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L’accoglienza è importante

L'accoglienza è importante - Revenue Bros Consulenza alberghiera

Quant’è importante l’accoglienza?
L’altro giorno abbiamo assistito, da testimoni oculari, a un episodio spiacevole e, purtroppo, non così infrequente. Una signora di una certa età, da un elettricista, si lamenta di una lampadina che non funziona, comprata in quel negozio. Non avendo lo scontrino, a sua detta neanche stampato, non aveva prove tangibili dell’acquisto. Il commerciante, evidentemente con la coscienza sporca, ne ha tirate fuori di tutti i colori. Dall’affermazione di come la lampadina fosse fuori produzione alla contestazione del prezzo di vendita, la signora affermava fosse di cinque euro, il venditore di dieci. Ma se era fuori produzione, come mai poi è diventata una diatriba economica? La signora, ormai spazientita, ha detto che non avrebbe messo più piede in quel luogo. Di tutta risposta si è beccata un bel “vaffa”.
Possiamo anche tenere in considerazione la mancanza di savoir-faire della signora. Ma può un individuo che accoglie il pubblico e commercia un prodotto porsi così nei confronti di un cliente? Con ogni probabilità, costui era anche il gestore.
Domanda retorica.
Eppure in questa società non è ancora chiaro quanto sia determinante il ruolo dell’accoglienza. Di come richieda alcune caratteristiche innate, prima tra tutte l’empatia. Oltre una capacità di saper interpretare le situazioni, una pazienza stoica nell’accettare dei comportamenti talvolta sopra le righe di chi gli si pone di fronte.
Imprenditori, ne siete coscienti?
L’accoglienza è la faccia dell’azienda, la prima pagina, l’ago della bilancia che determina soddisfazione o malcontento. È la presentazione del prodotto, l’abbraccio caloroso a un potenziale amico, la stretta di mano formale per chi ha solo necessità di un approccio professionale.
È lo strumento ultimo di vendita, ammaliatore, affabulatore, persuasore.
Puoi commerciare il prodotto migliore, giungere allo studio più puro del mercato e alla tariffa perfetta, ma se il cliente riceve un “vaffa” alla fine della filiera operativa, beh, come vuoi che torni a casa?
È cruciale comprendere questo, non ci stancheremo mai di sottolinearlo. Perché è il cuore della strategia commerciale. Può trasformare mediocre in accettabile, buono in ottimo, ottimo in eccellente.
Dovrebbe essere dato per scontato, il mondo dovrebbe funzionare così.
Eppure pensateci, ogni volta che andate via felici perché chi vi ha accolto è stato gentile, presente, competente.
Non pensate forse che, fossero tutti così, si vivrebbe meglio?

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La Pasqua dal punto di vista turistico e commerciale

La Pasqua dal punto di vista turistico e commerciale - Revenue Bros consulenza alberghiera

Pasqua si avvicina e con essa la primavera, la speranza del bel tempo, l’avanzare incessante dei mesi che porta all’estate. Negli ultimi due anni abbiamo atteso questo spazio stagionale come una liberazione dall’oppressione della pandemia. Quest’anno l’ombra del covid sembra farsi sempre meno minacciosa, lasciando il posto a qualcosa di ancora più tremendo, la guerra. Vivremo di attese e di speranze, ormai abbiamo imparato a farlo.
Ma cos’è la Pasqua dal punto di vista turistico? Il rischio di una trappola, a noi diverte dire. Magari fossero tutte così, per l’amor del cielo. La nostra vuole essere una provocazione, un monito a prestar attenzione. Perché la Pasqua è la festività più incerta di tutto il calendario, si sposta di anno in anno, retrocedendo verso il pericolo di freddo e pioggia, avanzando verso la primavera e il caldo. Anche perché quando si inoltra verso la fine di Aprile, adagio popolare vuole che il pericolo del maltempo sia comunque in agguato.
Come si affronta una data così dal punto di vista commerciale?
Di una cosa si può star certi. L’occupazione raramente sarà un problema. Alla partenza, con adeguata distanza, si deve considerare attraverso i soliti parametri (storico e potenziale di calendario, a seconda per l’appunto di quando cade). Poi però, ancor più che in altri momenti, bisogna reagire a ciò che succede. Esser bravi a intervenire qualora avessimo sovrastimato la situazione. E questo dipende tanto anche da altri fattori. Avere dopo, in successione, la festa della Liberazione e il primo Maggio è un’altra variabile da considerare. Sempre in funzione di quali giorni della settimana aiutano a costruire eventuali ponti vacanzieri. Per fortuna, quando il vento è in poppa, la gente che si muove è sufficiente a rendere omogenea l’occupazione su tutto il periodo propizio.
Una buona cancellation policy può aiutare. Le voci degli esperti meteo inizieranno a tuonare, promettendo catastrofi. Influenza grande per chi deve tirare fuori i propri soldi per spostarsi. Darsi quindi un margine di sicurezza per poter rivedere i propri errori o i cambiamenti di umore del mercato è buona pratica.
Oggi sembra che Pasqua 2022 possa andare alla grande. Segnali incoraggianti che abbracciano già Marzo, con anticipo rispetto alle previsioni dei più. La stagione quest’anno partirà prima, sarà più lunga e più costante.
Non abbiate paura di osare, il flusso delle prenotazioni va seguito, tanto quanto va considerata l’incidenza delle cancellazioni.
Pasqua può essere una trappola, per chi la prende per il verso sbagliato. Nella maggior parte dei casi, però, sarà un’ottima fonte di soddisfazione.

