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riguardo al settore alberghiero

Bambini in Hotel

Bambini in hotel - Revenue Bros Riccardo Moglioni consulenza alberghiera

Bambini e hotel, un connubio particolare.
A dire la verità, i bambini sono una fetta di mercato specifico da considerare nella strategia commerciale. E lo sono sia dal punto di vista tariffario che di gestione. Tanto che, nel corso degli anni, più di una volta ci è capitato di incontrare imprenditori che evitavano proprio il problema a monte. Bambini non ammessi.
Una forma di razzismo selettiva, vero?
Bambini e hotel, un rapporto complicato, addirittura più della considerazione degli animali di compagnia.
Come sempre, tentiamo di essere oggettivi e dare qualche suggerimento. Ci piace considerare il mercato nella sua interezza, chiudere una porta vuol dire tagliare fuori un numero imprecisato di clienti. E le famiglie possono essere una buona fetta di produzione. Perciò escluderli potrebbe essere una mossa poco saggia.
La difficoltà è ben chiara. È il genitore a decidere per il bambino, unico essere umano il cui libero arbitrio ancora è lontano dall’essere considerato. I bambini sono per costituzione chiassosi, hanno necessità particolari. E possono essere un fastidio per gli altri (lascio a voi commenti su questo). E quest’analisi va fatta dal punto di vista imprenditoriale, mai personale. Amare i bambini ed escluderli dalle nostre scelte commerciali non per forza rappresenta un ossimoro.
Come li trattiamo quindi i bambini negli hotel?
Innanzitutto iniziamo col definirli, per età, in funzione del posto letto e dei servizi che utilizzano. Possono dormire comodamente nel letto assieme ai genitori? La colazione, inclusa, non la toccano neppure? Costo zero. Tutt’al più qualche cortesia ai genitori, al buon cuore dell’accoglienza. Gli si vuole fornire una culla? Diamogli un valore economico proporzionato (alle volte vediamo cifre clamorose, culle che costano più del parcheggio).
Quando il bambino inizia ad avere un’età per cui occupa un letto, consuma una colazione, che differenza di trattamento gli si può concedere rispetto a un normale adulto? Dal nostro punto di vista, nessuna. Poi dipende, questo mestiere è fitto di “dipende”. Va valutato caso per caso.
Alcune volte la strada che intraprendiamo è aperta e ci si schiude in modo spontaneo. Ci sono destinazioni e periodi stagionali in cui le famiglie sono una gallina dalle uova d’oro.
Concentriamoci sul comprendere di cosa ha necessità la nostra struttura piuttosto che ciò di cui pensiamo di aver bisogno noi. La formula è sempre la stessa.

E invece gli animali domestici come li ospitiamo? Leggi l’articolo

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Financial Cleanse (per persone e per alberghi)

