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Prevendita e buon senso

Prevendita e buon senso - revenue bros consulenza alberghiera

Prevendita e buon senso.
Tra le fitte maglie della vendita, soprattutto quella online, si insinua dubbiosa una pratica di uso comune. La prevendita, laddove al costo unitario di un elemento si aggiunge un sovrappiù, quello utile a garantirsi il vantaggio di agire in anticipo.
Attenzione, la prevendita è lontana parente della caparra. Sebbene entrambe si arroghino il diritto di pretendere una quota anticipata del totale. La caparra però o viene restituita oppure inglobata dalla spesa complessiva. E, in alcuni frangenti, è persino legittima.
Nel mondo alberghiero, lungimirante sotto tanti aspetti, la prevendita è un concetto neanche preso in considerazione, giustamente.
Un settore, quello dello spettacolo, ne fa errato uso. Dalla vendita di un biglietto concertistico, a quello di un evento sportivo, per finire all’agonizzante cinema.
Per i primi due esempi, per altro, è una tassa da accettare come fosse una dittatura. Sono scomparsi i rivenditori diretti. Anche quelli fisici sono intermediari che, nella migliore delle ipotesi, vendono a prezzo online. Altrimenti operano un piccolo ricarico per i loro servigi. Strozzinaggio allo stato puro. La mancanza di alternative è sconcertante.
Veniamo dunque al cinema. Il grande vecchio colosso dell’intrattenimento, industria multimiliardaria che fatica a evolversi, aggrappata ai romantici, generazioni che anagraficamente finiranno per sparire.
Avete mai provato ad acquistare online un biglietto per una proiezione? Al costo della poltrona va aggiunta una somma sulla prevendita. Spesso anche cospicua in rapporto al prezzo unitario.
Quanto è anticommerciale? Sorvoliamo sull’analisi del costo attuale del cinema, in contrapposizione con le miriadi di alternative che lo stanno soppiantando e, peggio, al costo generale della vita. L’esercente sta dicendo al consumatore che, per garantirsi in anticipo la visione del film, deve pagare in più. Ricacciando sulla poltrona quel temerario, o costringendolo a spingersi fino al botteghino, dove pagherà meno, nella speranza che rimanga spazio per lui.
Quest’ultima fa ridere. Ormai, salvo rare eccezioni, i cinema sono semi-vuoti.
Tuttavia l’operazione è autodistruttiva. Fare muro nella prima fase di acquisto, quella online, nell’auspicio che si materializzi comunque quella successiva.
Tutto affidandosi a un software proprio, un booking engine, a commissione zero. Per il puro, folle intento di ricavare qualche spicciolo in più.
È tanto assurdo da far perdere le staffe.
La prevendita è agli antipodi del mercato, basterebbe un po’ di buon senso per capirlo.

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Colazione All-You-Can-Eat

Colazione All-You-Can-Eat - Revenue Bros consulenza alberghiera

Colazione All-You-Can-Eat.
Ci avete mai pensato, albergatori? Chiunque offra un ricco buffet, incluso o meno nel prezzo, applica quella che è una pratica sempre più d’uso comune nella ristorazione. Importata da noi dagli asiatici e poi mutuata da altre cucine.
Proprio qualche giorno fa è capitato di assistere alla seguente scena. Una famiglia composta da due genitori e due figli sotto i dieci anni. Tavola imbandita, piatti pieni. Dopo una mezzora di permanenza, la famiglia si alza. Lasciando una fetta di ciambellone e un cornetto, intonsi, pronti per essere cestinati.
Quanto spesso vi capita?
Sulla colazione in albergo ci sarebbero pagine da scrivere. Quanto mi costa la colazione, quanto di questo food cost considero nello scorporo del prezzo di vendita della camera, quanto in media un cliente consuma. Che tipo di struttura ho. Il business e il leisure hanno due atteggiamenti diversi al cospetto del primo pasto della giornata. Prendiamo per buono che abbiate risposto a questi dubbi, concentrandovi su una valida strategia commerciale.

