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Natale cade sul prezzo

Natale cade sul prezzo - Revenue Bros consulenza alberghiera

Natale cade sul prezzo.
È periodo di feste, ormai da qualche settimana. E una delle abitudini più longeve dei più, da quando tecnologia ci è amica, è guardare film a tema natalizio.
L’industria cinematografica ne sforna sempre di nuovi, alla ricerca del nuovo cult, con fortune alterne. Le piattaforme in streaming online poi, come per tutto, sovrabbondano di proposte fresche.
Vi è capitato di vedere “Falling for Christmas” su Netflix? Uscito quest’anno, ripescando dall’anonimato la sfortunata Lindsay Lohan, accompagnata da un cast tutt’altro che d’eccezione. Sceneggiatura prevedibile dal primo all’ultimo minuto, grottesca in alcuni snodi, volta verso un lieto fine tanto atteso quanto supponibile. Un prodotto fiacco, con una fotografia degna di una fiction di bassa qualità, dove il regista ha chiesto di smarmellare dalla prima all’ultima ripresa (“Boris” docet).
E allora perché ne parliamo? Perché, di quanto visto, rimane impressa una questione: il protagonista maschile possiede un bed&breakfast in un luogo magico, immerso nelle montagne. Una località alla Aspen, sulle montagne rocciose, per intenderci. Lo gestisce aiutato dalla suocera dell’ormai defunta moglie. E, nonostante un numero importante di turisti facoltosi interessati alla destinazione, indovinate un po’? Rischia di chiudere.
Natale cade sul prezzo.
Così, invece di godersi il film, da addetti ai lavori si tende a notare qualche dettaglio superfluo per la maggioranza. Per esempio il protagonista/gestore dà la colpa ad AirBnb, lasciando in sospeso l’allusione a tariffe stracciate che rovinano la competitività del mercato. Mentre loro trattano il cliente come uno di famiglia, il calore umano e l’attenzione principesca che questo mondo fatica sempre più ad apprezzare.  Oppure di quando, per il classico magico colpo di fortuna, le prenotazioni tornano a fioccare. Il telefono ribolle, si fatica a stargli dietro. E questa povera signora non sa più a chi dare i resti, mentre segna confusamente su un planning cartaceo, grande quanto tutto il tavolo, i nomi degli ospiti. Mai sentito parlare di un gestionale o, Dio ce ne scampi e liberi, dell’online.
Sì, di tutto questo film che sembra aver portato solo via un’ora e trenta che si potrebbe scegliere di impiegare diversamente, rimane più questo che altro.
E sapete, cari lettori, qual è la questione peggiore? La veridicità di ciò che si narra.
Questi geni del commercio mai si pongono il dubbio che sia il prezzo il problema (o gli strumenti che utilizzano).
Tanti ancora sono nelle stesse condizioni.
Allora vi auguro buon Natale e prego per voi.

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Il problema atavico delle commissioni

