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riguardo al settore alberghiero

La Costruzione di un buon Lastminute

La Costruzione di un buon Lastminute - Revenue Bros

Lastminute, tecnica vitale per il successo di una strategia commerciale. La costruzione di un buon lastminute passa attraverso una profonda conoscenza delle dinamiche del mercato e, strettamente legato a esse, alla dimestichezza che si ha dei processi di una struttura.
Lo storico aiuta sempre. Ma chi si occupa del commerciale deve avere bene in testa la natura della propria creatura.
La posizione favorisce il passaggio?
Che tipo di clientela mi predilige?
Il front office è buon venditore?
Agli albori del revenue management, il lastminute era considerato un correttivo.
Oggi ci sentiamo di dire che, in funzione della velocità a cui si muovono il mondo e internet, il lastminute rappresenti null’altro che una vera e propria fase di vendita.
Il sogno di vendere l’ultima camera al prezzo migliore a poche ore della mezzanotte del giorno successivo è destinato a infrangersi presto. La statistica parla chiaro. Anzi spesso vendere troppo presto vi lascia la sensazione di aver potuto e dovuto fare di più.
In un mercato libero, privo di restrizioni e con periodi di cancellazione sempre più a ridosso dalla data, il lastminute è inevitabile.
Chi l’ha detto che deve essere sempre a ribasso?
Torniamo alle questioni di cui sopra.
La posizione favorevole al passaggio apre una strada a una contrattazione anche diretta. Laddove l’alfabetizzazione del cliente, veicolato dalle OTA, lo pone mentalmente col coltello dalla parte del manico. Alzare l’asticella del prezzo vi aiuta nella contrattazione. Applicando uno sconto con il duplice successo di materializzare una prenotazione e disintermediare. Dando la soddisfazione a chi vi sceglie di aver ottenuto un piccolo risparmio.
Se la mia clientela è la classica da una botta e via, che sia business o leisure, potranno arrivarmi richieste fino alla mezzanotte del giorno stesso. Con criterio si può sfruttare la necessità, l’urgenza che questo segmento di mercato. Tra la scelta di percorrere altri chilometri in cerca di chissà cosa o accettare ciò che gli proponete.
Chiudiamo con il front office. Chi presidia la reception deve sapere vendere e deve conoscere gli strumenti che utilizza. Si fa presto a cadere sulla buccia di banana della congruenza tariffaria. Offrire una tariffa alta ed essere esposti a un prezzo inferiore online è la figura più misera che c’è.
La costruzione del lastminute si poggia su diverse basi.
Il lastminute non deve essere per forza una svendita ma può rappresentare un’ottima opportunità di valorizzazione del prodotto.

La lettura dello storico, leggi il nostro articolo!

