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Italia: Open to basito - Revenue Bros

Italia: Open to basito.
Un tempo gli sceneggiatori scapestrati di Boris, nell’impasse della stesura di una storia ridicola, premevano il tasto rapido F4 del computer per evocare in automatico l’aggettivo “basito” da associare all’espressione di un attore (spesso cane).
Boris, gemma della televisione italiana, che ha raccontato in modo spietato e realistico, alla Fantozzi, pregi e difetti sociali e culturali della nostra nazione.
Basito è chi, davanti a una meraviglia, rimane senza parole.
Tutto fa ovvio riferimento alla recente campagna del ministero del turismo, Italia: Open to Meraviglia.
Immagino che tutti siate più o meno a conoscenza della barzelletta. Una di quelle raccontate male e che fanno ridere solo chi vuole evitare di piangere.
Saranno quei 9 milioni di euro spesi per raccattare da internet delle immagini preconfezionate e montarle in modo rustico. Per chiamare due doppiatori che, a parte una buona dizione, danno l’anima di un cadavere alle voci fuori campo. Per girare delle scene di promozione dello Stivale in Slovenia (con la regia di un olandese).
E questo è solo il video, perché poi c’è il sito, parte di un progetto finanziato dal PNRR per 114 milioni di euro. Per far tradurre da Almawave (intelligenza artificiale leader nel settore) in modo letterale anche i nomi delle città, trasformando Prato nel tedesco Rasen.
Della Venere di Botticelli influencer manco parliamo. Abbiamo pietà.
E quante ancora ne usciranno.
L’Italia che piange miseria, che reclame tasse manco fosse il principe Giovanni del capolavoro Disney Robin Hood.
L’Italia che nel 2023, secondo le stime dell’osservatorio nazionale JFC, si prepara a incassare una cifra vicina ai 700 milioni di euro solo in tasse di soggiorno.
Era il 25 Aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) diede indicazione a tutte le forze partigiane del nord Italia di insorgere contro i presidi nazi-fascisti. Spianando la strada alla fine della guerra e della dittatura.
Forse è giusto in questo giorno ricordare che l’Italia è fatta di persone che, a prescindere da tutto, devono portare in spalla la meraviglia di questa nazione. Tutto ciò che, nelle difficoltà e nel sangue, è stato costruito.
Siamo noi, attraverso il nostro lavoro e la nostra passione, ad avere la responsabilità di valorizzare la magnifica terra che ci ha dato i natali.
La politica, a prescindere da ciò che predica, dai vessilli sotto cui si cela, pensa ad altro.
Open to Meraviglia. La meraviglia è che, nonostante tutto, ancora ci cercano e ci vogliono tutti.
F4, basito.

Il Revenue del Festival di Sanremo , leggi il nostro articolo

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Intelligenza artificiale macchina contro uomo - Revenue Bros

Intelligenza artificiale, macchina contro uomo.
Chi la spunta?
Avremmo così tante fonti a cui attingere, menti lungimiranti che avevano previsto l’innestarsi stabile nella nostra quotidianità di entità androidi, pronte a prendere il posto di un essere umano. E surclassarlo in efficienza.
La domanda va oltre il dubbio del poter sostituire una presenza organica senziente, perché siamo ben oltre questo.
Possono fare meglio?
In campo economico, nella costruzione della strategia commerciale, da anni ormai numerosi software impostano i prezzi di vendita. Programmi spesso approssimativi che ragionano a comparti stagni, a cui manca la sensibilità di comprendere le infinite variabili d’acquisto che definiscono una tariffa.
Soluzione quindi presa per evitare di stipendiare un professionista. Per risparmiare ciò che un revenue manager si guadagnerebbe grazie all’incremento di fatturato generato dal suo lavoro.  
In campo letterario, l’intelligenza è in grado di replicare lo stile di scrittori (anche defunti) per dare vita a nuovi capolavori. Oltre che a generarne ex-novo.
In campo musicale, l’intelligenza artificiale sintetizza la voce di artisti (anche defunti) e li fa intonare canzoni da loro mai cantate. Oltre a generarne ex-novo.
Una foto creata dall’intelligenza artificiale ha vinto il Sony World Photography Award nella categoria creative, salvo poi revoca una volta capito che l’opera era frutto di un software.
Claudia vende le sue foto osé su internet. Peccato che Claudia sia solo il prodotto informatico di un’intelligenza artificiale.
È chiaro che presto faremo fatica a distinguere tra realtà e fantascienza.
Sottolineando come il progresso scientifico sia sempre da lodare, soprattutto quando tocca campi dove l’analisi è più importante dell’emotività e della creatività, torniamo al punto.
Macchina contro uomo, chi lo fa meglio?
Un software può scrivere un libro, può cantare una canzone di successo, può creare una fotografia. Ma un artista è un genio, è qualcuno con cui creare empatia, a cui chiedere dove prenda le meravigliose idee che trascrive su pagina. Salirà sul palco e farà sognare la folla. Scalerà l’Himalaya per catturare quell’alba incredibile.
Un artista è un brand. Un numero sconfinato di followers sui social, il volto di una campagna pubblicitaria. Può andare in tour, firmare autografi.
Crediamo ancora che la mente umana sia in grado di cogliere sfumature della realtà che solo l’emotività è strutturata per recepire.
Mettere in mano questo a un’intelligenza artificiale è pura pigrizia.