Il problema atavico delle commissioni - Revenue Bros

Il problema atavico delle commissioni.
Pensavate riguardasse solo il mondo alberghiero, nevvero? Ecco, vi sbagliavate. Il mondo economico si regola sulle percentuali; somme pattuite, alle volte imposte, utili affinché un terzo soggetto (spesso esterno) agevoli una transazione commerciale. E si tratta solo in parte del flusso di danaro, è una questione ben più articolata.
L’analisi nasce dalla recente decisione del governo di eliminare l’obbligo di accettare pagamenti tramite POS sotto una soglia di 50 euro. Mica spiccioli per noi mortali.
Quindi torniamo al problema delle commissioni. I soldi sono nostri, li abbiamo sudati, perché regalare anche solo una minima fetta a qualcuno che ha fatto poco o niente? Il punto di vista è bilaterale, chi vende e chi compra. Tutti tenuti al collo dalla stretta corda delle banche, soggetti sempre poco apprezzati.
Ognuno ha ragione, siamo tutti vittime del sistema, piangiamoci pure addosso.
Però fermatevi se avete mai trovato utile l’autocommiserazione, quella più lunga di un sano sfogo liberatorio.
Le commissioni esistono in ogni dove, lo abbiamo stabilito. E allora forse sarebbe giusto concentrarsi su cosa, a livello commerciale, ci può essere più utile. Al di là di qualsiasi saggia o scellerata decisione presa dal governo (che poi sarebbe anche tenuto a spiegare perché tutto il ragionamento tiene fuori sigarette e gioco d’azzardo). E che comunque è ben lungi dall’impedire, a chi volesse, di accettare pagamenti con carta sotto i 50 euro.
Da commercianti, dobbiamo sempre domandarci: ci conviene?
Ci conviene rinunciare a Booking.com perché chiede il 15/18% di commissioni? Ci conviene toglierci da The Fork perché ci chiede l’1,25% su ogni conto pagato con 50 centesimi in aggiunta per ogni transazione effettuata?
E ci conviene impedire al cliente di pagare con il POS sotto i 50 euro?
Fatelo e poi mi dite. Magari sì, più probabilmente no. Perché il mercato è vasto e le opportunità sono tante. Per esempio l’online, se avete presente.
Quindi da clienti siamo liberi di girare il tacco e andare da un altro esercente. E, se tutti ragioneranno così, vedrete che bella fine faranno gli affari.
Le autorità competenti possono prendere tutte le decisioni che vogliono. A fare la differenza sarà la logica del mercato.
Il successo commerciale di un’attività mai sarà compromesso dalle commissioni ma dall’assenza di mercato.
Il problema atavico delle commissioni, di fatto, non esiste.

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Qual è il modo giusto di gestire un albergo?

Qual è il modo giusto di gestire un albergo? - Revenue Bros

Qual è il modo giusto di gestire un albergo?
La domanda è legittima. Attenzione, stiamo parlando dal punto di vista organizzativo e d’accoglienza, una volta tanto lasciamo in panchina il discorso tariffario. Certo quello commerciale rimane primario, altrimenti ci discostiamo troppo dall’obiettivo principale: la vendita.
Un tempo però eravamo tutti molto più legati al concetto di stelle. La qualità di una struttura ricettiva era legata a quanti corpi celesti impreziosivano il nome che portavamo. Tanto da scindere in modo netto le preferenze del cliente. E, più che altro, le valutazioni relative ai portafogli. Comparti stagni da cui si faceva fatica a uscire. C’era forse meno scelta, meno professionisti improvvisati, il mercato era più libero. Era più semplice, azzarderemmo. E peggiore.
Oggi le stelle fanno fede ma, sempre attenti a ciò che le regole dell’hotelerie impongono, ancor più importante è la percezione del cliente. Lui, attraverso il passaparola, deciderà le sorti del marchio. La sua voce imporrà un sigillo di qualità da cui sarà complesso uscire, a meno che non si decida di ascoltare i suoi più o meno brutali suggerimenti.
Ecco che troveremo dei quattro stelle in cui i manierismi sono ancora vecchio stampo, dove si baderà alla forma e lo stile rispecchierà un’idea di lusso antiquata, dove un settantenne si sentirà a casa sua. E pari livello dove invece ci sarà più informalità, più modernità e una giovane coppia troverà lo specchio del concetto personale di relax.
Chi ha torto tra i due? Ve lo diciamo subito, nessuno dei due. A patto che entrambi siano pieni e la loro brand reputation sia buona.
Quindi qual è il modo giusto di gestire un albergo?
Abbiamo imparato negli anni che ogni realtà merita approfondimenti specifici. Che qualcosa può funzionare da una parte e fallire, nelle stesse sembianze, da un’altra.
Questo è ciò che è difficile, dopotutto. Richiede un’apertura mentale che molti proveranno a contaminare con pensieri errati, dimentichi di come siano i grandi numeri a contare.
Sono un quattro stelle, devo avere questo prezzo, questo tipo di receptionist, questo stile di arredamento.
Il consiglio migliore e mettervi in condizione di essere una tela bianca, soprattutto all’inizio, su cui far scrivere al cliente ciò che vorrebbe foste. Alla fine vedrete un dipinto e vi farete piacere quella tecnica.
Se sarete particolarmente bravi, riuscirete ad aggiungere il tocco dell’autore e renderlo un capolavoro.
Esiste più di un modo giusto di gestire un albergo.