Financial Cleanse Revenue Bros

Financial Cleanse, è il trend di questi giorni. Più opportuno che mai, dopo il periodo dedicato per eccellenza al consumismo. O quantomeno questa è la versione cinica dei fatti. Al termine di un anno pazzo, abbiamo tutti speso più di quello che potevamo permetterci. L’inflazione schizza alle stelle e i nostri costi fissi con lei.
Il Financial Cleanse dunque interviene sui costi variabili. Mette in pratica i pensieri che ci affliggono ogni sera prima di andare a dormire. Come risparmiare?
Ripetiamo la lezione. I costi variabili, a differenza dei fissi, si producono ogni qualvolta compiamo un’azione specifica che può essere perfezionata, ridotta o persino eliminata.
Ed ecco il Financial Cleanse.
Non hai i soldi? Guarda come li spendi. Abbonamenti, spese superflue. Prendi un bel quaderno, se hai ritrosia nei confronti della tecnologia, e fai un elenco di tutto ciò che esce dalle tue tasche. Ogni giorno, ogni mese. E quando hai individuato ciò a cui puoi rinunciare, esegui una bella potatura.
Il Financial Cleanse è l’equivalente economico di un’altra moda divenuta virale da qualche anno. Il metodo KonMari, brevettato dal genio della praticità Marie Condo. Giapponese, se si può definire un caso. Uno dei paesi meglio gestiti e organizzati sul globo. In quel caso si razionalizzava lo spazio in casa, liberandoci di tutto il superfluo (vestiti, oggetti).
Controllo delle risorse. Controllo dei costi.
Il Financial Cleanse, oggi via TikTok, è davvero la risposta a buona parte dei nostri problemi.
Sono anni che giriamo per alberghi e sottolineiamo questo aspetto. Quanti sanno rispondere con precisione ai quesiti giusti? Quanto ti costa una camera? E la colazione? Quanto spendi nelle cortesie da bagno?
Attenzione perché potreste anche scoprire che potete permettervi tutto. Ed è evidente al pari di un rosso clamoroso in bilancio. Finché si rimane a galla, l’imbarcazione è solida.
Questa però è una sicurezza effimera, falsa amicizia che ci instrada verso pratiche malsane. Il Financial Cleanse, o chiamatelo come vi pare, ci dice come migliorare le nostre finanze.
Spendo troppo, inutilmente, quando potrei farne a meno.
Una persona poi deve rendere conto a sé stessa o alla propria famiglia.
Un imprenditore deve guardare anche allo soddisfazione del cliente. E se, nonostante le spese, il cliente fosse insoddisfatto?
Il Financial Cleanse propone la soluzione: fatevi le domande giuste.

Leggi come raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura nell’articolo Tre anni di revenue tariffario

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Qual è il modo giusto di gestire un albergo?

Qual è il modo giusto di gestire un albergo? - Revenue Bros

Qual è il modo giusto di gestire un albergo?
La domanda è legittima. Attenzione, stiamo parlando dal punto di vista organizzativo e d’accoglienza, una volta tanto lasciamo in panchina il discorso tariffario. Certo quello commerciale rimane primario, altrimenti ci discostiamo troppo dall’obiettivo principale: la vendita.
Un tempo però eravamo tutti molto più legati al concetto di stelle. La qualità di una struttura ricettiva era legata a quanti corpi celesti impreziosivano il nome che portavamo. Tanto da scindere in modo netto le preferenze del cliente. E, più che altro, le valutazioni relative ai portafogli. Comparti stagni da cui si faceva fatica a uscire. C’era forse meno scelta, meno professionisti improvvisati, il mercato era più libero. Era più semplice, azzarderemmo. E peggiore.
Oggi le stelle fanno fede ma, sempre attenti a ciò che le regole dell’hotelerie impongono, ancor più importante è la percezione del cliente. Lui, attraverso il passaparola, deciderà le sorti del marchio. La sua voce imporrà un sigillo di qualità da cui sarà complesso uscire, a meno che non si decida di ascoltare i suoi più o meno brutali suggerimenti.
Ecco che troveremo dei quattro stelle in cui i manierismi sono ancora vecchio stampo, dove si baderà alla forma e lo stile rispecchierà un’idea di lusso antiquata, dove un settantenne si sentirà a casa sua. E pari livello dove invece ci sarà più informalità, più modernità e una giovane coppia troverà lo specchio del concetto personale di relax.
Chi ha torto tra i due? Ve lo diciamo subito, nessuno dei due. A patto che entrambi siano pieni e la loro brand reputation sia buona.
Quindi qual è il modo giusto di gestire un albergo?
Abbiamo imparato negli anni che ogni realtà merita approfondimenti specifici. Che qualcosa può funzionare da una parte e fallire, nelle stesse sembianze, da un’altra.
Questo è ciò che è difficile, dopotutto. Richiede un’apertura mentale che molti proveranno a contaminare con pensieri errati, dimentichi di come siano i grandi numeri a contare.
Sono un quattro stelle, devo avere questo prezzo, questo tipo di receptionist, questo stile di arredamento.
Il consiglio migliore e mettervi in condizione di essere una tela bianca, soprattutto all’inizio, su cui far scrivere al cliente ciò che vorrebbe foste. Alla fine vedrete un dipinto e vi farete piacere quella tecnica.
Se sarete particolarmente bravi, riuscirete ad aggiungere il tocco dell’autore e renderlo un capolavoro.
Esiste più di un modo giusto di gestire un albergo.

