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analisi, riflessioni e osservazioni su argomenti di attualità

Caro Imprenditore

Caro Imprenditore - revenue Bro consulenza alberghiera

Caro imprenditore,
nel corso degli anni abbiamo parlato spesso con te. Eri sempre diverso, per carità. Unico. Provenivi da tutte le parti d’Italia e del mondo, facevi parte di ceti sociali diversi. Eri bruno, biondo, moro. Eri uomo, eri donna.
Eppure, caro imprenditore, è capitato che sovente dalla tua testa uscissero idee assai simili tra loro.
È un mestiere complesso il tuo, va detto. Mica alla portata di tutti. Ci vogliono caratteristiche che solo alcuni possiedono. E già solo per questo ti va dato onore.
Perciò, caro imprenditore, vorremmo darti giusto un paio di consigli spiccioli, utili a guardare dalla giusta prospettiva il quadro generale.
Siamo in un periodo piuttosto florido, al netto di costi che si sono alzati in modo anomalo. Rimpiangevamo l’assenza di turismo, di gente in giro. Oggi abbiamo il cruccio opposto, ci si lagna dell’overtourism.
Oggi, caro imprenditore, tutti hanno aumentato improvvisamente la soglia di spesa.
Attenzione, però, mica tutti abbiamo imparato a vendere. Ma è facile capire fin dove arriva il nostro merito. Analizziamo il passato. Se qualcosa, pandemia a parte, non funzionava prima e ora va alla grande, di chi credete sia il merito?
E questo era il primo suggerimento.
Il secondo, se possibile, è ancora più importante.
Caro imprenditore, adesso hai un gruzzoletto in tasca. Attenzione perché è più pericoloso averli i soldi che esserne in mancanza.
Ti sono venute delle idee niente male su come investirli. Ampliamenti, migliorie, proposte pioneristiche.
Caro imprenditore, cerca di rincorrere le necessità del mercato perché è lui che ti parla, che ti suggerisce. È difficile imporre al mondo la propria visione, assai più semplice ascoltare un’opinione.
Se la barca è rotta, è giusto aggiustarla. Se funziona e va a gonfie vele, però, perché toccarla?
Pensiamo piuttosto a chi ci lavora ogni giorno. Se abbiamo scelto gli uomini giusti, al posto giusto, è sacrosanto ricompensarli, elevarli. Se ci manca qualcosa, aggiungiamola.
Nessun intonaco nuovo, software all’avanguardia, servizio aggiuntivo, sarà mai efficace quanto un professionista competente.
Caro imprenditore, il fatturato passa soprattutto attraverso la qualità del lavoro delle persone.

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L’Evento Irripetibile (la Casistica Springsteen)