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Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura - Revenue Bros

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.
Ce ne sarebbero più di cinque, intendiamoci. Partiamo però con qualche solida base. La strategia commerciale è il cuore pulsante del successo di un’azienda. Accompagnata da un prodotto valido e uno staff adeguato, sia chiaro. Ma se volete iniziare a fare sul serio, prendete questi punti e vedete a che punto siete.
1) Fare bene i conti. Concetto ripetuto a iosa eppure mai a sufficienza. Quasi sempre ci è capitato di fare domande in proposito e di ricevere risposte inconcludenti. Si pretende di fare un prezzo senza sapere di quanto abbiamo realmente bisogno per far quadrare i conti. Questo impedisce di evidenziare le falle del sistema. Dove perdiamo, dove possiamo aggiustare il tiro. Fate bene i conti.
2) Guardate il fatturato lordo mensile e lasciate perdere i corrispettivi. Il commercialista fa un lavoro magnifico ma è lontano dall’analisi di mercato. Se oggi incassate caparre di tot euro per arrivi futuri, andarli a inserire nella colonna del mese corrente sballa ogni considerazione. Focalizziamo la nostra attenzione sulla produzione lorda di ogni giorno, questo ci consente di capire quanto bene abbiamo lavorato. E come migliorarci.
3) Il prezzo deve variare, altrimenti stiamo perdendo per strada qualcosa. Anche se l’analisi ci ha portato a definire una tariffa meravigliosamente corretta, troppe variabili la renderanno tremendamente sbagliata a seconda del momento in cui la si butta in pasto al mercato. La distanza dalla data e la pressione delle prenotazioni ci guiderà verso la soluzione. E se all’inizio si parte troppo bassi, nessuna paura, purché alziate in tempo. La tariffa minima è un parametro su cui lavorare, ciò che conta sono i valori di Ricavo Medio e, su tutti, RevPar.
4) Scegliere bene gli strumenti con cui lavorate. Siamo in un periodo in cui sfioriamo la perfezione informatica. Sempre più case software sfornano programmi magnifici, graficamente accattivanti, così ricchi di informazioni da potercisi chiudere intere giornate. Fa bene approfondire alcuni dati, studiare le miriadi di sfaccettature che ha il mercato. Tarate però tutto in funzione delle vostre finanze e delle vostre necessità. Soprattutto all’inizio, fatela semplice. Le risposte saranno davanti a voi.
5) Curate l’online. Contenuti informativi, foto, tutto quello che è richiesto. L’online è la vostra vetrina sul mondo. Se vi sfugge questo, avete fallito in partenza. Scegliete con cura i vostri partner e poi trattateli con onore, ben più di quanto loro faranno con voi con ogni probabilità. Quasi sempre ne bastano pochi ma fidati. Tanto il Booking Engine quanto le OTA devono essere lo specchio di ciò che offrite.
Questi sono solo cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.  

Qui parliamo di bottom rate

Qui parliamo di rialzo tariffario, quando è opportuno e quando non è consigliabile

