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analisi, riflessioni e osservazioni su argomenti di attualità

Roma vedrà un nuovo sindaco

Roma vedrà un nuovo sindaco - Revenue Bros

Siamo all’ultima curva, 17 e 18 Ottobre si vota al ballottaggio, Roma vedrà un nuovo sindaco. Si può usare senza timore di offendere nessuno il sostantivo al maschile, i due candidati rimanenti sono uomini.
La sindaca Virginia Raggi cede il passo.
Non è intenzione né interesse promuovere idee politiche in questa sede, meno che mai in un momento storico in cui le ideologie sono sempre più evanescenti e i programmi si assomigliano terribilmente. Epoca in cui quei pochi che votano lo fanno sulla scia di un retaggio raccolto da chi nella politica ci ha creduto davvero.
Oggi ciò che importa è che Roma abbia le spalle forti per tirarsi fuori da un dirupo su cui a stento si tiene in equilibrio, salvata dalla magnificenza di ciò che fu. L’abisso in cui sta cadendo però è sempre più vicino e pochi sembrano preoccuparsene.
Roma è il nostro simbolo più scintillante, la pagina più letta in un libro di storia, una delle ambizioni più grandi del turista di ogni angolo del mondo. A ricordarlo però ci pensa molto più chi la sfiora o chi la vorrebbe toccare piuttosto che chi la conosce, ci vive e la organizza.
Ci auguriamo che chiunque la guidi dia un contributo significativo al rilancio. Che capisca che modernità e patrimonio storico-culturale non sono in contrasto. Che il turista è una risorsa da salvaguardare, coccolare, il giudice di un concorso in cui è necessario farsi onore e primeggiare.
Qualcuno che metta Roma al passo con le altre capitali europee. Che guardi a Milano, unica vera città europea italiana, come esempio e non con invidia.
Il processo è lungo e faticoso, nessuno pretende la bacchetta magica. Bastano dei segnali, anche infinitesimali, delle migliorie che possano dare speranza per ciò che verrà.
Perché in fondo noi romani siamo più cuore che testa, ci accontentiamo delle buche e della mondezza pur di salire mezza volta sul Pincio e guardare la maestosità di ciò a cui immeritatamente apparteniamo.
In bocca alla Lupa al prossimo sindaco, chiunque sarà.

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Riaprono le frontiere turistiche negli States

Riaprono le frontiere turistiche negli States - Revenue Bros

Novembre 2021, momento a suo modo storico. Dopo oltre un anno e mezzo di embargo, riaprono le frontiere turistiche negli States. I profondi cambiamenti che ha portato la pandemia, tra le altre questioni, faranno sì che ad accogliere i viaggiatori di tutto il mondo ci sia un nuovo presidente: Joe Biden.
Politica, economia e turismo sono affari correlati, tuttavia in questa sede ci interessa più provare a prevedere ciò che accadrà con un polo d’attrazione così attreante di nuovo a disposizione del mercato.
Le dinamiche di questi quasi due anni si sono svolte come azione/reazione a ciò che stava avvenendo. Non potendo uscire dai confini nazionali, si è riscoperta la gioia di godere del proprio territorio e ciò ha spesso sopperito all’assenza di linfa estera. Ci sono numerose fasi da analizzare, intricate trame intessute tra lockdown e restrizioni varie; dal punto di vista dello studio è stata una parentesi storica complessa ma a suo modo affascinante.
Ma la domanda è: dobbiamo essere preoccupati che il nostro giocattolo, che ha con fatica ripreso a funzionare, si inceppi di nuovo?
Gli Stati Uniti, fino al 2019, erano in costante aumento di presenze esterne. Circa 1 milione di italiani, ogni anno, facevano visita al vecchio zio Sam.
Terrore.
1 milione in meno che gironzola per i nostri borghi e le nostre opere d’arte.
Ci è stato insegnato che la matematica non è un’opinione, si sono dimenticati di dirci che i numeri hanno numerose chiavi di lettura. E che ogni medaglia ha due lati. In questo caso, i circa 11 milioni di yankees che venivano a consegnare una cifra intorno ai 5 miliardi di euro alle nostre casse (private e statali).
E, ci potete scommettere, torneranno.
Si corre il rischio di attaccarsi, per pigrizia o paura, a quelle che stanno diventando nuove abitudini comportamentali. Il ritorno alla normalità però continua a essere auspicabile, oltre che inevitabile.
Riapriranno tutti, avremo di nuovo accesso al mondo e lui a noi.
C’è da esserne felici.

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Dinner Club, turismo enogastronomico

Dinner Club, turismo enogastronomico - Revenue Bros

Turismo enogastronomico. Viaggiare e mangiare. Esiste binomio più necessario e vincente?
Devono averlo capito gli autori di Dinner Club, ultima produzione del colosso Prime Video (Amazon).
A guida spirituale e operativa di un gruppo di noti attori italiani Carlo Cracco. Sei puntate in cui il burbero chef stellato traghetta i suoi occasionali discepoli in giro per l’Italia, tra luoghi noti e meno, alla scoperta di tradizioni culinarie e abitudini locali.
Ciò che ha di buono questo programma è puramente sinestetico. Dopo quasi due anni di pandemia, ricorda l’essenza più pura del viaggio. Ben oltre la curiosità di mettere piede in un posto solo perché ci sono già stati tutti e quindi va fatto, neanche fosse una tacca sulla cintura da sfoggiare durante le cene con gli amici. L’Undertourism come stile di vita, come impulso di chi va solo perché ce n’è l’opportunità. Puntare il dito sulla cartina e volare. Cosa si va a vedere non lo si studia su una mappa di Google a chilometri di distanza, non lo si legge su guide redatte da esperti che ci sottopongono null’altro che il proprio giudizio/gusto personale.
La chiave è la scoperta e solo i più coraggiosi saranno in grado di raggiungere la fonte del sapere. Girando le strade di città sconosciute, imboccando vicoli ignoti e per questo affascinanti, assaporando ciò che ogni giorno gli indigeni mettono in tavola, chiacchierando e facendosi trasportare da chi vive quella quotidianità che ci apparterrà solo per qualche fugace istante.
Dinner club ricorda questo, a prescindere da qualche spontanea risata che riesce a strappare, sempre preziosa.
Visitare un luogo e VIAGGIARE sono due concetti completamente differenti.