Colazione All-You-Can-Eat, appunto. Uno dei tanti tormenti dell’imprenditore, spesso vicino alla questione di principio ancor prima che al reale impatto economico di una scelta del genere. Si nota il cliente che spazzola in pochi minuti una quantità di cornetti disumana, mai l’uomo in giacca e cravatta che beve un caffè e scappa via. Dimenticando come la colazione sia un fondamentale aiuto per la nostra brand reputation, quindi uno degli elementi che più impattano sul gradimento dei nostri ospiti.
Tutto questo per dire che la colazione, specie quella inclusa in una tariffa ben studiata, è uno splendido gioiello da mettere in mostra.
E torniamo agli sprechi. È legittimo accettare che qualcuno si ingozzi, se è ciò che gli offrite. Lo è meno permettere che sprechi cibo, in un momento in cui la sensibilità in materia è più alta che mai.
E torniamo ai nostri amici orientali. Potete ordinare tutto ciò che desiderate, fino a scoppiare. Se però lasciate qualcosa nel piatto, lo pagate ed è vietato portarlo via. Una somma simbolica, anche un paio di euro basterebbe per lavorare sulla psicologia di chi ne abusa.
Perché un albergo dovrebbe aver paura di imporre una semplice regola di civiltà e buona creanza?
Si faticherebbe, all’inizio. Sarebbe un rischio, all’inizio.
La strada verso il miglioramento sociale passa attraverso questo rischio.
Colazione All-You-Can-Eat a beneficio del consumatore, certo, ma anche a protezione dell’imprenditore. E contro gli sprechi.

Altri suggerimenti nell’articolo L’arte del Grazie

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Tariffe incontrollate

Tariffe incontrollate - Revenue Bros consulenza albeghiera Riccardo Moglioni

Tariffe incontrollate, un concetto che vuol dire tutto e il suo contrario, che spesso però è in bocca al consumatore e agli imprenditori al giorno d’oggi.
A costo di ripeterci, facciamo il sunto di ciò che è stato da Marzo 2022 a oggi. Febbraio si sta chiudendo e, pur con soli 28 giorni, ha dato la sensazione di esprimersi come mai prima d’ora. Almeno per chi è riuscito a cogliere i giusti segnali da parte del mercato. Insomma chiudiamo un anno effettivo con numeri di occupazione e di produzione clamorosi. Parliamo spesso di alberghi, è il nostro campo, ma ciò vale pressoché per chiunque. Perché il turismo fa girare l’economia. Perché la gente continua ad avere una gran voglia di fare esperienze che non dà più per scontate.
Allora si parla di tariffe incontrollate.
La definizione si potrebbe accostare a quei costi necessari, fuori dal nostro potere. Luce e gas, tanto per citare i soliti noti. Si devono pagare e pace.
Si può accostare altrettanto a chi decide, arbitrariamente, che l’aumento dei costi fissi costringe per forza ad aumentare il prezzo base di vendita? Assolutamente contrari a questo tipo di approccio. Chi fa i conti per bene, si accorge qual è la soglia di prezzo che gli permette di essere virtuoso nel bilancio tra lordo e netto. Perché, anche questo è bene ricordarlo, il mercato acquista il lordo e ogni analisi di ricezione della nostra strategia commerciale va impostata su quello. Il famoso selling price, per darsi un tono. Chi invece decide di alzare perché il trend è quello, perché i clienti ci sono e in abbondanza, perché chi acquista è disposto a concedersi, allora è un altro paio di maniche. Anzi, è esattamente ciò che a livello economico è corretto fare.
E poi però il cliente si lamenta. Si è alzato tutto, tutto costa di più.
Tariffe incontrollate, per l’appunto.

Da imprenditori, sarebbe folle rinunciare alle possibilità che il periodo storico offre. Anzi, da par nostro, la critica è verso chi studia e analizza male questo aspetto. Il 2023, almeno fino e compresa l’estate, sembra essere il fratello gemello del 2022. Tanto somigliante quanto più maturo e più attraente. Inutile preoccuparsi di problemi che verranno, si lavora sul momento.
E la variabile temporale è la più importante di tutte, sempre e per sempre. Sarete inondati di richieste, di telefonate. Più che mai oggi, se vendete troppo a eccessiva distanza dalla data, rinunciate a una succulenta fetta di mercato.
Il mondo alberghiero, tra tutti, è quello che più ha abbracciato la concezione variabile del mercato. Mi augurerei che anche altri lo facessero. A dispetto delle polemiche sterili del consumatore.
I ristoranti ormai costano troppo, ti alzi e per un paio di piatti e un bicchiere di vino meno di 30 euro mai. Ok, e allora perché sono pieni? I concerti costano troppo, chi se li può permettere. E come mai a distanza di mesi si registrano sold out anche per artisti che prima faticavano a fare il pienone?
Le tariffe sono incontrollate solo se le analizziamo male.
Per fortuna il mercato è oggettivo.

