
Cos’è una grande metropoli senza infrastrutture decenti? Senza servizi funzionanti? Senza trasporti pubblici? Senza metropoli-tana?
Col passare del tempo si ha sempre più la sensazione che Italia e italiani siano due entità separate che vivono ai limiti del conflitto, di sicuro in una distorsione nociva tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
L’Italia è un paese magnifico, ricco di arte, paesaggi, storia. Lembo di terra magico arricchito dai sapori della sua cucina, dall’ebbrezza dei suoi vini.
Poi ci sono gli italiani, sotto forma di istituzioni; politici perlopiù ma anche chi ha in tasca l’ombra opaca di una forma qualsiasi di potere. Come dei bambini ricchi e viziati, tutti gli è dovuto. L’immobilità con cui campano non è un delitto, è uno status quo da difendere a qualsiasi costo. In virtù di ciò che posseggono, come fosse davvero loro, costoro gestiscono con altezzosità il patrimonio della nazione, certi che niente e nessuno potrà mai mettere in discussione la loro verità.
Roma è la capitale, il simbolo. Non basterebbero mesi per carpirne la sua grande bellezza. Tutt’oggi, nonostante tutto, è in cima alla lista dei desideri dei turisti del mondo.
Nonostante tutto ciò che si fa per rovinarla.
Notizia recente: dal 15 Giugno 2022 il servizio metro della linea A di Roma chiuderà alle 21 invece che alle 23.30 (dalla domenica al giovedì) e all’1.30 (venerdì e sabato). Per diciotto mesi. Diciotto mesi. Diciotto. Mesi. Un anno e mezzo. Se Dio, o chi per lui, vuole. Sappiamo tutti che i tempi saranno più lunghi, non siamo nati ieri.
Certo le infrastrutture hanno bisogno di una rimessa in sesto. Viviamo in un paese vetusto e poco curato, dove modernità è un insulto più che un progresso. Non c’erano altre strade? Davvero?
Lasciamo pure i poveri cittadini a friggere nella bile del loro risentimento; ci campano, affari loro. A Roma si dice “stacce”, quando una cosa non ti va bene e allora te la devi fare andare bene lo stesso. Sì, cittadino, stacce.
Ma pensa che bello il turista, quello che dovrebbe mettere nelle casse della città un mucchio di soldi, quello che (se messo in condizione) potrebbe mandarne avanti l’economia. Nei begli autobus sostitutivi che passano ogni quarto d’ora, con i gomiti del vicino piantati in un occhio, come se la gode l’Italia. E quanto ne parlerà bene al suo ritorno.
Bella l’Italia, belli i musei, i monumenti, si mangia alla grande. Certo menomale perché il resto funziona poco, forse niente.
Chissà ancora quanto basterà a tenere in piedi la baracca.
crediti immagine pixabay CDD20