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La Lezione di 4 Hotel

La Lezione di 4 Hotel Sky - Revenue Bros

Albergatori e appassionati, avete appreso la lezione di 4 hotel?
Evitiamo di dare per scontato qualcosa, sempre meglio. La popolarità della televisione è in calo, così si dice.
4 Hotel è un format nato da una costola di 4 ristoranti, programma portato e che ha portato alla celebrità lo chef Alessandro Borghese.
In Italia è evidente ritengano ci sia carenza di figure titolate nell’ambito dell’hotellerie, altrimenti perché andare a prendere un altro chef per condurre la giostra.
Serviva un volto noto, ecco tutto. E allora Bruno Barbieri, chef sette stelle Michelin. Eh di sicuro qualche albergo l’avrà visto nel corso dei suoi anni. Tanti quanti sono i ristoranti in cui noi siamo andati a mangiare.
Si batte una destinazione, si scelgono quattro concorrenti e li si valuta secondo quattro criteri. Location, camera, servizi e prezzo. I concorrenti votano i rivali e infine Barbieri, con i suoi giudizi, rappresenta l’ago della bilancia.
Quale vetrina incredibile offre il programma. Spesso, ahinoi, mal sfruttata dai concorrenti.
Ciò su cui l’albergatore dovrebbe concentrarsi è offrire un’ottima pubblicità sia della sua struttura che della sua accoglienza.
Ciò che invece traspare è una qualità umana troppo sovente bieca, piegata ai meccanismi dei reality show. Personalità a cui sfugge quanto sia importante mostrare un’immagine positiva, a prescindere dai colpi bassi che spesso il cliente (attraverso i suoi giudizi) è in grado di infliggere.
Andreste mai a pernottare da qualche parte sapendo che vi è antipatico chi vi accoglie?
E così vince chi dà miglior mostra di sé, al di là della classifica distorta e statisticamente poco rilevante che esce dal programma.
Anche perché se il massimo esperto è uno chef che lascia pensare che l’elemento cardine di una stanza d’albergo sia il topper nel letto, eccoci che siamo a cavallo.
Il momento che più si fatica a sostenere è la disamina dei prezzi.
Viene voglia di entrare nel televisore e gridare dei concetti che anche gran parte dei viaggiatori ha ormai chiari in testa.
La tariffa può cambiare a seconda del giorno in cui si pernotta e del momento in cui si prenota.
Eppure ci fosse mai qualcuno che osa sottolinearlo.
Il cliente è libero di scegliere se accettare o meno il prezzo. Sia troppo alto o troppo basso, per lui sarà quello giusto.
Tanto quanto poi è libero di esprimere un parere sulla sua esperienza, anche sul rapporto qualità/prezzo.
Se qualcuno di voi decidesse di andare a farsi pubblicità da Barbieri, imponga questa lezione a 4 hotel.
La televisione è divulgazione, oltre che intrattenimento.
Sarebbe ora che qualcuno desse la giusta dimensione al settore alberghiero.

I diritti del calcio in TV, leggi il nostro articolo!

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Conoscere gli strumenti

conoscere gli strumenti - Revenue Bros consulenza alberghiera

Imparate a conoscere gli strumenti che utilizzate.
Può sembrare una banalità ma diamo per scontati troppi meccanismi nella gestione della vendita. Ed è forse uno dei motivi alla base del dissenso che crea il pagamento delle famigerate commissioni.
Sapete quanto impegno e soldi mettono questi colossi per provare a studiare il mercato e adattare le funzionalità informatiche dei loro strumenti per intercettarlo?
Le extranet delle OTA sono piene di informazioni, numeri, dati, ipotesi. Eppure nella nostra carriera troppo spesso ci è capitato di incontrare imprenditori, gestori e membri dello staff completamente ignari del tesoro che avevano a loro disposizione.
Perché è vero che la commissione che pagate è in funzione delle vendite prodotte. E quindi ciò che sborsate è sulla materializzazione di un risultato. Altrettanto vero però è che ciò che pagate genera un’infinità di meccanismi che poi sono alla vostra portata. Qualche click, un po’ di tempo speso a leggere e ne saprete più di prima.
Anzi, ne saprete più di loro.
Loro, chiunque siano, hanno uno sguardo parziale, concentrato sulle loro informazioni, volte ai loro interessi. Voi avete la vostra struttura nella sua interezza. L’online e l’offline sono due poli solo apparentemente opposti, alla fine confluiscono in un unico imbuto. Il vostro studio sarebbe parziale se toglieste anche solo un tassello.
Ciò che poi sembra incoerente è l’atteggiamento generale dei vari interlocutori.
Da un lato buona parte degli albergatori che si lagnano perché le OTA chiedono troppi soldi. Si arrabattano per scovare alternative impossibili e poi cedono ai consigli alle volte strampalati dei beneamati account manager. Sì, alla fine della giostra si finisce per cedere alla necessità dell’online, com’è corretto. Ciò che lascia dubbi è le modalità del suo utilizzo.
Ed eccoci dall’altro lato, quello di chi promuove l’albergo tramite OTA. Fidatevi perché abbiamo conversato con un’infinità di loro. Preparati come avessero imparato un libretto di istruzioni a pappagallo, puntualmente vi bombardano degli stessi suggerimenti. Sconti speciali, promozioni particolati, circuiti elitari. E non rimborsabilità. Quando poi se ne vanno in televisione e invogliano il cliente con la promessa di una cancellazione gratuita.
Conoscere gli strumenti che utilizzate vuol dire avere potere sugli stessi. Comprendere chi può farvi comodo, nei modi che ritenete opportuni.
Se la sensazione è che abbiate perso il controllo della commercializzazione del vostro prodotto, date retta all’istinto.
Accettate i consigli ma create una solida base di conoscenza che vi consenta di prendere decisioni con cognizione di causa.