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Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura - Revenue Bros

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.
Ce ne sarebbero più di cinque, intendiamoci. Partiamo però con qualche solida base. La strategia commerciale è il cuore pulsante del successo di un’azienda. Accompagnata da un prodotto valido e uno staff adeguato, sia chiaro. Ma se volete iniziare a fare sul serio, prendete questi punti e vedete a che punto siete.
1) Fare bene i conti. Concetto ripetuto a iosa eppure mai a sufficienza. Quasi sempre ci è capitato di fare domande in proposito e di ricevere risposte inconcludenti. Si pretende di fare un prezzo senza sapere di quanto abbiamo realmente bisogno per far quadrare i conti. Questo impedisce di evidenziare le falle del sistema. Dove perdiamo, dove possiamo aggiustare il tiro. Fate bene i conti.
2) Guardate il fatturato lordo mensile e lasciate perdere i corrispettivi. Il commercialista fa un lavoro magnifico ma è lontano dall’analisi di mercato. Se oggi incassate caparre di tot euro per arrivi futuri, andarli a inserire nella colonna del mese corrente sballa ogni considerazione. Focalizziamo la nostra attenzione sulla produzione lorda di ogni giorno, questo ci consente di capire quanto bene abbiamo lavorato. E come migliorarci.
3) Il prezzo deve variare, altrimenti stiamo perdendo per strada qualcosa. Anche se l’analisi ci ha portato a definire una tariffa meravigliosamente corretta, troppe variabili la renderanno tremendamente sbagliata a seconda del momento in cui la si butta in pasto al mercato. La distanza dalla data e la pressione delle prenotazioni ci guiderà verso la soluzione. E se all’inizio si parte troppo bassi, nessuna paura, purché alziate in tempo. La tariffa minima è un parametro su cui lavorare, ciò che conta sono i valori di Ricavo Medio e, su tutti, RevPar.
4) Scegliere bene gli strumenti con cui lavorate. Siamo in un periodo in cui sfioriamo la perfezione informatica. Sempre più case software sfornano programmi magnifici, graficamente accattivanti, così ricchi di informazioni da potercisi chiudere intere giornate. Fa bene approfondire alcuni dati, studiare le miriadi di sfaccettature che ha il mercato. Tarate però tutto in funzione delle vostre finanze e delle vostre necessità. Soprattutto all’inizio, fatela semplice. Le risposte saranno davanti a voi.
5) Curate l’online. Contenuti informativi, foto, tutto quello che è richiesto. L’online è la vostra vetrina sul mondo. Se vi sfugge questo, avete fallito in partenza. Scegliete con cura i vostri partner e poi trattateli con onore, ben più di quanto loro faranno con voi con ogni probabilità. Quasi sempre ne bastano pochi ma fidati. Tanto il Booking Engine quanto le OTA devono essere lo specchio di ciò che offrite.
Questi sono solo cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.  

Qui parliamo di bottom rate

Qui parliamo di rialzo tariffario, quando è opportuno e quando non è consigliabile

