Blog

Aumentare la qualità delle vendite è possibile?
Obiettivo, più che domanda, di tutti gli imprenditori.
Vi è noto, siamo specializzati nel settore alberghiero. Ed è uno dei migliori dove esercitarsi nella gestione dei prezzi. Perciò l’esempio di riferimento è quello. Sebbene siamo piuttosto sicuri di poter associare certe pratiche più o meno a tutti i campi dell’economia mondiale.
Ragioniamo sul percorso, più che sull’obiettivo. Per dimostrare come la ricerca dell’aumento della qualità delle vendite, del ricavo medio se preferite, può avvenire in modo fisiologico. Ben lontana dall’essere una decisione di pancia, un’imposizione al mercato che decide lui a che condizioni venire, se glielo concedete.
Dovreste ormai sapere che dietro a un prezzo ci sono tante considerazioni. Quanto mi costa e a quanto, in quel determinato momento, il mercato è disposto ad acquistare. Variabile temporale, sua maestà. Allora, certezze matematiche alla mano, ci si espone al mondo con una tariffa. Quella di partenza. Certo, perché se vendiamo una camera dobbiamo per forza ragionare in un’ottica di crescita. Può anche capitare di rimanere stabili, ma è un’anomalia. Alla pressione della domanda, si alza. Finché si trova il giusto equilibrio e la vendita migliore. L’insieme di tutto crea un ricavo medio. Se la nostra occupazione è soddisfacente, abbiamo fatto un buon lavoro.
Eh ma qui si vuole alzare il ricavo medio!
Certo, giusto. Tutti lo vogliamo. Sarebbe meglio notare anche la statistica dell’occupazione, perché altrimenti vendiamo bene ma poco. E quello ci piace meno.
Arriviamo però, se siamo bravi, a capire qual è il nostro margine di occupazione.
Per assorbire queste conoscenze ci vuole pratica e tempo. Lo storico ci dà dei paletti. Sarebbe il massimo avere statistiche quali rifiuti per occupazioni e rifiuti per tariffa. Ogni volta che abbiamo detto di no perché già pieni o ci hanno rimbalzato perché la richiesta era troppo esosa.
A quel punto abbiamo tutto. Quando andiamo a ricreare la nostra bella tariffa di partenza, sappiamo di avere due strade. Mantenerla invariata, pronti ad alzare con più solerzia. Oppure rosicchiare qualcosa a rialzo all’inizio, essendo (chissà) più cauti nei rialzi.
Ci si preoccupa che si venda troppo a tariffe minime e poco a tariffe massime. La verità è nel mezzo. Perché la maggioranza delle vendite sarà fatta a metà tra queste due. Ed è quello il nostro focus. Trovare l’equilibrio e concentrarci su quello.
Così da aumentare, in modo fisiologico, la qualità delle vendite.
Tariffe per un evento irripetibile, leggi il nostro articolo
Dai un’occhiata ai nuovi video sul canale YouTube!
crediti immagine pixabay

Tariffe troppo alte, vacanze per ricchi.
Nel post pandemia, un leitmotiv che abbiamo sentito ripetere fino allo sfinimento. Un’onda crescente che, almeno per ora, prosegue la sua marcia aumentando in altezza.
Come tutto, andrebbe analizzato caso per caso. E siamo sicuri che ognuno abbia una percezione più dettagliata di ciò che entra ed esce dalle proprie casse, soprattutto sulle basi di ragionamento che portano a prendere una decisione di spesa.
E allora, qual è il problema?
Ne abbiamo parlato in diverse occasioni, ma a quanto pare la discussione continua a poggiarsi sulle stesse basi. Sembra l’epoca del passaggio dalla Lira all’Euro, dove l’inflazione è stato un passaggio poco logico che ha tolto ogni dubbio di calcolo. Oggigiorno, chiunque alza il proprio tariffario perché il periodo è complicato. E alla fine tutti dobbiamo arrivare a fine mese. Poco importa che la qualità sia rimasta invariata. La luce, il gas, i mutui, la materia prima. Tutto è cresciuto. E allora come facciamo a fare gli stessi prezzi di prima? Ah, certo. Gli stipendi mica sono cresciuti, dettaglio apparentemente irrilevante.
L’assioma è semplice, bisogna cacciare fuori i soldi.
Sulla polemica dei rialzi scriteriati si potrebbe andare avanti all’infinito. Per poi domandarsi, come ogni bravo analista, ha senso?
I viaggi sono diventati davvero solo per ricchi?
Torniamo su questo punto, perché la disinformazione che si sta facendo attualmente a noi pare curiosa. I dati segnano una crescita mostruosa del turismo, presenze in aumento ovunque. In Italia, certo, ma anche fuori dai nostri confini. Certo nella media qualcuno che venderà come faceva prima o addirittura a meno ci sarà. Ma basta affacciarvi dalla finestra per rendervi conto che tutto è salito.
Siamo tutti ricchi allora, se il sillogismo si chiude così.
Ancora una volta bisogna dare credito al mercato. Se un prezzo funziona, è quello giusto per il mercato. Basso, alto, giusto. Vende, funziona.
In futuro cambierà, questo è naturale. In che modo, nessuno può saperlo.
Lavoriamo sul momento e abbracciamo il mercato, anche dovesse essere per ricchi.
Leggi l’articolo correlato sull’Overtourism!
Dai un’occhiata ai nuovi video sul canale YouTube!
crediti immagine pixabay, Revenue Bros