Vendere bene la ristorazione, leggi il nostro articolo!

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La disintermediazione costa

La disintermediazione costa, che vi credevate.
Dare le commissioni alle OTA continua a equivalere a una ruvida spina infilata nella carne, già. Identificando questa strada come la peggiore nell’universo scibile.
Eh bisogna disintermediare, così si campa alla grande. E allora, invece di percorrere una comoda strada dritta, ci si appiglia a qualsiasi stratagemma. Sconti e sconticini sul sito, migliaia di euro in pay-per-click, campagne infruttuose che sparano in un mucchio ignoto e molto poco interessato. Poi però se l’account manager dell’OTA di turno telefona per raccontare la nuova grande promozione, quella che dà visibilità e ricchi cotillon, tutti pronti ad abboccare. Perché sennò chi ci compra.
La disintermediazione costa in termini di fatica, sia chiaro. Perché presuppone un lavoro di raccolta dati e di commerciale importante.
Detto già a più riprese come la parità tariffaria sia la condizione di vendita migliore, possibilmente con un numero esiguo di canali online ben mirati, vediamo come comportarci per farla germogliare.
Una struttura solida ottiene una buona visibilità grazie a una giusta politica commerciale e, soprattutto, ai giusti prezzi. Quelli che intercettano a dovere il mercato. La materializzazione delle prenotazioni concretizza una buona, un’ottima brand reputation. La struttura si fa conoscere e grazie anche a un sito ben studiato porta il cliente ad apprendere aspetti della sua realtà che le OTA hanno poco interesse a promuovere. Servizi, servizi, servizi. Vi interessa venderli, giusto?
E già qui ci fermiamo. Sapete con esattezza i connotati dei vostri clienti? Età media, nazionalità, indice medio di soggiorno, motivi del pernottamento. Questi sono già indizi fondamentali per pensare di creare un ponte diretto con loro. Adattandovi alle loro necessità, cucendo l’esperienza sulle loro silhouette.
Avete la percezione di quanti contatti vi crea la visibilità online? Anche solo l’essere in vendita in modo corretto su Booking.com, su Expedia e compagnia bella.
Quante email, telefonate, passaggio diretto crea quella scintillante vetrina?
Ecco che disintermediare costa fatica. Perché la reception e chi si occupa delle vendite devono studiare, analizzare dati, captare sensazioni, impulsi, modellare domande ed elaborare risposte.
Rifiuti per occupazione, per tariffa, esigenze, lamentele, complimenti.
Faldoni e file di intelligence che vi guidano verso la vendita diretta, nel migliore dei modi. Per trovare l’equilibrio tanto desiderato tra intermediazione e disintermediazione.
Oh, vi dico cosa c’è scritto nell’ultima pagina del libro. Le OTA rimangono in vita.
Disintermediare costa.

Le insidie dell’online, leggi il nostro articolo!

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Vendere più a meno o meno a più?

Vendere più a meno o meno a più? - Revenue Bros

Vendere più a meno o meno a più?
Vi siete fatti questa domanda, da imprenditori, almeno una volta. E ve la starete facendo anche sulla coda di questa estate, decifrabile in maniera differente a seconda delle situazioni e del contesto.
Ma i conti pesano al pari dei costi ed è un momento complesso in questo senso. Un parametro di produzione che prima portava un determinato ricavo oggi assottiglia i guadagni. Eppure più a meno o meno a più è un cruccio ben più antico della pandemia e dell’inflazione.
Quindi oggi ve la raccontiamo in modo molto basilare, sia mai che a qualcuno possa far comodo.
Parliamo di unità abitative (potete traslare al contesto che più vi aggrada). E prendiamo per buono l’assunto che abbiate fatto il massimo possibile per avere un controllo di gestione degno.
1) Ho 50 unità, i miei costi fissi sono X e restano tali a qualsiasi tasso di occupazione. 
2) La vendita di un’unità mi costa Y. Il prezzo di vendita dev’essere superiore a Y. Altrimenti commercialmente sto facendo un disastro.
3) La differenza tra prezzo di vendita e i costi variabili va a coprire i costi fissi e, si spera, a creare il nostro guadagno.
Teoria inattaccabile che deve fare i conti con il mercato. Perché, in tutto ciò, c’è da considerare che il mercato compra ciò che ritiene adeguato alle sue esigenze.
Ed ecco che subentra la componente umana. Il rifiuto, anche conti e mercato inesistente alla mano, di vendere sotto certe cifre.
Facciamo i conti, qualsiasi stellaggio, posizione, città e pretesa vi identifichi.