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Bottom Rate e Tariffa Minima di Vendita

Nel video, direttamente dal nostro canale YouTube, parliamo di Bottom Rate. Da qualche parte bisognerà pur iniziare; è sempre ostico parlare dei periodi di bassa occupazione, laddove spesso è necessario vendere a tariffe che agli imprenditori piacciono poco.
Importante però definire la differenza tra concetti. E comprendere come, in ogni aspetto della strategia commerciale, a far la differenza sia sempre l’analisi.

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Rialzo tariffario: quando è corretto applicarlo

Rialzo tariffario - Revenue Bros consulenza alberghiera

Posto che siano state fatte tutte le considerazioni del caso a monte, ed è un grosso dubbio da sollevare, quand’è corretto applicare un rialzo alla tariffazione di partenza?
Intendiamoci, bisogna prima aver chiari quali sono i costi variabili di un’unità abitativa. O, più in generale, di ciò che si vende. Albergatori, quanto vi costa una camera? Avete scelto con criterio come chiamare i vostri alloggi?
Insomma, se questo è stato fatto bene (lo è stato fatto?), quand’è che si alza il prezzo?

Quando è opportuno un rialzo tariffario


Può essere opportuno se la pressione della domanda è costante. Certo se entrano due, tre, quattro prenotazioni in un arco di tempo breve, è doveroso alzare (abbiamo distribuito online il corretto numero di unità?!?).
Può essere opportuno se compare all’improvviso un evento, ad esempio un concerto, ed è previsto un discreto afflusso di gente. Anche in mancanza di storico sulla casistica, si scommette a rialzo e si monitora. Lavorare sulla tariffa è anche un rischio d’impresa, fatto con cautela, prontezza e coscienza.
Può essere opportuno se l’occupazione è cresciuta in modo anomalo, magari perché ho preso un gruppo. Pur non avendo lo stesso valore di tante prenotazioni individuali, se rimane poco invenduto, allora si può puntare a una ricavo medio superiore con ciò che rimane in casa.
Può quindi essere opportuno se vado a protezione di un accordo specifico, stipulato con il supporto di un’analisi meticolosa.
Può essere opportuno se ho sottovalutato una data, una settimana, una stagione. E allora meglio crescere velocemente piuttosto che depauperare una buona quantità di produzione potenziale.

Quando non è consigliabile

Oh, ci sono tante motivazioni e intuizioni valide a giustificazione di un rialzo tariffario, non ho dubbi.
Ma sapete di sicuro quando non è corretto?
Quando i “competitor” vendono in un certo modo, allora di rimbalzo si prendono le misure.
Quando di sicuro la struttura ha un valore assoluto (soggettivo) e a meno di quello non la posso vendere.
Quando non ho fatto bene i conti, né con ciò che ho in casa né, soprattutto, con il mercato.
Sembra facile. Partendo dai giusti concetti, lo è.

