
L’inverno è arrivato, gelido da alcune parti, ai limiti del torrido da altre. Fosse la componente meteorologica la principale preoccupazione, sarebbe un lieto lamentarsi.
Sappiamo tutti con cosa abbiamo a che fare ormai, ciò che nessuno sa è quando finirà. Invece di andare alla ricerca del Nostradamus di quartiere, facciamo quindi ciò che ci compete: analizzare.
Diciamo da sempre che, nel calendario gregoriano, solo un giorno è insostituibile. Tutti gli altri possono avere delle contropartite, dei compromessi, delle alternative.
Il 31 Dicembre no. L’anno finisce alla mezzanotte e tutti vogliamo celebrare quel momento, a modo nostro, con un sorriso o con un calcio nel didietro.
Preoccupazioni, restrizioni e notizie hanno bagnato le polveri dei fuochi d’artificio di quest’anno. Sarà il terzo inverno di pandemia, complicato e deprimente.
TUTTAVIA una sostanziale differenza c’è. A piccoli passi stiamo progredendo, mantenendo una parvenza di umanità, forse in mano a chi ha il coraggio o la scelleratezza di vivere, nonostante tutto.
Questo Capodanno è stata la dimostrazione più fulgida di cosa vuol dire il mercato nella sua essenza più pura. Non è stato possibile, almeno ai più, toccare le abituali vette, vendere le ultime camere a tariffe spaziali, organizzare eventi e cenoni da far invidia a Trimalcione. È stata una battaglia di nervi, una guerra fredda con la tariffa in trincea a farsi largo tra diserzioni e defezioni dell’ultimo momento. Mentre il bollettino alla radio ammaccava il morale della truppa.
È stato necessario accantonare in buona parte sogni e pretese. Chi lo ha fatto, chi ha lavorato con coscienza, è riuscito a toccare il massimo dell’occupazione possibile. Chi lo ha fatto si è reso conto che il mercato ancora c’è, ridotto nelle risorse ma disposto a prendere bagagli e burattini per spostarsi dove gli è concesso.
Questo è il sintomo di cui abbiamo bisogno per trascinarci fino alla fine di quest’ennesima stagione di pandemia oltre che la tavola numero uno dei comandamenti del buon commerciale.
Lavorare al meglio con ciò che si ha, purché si abbia qualcosa.
Ancora ce l’abbiamo. Questa è la buona novella per iniziare il 2022.