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Ode alle guide turistiche

Ode alle guide turistiche - Revenue bros

Ode alle guide turistiche. Il momento è arrivato per concedere questo tributo a una figura troppo spesso sottovalutata, dal valore commerciale inestimabile per l’economia del territorio. Tanto che i principali soggetti interessati alla valorizzazione di una piazza dovrebbero seriamente considerare di includerle in un pacchetto assieme ai loro servizi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, rappresentano il venditore migliore possibile. Dando la percezione del profondo mondo nascosto fuori dalla conoscenza dei più, Atlantide sotto la punta anche dell’iceberg più grande e scintillante.
Il mondo ha accorciato i propri confini a dismisura, la globalizzazione e i mezzi di comunicazione l’hanno avvicinato, messo alla portata di tutti. Ci sono mille opportunità di muoversi, spostarsi, conoscere. Tanto che spesso l’obiettivo diventa andare, a prescindere da dove, quasi privi di cognizione di causa, alla scoperta di luoghi misteriosi.
Ode alle guide turistiche perché, se brave, trasformano la casualità in sete di sapere. Riempiono di aneddoti, di storia, di curiosità. Creano una fitta trama di indizi da seguire, perché mostrano ai nostri occhi come ogni angolo buio, se illuminato, preservi un fascino.
Sentiamo spesso imprenditori lamentarsi perché la loro città offre poco, pochi servizi, poche attrazioni, pochi luoghi d’interesse. Pagate delle brave guide turistiche, offritele ai turisti e vedete che succede.
Albergatori, avete mai pensato di aggiungere alla vostra proposta questo servizio? Ode alle guide turistiche perché, se brave, allungano l’indice medio di soggiorno, perché creano affiliazione, perché aumentano a dismisura la possibilità di far tornare la gente in un posto attraverso l’amore che provano per ciò che raccontano e che inevitabilmente trasmettono. Ode alle guide turistiche perché, se brave, consigliano il ristorante giusto, il locale giusto, il bar giusto, il museo giusto, il souvenir giusto. Quanto potere hanno in mano, loro sono i veri influencer ante litteram.

Leggi anche l’articolo sui blog di viaggio e sui loro vantaggi

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Animali domestici in albergo

il mercato degli animali - Revenue Bros

Sapete quanto vale il mercato degli animali?
Orsù, mica di quelli illegali dove si commercializzano specie rare in via di estinzione. Lo sfruttamento dei cuccioli poi, vade retro. Qui parliamo di animali domestici e delle potenzialità di un business correlato.
Il suggerimento è il solito, pensate e studiate la psicologia del cliente. Se poi per caso, e statisticamente potrebbe essere ben più di un caso, siete i fieri padroni di un cane o di un gatto, sarà ancora più facile calarvi nei panni di chi vuole portarsi dietro il suo batuffolo peloso.
Nel corso dei tanti anni di consulenza, più di una volta ci è capitato di ascoltare imprenditori che mai avrebbero fatto varcare le soglie della loro creatura a palle di pelo, caotiche e puzzolenti.
Ci sono ben due controindicazioni a questo tipo di veto.
1) State perdendo un mondo di mercato dal potenziale sconfinato.
2) State andando contro quella che è una fede rigorosa.
Iniziamo dal primo punto, vi va? Come sempre, quando si chiude una porta è complicato sapere cosa si cela alle sue spalle. Andiamo sulle statistiche, sempre utili. Un rapporto Euripes datato Maggio 2021 (un anno e mezzo fa) ci dice che il 40,2% degli italiani ha animali in casa. La pandemia ha aumentato le adozioni (si spera che poi d’estate quelli lasciati per strada siano stati pari a zero). La spesa mensile, per i migliori amici pulciosi, è stimata tra i 31 e i 100 euro. Con l’inflazione sarà aumentata anche quella, ne siamo sicuri. Comunque mica pochi.
Tutto questo per dire che se c’è da fare un sacrificio per sé stessi, si stringono i denti e si passa. Per i membri a quattro zampe della nostra famiglia si diventa molto meno sensibili al portafogli.
Trasliamo tutto su una camera d’albergo. Il supplemento per un animale è da esplorare, calibrare ma, state pur certi, può offrire enormi soddisfazioni economiche.
Avete problemi per i rumori, la pulizia, la convivenza con i clienti che invece apprezzano poco la vicinanza di queste piccole creature? Ragionate su come far quadrare i conti e su come organizzarvi affinché si possa convivere. Solito adagio, valido per tutto. Il maleducato è il padrone, perciò con o senza cane sarebbe una sciagura.
Volete rinunciare ai soldi, va bene. Forse siete nella posizione di forza utile per farlo.
Allora arriviamo al punto due. O sei con noi o sei contro di noi. Chi ama gli animali detesta chi gli è contro. Siete nemici del popolo, con o senza la compagnia quadrupede, da voi non verrà mai.State pur certi, un amante degli animali preferirebbe lasciare a casa il marito, la moglie, piuttosto che il cane o il gatto. Alle volte poi è una questione di pura necessità. Da solo a casa mai. Perciò o vanno in giro tutti o non si muove nessuno.
Il mercato dei servizi agli animali domestici ha potenzialità infinite.