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La paura di svendere

La paura di svendere - Blog Revenue Bros

L’aria buona si riconosce quando l’imprenditore non si preoccupa più dell’occupazione ma della presunta qualità delle prenotazioni. L’angoscia non è più rivolta al dato percentuale che mette in risalto l’invenduto, no. Piuttosto la ferocia, alle volte stizzita, spesso delusa con cui nota che il prezzo non è quello che vorrebbe. Perché c’è da recuperare ciò che si è perso, perché i costi sono lievitati, perché il valore del prodotto è soggettivamente più alto.
Esercizio periglioso, da manovrare con cautela.
È sempre stato complicato trovare l’equilibrio analitico in mezzo a queste pulsioni. Eppure oggi accogliamo anche l’imperfezione dell’animo umano, persino la sua incapacità di discernere tra pretese personali e mercato. Perché se oggi è tornato questo, vuol dire che abbiamo davanti una strada interessante.
Febbraio è persino andato oltre le previsioni. Erano catastrofiche, questo è vero. Il fatto che ci sia stata vita, per chi ha accettato i giusti compromessi, è un grande successo. Marzo si avvicinerà alla normalità.
Il sotto data impera ma il previsionale trova dei sussulti interessanti anche a distanza di quattro, cinque mesi. L’estate scoppierà, tutti ne siamo consci.
Lo abbiamo detto e ripetuto tantissime volte, le dinamiche di acquisto sono cambiate e hanno lasciato un solco difficile da cancellare. Ciò non deve illudere che rimarranno immutate, chi lo crede è perso in partenza. Indietro però non si torna, se non nella ciclicità che alle volte il mercato, come la vita, ha.
Ancor di più oggi il prezzo giusto può esserlo per una finestra temporale ancora più ristretta. Tararlo ad arte è opera addirittura più complessa, presi dall’isteria di stressarlo quando non raccoglie quanto speriamo. Senza la pazienza di raccogliere i dati che impreziosiranno anche i nostri errori più marchiani.
Sempre la paura di svendere, di stracciare la tariffa, di accogliere gli scarti del turismo. Mai volti a guardare l’importanza di una camera piena. Dimentichi di come lo stesso approccio mentale impedisca di superare l’altro confine. Alzare a dismisura quando ce n’è l’opportunità. Anche quando il tempo parrebbe insufficiente.
L’ultima camera si può vendere, a distanza di ventiquattro, dodici, sei ore dalla fine della giornata, alla metà della tariffa di partenza tanto quanto al doppio della stessa.
I margini vanno interpretati nei tanti segnali che riceviamo ogni giorno. Perché il flusso è tornato imperioso.
Sta a noi stargli dietro.

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Pericolo inflazione, ma alzare il prezzo in modo insensato riduce la porzione di clientela raggiunta

Pericolo inflazione - Revenue Bros

Ed eccolo, come da previsioni, il cerchio della pandemia si sta chiudendo intorno a noi. Finendo il percorso devastante durato due anni, destinato a logica a finire in un imbuto da cui poteva uscire un’unica parola: inflazione.
Basta mettere il naso su qualche media per rendersene conto. Hanno iniziato le utenze di luce e gas, stanno seguendo a manetta benzina, generi alimentari (verdura e pasta su tutti). Un biennio di stenti, in cui la maggior parte della gente non ha guadagnato, in cui gli imprenditori hanno fatto i conti con difficoltà imprevedibili, gli impiegati hanno vissuto in cassa integrazione (nella migliore delle ipotesi) e i liberi professionisti hanno pregato santi che neanche conoscevano.
Dopo tutto ciò, lineare come la conclusione di un adagio popolare, quale altra può essere la soluzione se non alzare i prezzi?
Sarebbe necessario avere numeri sotto mano, va premesso. Generalizzare non è mai opera saggia. Tuttavia la storia dell’economia è cementata di scelte scriteriate, guidate dal terrore di non riuscire a far quadrare i conti più che all’intenzione di studiare il mercato e trarne il meglio. Sarà sempre più profondo il solco tra domanda e richiesta, costringendo i più incauti al fallimento, proprio nel tentativo di strafare per evitarlo.
Per questo l’analisi è vitale. Cancelliamo dalla nostra mente commerciale questi due anni, raccogliamo da essi ciò che di buono ci hanno mostrato, e ripartiamo. Valutiamo i nostri costi, anche se inevitabilmente in crescita, e proponiamo una tariffa congrua alla pressione del mercato.
L’equazione è talmente semplice da sembrare idiota. Se ho un albergo di 100 camere e a 50 euro ne vendo 50 al giorno, come posso sperare che a 100 euro ne venda lo stesso quantitativo (se non di più)? E questo vale per tutto.
Alzare il prezzo in modo insensato riduce la porzione di clientela raggiunta.
Concentriamoci sull’identificazione della tariffa giusta al momento giusto.
La maggior parte della gente non uscirà da questa pandemia arricchita.