L’Evento Irripetibile (ovvero la Casistica Springsteen) - Revenue Bros

Avete avuto mai a che fare con un evento (turisticamente) irripetibile?
Il nostro lavoro raramente è fatto di dogmi insindacabili. Anzi, molto più spesso, è composto da casistiche.
Come affrontare questo genere di situazioni a livello tariffario?
L’evento irripetibile è un caso di studio affascinante, a noi piace chiamarlo la casistica Springsteen. In ovvio riferimento al mitico Bruce che da più di cinquant’anni domina il panorama musicale mondiale.
Nello specifico, l’evento irripetibile è associato a destinazioni inusuali per concerti di cartello di questo tipo.
Quest’anno, neanche a farlo apposta, Springsteen tocca tre tappe italiche. Roma, Ferrara e Monza. E se su Roma la domanda si spalma lungo un territorio sconfinato, le altre due sono realtà meno conosciute e geograficamente più contenute. Il che rende ogni unità abitativa un bene di lusso.
All’inizio, molti si affacceranno online e cercheranno di capire cosa fanno gli altri. Sperando che il primo a proporre il fantomatico prezzo sia anche in grado di sciogliere il paradosso dell’uovo e della gallina.
Se proprio l’argomento relativo all’evento irripetibile vi è ignoto, piuttosto è costruttivo utilizzare il web per capire qualcosa in più sui numeri dell’artista. Quanto costa un biglietto per il suo concerto, quanto seguito ha, quante date concede all’interno di un territorio.
Guardatevi poi allo specchio. La vostra brand reputation, i vostri ricavi medi, la vostra location. A quel punto prendete la data di maggior successo in termini di occupazione e produzione. Formate un punto di partenza. Attenzione, non stiamo dicendo che deve essere esattamente quello il prezzo. Potete persino moltiplicarlo. Ma è qualcosa di concreto su cui poggiarsi.
L’evento irripetibile richiede cautela e sperimentazione. Motivo per cui, soprattutto quando si aprono gli argini della vendita, è opportuno concedere poche unità allo stesso prezzo. Attraverso le telefonate capirete quanto sia appetibile la tariffa che avete esposto. Online, mettete una, massimo due unità. E poi riconsiderate il tutto. Procedendo, in crescita, fin quando il mercato ve lo consente.
E la cancellation policy?
Altro elemento vitale. Una volta tanto si può essere restrittivi. L’evento irripetibile vi mette dalla parte del manico del coltello.
Se proprio volete considerare gli altri, partite dal presupposto che per quanti lavoreranno bene sulla strategia, tanti invece opereranno in modo casuale. Costringendoli poi ad abbassare vorticosamente sotto data.
Può darsi che vi costringa a una gestione un pizzico isterica della tariffa, è normale.
L’evento irripetibile è formativo ma mette a dura prova tutti, dal revenue manager all’accoglienza.

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Overtourism

Overtourism - Revenue Bros

Overtourism, ma sentito questo termine?
Forse l’abbiamo dimenticato in pandemia, afflitti dai problemi globali.
E sì che il vocabolo è stato coniato addirittura nel 2016, per essere comunemente accettato dal dizionario Collins nel 2018.
Overtourism, per definizione casereccia: ci sono troppi turisti nello stesso momento in una determinata località.
E pensare che noi l’abbiamo sempre intesa come alta stagione, almeno nelle mete vacanziere ambite, quelle di cui è piena l’Italia insomma.
L’Overtourism torna in auge oggi, dopo aver passato un Aprile roboante al punto di far impallidire il 2019, considerato anno di grazia. Città d’arte, più o meno prestigiose, zeppe all’inverosimile.
E allora ecco i problemi. Eh ma così non si vive, la gente che abita a Roma, Venezia, Firenze, Milano, Cinque Terre, Costiera Amalfitana, loro come vivono? Invasi dai turisti, si fa fatica a camminare, a campare!
Fatevi un giro sul web, se avete voglia di divertirvi, andatevi a leggere quanti luminari hanno formulato un’analisi sull’argomento.
L’Overtourism è suggerire all’economia interna (accoglienza e ristorazione in primis, a seguire ogni tipo di commercio possibile e immaginabile) che il troppo stroppia. Che girano troppi soldi, che essere sempre pieni è un peccato di vanità. E questo, già di per sé, demarca la frattura insanabile tra chi governa e chi lavora.
Detto ciò, c’è chi si sta muovendo nel tentativo di crearsi uno status ancor più elitario, a suon di quattrini. Venezia ha proposto il pagamento di una tassa d’ingresso per puntare a un numero chiuso. E qualcuno sostiene che in tal modo aumenta anche la qualità del mercato. Vecchia diatriba che vuole più educate le persone più abbienti.
La difficoltà di gestione delle grandi masse di persone scoperchia purtroppo dei problemi strutturali della nostra nazione. Questioni che si preferisce affrontare per vie traverse, in modi folli, perché risolverli alla radice richiede una competenza che evidentemente manca.
Se i residenti vivono male è perché le città sono vetuste e funzionano sulla base di una popolazione che nel frattempo è cresciuta a dismisura. Vivono male anche a Gennaio, quando piove e fa freddo. Perché i mezzi pubblici sono scadenti, i servizi mancano. Perché i maleducati sporcano impuniti. Perché pagano troppo in cambio di poco. L’Overtourism è un accento su questi disagi.
Dal vaso di Pandora tuttavia potrebbe emerge una delicata questione, quella dei B&B e degli affittacamere. Fenomeno in malsana espansione la cui regolamentazione è a dir poco approssimativa. Questo meriterebbe un’ampia riflessione a margine, è chiaro. Che se ne parli è positivo.
L’Overtourism è un problema, è vero. Ma solo perché ci mette davanti allo specchio e ci dice che siamo carenti nella gestione.
Lo siamo anche nella promozione, ma siamo l’Italia. E la gente comunque ci ama.
Avremo modo di riparlarne.