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Ode alle guide turistiche

Ode alle guide turistiche - Revenue bros

Ode alle guide turistiche. Il momento è arrivato per concedere questo tributo a una figura troppo spesso sottovalutata, dal valore commerciale inestimabile per l’economia del territorio. Tanto che i principali soggetti interessati alla valorizzazione di una piazza dovrebbero seriamente considerare di includerle in un pacchetto assieme ai loro servizi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, rappresentano il venditore migliore possibile. Dando la percezione del profondo mondo nascosto fuori dalla conoscenza dei più, Atlantide sotto la punta anche dell’iceberg più grande e scintillante.
Il mondo ha accorciato i propri confini a dismisura, la globalizzazione e i mezzi di comunicazione l’hanno avvicinato, messo alla portata di tutti. Ci sono mille opportunità di muoversi, spostarsi, conoscere. Tanto che spesso l’obiettivo diventa andare, a prescindere da dove, quasi privi di cognizione di causa, alla scoperta di luoghi misteriosi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, trasformano la casualità in sete di sapere. Riempiono di aneddoti, di storia, di curiosità. Creano una fitta trama di indizi da seguire, perché mostrano ai nostri occhi come ogni angolo buio, se illuminato, preservi un fascino.
Sentiamo spesso imprenditori lamentarsi perché la loro città offre poco, pochi servizi, poche attrazioni, pochi luoghi d’interesse. Pagate delle brave guide turistiche, offritele ai turisti e vedete che succede.
Albergatori, avete mai pensato di aggiungere alla vostra proposta questo servizio? Ode alle guide turistiche perché, se brave, allungano l’indice medio di soggiorno, perché creano affiliazione, perché aumentano a dismisura la possibilità di far tornare la gente in un posto attraverso l’amore che provano per ciò che raccontano e che inevitabilmente trasmettono. Ode alle guide turistiche perché, se brave, consigliano il ristorante giusto, il locale giusto, il bar giusto, il museo giusto, il souvenir giusto. Quanto potere hanno in mano, loro sono i veri influencer ante litteram.

Leggi anche l’articolo sui blog di viaggio e sui loro vantaggi

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Animali domestici in albergo

il mercato degli animali - Revenue Bros

Sapete quanto vale il mercato degli animali?
Orsù, mica di quelli illegali dove si commercializzano specie rare in via di estinzione. Lo sfruttamento dei cuccioli poi, vade retro. Qui parliamo di animali domestici e delle potenzialità di un business correlato.
Il suggerimento è il solito, pensate e studiate la psicologia del cliente. Se poi per caso, e statisticamente potrebbe essere ben più di un caso, siete i fieri padroni di un cane o di un gatto, sarà ancora più facile calarvi nei panni di chi vuole portarsi dietro il suo batuffolo peloso.
Nel corso dei tanti anni di consulenza, più di una volta ci è capitato di ascoltare imprenditori che mai avrebbero fatto varcare le soglie della loro creatura a palle di pelo, caotiche e puzzolenti.
Ci sono ben due controindicazioni a questo tipo di veto.
1) State perdendo un mondo di mercato dal potenziale sconfinato.
2) State andando contro quella che è una fede rigorosa.
Iniziamo dal primo punto, vi va? Come sempre, quando si chiude una porta è complicato sapere cosa si cela alle sue spalle. Andiamo sulle statistiche, sempre utili. Un rapporto Euripes datato Maggio 2021 (un anno e mezzo fa) ci dice che il 40,2% degli italiani ha animali in casa. La pandemia ha aumentato le adozioni (si spera che poi d’estate quelli lasciati per strada siano stati pari a zero). La spesa mensile, per i migliori amici pulciosi, è stimata tra i 31 e i 100 euro. Con l’inflazione sarà aumentata anche quella, ne siamo sicuri. Comunque mica pochi.
Tutto questo per dire che se c’è da fare un sacrificio per sé stessi, si stringono i denti e si passa. Per i membri a quattro zampe della nostra famiglia si diventa molto meno sensibili al portafogli.
Trasliamo tutto su una camera d’albergo. Il supplemento per un animale è da esplorare, calibrare ma, state pur certi, può offrire enormi soddisfazioni economiche.
Avete problemi per i rumori, la pulizia, la convivenza con i clienti che invece apprezzano poco la vicinanza di queste piccole creature? Ragionate su come far quadrare i conti e su come organizzarvi affinché si possa convivere. Solito adagio, valido per tutto. Il maleducato è il padrone, perciò con o senza cane sarebbe una sciagura.
Volete rinunciare ai soldi, va bene. Forse siete nella posizione di forza utile per farlo.
Allora arriviamo al punto due. O sei con noi o sei contro di noi. Chi ama gli animali detesta chi gli è contro. Siete nemici del popolo, con o senza la compagnia quadrupede, da voi non verrà mai.State pur certi, un amante degli animali preferirebbe lasciare a casa il marito, la moglie, piuttosto che il cane o il gatto. Alle volte poi è una questione di pura necessità. Da solo a casa mai. Perciò o vanno in giro tutti o non si muove nessuno.
Il mercato dei servizi agli animali domestici ha potenzialità infinite.