Financial Cleanse (per persone e per alberghi) , leggi qui l’articolo

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La Paura delle Tariffe Alte - Revenue Bros

Avete mai avuto paura delle tariffe alte?
Abbiamo appena messo alle spalle Pasqua e abbiamo davanti mesi importanti, soprattutto per le città d’arte e il mare. La montagna segue a ruota e si difende, l’estate è diventato un periodo caldissimo anche quando gli impianti sciistici vanno in letargo. Insomma ci si frega le mani. Il periodo storico è propizio, ne abbiamo più volte parlato. Perciò, con la dovuta logica, il margine per alzare i prezzi è ampio. Il mercato si è espresso in tal senso, dando più volte prova di esser disposto a toccare picchi vertiginosi.
Tutto bene quindi, vero?
Sì, certo. Fin quando però ci troviamo al cospetto di un’altra paura molto comune, quella delle tariffe alte. Diametralmente opposta allo spauracchio del prezzo stracciato e della bassa occupazione. Eppure altrettanto vivida, paralizzante.
Come faccio a giustificare una prenotazione a 250 euro quando di solito vendo a 100? D’altronde è la stessa camera, gli stessi servizi, la stessa colazione, lo stesso staff. Si accorgeranno che sono una frode, si lamenteranno, lasceranno una recensione negativa!
Se avessimo un centesimo per ogni volta che abbiamo assistito a queste paturnie.
Il fatto clamoroso è che spesso questo timore rappresenta il freno che blocca le tariffe e non permette loro di superare una certa soglia. Quando si dice, fasciarsi la testa prima che si sia rotta.
La reazione è il tentativo di anticipare una lamentela che ancora è solo nella testa di chi la immagina.
Iniziamo col definire un concetto: nessuno punta una pistola alla tempia di chi acquista. Se una tariffa è ritenuta congrua, viene accettata. Anche fosse una sola all’interno di un anno. Se è funzionale al momento in cui ci verifica e va a completare un’occupazione soddisfacente, rappresenta un lavoro ben fatto.
Diamo un po’ di credito a chi ci sceglie perché l’acquisto è il risultato di una ricerca, spesso anche meticolosa.
La bontà del nostro operato dovrà essere quella di sempre. E il nostro brand varrà quanto merita perché le stesse qualità per cui siamo apprezzati sempre, varranno a prescindere dalle oscillazioni tariffarie.
Certo si può decidere di imbellettare il prodotto quando il ricavo medio cresce. Offrendo qualcosa in più, anche fosse solo un late check out o una bottiglia di spumante.
Suggeriamo però di valutare in primis le esigenze del cliente, prima di anticiparle in modo arbitrario. L’analisi deve basarsi su impulsi esterni, mai su una nostra fantasia soggettiva.
La tariffa alta è solo quella che non materializza. Altrimenti è solo corretta.
La paura delle tariffe alte è nella testa di chi vende.

Tariffe incontrollate? leggi il nostro articolo

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione - Revenue Bros consulenza hotel

Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione.
Arrivati alla primavera, affacciati sul quarto mese dell’anno, inizia a stabilizzarsi il quadro di questo 2023. E diamo anche un senso a quelle che sono le dinamiche economiche che lo stanno caratterizzando.
Le domande che ci siamo posti rimangono ma mutano e assumono connotati differenti. Come mai, considerata l’inflazione, si registra un boom così esplosivo a livello turistico? Da dove sbucano tutti questi soldi, viste le difficoltà generali?
Pasqua, pur cadendo un mese prima rispetto al 2022, è gettonatissima. In ambito alberghiero, per quel che possiamo testimoniare, l’occupazione alta va a braccetto con una qualità eccellente di ricavo medio camera. E, forse per la prima volta a memoria d’uomo, se n’è infischiata dell’eventuale influenza del terrorismo delle previsioni meteo. Quest’ultimo di solito un fattore dominante in fase prenotativa che però, in questo momento storico, è schiacciato dalla voglia di partire.
Pasqua presa d’assalto, così come la primavera. E i progetti per l’estate imperversano. Le compagnie aeree proseguono nelle difficoltà, il numero di voli si è ridotto. La domanda è persino più alta di quella che è al momento la possibilità di soddisfarla. I prezzi si sono gonfiati a dismisura. Un anno fa era molto diverso. Se l’alberghiero aveva già annusato il periodo propizio, le compagnie aeree erano rimaste più caute, saggiando e agevolando la ripartenza. Oggi i voli si pagano e pure parecchio. Cala la richiesta? Ma figuriamoci.
A prescindere dal suggerimento, scontato, di cavalcare quest’onda e godersi il flusso, nostro compito è quello di analizzare.
La verità è semplice, l’inflazione ha riparametrato i budget di spesa. Il mercato è oggettivo e si esprime sempre in libertà. Nella vastità di offerta che gli viene presentata, il consumatore è costretto ad accettare che ora gli è necessario uno sforzo economico in più per ottenere l’oggetto dei suoi desideri. Se prima una buona camera la si poteva trovare a 100 euro (esempio), quindi il suo budget era fissato su quella soglia, oggi il consumatore sa che l’asticella si è alzata a 150 euro (altro esempio). Meccanismo di accettazione determinato dalla situazione economica mondiale, in cui tutti siamo invischiati, che rende  logici i nuovi parametri.
L’inflazione dimostra che girano ancora un sacco di soldi. E che, almeno per ora, gli aumenti non hanno frenato la richiesta.
Durerà, chi lo sa.
Pasqua, intanto, va così. Tutto sommato, contenti tutti.
E buona Pasqua.

Cosa aspettarci in questo inizio 2023? leggi l’articolo

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Il bagarinaggio online di Viagogo - Revenue Bros consulenza alberghiera


Bagarinaggio online, Viagogo multata da Agcom per una cifra superiore ai 12 milioni di euro. Motivazione la rimessa in vendita di un biglietto in prima fila per un concerto dei Maneskin, al prezzo di 1.182.999 euro.
Pensate anche voi che in questa notizia ci sia il concentrato di tutto ciò che viene gestito male da chi si occupa del commerciale di questo tipo di eventi?
Per chi fosse all’oscuro dell’esistenza di Viagogo (e fratelli), è un’azienda statunitense con sede in Svizzera che si occupa di rivendita dei biglietti. Insomma si acquista un biglietto dalle fonti ufficiali e poi lo si rivende. Bagarinaggio, ecco fatto.
Tante volte ci siamo chiesti come sia possibile che sia legale. Eppure se Viagogo è lì, qualcuno lo ha autorizzato. E ce ne sarebbero da dire di sporche sul loro conto, anche soltanto per le fregature che tirano. Biglietti falsi, assoluta mancanza di assistenza. Ma va bene. Chi li conosce, li evita. Anche se, chi più chi meno, ci siamo cascati tutti.
I problemi sono due, macroscopici, entrambi di sistema. Il primo è un’ombra molto scura che si allarga sull’organizzazione di distribuzione dei biglietti di questi eventi. Tante volte ci si mette in fila virtuale e in pochi istanti la disponibilità è esaurita. Per quanto elevatissima possa essere la richiesta, il dubbio che ci sia qualcosa sotto c’è. Perché Ticketone, tanto per citarne uno, consente un massimo di 4 acquisti per operazione. Quanti di noi hanno ipotizzato che ci sia un giro sottobanco che porti al possesso di questi preziosi accessi dei loschi figuri che sanno come gonfiarne il valore?
Ed è proprio a questa domanda che guarda il secondo problema. La vendita di un concerto è sbagliata come concezione in partenza. A prescindere dal momento della richiesta e della pressione della domanda, le fasce di prezzo sono suddivise per settore e basta. Rimangono fisse su una tariffa e così muoiono. Il bagarinaggio, quello di Viagogo, esplora il mercato ed esalta l’analisi commerciale. Dimostrando che il consumatore è disposto a spendere cifre enormi per partecipare all’esibizione del proprio idolo.
Chiamasi libero mercato, signori. Se avete un biglietto e dovete sbarazzarvene, Viagogo vi accompagna alla gestione della rivendita. A seconda del prezzo che volete attribuirgli, a vostra discrezione, Viagogo vi mostra quant’è la percentuale che si cucca lui. Il resto lo fa la necessità d’acquisto.
Esisterebbe Viagogo (e fratelli) se i circuiti di vendita degli eventi applicassero tariffe variabili?
Esisterebbe se la si piantasse di dare in esclusiva i diritti a un solo rivenditore?
La stangata a Viagogo è arrivata per l’esorbitante milione di euro richiesto per i Maneskin. Ma la protezione che è doverosa verso il consumatore riguarda la trasparenza e l’affidabilità della vendita, i conti in tasca se li fa chi acquista.
La domanda vera è: avrebbe venduto il biglietto a un milione di euro?

2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism. Leggi l’articolo

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