Vendiamo meno a più:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile è 50.000, il mio costo Y è 25 per unità.
Vendo 20 unità al giorno a 100.
100X20X30 = 60.000.
Il costo Y equivale a 20X30X25 = 15.000.
15.000+50.000 = 65.000. Siamo sotto di 5.000.

Vendiamo più a meno:
Ho 50 unità, il mio costo X mensile rimane 50.000, così come il costo Y a 25 per unità.
Vendo 40 unità al giorno a 70.
40X70X30 = 84.000.
Il costo Y questa volta sarà 40X30X25 = 30.000.
30.000+50.000 = 80.000. Siamo sopra di 4.000.

I conti sono facili da fare, che ne dite?
Ci sono tante variabili da considerare. Le commissioni delle OTA, tanto per cominciare, variabile che si può ipotizzare su una buona base di storico.
C’è anche da considerare però che i prezzi devono variare e, così facendo, è quasi impossibile mantenere la stessa tariffa per ogni unità e giorno.
Ma questi sono già discorsi più articolati.
Liberate la mente attraverso i conti, lasciate perdere i competitor, i presunti trend, il vostro orgoglio e le vostre pretese.
Se potessimo vendere tutto a più, sarebbe fantastico.
Se costretti, vendere meno a più, con criterio, conviene.

Aumentare la qualità delle vendite: come? Leggi il nostro articolo!

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La lettura dello storico

La lettura dello storico - Revenue Bros consulenza alberghiera

La lettura dello storico è uno dei principi fondanti della disciplina commerciale.
Quindi attenzione perché va fatto per bene.
Scontato dire che, in fase di costruzione della tariffazione di partenza, lo storico sarà l’indicazione più utile a guidare i nostri prezzi iniziali. E se per qualcuno è tutt’altro che scontato, ancora meglio. C’è sempre tempo per imparare.
Attenzione, quando diciamo che lo storico è una guida, possiamo anche sottintendere che possa raffigurarne una errata. Perché lo storico è il frutto di una specifica applicazione di una tecnica commerciale. Perciò se è fallata in qualche misura, avete capito il resto.
Ciò che più ci preme specificare, alle porte del mese turisticamente più caldo dell’anno, è la crucialità della lettura dello storico in sovrapposizione del consuntivo dell’anno che corre.
Ci spieghiamo meglio: lo storico è la scintilla che innesca la tariffazione di partenza tanto quanto il parametro di valutazione dei nostri successi. La comparazione tra un anno e l’altro certifica la bontà del nostro operato.
E se, quindi, ho fatto peggio dello scorso anno?
Ci sono errori nostri e situazioni contingenti al mercato.
Ah, una piccola precisazione. Quando parliamo di dati relativi al mese, parliamo di fatturato lordo sul mese. Lasciamo i corrispettivi ai commercialisti. Se incassiamo su Agosto una prenotazione di Settembre, questa va a finire nella casella di Settembre.
Tutto chiaro?
Torniamo a noi. I nostri errori, alle volte veniali, sono abbastanza semplici da rilevare, soprattutto se siamo noi a manovrare i prezzi. Capiamo subito quando avremmo dovuto osare un pizzico in più o quando invece ci siamo fatti trasportare un po’ troppo dall’entusiasmo.
Eppure ci sono volte in cui il nostro massimo sforzo ha prodotto meno dell’anno passato.
E allora leggiamo lo storico, per bene.
Si sono ripetuti gli stessi eventi? Concerti, festività, matrimoni, gruppi.
La meteorologia è stata identica?
Occupazione e ricavo medio come sono rispetto all’anno passato? Migliore occupazione con ricavo medio inferiore o viceversa?
Evitiamo di farci prendere dal panico se qualcosa ha mancato le nostre aspettative.
La lettura dello storico va compiuta con dovizia.  E, come sempre, facciamo bene i conti.

