Ciò non deve illudere che rimarranno immutate, chi lo crede è perso in partenza. Indietro però non si torna, se non nella ciclicità che alle volte il mercato, come la vita, ha.
Ancor di più oggi il prezzo giusto può esserlo per una finestra temporale ancora più ristretta. Tararlo ad arte è opera addirittura più complessa, presi dall’isteria di stressarlo quando non raccoglie quanto speriamo. Senza la pazienza di raccogliere i dati che impreziosiranno anche i nostri errori più marchiani.
Sempre la paura di svendere, di stracciare la tariffa, di accogliere gli scarti del turismo. Mai volti a guardare l’importanza di una camera piena. Dimentichi di come lo stesso approccio mentale impedisca di superare l’altro confine. Alzare a dismisura quando ce n’è l’opportunità. Anche quando il tempo parrebbe insufficiente.
L’ultima camera si può vendere, a distanza di ventiquattro, dodici, sei ore dalla fine della giornata, alla metà della tariffa di partenza tanto quanto al doppio della stessa.
I margini vanno interpretati nei tanti segnali che riceviamo ogni giorno. Perché il flusso è tornato imperioso.
Sta a noi stargli dietro.

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Pericolo inflazione - Revenue Bros

Ed eccolo, come da previsioni, il cerchio della pandemia si sta chiudendo intorno a noi. Finendo il percorso devastante durato due anni, destinato a logica a finire in un imbuto da cui poteva uscire un’unica parola: inflazione.
Basta mettere il naso su qualche media per rendersene conto. Hanno iniziato le utenze di luce e gas, stanno seguendo a manetta benzina, generi alimentari (verdura e pasta su tutti). Un biennio di stenti, in cui la maggior parte della gente non ha guadagnato, in cui gli imprenditori hanno fatto i conti con difficoltà imprevedibili, gli impiegati hanno vissuto in cassa integrazione (nella migliore delle ipotesi) e i liberi professionisti hanno pregato santi che neanche conoscevano.
Dopo tutto ciò, lineare come la conclusione di un adagio popolare, quale altra può essere la soluzione se non alzare i prezzi?
Sarebbe necessario avere numeri sotto mano, va premesso. Generalizzare non è mai opera saggia. Tuttavia la storia dell’economia è cementata di scelte scriteriate, guidate dal terrore di non riuscire a far quadrare i conti più che all’intenzione di studiare il mercato e trarne il meglio. Sarà sempre più profondo il solco tra domanda e richiesta, costringendo i più incauti al fallimento, proprio nel tentativo di strafare per evitarlo.
Per questo l’analisi è vitale. Cancelliamo dalla nostra mente commerciale questi due anni, raccogliamo da essi ciò che di buono ci hanno mostrato, e ripartiamo. Valutiamo i nostri costi, anche se inevitabilmente in crescita, e proponiamo una tariffa congrua alla pressione del mercato.
L’equazione è talmente semplice da sembrare idiota. Se ho un albergo di 100 camere e a 50 euro ne vendo 50 al giorno, come posso sperare che a 100 euro ne venda lo stesso quantitativo (se non di più)? E questo vale per tutto.
Alzare il prezzo in modo insensato riduce la porzione di clientela raggiunta.
Concentriamoci sull’identificazione della tariffa giusta al momento giusto.
La maggior parte della gente non uscirà da questa pandemia arricchita.

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