Ecco un altro articolo sulle tariffe, quest volta si parla di cinema

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Il Revenue del Festival di Sanremo

Il Revenue del Festival di Sanremo - Revenue Bros Riccardo Moglioni Consulenza alberghiera

Vi siete mai interrogati sul revenue del Festival di Sanremo?
Come ogni anno, la kermesse più famosa d’Italia ha catturato l’attenzione di milioni di spettatori. La serata finale ha registrato più di 12 milioni di televisori collegati alla diretta dal teatro Ariston. Residenti nella penisola, secondo dati ISTAT, ci sono circa 59 milioni di persone. Un’indagine del Sole24ore rintraccia 5,8 milioni di italiani all’estero. Il ché vuol dire che circa 1 italiano su 6 ha visto Amadeus, Gianni Morandi e compagnia bella.
Numeri, statistiche, oggettive. Che piaccia o meno, Sanremo è un avvenimento che ferma per una settimana l’attenzione dei media.

Ma Sanremo produce Revenue? Il dibattito nazionalpopolare si concentra spesso sulla diatriba brontolona, persino moralista, di come un paese in difficoltà come il nostro possa scialacquare preziosi fondi pubblici per mettere in scena uno spettacolo di quel livello. Aggiungendo inoltre il canone che siamo costretti a pagare, come una tassa, a mamma Rai solo perché esiste.
Partiamo dai costi. L’ultimo dato d’affitto dell’Ariston che abbiamo trovato risale al 2017, 18mila euro a serata. Possiamo arrotondare a 20 considerando l’inflazione. 100mila euro totale per 5 serate. Poi ci sono i cachet: Amadeus ha guadagnato 350mila euro, 300mila Gianni Morandi, 50mila Chiara Ferragni, 25mila euro a testa Paola Egonu e Chiara Francini. I rimborsi spese per i cantanti, che non percepiscono compenso neppure in caso di vittoria (o se sì, a quanto pare minimo), sono di 48mila euro. I cantanti in gara sono stati 28. Blanco forse è stato depennato da questa lista, chissà. Siamo arrivati a un totale di 2.194.000 euro. Poi ci sono le ospitate, più difficili da definire. Polemica, tanto per cambiare, attorno a Benigni che l’ultima volta aveva staccato un assegno da 300mila euro. Quest’anno, dicono, molto di meno. Anche aggiungendo una cifra cosmica, arriviamo a 5 milioni di euro. Più tutte le maestranze e le utenze. Vogliamo esagerare, 7 milioni di euro. Cifre ballerine, passaggi oscuri. Sappiamo però che il bugdet per l’organizzazione è stato stimato attorno ai 18 milioni di euro. Chissà, seguendo questi calcoli, come vengono investiti nella loro totalità. Ci sarà una parte copiosa dedicata alla promozione, poco ma sicuro.

Ma il Revenue?
Solo di sponsor si parla di introiti intorno ai 50 milioni di euro. Il costo di un abbonamento all’Ariston per le cinque serate è di 1.290 euro in platea, 672 euro in galleria. Biglietto singolo, per le prime quattro serate 180 euro in platea, 100 in galleria. Per la finale 660 euro in platea, 320 euro in galleria.
E poi vanno considerati i benefici per la destinazione. Si stima una cifra attorno ai 18 milioni tra alloggi, ristorazione e trasporti.
Il dato del seguito parla da sé. Immaginate anche solo quanto sia stato il guadagno di ogni voto per il proprio cantante preferito a 50 centesimi a botta.
Che dite, ne vale la pena? Il Festival di Sanremo fa Revenue?