Leggi un altro articolo di formazione: Lo sconto

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Aumentare la qualità delle vendite

Aumentare la qualità delle vendite - Revenue Bros

Aumentare la qualità delle vendite è possibile?
Obiettivo, più che domanda, di tutti gli imprenditori.
Vi è noto, siamo specializzati nel settore alberghiero. Ed è uno dei migliori dove esercitarsi nella gestione dei prezzi. Perciò l’esempio di riferimento è quello. Sebbene siamo piuttosto sicuri di poter associare certe pratiche più o meno a tutti i campi dell’economia mondiale.
Ragioniamo sul percorso, più che sull’obiettivo. Per dimostrare come la ricerca dell’aumento della qualità delle vendite, del ricavo medio se preferite, può avvenire in modo fisiologico. Ben lontana dall’essere una decisione di pancia, un’imposizione al mercato che decide lui a che condizioni venire, se glielo concedete.
Dovreste ormai sapere che dietro a un prezzo ci sono tante considerazioni. Quanto mi costa e a quanto, in quel determinato momento, il mercato è disposto ad acquistare. Variabile temporale, sua maestà. Allora, certezze matematiche alla mano, ci si espone al mondo con una tariffa. Quella di partenza. Certo, perché se vendiamo una camera dobbiamo per forza ragionare in un’ottica di crescita. Può anche capitare di rimanere stabili, ma è un’anomalia. Alla pressione della domanda, si alza. Finché si trova il giusto equilibrio e la vendita migliore. L’insieme di tutto crea un ricavo medio. Se la nostra occupazione è soddisfacente, abbiamo fatto un buon lavoro.
Eh ma qui si vuole alzare il ricavo medio!
Certo, giusto. Tutti lo vogliamo. Sarebbe meglio notare anche la statistica dell’occupazione, perché altrimenti vendiamo bene ma poco. E quello ci piace meno.
Arriviamo però, se siamo bravi, a capire qual è il nostro margine di occupazione.
Per assorbire queste conoscenze ci vuole pratica e tempo. Lo storico ci dà dei paletti. Sarebbe il massimo avere statistiche quali rifiuti per occupazioni e rifiuti per tariffa. Ogni volta che abbiamo detto di no perché già pieni o ci hanno rimbalzato perché la richiesta era troppo esosa.
A quel punto abbiamo tutto. Quando andiamo a ricreare la nostra bella tariffa di partenza, sappiamo di avere due strade. Mantenerla invariata, pronti ad alzare con più solerzia. Oppure rosicchiare qualcosa a rialzo all’inizio, essendo (chissà) più cauti nei rialzi.
Ci si preoccupa che si venda troppo a tariffe minime e poco a tariffe massime. La verità è nel mezzo. Perché la maggioranza delle vendite sarà fatta a metà tra queste due. Ed è quello il nostro focus. Trovare l’equilibrio e concentrarci su quello.
Così da aumentare, in modo fisiologico, la qualità delle vendite.

Tariffe per un evento irripetibile, leggi il nostro articolo

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L’Evento Irripetibile (la Casistica Springsteen)