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L’arte del grazie

L’arte del grazie - Revenue Bros

L’arte del grazie. Sembra una parola banale, superficiale. Racchiude un mondo di rapporti e di percezione degli stessi.
– Buongiorno. –
– Buongiorno a lei, tutto bene? Com’è andata? –
– Tutto perfetto, ci siamo trovati molto bene. –
– Meraviglioso, il conto è saldato. Le auguro buona giornata. –
– Ottimo, anche a lei. Grazie. –
– PREGO. –
Agghiacciante, no? Messa nero su bianco, fa accapponare la pelle o è solo una sensazione? Come pensate che una mente senziente possa uscire da questa conversazione?
Facciamo pura semantica qui, è chiaro. Eppure dietro a questo c’è un mondo da comprendere. Soprattutto se si è commercianti, soprattutto se lo scopo finale è conquistare il gradimento del cliente e, grazie a questo, il mercato.
L’arte del grazie è dimenticata e, per quanto possa sembrare pleonastico, è in essa racchiusa l’interpretazione dei rapporti interpersonali.
Ci abbiamo speso minuti, forse più, durante le nostre lezioni di formazione. Perché è chiaro come il manierismo dell’accoglienza, troppo sovente robotica, si perda dietro una costruzione forzata di un sentimento che dovrebbe nascere spontaneo.
L’arte del grazie, certo. L’arte del grazie a lei. Altroché.
Abolirei la parola “prego” da qualsiasi vocabolario. Anche dovessi fare un’enorme piacere a un tuo nemico, alla base ci dev’essere un interesse, un piacere, un tornaconto personale. Qualcosa che metta sullo stesso piano lo scambio.
Al cliente che favore abbiamo fatto di preciso? È stato un equo baratto, nell’auspicio che entrambe le parti siano uscite soddisfatte dall’esperienza.
Grazie affonda le sue radici lessicali nella gratitudine.
Grazie per averci scelto, per essere stato nostro ospite, per aver speso i sudati guadagni proprio da noi. Grazie per aver impiegato il bene più prezioso, il tempo, assieme a noi.
Forse allora è qualcosa in più di pura semantica.
L’arte del grazie. Ma del grazie a te, a lei, a voi.

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I tre anni di revenue tariffario

I tre anni di revenue tariffario - Revenue Bros

Tre anni. Tre anni di revenue tariffario e si può raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura.
Lasciamo da parte i miracoli, le promesse percentuali sulla base di ciò che vuole sentire l’orecchio che ascolta. Accantoniamo le palle di cristallo e gli imbonitori.
Tre anni di revenue tariffario è tutto ciò che serve per raggiungere la vetta.
E siccome parlare d’aria fritta è pratica che appartiene a chi sa farlo, iniziamo a spiegare meglio il concetto.
Premessa vitale, cruciale, necessaria, imprescindibile: una struttura alberghiera, così come qualsiasi esercizio commerciale che abbia un rapporto diretto con il cliente, deve il merito dei suoi risultati a numerosi fattori. La qualità del prodotto, in relazione a un servizio di livello, sono almeno al pari di una buona politica commerciale. Chiaro? Il prezzo migliore è figlio di un incastro astronomico di stelle lucenti.
Quello che però si può raggiungere, anche nella meno esaltate delle situazioni, il prezzo più indicato. Ergo il migliore nelle reali condizioni.