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I nostri Competitors (e come trovarli)

I nostri competitors (e come trovarli) - Revenue Bros consulenza alberghiera

Quali sono i nostri competitors? E, soprattutto, come trovarli?
Sembrerebbero le premesse di un romanzo. E siamo sicuri che venderebbe milioni di copie, vista l’attenzione che si dà a questo aspetto della strategia commerciale.
I nostri competitors. Esercizi commerciali vicini, nemici. Ci tolgono clienti, abbassano i prezzi, rovinano il mercato. I nostri competitors, persino i canali di distribuzione lo stanno diventando o forse lo sono sempre stati.
Tutti concentrati su questi punti, assai di più di quanto si dovrebbe. Tralasciando conoscenze interne decisamente più utili.
Prendiamo spunto da una conversazione avuta di recente con un nostro amico albergatore. Gestore di un bel hotel in una città nordica, abbastanza conosciuta. Piazza che vive di un mercato business per cinque giorni su sette, di gruppi e anche di leisure. Quest’ultimo vocabolo molto ampio, non v’è dubbio. Perché ci sono tantissime destinazioni che si prestano a meraviglia per essere considerate di passaggio. Luoghi magici dove si spezza il viaggio, ci si appoggia per raggiungere altre mete. E si finisce per scoprirne le qualità.
Una piazza così lavora molto bene in lastminute, tutto l’anno. Diventa affascinante quindi capire qual è la misura giusta della tariffa giorno su giorno, all’interno delle varie stagionalità. L’amico albergatore dunque incalza, come da manuale: so come la pensate, ma sarebbe forse il caso di guardare cosa fanno i nostri competitors?
Domanda persino legittima, di sicuro attesa. E questa volta ci siamo risparmiati la solita manfrina. Il prezzo è in rapporto alla qualità del prodotto, al numero di unità a disposizione, all’occupazione acquisita e all’invenduto, alla brand reputation, alla posizione specifica, al quantitativo di repeater, alla bravura di chi vende al banco e al telefono, al passaggio che si genera, ai servizi che si offrono. L’elenco è lungo. All’interno di queste variabili, dieci euro in più o in meno difficilmente influiscono sulle preferenze di un cliente. Il mercato, poi, è vasto e l’obiettivo è sempre quello di allargarlo.
Quindi quali sono i nostri competitors?
La domanda è quella sbagliata, ancora una volta, prendendo il caso specifico. Quella giusta è: qual è il tipo di clientela che ci sceglie e perché?
Perché se davvero siamo il classico albergo di passaggio, la presunta lista dei competitors si allarga a macchia fino a toccare l’intera regione o marca geografica. Ha senso andare a scovarli tutti per poi adattare il prezzo a loro?
Domanda pleonastica.
Cercate dunque di capire cosa avete in casa, come rendervi ancora più attraenti a chi vi cerca di sua sponte. Studiate il modo per accoglierlo ancora meglio.
I nostri competitors siamo noi, sarà sempre così.

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura, leggi l’articolo

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2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism

2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism -  Revenue Bros consulenza alberghiera

Il 2023 è ormai arrivato e ancora ci interroghiamo su cosa attenderci.
Normale considerando che siamo all’inizio. Destinazioni montanare a parte, dove l’inverno rappresenta il cuore della vita, siamo in una fase semi interlocutoria.
Al momento i segnali sono buoni, da Marzo in poi il fermento sulle città d’arte pare il preludio di un’altra stagione di vacche grasse. L’estate è una certezza.
Incrociando le dita.
Diverse notizie catturano la nostra attenzione. Quella negativa riguarda il caos passaporti. Ennesima figuraccia delle nostre istituzioni, a quanto ci è dato di sapere, che si giustificano dei ritardi a causa del Covid e delle tante pratiche lasciate indietro. Gente che ha dovuto cancellare viaggi e chiedere rimborsi. Forse un giorno lo stato capirà che il turismo è davvero il tassello più importante dell’economia mondiale. E il giorno in cui ne prenderà atto forse il nostro paese crescerà e si affiancherà alla modernità e all’efficienza delle capitali europee più prestigiose.
Si sa comunque, noi italiani campiamo di rendita. Perché tanto da noi ci vengono comunque.
A conferma di ciò, segnaliamo un prestigioso riconoscimento. Di estremo valore a nostro avviso, visto l’oggettiva fonte da cui proviene.
Booking.com ha annunciato i vincitori del Traveller Review Awards 2023. Premio che screma tra ben 220 paesi e ben 1,36 milioni di strutture iscritte.
La nostra Italia ha raggiunto la prima posizione con la bellezza di 170,638 premi, mettendosi alle spalle Spagna (seconda) e Francia (terza). Sull’analisi di 240 milioni di recensioni verificate.
Tra le eccellenze del nostro magico Stivale, Polignano a Mare. La città che ha dato i natali a Domenico Modugno è stata eletta la più accogliente al mondo.
Lì dove la bellezza naturale e i sapori antichi portano in un mondo piacevolmente surreale il turista.
Questa è una verità da noi sempre sostenuta. Il modo in cui noi italiani viviamo l’accoglienza è diverso dal resto del mondo. È affar nostro, siamo maestri. Anche grazie al patrimonio artistico e culturale che ci è stato consegnato.
I problemi semmai nascono quando si ha necessità di efficienza e modernità. Campi in cui ci sarebbe bisogno di fare grandi passi in avanti.
Altro dato interessante, almeno a leggere le notizie che circolano, è l’incremento dello Slow Tourism (turismo lento). Un concetto di viaggio lontano dal turismo di massa, più a contatto con la natura, a ritmi più focalizzati sul benessere e sul relax.
In armonia con la logica, dopo anni passati chiusi in casa e con le mascherine sul viso.
L’unica questione che pare ancora mancare di logica è come tutto continui a salire di prezzo, tranne gli stipendi.
Se però il mercato regge, buon per tutti.
Sapremo presto cosa attenderci da questo 2023.