La Paura delle Tariffe Alte leggi il nostro articolo

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Italia: Open to basito

Italia: Open to basito - Revenue Bros

Italia: Open to basito.
Un tempo gli sceneggiatori scapestrati di Boris, nell’impasse della stesura di una storia ridicola, premevano il tasto rapido F4 del computer per evocare in automatico l’aggettivo “basito” da associare all’espressione di un attore (spesso cane).
Boris, gemma della televisione italiana, che ha raccontato in modo spietato e realistico, alla Fantozzi, pregi e difetti sociali e culturali della nostra nazione.
Basito è chi, davanti a una meraviglia, rimane senza parole.
Tutto fa ovvio riferimento alla recente campagna del ministero del turismo, Italia: Open to Meraviglia.
Immagino che tutti siate più o meno a conoscenza della barzelletta. Una di quelle raccontate male e che fanno ridere solo chi vuole evitare di piangere.
Saranno quei 9 milioni di euro spesi per raccattare da internet delle immagini preconfezionate e montarle in modo rustico. Per chiamare due doppiatori che, a parte una buona dizione, danno l’anima di un cadavere alle voci fuori campo. Per girare delle scene di promozione dello Stivale in Slovenia (con la regia di un olandese).
E questo è solo il video, perché poi c’è il sito, parte di un progetto finanziato dal PNRR per 114 milioni di euro. Per far tradurre da Almawave (intelligenza artificiale leader nel settore) in modo letterale anche i nomi delle città, trasformando Prato nel tedesco Rasen.
Della Venere di Botticelli influencer manco parliamo. Abbiamo pietà.
E quante ancora ne usciranno.
L’Italia che piange miseria, che reclame tasse manco fosse il principe Giovanni del capolavoro Disney Robin Hood.
L’Italia che nel 2023, secondo le stime dell’osservatorio nazionale JFC, si prepara a incassare una cifra vicina ai 700 milioni di euro solo in tasse di soggiorno.
Era il 25 Aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) diede indicazione a tutte le forze partigiane del nord Italia di insorgere contro i presidi nazi-fascisti. Spianando la strada alla fine della guerra e della dittatura.
Forse è giusto in questo giorno ricordare che l’Italia è fatta di persone che, a prescindere da tutto, devono portare in spalla la meraviglia di questa nazione. Tutto ciò che, nelle difficoltà e nel sangue, è stato costruito.
Siamo noi, attraverso il nostro lavoro e la nostra passione, ad avere la responsabilità di valorizzare la magnifica terra che ci ha dato i natali.
La politica, a prescindere da ciò che predica, dai vessilli sotto cui si cela, pensa ad altro.
Open to Meraviglia. La meraviglia è che, nonostante tutto, ancora ci cercano e ci vogliono tutti.
F4, basito.

Il Revenue del Festival di Sanremo , leggi il nostro articolo

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Intelligenza artificiale: macchina contro uomo