Tre anni di revenue tariffario:
– Anno uno: che si tratti di start up o di raccolta di una situazione precedente, il lavoro va affrontato in modo simile. È necessario mettere in discussione tutto, analizzarlo, ipotizzarlo e poi concretizzarlo. Fatti i conti a dovere sui costi, definire un prezzo minimo della camera (o del prodotto), considerare i momenti di bassa, media e alta richiesta. E lanciarsi. Se si ha uno storico, tanto meglio. Ma va comunque messo in discussione perché, come tutto, sarà il prodotto di un’impostazione che può nascondere dei difetti. E senza aver commesso quegli errori, sarà più difficile definirne la causa. In fase di start up, dimenticate i competitors come base di confronto. Concentratevi sui costi e saggiate il mercato.
Sarà lui a portarvi verso la maggiore soddisfazione economica.


– Anno due: si raccolgono le idee di tutto ciò che è capitato nel primo anno. Per quanta esperienza voi possiate avere, ogni realtà va studiata a parte. Ogni struttura è composta di caratteristiche differenti, umane e materiali. Esistono pochissime (forse nessuna) realtà che davvero possono paragonarsi. Perciò avrete, nel primo anno, commesso diversi, fisiologici errori. Il secondo anno è di correzione a questi. Un percorso che vi avvicinerà alla verità. Lo storico del secondo anno sarà una base davvero solida per costruire il futuro. Più che un’idea di ciò che davvero valete.


– Anno tre: la summa di tutto. Lo storico dovrà essere cesellato e portato alla sublimazione. Saprete ogni difetto e pregio di ciò che avete in mano, il prezzo si sarà plasmato grazie e a causa di questo. Potete raggiungere la vetta e avere in mano qualcosa di concreto. Tutto ciò che c’è, se siete stati bravi, è quello che rimane.
Ci si ferma poi? Affatto. Tre anni di revenue sono l’inizio. Poi si prosegue.
Cambieranno i tempi, le variabili, le difficoltà. A una velocità che neanche immaginate.
E allora continuate. 

Leggi un altro articolo di formazione sulla disparità tariffaria!

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La ricerca della tariffa perfetta

La ricerca della tariffa perfetta

C’è mai fine alla ricerca della tariffa perfetta?
Questo è uno dei tanti aspetti da cui è tormentato chi vende un prodotto (e decide di farlo variando il prezzo). A differenza però di altre sfaccettature commerciali, più tangibili, incontrare il mercato al momento giusto sui parametri economici perfetti è materia incorporea, quasi divina.
Per intendersi, se un aspetto del servizio o dello stato del prodotto è mal recepito dal cliente, è facile accorgersene. Sarà il cliente stesso a lamentare, nei modi e nei mezzi che ritiene opportuni, ciò che percepisce come una mancanza. Tutto (o quasi) soggettivo, frutto del momento e della persona. Sebbene poi, a livello statistico, la riconducibilità di una serie di rimostranze verso una problematica concreta sia più che un segnale di attenzione. Un’indicazione, laddove possibile, su come migliorare.
La ricerca della tariffa perfetta però è davvero un altro mondo.
Partiamo dal presupposto che sia vitale, se si ha l’obiettivo di svolgere un buon lavoro, avere traccia di uno storico che racchiuda tutti i numeri di cui abbiamo bisogno (oltre ad aver chiaro ogni minimo costo, tanto per ripetersi). Lavorato e ipotizzato in modo corretto, andando quindi a tener conto di quelle variabili che possono ingannare o aiutare chi lo legge.
L’acquisizione di uno storico però ci pone al cospetto di un dilemma.
Anche nella massima sicurezza di aver sfruttato al meglio le nostre risorse, siamo sicuri che sia sacrilego puntare a qualcosa di più?
Nella ricerca della tariffa perfetta, avremo ogni giorno dei piccoli nei da coprire. Dissezionando il nostro calendario giorno per giorno, ci accorgeremo di aver mancato in qualcosa. Abbiamo venduto tutto troppo presto, quindi avremmo potuto ambire a qualcosa di più. Abbiamo tenuto il prezzo troppo alto e, alla fine, ci è stato impossibile chiudere al cento per cento. Senza contare gli svariati motivi per cui, in alcuni giorni o periodi, qualcosa fuori dalle nostre umane possibilità ci mette i bastoni tra le ruote. O, al contrario, ci benedice.
Ecco quindi che avremo in mano uno storico migliorabile. Lo avremo sempre, o quasi. Anche nel banale sogno di realizzare un misero, inconsistente “più” da assegnare alla nostra produzione. O a favore di qualche dato che pensiamo valido.
La ricerca della tariffa perfetta ha fine solo nel momento in cui si molla. Questa è la verità.
Il consiglio è quello di concentrarsi sul raggiungimento di uno status d’eccellenza, il massimo sforzo che coniughi una buona qualità (percepita) del servizio in relazione allo stress massimo che si può imporre alla tariffa.
Una volta conseguito, rimanerci. E rosicchiare qualche altro passo verso l’alto.
La ricerca della tariffa perfetta è infinita. 