L’Evento Irripetibile (ovvero la Casistica Springsteen) - Revenue Bros

Avete avuto mai a che fare con un evento (turisticamente) irripetibile?
Il nostro lavoro raramente è fatto di dogmi insindacabili. Anzi, molto più spesso, è composto da casistiche.
Come affrontare questo genere di situazioni a livello tariffario?
L’evento irripetibile è un caso di studio affascinante, a noi piace chiamarlo la casistica Springsteen. In ovvio riferimento al mitico Bruce che da più di cinquant’anni domina il panorama musicale mondiale.
Nello specifico, l’evento irripetibile è associato a destinazioni inusuali per concerti di cartello di questo tipo.
Quest’anno, neanche a farlo apposta, Springsteen tocca tre tappe italiche. Roma, Ferrara e Monza. E se su Roma la domanda si spalma lungo un territorio sconfinato, le altre due sono realtà meno conosciute e geograficamente più contenute. Il che rende ogni unità abitativa un bene di lusso.
All’inizio, molti si affacceranno online e cercheranno di capire cosa fanno gli altri. Sperando che il primo a proporre il fantomatico prezzo sia anche in grado di sciogliere il paradosso dell’uovo e della gallina.
Se proprio l’argomento relativo all’evento irripetibile vi è ignoto, piuttosto è costruttivo utilizzare il web per capire qualcosa in più sui numeri dell’artista. Quanto costa un biglietto per il suo concerto, quanto seguito ha, quante date concede all’interno di un territorio.
Guardatevi poi allo specchio. La vostra brand reputation, i vostri ricavi medi, la vostra location. A quel punto prendete la data di maggior successo in termini di occupazione e produzione. Formate un punto di partenza. Attenzione, non stiamo dicendo che deve essere esattamente quello il prezzo. Potete persino moltiplicarlo. Ma è qualcosa di concreto su cui poggiarsi.
L’evento irripetibile richiede cautela e sperimentazione. Motivo per cui, soprattutto quando si aprono gli argini della vendita, è opportuno concedere poche unità allo stesso prezzo. Attraverso le telefonate capirete quanto sia appetibile la tariffa che avete esposto. Online, mettete una, massimo due unità. E poi riconsiderate il tutto. Procedendo, in crescita, fin quando il mercato ve lo consente.
E la cancellation policy?
Altro elemento vitale. Una volta tanto si può essere restrittivi. L’evento irripetibile vi mette dalla parte del manico del coltello.
Se proprio volete considerare gli altri, partite dal presupposto che per quanti lavoreranno bene sulla strategia, tanti invece opereranno in modo casuale. Costringendoli poi ad abbassare vorticosamente sotto data.
Può darsi che vi costringa a una gestione un pizzico isterica della tariffa, è normale.
L’evento irripetibile è formativo ma mette a dura prova tutti, dal revenue manager all’accoglienza.

Leggi un articolo su come gestire i tuoi competitors

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Colazione All-You-Can-Eat

Colazione All-You-Can-Eat - Revenue Bros consulenza alberghiera

Colazione All-You-Can-Eat.
Ci avete mai pensato, albergatori? Chiunque offra un ricco buffet, incluso o meno nel prezzo, applica quella che è una pratica sempre più d’uso comune nella ristorazione. Importata da noi dagli asiatici e poi mutuata da altre cucine.
Proprio qualche giorno fa è capitato di assistere alla seguente scena. Una famiglia composta da due genitori e due figli sotto i dieci anni. Tavola imbandita, piatti pieni. Dopo una mezzora di permanenza, la famiglia si alza. Lasciando una fetta di ciambellone e un cornetto, intonsi, pronti per essere cestinati.
Quanto spesso vi capita?
Sulla colazione in albergo ci sarebbero pagine da scrivere. Quanto mi costa la colazione, quanto di questo food cost considero nello scorporo del prezzo di vendita della camera, quanto in media un cliente consuma. Che tipo di struttura ho. Il business e il leisure hanno due atteggiamenti diversi al cospetto del primo pasto della giornata. Prendiamo per buono che abbiate risposto a questi dubbi, concentrandovi su una valida strategia commerciale.