Il cinema è in perenne crisi.
La pandemia gli ha dato la spallata decisiva verso la depressione, innescando meccanismi che allontanano le nuove e le vecchie generazioni dal contatto più puro con la settima arte.
Evitando di inerpicarci nell’analisi dei meccanismi sociologici che hanno causato questa frattura, segnaliamo due iniziative recenti volte a riportare la gente in sala.
La prima è Cinema in festa, spettacoli a 3 euro e 50 per cinque giorni. Chiaramente laddove le sale aderissero. La proposta va in giro da almeno vent’anni, sotto diversi nomi. E, guarda caso, crea discreti flussi di presenze.
Sarà il prezzo? Chissà.
Ad aggiungersi a quest’estate piena di kolossal americani che promettono record al botteghino, il nostro ministero della cultura rilancia. Cinema Revolution. 3 euro e 50 per tutti i film italiani ed europei, dal 16 Giugno al 16 Settembre. L’estate è storicamente un periodo complesso per le sale, la gente preferisce l’aria aperta, il mare. Tanto che per un lungo periodo gli esercenti avevano deciso di slittare molte uscite americane, proprio per evitare flop commerciali. Salvo poi rendersi conto che la pirateria li avrebbe in ogni caso causati.
Cinema Revolution è supportato dai fondi nazionali. Perciò lo spettatore pagherà la quota citata e le sale riceveranno altri 3 euro dalla casse dello stato. Chi dovesse aderire, s’intende. Riducendo, in ogni caso, la spesa media di un film di un paio di euro. Considerano il prezzo medio dei nostri grandi schermi attorno agli 8 euro.
Insomma, si abbassa il prezzo.
Ma vorrai vedere che è tutto lì?
Cinema Revolution lancia, involontariamente, la differenziazione di prezzo nei cinema. Dove, chissà per quale motivo, tutti i film costano lo stesso. Dallo sconosciuto al più rinomato. E poi ci si meraviglia che la gente esca solo per vedere Avatar in 3D, quando a casa con lo stesso prezzo (spesso anche meno) si paga un mese di streaming legale su una qualsiasi piattaforma.
All’industria cinematografica mancano idee commerciali, prima di tutto. La sensibilità di considerare il prodotto sotto un’ottica differente. Ricalibrare l’esperienza, trasformando le sale in un motivo valido per uscire di casa.
Il prezzo però rimane cardine. E mica solo quello dei biglietti, che pure rappresentano il traino principale.
Fatevi sempre questa domanda, signori: meglio tanto da pochissimi o poco da tantissimi?
Il cinema dovrebbe sfruttare a pieno il suo potenziale di crosselling. Con una sala piena e la giusta definizione di prezzo, anche il bar venderebbe assai di più.
Il cinema è in perenne crisi perché chi gestisce le sale è incapace di adeguarsi ai tempi che corrono.
E perché costa troppo rispetto a quanto la gente è disposta a offrire.
È davvero così semplice.
Italia: Open to , leggi l’articolo
Rimani aggiornato, segui Revenue Bros su Linkedin!
crediti immagine pixabay