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Una strategia non è solo pianificazione

Una strategia non è solo pianificazione - Revenue Bros

Nella vita commerciale di una struttura ricettiva non ci possono mai essere pause. Dovrebbero avercelo insegnato questi lunghi e ripetitivi tempi morti.
Ciò che rende efficace una strategia non è solo la pianificazione ma la capacità di modificarla e mutarla a seconda della necessità. Ogni giorno non c’è soltanto l’oggi ma tutto ciò che sarà e che c’è stato.
È importante definire questo per una serie di ragioni, statistiche e logiche in divenire.
Il tempo medio che un essere umano passa online è di circa sette ore al giorno. Più o meno il quantitativo che passa a dormire. La pandemia non può che aver aggravato questa condizione.
E, in un mondo che ormai è per un terzo di vita virtuale, quale pensate possa essere il miglior modo per vendere?
Ecco perché iniziative opinabili come il Blue Monday prendono piede. Anzi, nascono proprio con il preciso intento di infilarsi in queste crepe della psicologia comportamentale, dando una giustificazione alle manie ossessivo compulsive del cliente. Noi eravamo rimasti alla canzone del ’53, poi resa più famosa nel ’56 da Fats Domino. O magari al singolo dei New Order dell’83. Ma no, questo non c’entra niente. Il lunedì triste prende spunto da uno studio di tale Cliff Arnall, psicologo dell’università di Cardiff. Rinnegato poi successivamente a livello accademico per giunta. Delinea il deprimente momento dell’anno in cui le condizioni meteorologiche sono tra le peggiori, le vacanze natalizie sono alle spalle e si accumulano responsabilità lasciate in sospeso e bilanci economici poco gratificanti.
Qual è quindi il modo migliore di tirarsi su il morale? Spendere i propri soldi in qualcosa che ci fa contenti. Alla faccia del denaro non compra la felicità.
Queste iniziative funzionano in ambiti che ancora non hanno abbracciato la liquidità dei principi giusti di movimento tariffario.
Sarebbe meglio se tutti ragionassero in virtù di come si deve e si può intervenire nel momento in cui si è.
La scoutistica può dare visibilità ma è e rimarrà l’ultima spiaggia per chi non ha idea di come valorizzare il proprio patrimonio.

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Omicron e i titoli delle compagnie aeree

Omicron e i titoli delle compagnie aeree - Revenue Bros

C’è un nesso tra la variante Omicron e i titoli delle compagnie aeree che stanno facendo faville in borsa?
Iniziamo da questa domanda le analisi sul futuro del 2022. Di certo non dal punto di vista virologico e tantomeno da chi ha un posto in prima fila a Wall Street.
Uniamo i puntini e sfruttiamo la logica, questo ci è concesso. Soprattutto perché ancora una volta siamo al palo, parziale, impotenti al cospetto dell’ennesimo picco di contagi. Nel paradosso di un mercato che latita ma c’è e alberghi che a stento possono tenersi aperti a causa di mancanza di staff (vittima, come il resto del mondo, della positività).
Chi compra le azioni delle compagnie aeree (e più in generale chi fa quel mestiere) è abituato a scommettere sul futuro. Il filo logico però attinge a uno storico consolidato, un’epopea condita da due splendide estati, bolle illusorie a inframezzare gli orrori che abbiamo patito. Appoggiamoci perciò a questa certezza. Anche il 2022 seguirà questa traccia. Ci auguriamo che anche il più pavido dei cuori sia convinto di ciò.
Poi c’è la variante Omicron, aggressiva ma meno letale. Sarà la supernova di quest’Apocalisse? Non ci si può sbilanciare in tal senso.
Continuiamo perciò a sviscerare i fatti. Restrizioni e difficoltà stanno pian piano accorciando il raggio d’azione. È probabile che non sia necessario attendere Maggio o Giugno per tornare a sorridere. Magari già a Marzo avremo una prospettiva migliore. Dalla nostra non dobbiamo rinunciare in modo totale alle nostre ambizioni di viaggio, di vendita e di acquisto.
L’inverno passerà nelle difficoltà ma non sarà nullo. La montagna raccoglierà qualche frutto.
E occhio alle tariffe, perché quest’estate andrà di nuovo alla grande.