Qual è il modo giusto di gestire un albergo? Ne parliamo in questo articolo

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Si viaggia con Uber Travel

Si viaggia con Uber Travel - revenue Bros consulenza alberghiera

Si viaggia con Uber.
O almeno questo è il tentativo che sta facendo l’azienda americana, seguendo un filo logico che lo porta fino ai viaggi. Per questo nasce Uber Travel, conseguente tassello di una visione volta ad abbracciare il cliente e metterlo nelle condizioni di soddisfare ogni esigenza quando è in trasferta.
Attenzione, però, ben lungi dall’essere l’ennesimo tentativo di contrastare le superpotenze OTA, re Booking.com su tutti. Almeno per il momento, Uber Travel lascia il campo di prenotazioni alberghiere ad altri. Per farlo, aggiungiamo noi, sarebbe necessario presentare un’idea così rivoluzionaria da spostare la fidelizzazione di mezzo mondo su un’altra piattaforma. Compito complesso, in cui hanno già fallito altri.
Una delle esigenze maggiormente manifestate dagli utenti, tuttavia, è quella di avere in un unico contenitore tutto ciò che riguarda il proprio itinerario di viaggio.
In questo Uber potrebbe aver avuto un guizzo significativo, benché limitato ai suoi campi di competenza. Ricordiamo  che Uber nasce principalmente come alternativa ai taxi. Con una maggiore trasparenza (spesso all’estero convenienza) su tempistiche e tariffe. Poi si è allargato alle consegne a domicilio. Adesso unisce i puntini con Uber Travel.
Abbiamo provato il meccanismo. Grazie a una collaborazione con AwardWallet, azienda che si occupa di tenere traccia di punti e miglia dei famosi frequent flyer, Uber si collega con il vostro indirizzo email, setaccia tutto ciò che riguarda voli aerei e prenotazioni alberghiere e li infila in un’unica scatola.
Una volta creato un percorso di viaggio, si procede all’utilizzo dei servizi principali Uber. Con la possibilità di riservare uno spostamento auto fino a trenta  giorni prima dell’arrivo. Nella speranza (loro) che abbiamo bisogno anche di un pasto a domicilio mentre siamo lì.
Può avere senso, certo. Potrebbe anche essere un primo passo esplorativo verso la prenotazione alberghiera. Mossa cauta per tastare gli umori del popolo web. Al momento sposta poco in termini di mercato. Certo attraverso le email, gli accessi che gli garantiamo, attingerà a un quantitativo di informazioni niente male. Ed è anche lo scoglio su cui si potrebbe incagliare. In un’epoca così sensibile al trattamento dati e alla condivisione degli stessi.
Vedremo. Stiamo parlando di pionieri e innovatori. Vanno rispettati e gli va concesso il beneficio del dubbio. O meglio, la licenza di sorprenderci.
Uber Travel, per ora, è l’impasto di un’idea.