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Intelligenza artificiale, macchina contro uomo.
Chi la spunta?
Avremmo così tante fonti a cui attingere, menti lungimiranti che avevano previsto l’innestarsi stabile nella nostra quotidianità di entità androidi, pronte a prendere il posto di un essere umano. E surclassarlo in efficienza.
La domanda va oltre il dubbio del poter sostituire una presenza organica senziente, perché siamo ben oltre questo.
Possono fare meglio?
In campo economico, nella costruzione della strategia commerciale, da anni ormai numerosi software impostano i prezzi di vendita. Programmi spesso approssimativi che ragionano a comparti stagni, a cui manca la sensibilità di comprendere le infinite variabili d’acquisto che definiscono una tariffa.
Soluzione quindi presa per evitare di stipendiare un professionista. Per risparmiare ciò che un revenue manager si guadagnerebbe grazie all’incremento di fatturato generato dal suo lavoro.  
In campo letterario, l’intelligenza è in grado di replicare lo stile di scrittori (anche defunti) per dare vita a nuovi capolavori. Oltre che a generarne ex-novo.
In campo musicale, l’intelligenza artificiale sintetizza la voce di artisti (anche defunti) e li fa intonare canzoni da loro mai cantate. Oltre a generarne ex-novo.
Una foto creata dall’intelligenza artificiale ha vinto il Sony World Photography Award nella categoria creative, salvo poi revoca una volta capito che l’opera era frutto di un software.
Claudia vende le sue foto osé su internet. Peccato che Claudia sia solo il prodotto informatico di un’intelligenza artificiale.
È chiaro che presto faremo fatica a distinguere tra realtà e fantascienza.
Sottolineando come il progresso scientifico sia sempre da lodare, soprattutto quando tocca campi dove l’analisi è più importante dell’emotività e della creatività, torniamo al punto.
Macchina contro uomo, chi lo fa meglio?
Un software può scrivere un libro, può cantare una canzone di successo, può creare una fotografia. Ma un artista è un genio, è qualcuno con cui creare empatia, a cui chiedere dove prenda le meravigliose idee che trascrive su pagina. Salirà sul palco e farà sognare la folla. Scalerà l’Himalaya per catturare quell’alba incredibile.
Un artista è un brand. Un numero sconfinato di followers sui social, il volto di una campagna pubblicitaria. Può andare in tour, firmare autografi.
Crediamo ancora che la mente umana sia in grado di cogliere sfumature della realtà che solo l’emotività è strutturata per recepire.
Mettere in mano questo a un’intelligenza artificiale è pura pigrizia.

Financial Cleanse (per persone e per alberghi) , leggi qui l’articolo

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La Paura delle Tariffe Alte

La Paura delle Tariffe Alte - Revenue Bros

Avete mai avuto paura delle tariffe alte?
Abbiamo appena messo alle spalle Pasqua e abbiamo davanti mesi importanti, soprattutto per le città d’arte e il mare. La montagna segue a ruota e si difende, l’estate è diventato un periodo caldissimo anche quando gli impianti sciistici vanno in letargo. Insomma ci si frega le mani. Il periodo storico è propizio, ne abbiamo più volte parlato. Perciò, con la dovuta logica, il margine per alzare i prezzi è ampio. Il mercato si è espresso in tal senso, dando più volte prova di esser disposto a toccare picchi vertiginosi.
Tutto bene quindi, vero?
Sì, certo. Fin quando però ci troviamo al cospetto di un’altra paura molto comune, quella delle tariffe alte. Diametralmente opposta allo spauracchio del prezzo stracciato e della bassa occupazione. Eppure altrettanto vivida, paralizzante.
Come faccio a giustificare una prenotazione a 250 euro quando di solito vendo a 100? D’altronde è la stessa camera, gli stessi servizi, la stessa colazione, lo stesso staff. Si accorgeranno che sono una frode, si lamenteranno, lasceranno una recensione negativa!
Se avessimo un centesimo per ogni volta che abbiamo assistito a queste paturnie.
Il fatto clamoroso è che spesso questo timore rappresenta il freno che blocca le tariffe e non permette loro di superare una certa soglia. Quando si dice, fasciarsi la testa prima che si sia rotta.
La reazione è il tentativo di anticipare una lamentela che ancora è solo nella testa di chi la immagina.
Iniziamo col definire un concetto: nessuno punta una pistola alla tempia di chi acquista. Se una tariffa è ritenuta congrua, viene accettata. Anche fosse una sola all’interno di un anno. Se è funzionale al momento in cui ci verifica e va a completare un’occupazione soddisfacente, rappresenta un lavoro ben fatto.
Diamo un po’ di credito a chi ci sceglie perché l’acquisto è il risultato di una ricerca, spesso anche meticolosa.
La bontà del nostro operato dovrà essere quella di sempre. E il nostro brand varrà quanto merita perché le stesse qualità per cui siamo apprezzati sempre, varranno a prescindere dalle oscillazioni tariffarie.
Certo si può decidere di imbellettare il prodotto quando il ricavo medio cresce. Offrendo qualcosa in più, anche fosse solo un late check out o una bottiglia di spumante.
Suggeriamo però di valutare in primis le esigenze del cliente, prima di anticiparle in modo arbitrario. L’analisi deve basarsi su impulsi esterni, mai su una nostra fantasia soggettiva.
La tariffa alta è solo quella che non materializza. Altrimenti è solo corretta.
La paura delle tariffe alte è nella testa di chi vende.