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Influencer per alberghi

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Influencer per alberghi, una nuova frontiera di marketing.
Può un influencer portare benefici economici a un albergo?
Il pensiero nasce da un episodio ormai risalente a qualche tempo fa. Una stelletta di Youtube, tale Elle Darby, contattò un hotel di Dublino per passare qualche notte gratuita in cambio di visibilità e sponsorizzazioni sui suoi canali social.
Il proprietario, Paul Stenson, chiuse in modo deciso le porte del suo Charleville Lodge Hotel. Il carteggio elettrico, reso poi pubblico, è a disposizione di chi si vuole fare un’idea in merito alla condotta delle due parti.
Da addetti ai lavori, ci dobbiamo porre una domanda. Dal punto di vista commerciale può servire un’iniziativa del genere?
Forse già il fatto di rinnovare il quesito al cospetto dei nuovi potenti dello showbiz (gli influencer) denota una memoria poco longeva. Da quanti anni ospitiamo, tra le nostre mura, attori, cantati e celebrità di ogni tipo, anche solo in cambio di una foto da appendere alle pareti? Il fatto che abbiano cambiato connotati e si esprimano attraverso altri mezzi cambia di poco la sostanza: utilizzare una personalità seguita e apprezzata per dare lustro al nostro prodotto. Anzi forse oggi è più proficuo servire e riverire Chiara Ferragni, maestra nel trasformare in trend tutto ciò che tocca, piuttosto che Amadeus che di certo avrà altri obiettivi nella vita. Tanto per fare un esempio qualsiasi.
Legittimo far pagare, per l’amor del cielo. Tutto dipende. Dalla necessità, dalle politiche interne, dalla predisposizione personale.
Ma torniamo al punto principale. Può essere utile? Dipende dal soggetto, è ovvio. In linea generale sì. Ed è lo stesso principio per cui la visibilità online vale ogni centesimo di commissione che le si concede. Pochi alberghi, ristoranti, negozi hanno una fama così imponente da essere conosciuti da chiunque.
Immaginiamo che l’influencer occupi la camera per 3 notti. E che il prezzo medio sia di 150 euro a notte. Siamo a 450 euro (cifra ricordiamo arbitraria, in funzione ci si augura delle variabili del mercato e della nostra bravura a indovinarla). Tariffa che coprirà anche i costi variabili di utilizzo della stanza. La gratuità ci manda perciò in perdita, poco da discutere. Se però costui/costei ha una schiera di persone pronte a seguire ogni sua mossa nel desiderio di emularlo/a, quanto vale quell’investimento? Parliamo talvolta di mezzo milione di persone. Se solo un 1% di queste sarà interessato a venire da voi, grazie ai consigli dell’influencer, cosa c’è da discutere?
I tempi cambiano ed è corretto aprirsi a nuove alternative.

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