Cos’altro può servire? Leggi il nostro articolo sulle guide turistiche

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Bambini in Hotel

Bambini in hotel - Revenue Bros Riccardo Moglioni consulenza alberghiera

Bambini e hotel, un connubio particolare.
A dire la verità, i bambini sono una fetta di mercato specifico da considerare nella strategia commerciale. E lo sono sia dal punto di vista tariffario che di gestione. Tanto che, nel corso degli anni, più di una volta ci è capitato di incontrare imprenditori che evitavano proprio il problema a monte. Bambini non ammessi.
Una forma di razzismo selettiva, vero?
Bambini e hotel, un rapporto complicato, addirittura più della considerazione degli animali di compagnia.
Come sempre, tentiamo di essere oggettivi e dare qualche suggerimento. Ci piace considerare il mercato nella sua interezza, chiudere una porta vuol dire tagliare fuori un numero imprecisato di clienti. E le famiglie possono essere una buona fetta di produzione. Perciò escluderli potrebbe essere una mossa poco saggia.
La difficoltà è ben chiara. È il genitore a decidere per il bambino, unico essere umano il cui libero arbitrio ancora è lontano dall’essere considerato. I bambini sono per costituzione chiassosi, hanno necessità particolari. E possono essere un fastidio per gli altri (lascio a voi commenti su questo). E quest’analisi va fatta dal punto di vista imprenditoriale, mai personale. Amare i bambini ed escluderli dalle nostre scelte commerciali non per forza rappresenta un ossimoro.
Come li trattiamo quindi i bambini negli hotel?
Innanzitutto iniziamo col definirli, per età, in funzione del posto letto e dei servizi che utilizzano. Possono dormire comodamente nel letto assieme ai genitori? La colazione, inclusa, non la toccano neppure? Costo zero. Tutt’al più qualche cortesia ai genitori, al buon cuore dell’accoglienza. Gli si vuole fornire una culla? Diamogli un valore economico proporzionato (alle volte vediamo cifre clamorose, culle che costano più del parcheggio).
Quando il bambino inizia ad avere un’età per cui occupa un letto, consuma una colazione, che differenza di trattamento gli si può concedere rispetto a un normale adulto? Dal nostro punto di vista, nessuna. Poi dipende, questo mestiere è fitto di “dipende”. Va valutato caso per caso.
Alcune volte la strada che intraprendiamo è aperta e ci si schiude in modo spontaneo. Ci sono destinazioni e periodi stagionali in cui le famiglie sono una gallina dalle uova d’oro.
Concentriamoci sul comprendere di cosa ha necessità la nostra struttura piuttosto che ciò di cui pensiamo di aver bisogno noi. La formula è sempre la stessa.

E invece gli animali domestici come li ospitiamo? Leggi l’articolo

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Financial Cleanse (per persone e per alberghi)

Financial Cleanse Revenue Bros

Financial Cleanse, è il trend di questi giorni. Più opportuno che mai, dopo il periodo dedicato per eccellenza al consumismo. O quantomeno questa è la versione cinica dei fatti. Al termine di un anno pazzo, abbiamo tutti speso più di quello che potevamo permetterci. L’inflazione schizza alle stelle e i nostri costi fissi con lei.
Il Financial Cleanse dunque interviene sui costi variabili. Mette in pratica i pensieri che ci affliggono ogni sera prima di andare a dormire. Come risparmiare?
Ripetiamo la lezione. I costi variabili, a differenza dei fissi, si producono ogni qualvolta compiamo un’azione specifica che può essere perfezionata, ridotta o persino eliminata.
Ed ecco il Financial Cleanse.
Non hai i soldi? Guarda come li spendi. Abbonamenti, spese superflue. Prendi un bel quaderno, se hai ritrosia nei confronti della tecnologia, e fai un elenco di tutto ciò che esce dalle tue tasche. Ogni giorno, ogni mese. E quando hai individuato ciò a cui puoi rinunciare, esegui una bella potatura.
Il Financial Cleanse è l’equivalente economico di un’altra moda divenuta virale da qualche anno. Il metodo KonMari, brevettato dal genio della praticità Marie Condo. Giapponese, se si può definire un caso. Uno dei paesi meglio gestiti e organizzati sul globo. In quel caso si razionalizzava lo spazio in casa, liberandoci di tutto il superfluo (vestiti, oggetti).
Controllo delle risorse. Controllo dei costi.
Il Financial Cleanse, oggi via TikTok, è davvero la risposta a buona parte dei nostri problemi.
Sono anni che giriamo per alberghi e sottolineiamo questo aspetto. Quanti sanno rispondere con precisione ai quesiti giusti? Quanto ti costa una camera? E la colazione? Quanto spendi nelle cortesie da bagno?
Attenzione perché potreste anche scoprire che potete permettervi tutto. Ed è evidente al pari di un rosso clamoroso in bilancio. Finché si rimane a galla, l’imbarcazione è solida.
Questa però è una sicurezza effimera, falsa amicizia che ci instrada verso pratiche malsane. Il Financial Cleanse, o chiamatelo come vi pare, ci dice come migliorare le nostre finanze.
Spendo troppo, inutilmente, quando potrei farne a meno.
Una persona poi deve rendere conto a sé stessa o alla propria famiglia.
Un imprenditore deve guardare anche allo soddisfazione del cliente. E se, nonostante le spese, il cliente fosse insoddisfatto?
Il Financial Cleanse propone la soluzione: fatevi le domande giuste.