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L’arte del grazie

L’arte del grazie - Revenue Bros

L’arte del grazie. Sembra una parola banale, superficiale. Racchiude un mondo di rapporti e di percezione degli stessi.
– Buongiorno. –
– Buongiorno a lei, tutto bene? Com’è andata? –
– Tutto perfetto, ci siamo trovati molto bene. –
– Meraviglioso, il conto è saldato. Le auguro buona giornata. –
– Ottimo, anche a lei. Grazie. –
– PREGO. –
Agghiacciante, no? Messa nero su bianco, fa accapponare la pelle o è solo una sensazione? Come pensate che una mente senziente possa uscire da questa conversazione?
Facciamo pura semantica qui, è chiaro. Eppure dietro a questo c’è un mondo da comprendere. Soprattutto se si è commercianti, soprattutto se lo scopo finale è conquistare il gradimento del cliente e, grazie a questo, il mercato.
L’arte del grazie è dimenticata e, per quanto possa sembrare pleonastico, è in essa racchiusa l’interpretazione dei rapporti interpersonali.
Ci abbiamo speso minuti, forse più, durante le nostre lezioni di formazione. Perché è chiaro come il manierismo dell’accoglienza, troppo sovente robotica, si perda dietro una costruzione forzata di un sentimento che dovrebbe nascere spontaneo.
L’arte del grazie, certo. L’arte del grazie a lei. Altroché.
Abolirei la parola “prego” da qualsiasi vocabolario. Anche dovessi fare un’enorme piacere a un tuo nemico, alla base ci dev’essere un interesse, un piacere, un tornaconto personale. Qualcosa che metta sullo stesso piano lo scambio.
Al cliente che favore abbiamo fatto di preciso? È stato un equo baratto, nell’auspicio che entrambe le parti siano uscite soddisfatte dall’esperienza.
Grazie affonda le sue radici lessicali nella gratitudine.
Grazie per averci scelto, per essere stato nostro ospite, per aver speso i sudati guadagni proprio da noi. Grazie per aver impiegato il bene più prezioso, il tempo, assieme a noi.
Forse allora è qualcosa in più di pura semantica.
L’arte del grazie. Ma del grazie a te, a lei, a voi.

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Il turismo sta trainando l’economia

