
Dieci giorni alla fine dell’anno, stiamo per salutare il 2021. Un altro anno indimenticabile per una serie di episodi, positivi e negativi. Non tutto ciò che ci è successo va cancellato.
Come sempre è momento di bilanci, di analisi e di riflessione. Lavoro determinante per definire pregi e difetti di una strategia commerciale, punti da cui (ri)partire per migliorarsi. Ciò che produciamo è l’insieme tra la nostra bravura di issare le vele quando il vento tira e di ripiegarle quando è opportuno mantenersi stabili. Mai come in questi due anni c’è stata la netta scissione tra un mercato presente e uno inesistente. E mai come in questo lasso temporale è stato possibile rendersi conto di cosa determinasse il trend prenotativo. Restrizioni, lockdown, frontiere chiuse. Chi ne ha sofferto di più, chi di meno perché ha potuto ricavare dal turismo di prossimità un patrimonio inaspettato.
Davvero oggi abbiamo tutti gli elementi per comprendere la nostra strada.
Se qualcuno poi è nel dubbio che l’Italia sia ancora in cima ai desideri dei più, gli basti prendere la recente classifica stilata dall’UNESCO, in occasione dei suoi settantacinque anni di vita. I dieci patrimoni dell’umanità più presenti su Instagram. Vox, o meglio, Imago populi. Roma prima, Firenze terza, Venezia quinta. Tre su dieci nella top five.
Niente male, visti tutti i problemi che abbiamo avuto. E forse anche grazie al modo in cui li abbiamo affrontati, nonostante tutto.
Ci sono tante classifiche che potrebbero rovinarci l’umore. Meglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Ogni numero va studiato e compreso, questo va detto. E non è una gara contro nessuno. Solo una constatazione da cui trarre fiducia.
E ancora tempo di lucidare l’argenteria ma una sala da ballo bella come la nostra non ce l’ha nessuno.