Leggi come raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura nell’articolo Tre anni di revenue tariffario

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Festività, record, problemi

Festività, record, problemi - Revenue Bros Riccardo Moglioni

Festività, record, 2022, problemi.
Buon anno, innanzitutto. Avete notato l’amarezza con cui si tende a salutare l’anno passato? Vi sarete fatti, temo, un giro sui social. Dove imperversano reel, meme e trovate di ogni tipo. Comicità amara, sarcastica su tutto ciò che è stato. Essere felici forse fa ridere poco, crea meno personaggi. Certo il 2022 è stato un anno complesso, sorprendentemente tragico per via della guerra.
Ma possibile che sia andato così male a tutti da voler correre verso il 2023?
Il record di queste festività è solo il coronamento di un’annata importante. Iniziata sghemba, certo, dopo i primi mesi ancora azzoppati dalla pandemia. Poi però la ripresa è stata forte, costante. E il bicchiere mezzo vuoto lo si può anche osservare, notando l’incidenza folle dei costi energetici sulle nostre vite. Ma quello mezzo pieno ci ha ridato la gioia di vivere, di viaggiare, di assistere ai concerti, agli eventi, di popolare di nuovo le strade di tutto il mondo.
Natale si conferma momento anche di viaggio, oltre che di raduni familiari. Capodanno fa i botti con il fatturato. Anche se è caduto nel giorno peggiore del calendario, il sabato. Trasformando il primo Gennaio in una banale domenica e rendendone la commercializzazione più complessa. Ciò che ha perso nei giorni spalla però l’ha guadagnato a botta secca sul 31 Dicembre. Turismo, record.
Ricordate, per esempio, un’altra stagione che per sei mesi ha regalato sole e bel tempo? Da Maggio a Ottobre, persino parte di Novembre e Aprile. Ovunque si andasse c’era gente disposta a spendere. L’inflazione si è fatta sentire, tutto è aumentato (anche ciò che ha poco valore oggettivo).
Record destinati a morire dove son nati? A giudicare dal previsionale 2023 tutt’altro. Il fermento è ancora in piena, il tempo ci dirà quali abitudini si sono modificate al punto da radicarsi. Quale sarà la nuova normalità. Un folle si azzarderebbe a previsioni certe sul futuro.
Problemi. Ce ne sono tanti, certo. Alcuni dipendono da terzi.
Per esempio: abbiamo girato per Roma, capitale del regno italico, durante il periodo delle festività. E abbiamo girato a Vienna, nello stesso periodo. Assurdo fare paragoni. La capitale austriaca è un’esaltazione totale del Natale. Roma è un tentativo scarico di celebrarlo. E sì che qualche iniziativa in più si è vista. Da qualche parte bisogna (ri)cominciare.
Ma tanto da noi i turisti vengono per grazia ricevuta, che importa.
Problemi. Nostri. Che ancora pensiamo che la tariffa si faccia tirando i dadi e guardando i competitors. Che le restrizioni garantiscano la scelta della clientela migliore. O che, peggio ancora, non possiamo influire sui nostri successi.
Se il 2022 è andato male, per qualche ragione, mettiamoci in discussione.
Il 2023 promette bene. E auguriamo che sia per tutti così.

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