Tariffe incontrollate? leggi il nostro articolo

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione.
Arrivati alla primavera, affacciati sul quarto mese dell’anno, inizia a stabilizzarsi il quadro di questo 2023. E diamo anche un senso a quelle che sono le dinamiche economiche che lo stanno caratterizzando.
Le domande che ci siamo posti rimangono ma mutano e assumono connotati differenti. Come mai, considerata l’inflazione, si registra un boom così esplosivo a livello turistico? Da dove sbucano tutti questi soldi, viste le difficoltà generali?
Pasqua, pur cadendo un mese prima rispetto al 2022, è gettonatissima. In ambito alberghiero, per quel che possiamo testimoniare, l’occupazione alta va a braccetto con una qualità eccellente di ricavo medio camera. E, forse per la prima volta a memoria d’uomo, se n’è infischiata dell’eventuale influenza del terrorismo delle previsioni meteo. Quest’ultimo di solito un fattore dominante in fase prenotativa che però, in questo momento storico, è schiacciato dalla voglia di partire.
Pasqua presa d’assalto, così come la primavera. E i progetti per l’estate imperversano. Le compagnie aeree proseguono nelle difficoltà, il numero di voli si è ridotto. La domanda è persino più alta di quella che è al momento la possibilità di soddisfarla. I prezzi si sono gonfiati a dismisura. Un anno fa era molto diverso. Se l’alberghiero aveva già annusato il periodo propizio, le compagnie aeree erano rimaste più caute, saggiando e agevolando la ripartenza. Oggi i voli si pagano e pure parecchio. Cala la richiesta? Ma figuriamoci.
A prescindere dal suggerimento, scontato, di cavalcare quest’onda e godersi il flusso, nostro compito è quello di analizzare.
La verità è semplice, l’inflazione ha riparametrato i budget di spesa. Il mercato è oggettivo e si esprime sempre in libertà. Nella vastità di offerta che gli viene presentata, il consumatore è costretto ad accettare che ora gli è necessario uno sforzo economico in più per ottenere l’oggetto dei suoi desideri. Se prima una buona camera la si poteva trovare a 100 euro (esempio), quindi il suo budget era fissato su quella soglia, oggi il consumatore sa che l’asticella si è alzata a 150 euro (altro esempio). Meccanismo di accettazione determinato dalla situazione economica mondiale, in cui tutti siamo invischiati, che rende  logici i nuovi parametri.
L’inflazione dimostra che girano ancora un sacco di soldi. E che, almeno per ora, gli aumenti non hanno frenato la richiesta.
Durerà, chi lo sa.
Pasqua, intanto, va così. Tutto sommato, contenti tutti.
E buona Pasqua.

Cosa aspettarci in questo inizio 2023? leggi l’articolo

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Il bagarinaggio online di Viagogo

