Natale cade sul prezzo

Natale cade sul prezzo.
È periodo di feste, ormai da qualche settimana. E una delle abitudini più longeve dei più, da quando tecnologia ci è amica, è guardare film a tema natalizio.
L’industria cinematografica ne sforna sempre di nuovi, alla ricerca del nuovo cult, con fortune alterne. Le piattaforme in streaming online poi, come per tutto, sovrabbondano di proposte fresche.
Vi è capitato di vedere “Falling for Christmas” su Netflix? Uscito quest’anno, ripescando dall’anonimato la sfortunata Lindsay Lohan, accompagnata da un cast tutt’altro che d’eccezione. Sceneggiatura prevedibile dal primo all’ultimo minuto, grottesca in alcuni snodi, volta verso un lieto fine tanto atteso quanto supponibile. Un prodotto fiacco, con una fotografia degna di una fiction di bassa qualità, dove il regista ha chiesto di smarmellare dalla prima all’ultima ripresa (“Boris” docet).
E allora perché ne parliamo? Perché, di quanto visto, rimane impressa una questione: il protagonista maschile possiede un bed&breakfast in un luogo magico, immerso nelle montagne. Una località alla Aspen, sulle montagne rocciose, per intenderci. Lo gestisce aiutato dalla suocera dell’ormai defunta moglie. E, nonostante un numero importante di turisti facoltosi interessati alla destinazione, indovinate un po’? Rischia di chiudere.
Natale cade sul prezzo.
Così, invece di godersi il film, da addetti ai lavori si tende a notare qualche dettaglio superfluo per la maggioranza. Per esempio il protagonista/gestore dà la colpa ad AirBnb, lasciando in sospeso l’allusione a tariffe stracciate che rovinano la competitività del mercato. Mentre loro trattano il cliente come uno di famiglia, il calore umano e l’attenzione principesca che questo mondo fatica sempre più ad apprezzare. Oppure di quando, per il classico magico colpo di fortuna, le prenotazioni tornano a fioccare. Il telefono ribolle, si fatica a stargli dietro. E questa povera signora non sa più a chi dare i resti, mentre segna confusamente su un planning cartaceo, grande quanto tutto il tavolo, i nomi degli ospiti. Mai sentito parlare di un gestionale o, Dio ce ne scampi e liberi, dell’online.
Sì, di tutto questo film che sembra aver portato solo via un’ora e trenta che si potrebbe scegliere di impiegare diversamente, rimane più questo che altro.
E sapete, cari lettori, qual è la questione peggiore? La veridicità di ciò che si narra.
Questi geni del commercio mai si pongono il dubbio che sia il prezzo il problema (o gli strumenti che utilizzano).
Tanti ancora sono nelle stesse condizioni.
Allora vi auguro buon Natale e prego per voi.
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