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Capodanno giorno insostituibile

Capodanno giorno insostituibile - Revenue Bros

L’inverno è arrivato, gelido da alcune parti, ai limiti del torrido da altre. Fosse la componente meteorologica la principale preoccupazione, sarebbe un lieto lamentarsi.
Sappiamo tutti con cosa abbiamo a che fare ormai, ciò che nessuno sa è quando finirà. Invece di andare alla ricerca del Nostradamus di quartiere, facciamo quindi ciò che ci compete: analizzare.
Diciamo da sempre che, nel calendario gregoriano, solo un giorno è insostituibile. Tutti gli altri possono avere delle contropartite, dei compromessi, delle alternative.
Il 31 Dicembre no. L’anno finisce alla mezzanotte e tutti vogliamo celebrare quel momento, a modo nostro, con un sorriso o con un calcio nel didietro.
Preoccupazioni, restrizioni e notizie hanno bagnato le polveri dei fuochi d’artificio di quest’anno. Sarà il terzo inverno di pandemia, complicato e deprimente.
TUTTAVIA una sostanziale differenza c’è. A piccoli passi stiamo progredendo, mantenendo una parvenza di umanità, forse in mano a chi ha il coraggio o la scelleratezza di vivere, nonostante tutto.
Questo Capodanno è stata la dimostrazione più fulgida di cosa vuol dire il mercato nella sua essenza più pura. Non è stato possibile, almeno ai più, toccare le abituali vette, vendere le ultime camere a tariffe spaziali, organizzare eventi e cenoni da far invidia a Trimalcione. È stata una battaglia di nervi, una guerra fredda con la tariffa in trincea a farsi largo tra diserzioni e defezioni dell’ultimo momento. Mentre il bollettino alla radio ammaccava il morale della truppa.
È stato necessario accantonare in buona parte sogni e pretese. Chi lo ha fatto, chi ha lavorato con coscienza, è riuscito a toccare il massimo dell’occupazione possibile. Chi lo ha fatto si è reso conto che il mercato ancora c’è, ridotto nelle risorse ma disposto a prendere bagagli e burattini per spostarsi dove gli è concesso.
Questo è il sintomo di cui abbiamo bisogno per trascinarci fino alla fine di quest’ennesima stagione di pandemia oltre che la tavola numero uno dei comandamenti del buon commerciale.
Lavorare al meglio con ciò che si ha, purché si abbia qualcosa.
Ancora ce l’abbiamo. Questa è la buona novella per iniziare il 2022.

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Il 2021. Un altro anno indimenticabile

Il 2021. Un altro anno indimenticabile - Revenue Bros

Dieci giorni alla fine dell’anno, stiamo per salutare il 2021. Un altro anno indimenticabile per una serie di episodi, positivi e negativi. Non tutto ciò che ci è successo va cancellato.
Come sempre è momento di bilanci, di analisi e di riflessione. Lavoro determinante per definire pregi e difetti di una strategia commerciale, punti da cui (ri)partire per migliorarsi. Ciò che produciamo è l’insieme tra la nostra bravura di issare le vele quando il vento tira e di ripiegarle quando è opportuno mantenersi stabili. Mai come in questi due anni c’è stata la netta scissione tra un mercato presente e uno inesistente. E mai come in questo lasso temporale è stato possibile rendersi conto di cosa determinasse il trend prenotativo. Restrizioni, lockdown, frontiere chiuse. Chi ne ha sofferto di più, chi di meno perché ha potuto ricavare dal turismo di prossimità un patrimonio inaspettato.
Davvero oggi abbiamo tutti gli elementi per comprendere la nostra strada.
Se qualcuno poi è nel dubbio che l’Italia sia ancora in cima ai desideri dei più, gli basti prendere la recente classifica stilata dall’UNESCO, in occasione dei suoi settantacinque anni di vita. I dieci patrimoni dell’umanità più presenti su Instagram. Vox, o meglio, Imago populi. Roma prima, Firenze terza, Venezia quinta. Tre su dieci nella top five.
Niente male, visti tutti i problemi che abbiamo avuto. E forse anche grazie al modo in cui li abbiamo affrontati, nonostante tutto.
Ci sono tante classifiche che potrebbero rovinarci l’umore. Meglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Ogni numero va studiato e compreso, questo va detto. E non è una gara contro nessuno. Solo una constatazione da cui trarre fiducia.
E ancora tempo di lucidare l’argenteria ma una sala da ballo bella come la nostra non ce l’ha nessuno.

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