Il turismo sta trainando l’economia - Revenue Bros

Il turismo sta trainando l’economia.
Primo Novembre di questo autunno primaverile. Il bel tempo continua a esserci a fianco, fiaccato solo in parte dal cambio di ora che toglie uno spicchio di sole ai nostri pomeriggi.
È giusto fermarsi e valutare ciò che abbiamo davanti, soddisfatti per ciò che è stato.
A costo di sembrare un disco rotto, sono stati mesi di vacche grasse per tutti, turismo in primis. E con ciò, sia ben chiaro, ci si riferisce a un’occupazione abbondante e conseguente produzione (lorda) in crescita. Ce n’è stato per tutti.
Con grande sollievo, le grandi città d’arte si sono riprese una piccola parte di ciò che avevano lasciato per strada. Roma, Venezia, Milano, Firenze, Napoli. Hanno toccato picchi ancor più vertiginosi del pre-pandemia. Altro che recessione, qui siamo al boom economico.
Magari fosse.
Il pessimista cammina attaccato al muro, attento a ogni passo e a ogni volto, temendo che la tegola prima o poi si stacchi dal parapetto e gli cada in testa. La tegola dell’inflazione, dei costi che lievitano, del mercato che prima o poi esaurirà quella che pare un’infinita disponibilità.
L’ottimista guarda il previsionale e nota come, a distanza di mesi, le prenotazioni continuino a entrare di buona lena. Certo la visione arco temporale è parziale, tanto può succedere ancora. Il timore per la stagione invernale, condiviso da quasi tutti (montagna a parte), al momento se ne sta quieto tra le soffici braccia di weekend ancora soleggiati, eventi e festività che promettono scintille.
Quindi è un ottimista o un realista?
Novembre sarà certo un mese interlocutorio, lontano però dalla miseria degli anni pandemici. Favorito magari da qualche evento, dal circolo del business e da chi ha voglia di approfittare di una riparametrazione verso il basso di tariffe che finora sono volate sulla luna. Dicembre, tra ponte dell’Immacolata (che quest’anno cade molto bene) e Capodanno, invia segnali confortanti. E poi c’è il Natale, sua maestà, trasformatasi da festa tradizionale per famiglie a pretesto per andarsene in giro, almeno in parte. Segno dei tempi che cambiano, delle generazioni che si rinnovano, della concezione della vita che si aggiorna. Del mercato che va studiato, compreso.
Insomma, miei cari, per ora tutto calmo sul fronte turistico. Date un’occhiata ai titoli suoi quotidiani, se faticate a fidarvi dei vostri numeri.  Se vi fidate dei quotidiani.
Il turismo, come dev’essere, sta trainando l’economia. Sta dando un calcio alle difficoltà, alla razionalità, alla recessione.
È il primo Novembre e tutto va bene. Poi si vedrà.

Rileggi il nostro articolo sulle previsioni a fine estate

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I tre anni di revenue tariffario

I tre anni di revenue tariffario - Revenue Bros

Tre anni. Tre anni di revenue tariffario e si può raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura.
Lasciamo da parte i miracoli, le promesse percentuali sulla base di ciò che vuole sentire l’orecchio che ascolta. Accantoniamo le palle di cristallo e gli imbonitori.
Tre anni di revenue tariffario è tutto ciò che serve per raggiungere la vetta.
E siccome parlare d’aria fritta è pratica che appartiene a chi sa farlo, iniziamo a spiegare meglio il concetto.
Premessa vitale, cruciale, necessaria, imprescindibile: una struttura alberghiera, così come qualsiasi esercizio commerciale che abbia un rapporto diretto con il cliente, deve il merito dei suoi risultati a numerosi fattori. La qualità del prodotto, in relazione a un servizio di livello, sono almeno al pari di una buona politica commerciale. Chiaro? Il prezzo migliore è figlio di un incastro astronomico di stelle lucenti.
Quello che però si può raggiungere, anche nella meno esaltate delle situazioni, il prezzo più indicato. Ergo il migliore nelle reali condizioni.


Tre anni di revenue tariffario:
– Anno uno: che si tratti di start up o di raccolta di una situazione precedente, il lavoro va affrontato in modo simile. È necessario mettere in discussione tutto, analizzarlo, ipotizzarlo e poi concretizzarlo. Fatti i conti a dovere sui costi, definire un prezzo minimo della camera (o del prodotto), considerare i momenti di bassa, media e alta richiesta. E lanciarsi. Se si ha uno storico, tanto meglio. Ma va comunque messo in discussione perché, come tutto, sarà il prodotto di un’impostazione che può nascondere dei difetti. E senza aver commesso quegli errori, sarà più difficile definirne la causa. In fase di start up, dimenticate i competitors come base di confronto. Concentratevi sui costi e saggiate il mercato.
Sarà lui a portarvi verso la maggiore soddisfazione economica.