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Bagarinaggio online, Viagogo multata da Agcom per una cifra superiore ai 12 milioni di euro. Motivazione la rimessa in vendita di un biglietto in prima fila per un concerto dei Maneskin, al prezzo di 1.182.999 euro.
Pensate anche voi che in questa notizia ci sia il concentrato di tutto ciò che viene gestito male da chi si occupa del commerciale di questo tipo di eventi?
Per chi fosse all’oscuro dell’esistenza di Viagogo (e fratelli), è un’azienda statunitense con sede in Svizzera che si occupa di rivendita dei biglietti. Insomma si acquista un biglietto dalle fonti ufficiali e poi lo si rivende. Bagarinaggio, ecco fatto.
Tante volte ci siamo chiesti come sia possibile che sia legale. Eppure se Viagogo è lì, qualcuno lo ha autorizzato. E ce ne sarebbero da dire di sporche sul loro conto, anche soltanto per le fregature che tirano. Biglietti falsi, assoluta mancanza di assistenza. Ma va bene. Chi li conosce, li evita. Anche se, chi più chi meno, ci siamo cascati tutti.
I problemi sono due, macroscopici, entrambi di sistema. Il primo è un’ombra molto scura che si allarga sull’organizzazione di distribuzione dei biglietti di questi eventi. Tante volte ci si mette in fila virtuale e in pochi istanti la disponibilità è esaurita. Per quanto elevatissima possa essere la richiesta, il dubbio che ci sia qualcosa sotto c’è. Perché Ticketone, tanto per citarne uno, consente un massimo di 4 acquisti per operazione. Quanti di noi hanno ipotizzato che ci sia un giro sottobanco che porti al possesso di questi preziosi accessi dei loschi figuri che sanno come gonfiarne il valore?
Ed è proprio a questa domanda che guarda il secondo problema. La vendita di un concerto è sbagliata come concezione in partenza. A prescindere dal momento della richiesta e della pressione della domanda, le fasce di prezzo sono suddivise per settore e basta. Rimangono fisse su una tariffa e così muoiono. Il bagarinaggio, quello di Viagogo, esplora il mercato ed esalta l’analisi commerciale. Dimostrando che il consumatore è disposto a spendere cifre enormi per partecipare all’esibizione del proprio idolo.
Chiamasi libero mercato, signori. Se avete un biglietto e dovete sbarazzarvene, Viagogo vi accompagna alla gestione della rivendita. A seconda del prezzo che volete attribuirgli, a vostra discrezione, Viagogo vi mostra quant’è la percentuale che si cucca lui. Il resto lo fa la necessità d’acquisto.
Esisterebbe Viagogo (e fratelli) se i circuiti di vendita degli eventi applicassero tariffe variabili?
Esisterebbe se la si piantasse di dare in esclusiva i diritti a un solo rivenditore?
La stangata a Viagogo è arrivata per l’esorbitante milione di euro richiesto per i Maneskin. Ma la protezione che è doverosa verso il consumatore riguarda la trasparenza e l’affidabilità della vendita, i conti in tasca se li fa chi acquista.
La domanda vera è: avrebbe venduto il biglietto a un milione di euro?

2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism. Leggi l’articolo

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Meta vs SIAE, sindacalismo o speculazione?

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Meta vs SIAE, la battaglia di questi giorni. Per fortuna priva di violenza ma economicamente assai sanguinosa. Almeno per una parte in causa.
Meta vs SIAE, dunque, sindacalismo o speculazione?
Breve riassunto per chi se lo fosse perso. È saltato il rinnovo della licenza sui diritti d’autore, perciò Meta ha estromesso il catalogo degli iscritti alla SIAE dai suoi social.
Più o meno, perché poi questo vale per le storie (laddove l’utente attinge a una lista controllata), sui video invece è più complesso andare a mettere il naso. E, paradosso, anche chi ha scelto di non iscriversi alla SIAE è fuori. Perché l’Italia è diventata di tutta l’erba un fascio.
Meta, rifiutandosi di condividere in trasparenza dati sensibili sui ricavi, offre un forfettario. La SIAE, priva di un parametro preciso, sceglie di rifiutare un’offerta priva di termini di paragone.
Tuttavia è bene concentrarsi sulla domanda base.
Cui prodest?
Meta è in una fase di regressione, i numeri tagli al personale recenti ne sono una prova.
Ma la SIAE? È sindacalismo? O speculazione, di chi guadagna in funzione di ciò che creano gli altri?
Evitiamo giudizi morali o deontologici e concentriamoci sul mercato.
Il mondo è vasto e la presunzione di poter prendere per la collottola chi contribuisce a farlo girare, per quanto in modo opinabile, è controproducente. Per tutti, in primis per chi guadagna sulla musica. I grandi nomi, i grandi ricchi, possono passare indenni questo refolo di vento. Gli sconosciuti, gli emergenti, chi lotta per un riconoscimento del popolo, sono loro i più penalizzati.
Internet, come in ogni campo dell’economia, ha spinto la visibilità fino a estremi mai pensati. In modo volontario, per la caparbietà di chi è riuscito a farsi strada grazie alle propria bravura nel sovraesporsi, nel sapersi vendere. E in modo involontario, per la casualità di chi si è reso virale con un video assurdo, scegliendo d’accompagnarsi con una traccia musicale che ha poi ottenuto successo. O è stata riesumata dal dimenticatoio.
Il commerciale occulto dei social, quello che è complicato tracciare e prevedere, è persino più potente delle strategie commerciali. E lascia al singolo una libertà clamorosa, che va ben oltre gli accordi economici fissati su freddi numeri, spesso analizzati in modo approssimativo.
Meta va avanti, l’Italia musicale un po’ meno.
Forse è sindacalismo mascherato da speculazione.
Forse, come spesso accade, è valutazione irresponsabile della materia.