Colazione All-You-Can-Eat, appunto. Uno dei tanti tormenti dell’imprenditore, spesso vicino alla questione di principio ancor prima che al reale impatto economico di una scelta del genere. Si nota il cliente che spazzola in pochi minuti una quantità di cornetti disumana, mai l’uomo in giacca e cravatta che beve un caffè e scappa via. Dimenticando come la colazione sia un fondamentale aiuto per la nostra brand reputation, quindi uno degli elementi che più impattano sul gradimento dei nostri ospiti.
Tutto questo per dire che la colazione, specie quella inclusa in una tariffa ben studiata, è uno splendido gioiello da mettere in mostra.
E torniamo agli sprechi. È legittimo accettare che qualcuno si ingozzi, se è ciò che gli offrite. Lo è meno permettere che sprechi cibo, in un momento in cui la sensibilità in materia è più alta che mai.
E torniamo ai nostri amici orientali. Potete ordinare tutto ciò che desiderate, fino a scoppiare. Se però lasciate qualcosa nel piatto, lo pagate ed è vietato portarlo via. Una somma simbolica, anche un paio di euro basterebbe per lavorare sulla psicologia di chi ne abusa.
Perché un albergo dovrebbe aver paura di imporre una semplice regola di civiltà e buona creanza?
Si faticherebbe, all’inizio. Sarebbe un rischio, all’inizio.
La strada verso il miglioramento sociale passa attraverso questo rischio.
Colazione All-You-Can-Eat a beneficio del consumatore, certo, ma anche a protezione dell’imprenditore. E contro gli sprechi.

Altri suggerimenti nell’articolo L’arte del Grazie

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I nostri Competitors (e come trovarli)

I nostri competitors (e come trovarli) - Revenue Bros consulenza alberghiera

Quali sono i nostri competitors? E, soprattutto, come trovarli?
Sembrerebbero le premesse di un romanzo. E siamo sicuri che venderebbe milioni di copie, vista l’attenzione che si dà a questo aspetto della strategia commerciale.
I nostri competitors. Esercizi commerciali vicini, nemici. Ci tolgono clienti, abbassano i prezzi, rovinano il mercato. I nostri competitors, persino i canali di distribuzione lo stanno diventando o forse lo sono sempre stati.
Tutti concentrati su questi punti, assai di più di quanto si dovrebbe. Tralasciando conoscenze interne decisamente più utili.
Prendiamo spunto da una conversazione avuta di recente con un nostro amico albergatore. Gestore di un bel hotel in una città nordica, abbastanza conosciuta. Piazza che vive di un mercato business per cinque giorni su sette, di gruppi e anche di leisure. Quest’ultimo vocabolo molto ampio, non v’è dubbio. Perché ci sono tantissime destinazioni che si prestano a meraviglia per essere considerate di passaggio. Luoghi magici dove si spezza il viaggio, ci si appoggia per raggiungere altre mete. E si finisce per scoprirne le qualità.
Una piazza così lavora molto bene in lastminute, tutto l’anno. Diventa affascinante quindi capire qual è la misura giusta della tariffa giorno su giorno, all’interno delle varie stagionalità. L’amico albergatore dunque incalza, come da manuale: so come la pensate, ma sarebbe forse il caso di guardare cosa fanno i nostri competitors?
Domanda persino legittima, di sicuro attesa. E questa volta ci siamo risparmiati la solita manfrina. Il prezzo è in rapporto alla qualità del prodotto, al numero di unità a disposizione, all’occupazione acquisita e all’invenduto, alla brand reputation, alla posizione specifica, al quantitativo di repeater, alla bravura di chi vende al banco e al telefono, al passaggio che si genera, ai servizi che si offrono. L’elenco è lungo. All’interno di queste variabili, dieci euro in più o in meno difficilmente influiscono sulle preferenze di un cliente. Il mercato, poi, è vasto e l’obiettivo è sempre quello di allargarlo.
Quindi quali sono i nostri competitors?
La domanda è quella sbagliata, ancora una volta, prendendo il caso specifico. Quella giusta è: qual è il tipo di clientela che ci sceglie e perché?
Perché se davvero siamo il classico albergo di passaggio, la presunta lista dei competitors si allarga a macchia fino a toccare l’intera regione o marca geografica. Ha senso andare a scovarli tutti per poi adattare il prezzo a loro?
Domanda pleonastica.
Cercate dunque di capire cosa avete in casa, come rendervi ancora più attraenti a chi vi cerca di sua sponte. Studiate il modo per accoglierlo ancora meglio.
I nostri competitors siamo noi, sarà sempre così.

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura, leggi l’articolo

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