Airbnb contro New York City. Airbnb contro il sistema. È sempre stato così dopotutto. Negli ultimi giorni è diventato ufficiale ed eclatante.
La società con sede legale a San Francisco ha fatto causa a New York City.
Negli Stati Uniti è prassi portare qualcuno in tribunale, difficile sorprendersi. Quindi andiamo ad analizzare le motivazioni.
Da Luglio entreranno in vigore nuove regolamentazioni per quel che riguarda la Grande Mela, ritenute oppressive da Airbnb. Le richieste sono di registrazione da parte degli host presso la città e una riduzione del soggiorno massimo, sotto i trenta giorni (a meno che il proprietario sia presente).
A New York c’è più richiesta che offerta, almeno per quel che riguarda gli affitti. E la pratica di adibire a uso ricettivo le proprie abitazioni è un grosso problema per i residenti, o chi ambisce a diventare tale.
Da una parte Airbnb sostiene di aiutare il cittadino a incamerare un’entrata extra grazie agli affitti, dall’altra la città si erge a tutela della vivibilità dei residenti.
Due facce della stessa medaglia.
Airbnb è in cima alle lamentele di molti da quando ha sfondato sul mercato. La questione turistica, a nostro avviso, è relativa solo alla legge. Se qualcuno, soprattutto in città del calibro di New York, ci viene a raccontare che è un problema di concorrenza, gli ridiamo in faccia. La magagna di mete turistiche così ambite è una larga presenza di strutture che si approfittano dell’alta domanda e offrono un servizio mediocre, portando la percezione del rapporto qualità/prezzo ai minimi storici. Hotel vetusti, gestiti male. Questi soffrono e soffrirebbero anche in assenza di Airbnb o chi per lui.
Tuttavia va considerata l’evidente discrepanza di trattamento tra un albergo e alcune offerte presenti su Airbnb. Ed è una questione puramente burocratica.
Chiedere agli host di registrarsi, a nostro avviso, è più che legittimo. Impedire a qualcuno di pernottare entro un limite di notti, però, è ingiusto. Ed entrano in campo altre problemi, connessi all’immobiliare e ad altri tipi di burocrazia legata quel settore. Oltre al giro di soldi che muove quella branca economica.
In albergo si può, pagando, soggiornare quanto si vuole. Nel momento in cui si legalizza Airbnb, va data anche a loro questa possibilità.
Quindi il punto è di (dis)parità di trattamento. Nel momento in cui si arriverà a concederla, si arriverà a una pacifica convivenza.
Una lotta intestina che la logica vorrebbe di più semplice risoluzione. Eppure, come tutto quello che riguarda le istituzioni, appare come una montagna impossibile da scalare.
La Prenotazione al Ristorante, leggi il nostro articolo
Dai un’occhiata ai nuovi video sul canale YouTube!
crediti immagine pixabay, logo airbnb

Netflix, dai al mercato ciò che vuole. Ti prego.
Sembra una supplica faceta, in effetti lo è. Di sicuro il destino del mondo passa per altre priorità. Eppure, negli ultimi anni, la più famosa piattaforma di streaming sta sovvertendo le più sensate logiche del mercato.
Analizziamo i fatti.
Netflix nasce nell’ormai lontano 1997 come servizio di consegna a domicilio per affitto o acquisto di DVD. Un rivale sui generis dell’allora impero Blockbuster.
Si è poi, negli ultimi quindici anni, trasformato in una piattaforma streaming con un abbonamento fisso (mensile). Fino ad arrivare a noi italiani nel 2015.
Neonata, Netflix offriva un catalogo composto da produzioni esterne e una esigua ma valida proposta di produzioni proprie.
È superfluo dire che Netflix ha rivoluzionato il mercato, a costi accessibili, facendo nascere epigoni e proseliti inenarrabili. Ha conquistato il mondo delle serie tv, ha vinto oscar, ha alleviato la staticità della pandemia.
Tutto rose e fiori quindi. Affatto. Netflix è entrato in un circolo vizioso difficile da sostenere. E solo in parte a causa della concorrenza che si è formata.
L’idea commerciale dei capoccia di Netflix si basa su principi apparentemente logici. Chi ha già sottoscritto un abbonamento, rimane perché attratto dalla proposta. Per accaparrarsi nuova linfa, bisogna offrire novità. Sempre di più.
Maggiori produzioni equivalgono a costi sempre più alti. E questo induce Netflix a restringere le condizioni di abbonamento. Prima si aumenta il canone (già fatto), poi si discute sul numero di utenti che posso utilizzarlo (forse). Infine si aggiungerà la pubblicità, scaglionando la proposta in tipologie di sottoscrizione a prezzi differenti.
E per cosa esattamente?
Netflix sta sì aumentando serie e film col suo marchio, ma sta abbassando tremendamente la qualità. Cancellando anche show con uno zoccolo duro di fan già sufficiente a giustificarne il prosieguo. I suoi algoritmi intercettano i gusti del singolo, trasformandoli in statistica. Peccato che un appassionato di thriller vedrà un film o una serie di quel genere, certo, ma la apprezzerà solo se è di buona qualità.
Netflix sta servendo a una tavola piena di bambini viziati che si ingozzano di cibo spazzatura. Col risultato che ci si alzerà da tavola nauseati e con tre quarti delle portate da gettare nella spazzatura.
Netflix, nessuno ha il tempo materiale per stare appresso a tutto!
Minor quantità e maggior qualità. Ecco cosa chiede il popolo. Quel che funzionava un tempo.
Netflix, ascolta il mercato, dagli ciò che vuole.
Meta vs SIAE, leggi il nostro articolo
Consulta i nuovi contenuti sulla pagina Instagram!
crediti immagine pixabay
| L | M | M | G | V | S | D |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | ||
| 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 |
| 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 |
| 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 |
| 27 | 28 | 29 | 30 | |||