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La Prenotazione al Ristorante

La prenotazione al ristorante - Revenue bros consulenza alberghiera

La Prenotazione al ristorante.
Detta così, sembra semplice. Una sera voglio recarmi a cena da qualche parte, per essere previdente scelgo di chiamare e di riservare un tavolo. Lineare.
Eppure alle volte è impossibile. Ci sono dei ristoranti che si rifiutano di accettare prenotazioni.
È un meccanismo interessante, che pone dubbi che solo un’analisi interna eseguita con meticolosità può dare. Eppure, quella che parrebbe una misura strategica anti commerciale, può essere una carta vincente.
Partiamo dal presupposto che alla base della scelta di prenotazione esistono due premure: voglio andare in quello specifico ristorante e ho paura che sia tutto pieno. Chi risponde alla mia telefonata decreterà il mio destino. Mi accaparro il posto oppure devo passare a un piano B.
Quanto è spiazzante quando rispondono, vieni e vedi se c’è posto?
I fattori per cui potrebbe essere economicamente conveniente accettare solo il passaggio (dal punto di vista imprenditoriale), sono svariati. Brand reputation, in primis. La fama del locale è così alta che si è disposti ad attendere. In città turistiche la questione è amplificata. Pur di soddisfare quell’obiettivo culinario, c’è chi accetta la sfida. Perché l’occasione difficilmente si ripresenterà. Oltre a questo ci deve essere un’efficienza strepitosa dello staff. Tra cucina e servizio, tutto deve essere impeccabile. Scarsa attesa e prontezza nel liberare con garbo il tavolo. Infine, il terzo elemento determinante, il tipo di cibo. Fateci caso, questo modus operandi è spesso proprio delle pizzerie. Ti siedi, ordini, mangi e vai. Anche la location sarebbe da considerare. Nel mezzo di un centro storico, dopo cena si abbina alla perfezione una passeggiata. E la voglia di alzarsi da tavola va di conseguenza. Liberando nuovi posti.
Ecco, se questo genere di ristoranti accettasse prenotazioni, è probabile che prenderebbe molti meno coperti. Vista la grande richiesta, si troverebbe a dover rimbalzare molti clienti. In questo modo invece, mettendosi in fila, c’è spazio per tutti.
L’altra faccia della medaglia è però rappresentata dal quantitativo di clienti che, senza prenotazione, cambia meta. E questo riduce in modo indeterminato la fetta di mercato. Chissà se costoro si prendono la briga di segnare eventuali rifiuti per occupazione, prima di applicare determinate misure.
Vedete come tutto ruota attorno all’analisi del mercato, nelle sue mille sfaccettature? Da queste informazioni, all’interno di una settimana o della stessa giornata, si evincono sostanziali differenze di flusso di clienti. E l’opportunità di tarare il prezzo del cibo in funzione di ciò.
Fantascienza, ancora. In futuro chissà.

A proposito di prenotazioni al ristorante, ora è possibile anche con Uber Travel, leggi il nostro articolo

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