– Anno due: si raccolgono le idee di tutto ciò che è capitato nel primo anno. Per quanta esperienza voi possiate avere, ogni realtà va studiata a parte. Ogni struttura è composta di caratteristiche differenti, umane e materiali. Esistono pochissime (forse nessuna) realtà che davvero possono paragonarsi. Perciò avrete, nel primo anno, commesso diversi, fisiologici errori. Il secondo anno è di correzione a questi. Un percorso che vi avvicinerà alla verità. Lo storico del secondo anno sarà una base davvero solida per costruire il futuro. Più che un’idea di ciò che davvero valete.


– Anno tre: la summa di tutto. Lo storico dovrà essere cesellato e portato alla sublimazione. Saprete ogni difetto e pregio di ciò che avete in mano, il prezzo si sarà plasmato grazie e a causa di questo. Potete raggiungere la vetta e avere in mano qualcosa di concreto. Tutto ciò che c’è, se siete stati bravi, è quello che rimane.
Ci si ferma poi? Affatto. Tre anni di revenue sono l’inizio. Poi si prosegue.
Cambieranno i tempi, le variabili, le difficoltà. A una velocità che neanche immaginate.
E allora continuate. 

Leggi un altro articolo di formazione sulla disparità tariffaria!

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Lo Smart Working incrementa il turismo

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Lo smart working, così come lo chiamiamo noi, incrementa il turismo. È logico se ci si pensa, si guadagna e si ha libertà di impiegare maggior tempo per attività leisure.
Più precisamente, lo smart working aiuta l’economia a muoversi.
Partiamo dal solito studio, utili spesso a scoprire l’acqua calda e proprio per questo fondamentali per inculcare determinati concetti anche nelle menti più ottuse.

Site Minder ha condotto un’analisi dei comportamenti dei viaggiatori pre e durante la pandemia (ci siamo ancora dentro, più o meno). Dal loro campione d’utenza, hanno tirato fuori cinque verità:
1) Il desiderio di viaggiare sovrasta la preoccupazione per il portafogli (lo chiamano revenge travelling, rivalsa nei confronti delle condizioni avverse che ci hanno ingabbiato per quasi due anni).
2) I social hanno aumentato la loro influenza anche nel settore viaggi.
3) La necessità da parte dei viaggiatori di trovare strutture adeguate a un tasso accettabile di informatizzazione.
4) Maggiore necessità di contatto umano durante l’esperienza turistica (alla faccia di chi pensa che la tecnologia allontani la voglia di avere a che fare col prossimo).
5) L’esplosione del bleisure (crasi tra business e leisure).
L’esposizione dunque di concetti ben chiari a chi lavora con criterio nel settore.

Ci sarebbe spazio per commentare ogni voce di questo elenco, a modo nostro ne abbiamo parlato in questi due anni, in tante salse. Alcuni di questi processi già in atto, fisiologici, solo accelerati dalla pandemia.
A supporto del punto 3, Eurostat ci dice che le statistiche delle prenotazioni online sono aumentate rispetto al pre-pandemia (199 milioni di notti nella prima metà del 2022, 193 milioni nel 2019).
Ancora sicuri di poter fare a meno di Booking.com e fratelli? Qualcuno?
Il punto però è osservare come sarebbe bene che le aziende si adeguassero ai tempi che cambiano, spesso per il loro stesso interesse. E lo dice chi da quasi 15 anni lavora in remoto e grazie a questo ha potuto continuare a fare il lavoro che ama facendo ciò che amava di più, viaggiare.
Naturalmente ci sono ruoli e mestieri che richiedono presenza costante. Eppure oggi più che mai c’è bisogno di capire che lo smart working è una delle chiavi per riattivare l’economia, renderla più sana. Meno costi fissi, qualità e non quantità.
Svegliarsi a casa propria, a Parigi, a New York, a Tokyo, che differenza fa? Si prende il supporto elettronico necessario, si lavora e si va.
Ragazzi il mondo continua a mutare. Noi siamo ricercatori, studiamo costantemente.
E scopriamo l’acqua calda. Usiamola già che ci siamo.

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