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Fine Settembre 2021: il quadro

Fine Settembre 2021 - Revenue Bros

Fine Settembre 2021. Siamo vicini all’anniversario del (nuovo) inizio della tragedia. A metà Ottobre, un anno fa, il mondo tornava a fermarsi, impigliato in aumenti di decessi, ricoveri e restrizioni.
Mentre il Covid proseguiva inarrestabile la sua marcia, l’economia andava in ginocchio dopo aver appena rimparato ad andare carponi. Il turismo aveva appena tirato una boccata d’ossigeno prima di essere trascinata a fondo.
La percezione di ciò è viva nella mente di tutti e si riflette nei nostri atteggiamenti d’acquisto. Gli imprenditori temono un ulteriore sanguinoso (forse decisivo) blocco. Chi viaggia temporeggia, attento a consegnare le proprie speranze alla possibilità di rimangiarsele. Perché oggi non è più una questione di “se mi ridanno i soldi, prenoto”. La ferita emotiva è profonda tanto quella economica.
Un viaggio annullato è un progetto di vita distrutto.
Il mare va in vacanza, dopo una stagione ricca. La montagna si prende una pausa, preparando il suo inverno più importante.
È il turno delle città d’arte. Di sicuro hanno vivacchiato durante l’estate ma è adesso che, per loro, si comincia a fare sul serio. Ce la faranno?
La risposta è nelle decisioni politiche. Oggi è difficile immaginare che tutto torni a un punto zero. E finché si potrà, si farà. Il business continuerà a spostarsi, questo è ovvio e necessario. Il leisure accorcerà ancora la finestra prenotativa. I meccanismi sono definiti, lo erano già da tempo, oggi si cristallizzano.
Sarà essenziale studiare il prezzo in funzione di quando la domanda si manifesterà.
Ma ci sarà vita. E, con fatica, si ritornerà alla normalità.

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Tassa di soggiorno

Tassa di soggiorno - Revenue Bros

Di recente è capitato di soggiornare a Parigi, tra le capitali più belle del mondo. Sei notti in albergo, camera matrimoniale, in un quattro stelle. Totale della tassa di soggiorno: 34,56 euro.
Parigi ma Roma, Berlino, Amsterdam, Atene o Lisbona, sarebbe stato identico. Perché in diversi paesi europei l’abitudine è la stessa.
Che colpa ne hanno gli albergatori? Assolutamente nessuna, subiscono la pratica tanto quanto i loro ospiti. Soldi che avrebbero potuto essere poi spesi nella ristorazione, nelle attrazioni della città o che avrebbero persino potuto restare caldi nel portafogli di chi li ha sborsati.
La tassa di soggiorno non è un deterrente, nessuno smette di viaggiare a causa sua.
Questo sia chiaro.
Se però l’obiettivo è portare pecunia nelle casse dello stato, perché non cambiare metodologia, quantomeno spostando l’attenzione sulla reale necessità, centrando anche un altro scopo?
Non potrebbe essere il visto turistico, pratica usata da molti paesi asiatici, nord e centro americani, una soluzione più idonea? Avrebbe una doppia valenza. Oltre a quella ovvia economica, sarebbe un filtro sensato sul flusso immane di persone che vengono a visitare il nostro bel continente.
Psicologicamente infine, aspetto mai da sottovalutare a livello di mercato, non sarebbe così indigesto agli addetti ai lavori e al miliardo di turisti che si muove ogni anno (non pandemico).

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Trip stacking, mai sentito parlare?

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Trip stacking, mai sentito parlare? Servivano come al solito gli americani per partorire l’ennesimo neologismo legato al mondo del turismo. Ma chi lavora nel mondo alberghiero conosce la pratica nell’intimo, ci ha bisticciato e poi l’ha fatta sua.
Ma cos’è? La pandemia, tra le poche cose positive che ci si augura lasci in eredità al futuro, ha aperto alla libertà di cancellazione gratuita le testarde e anacronistiche menti commerciali delle compagnie aeree. Il risultato è scontato. Si effettuano più prenotazioni per poi sfoltire la rosa, in funzione di COSA è possibile fare. L’incertezza del futuro ce la porteremo dietro per diversi anni, noi che abbiamo avuto la sfortuna di assistere a questo periodo storico. Ecco il trip stacking. Accumulare viaggi, o meglio prenotazioni. Oggi è una questione di necessità, domani sarà un capriccio o una tecnica d’acquisto.
No, non sarà un problema ma un’opportunità. Lo sarà se chi governerà la strategia commerciale sarà aperto alla flessibilità che il mercato deve avere per abbracciare nel modo più ampio possibile i potenziali clienti.
Si aprirà una nuova era di cui tutti beneficeranno. Chi compra lo farà a cuor più leggero, aumentando la possibilità di materializzazione. Chi vende avrà maggiori possibilità di muovere il prezzo nel calderone assai più ricco fatto da chi onorerà la propria scelta e chi la rinnegherà.
Per gli addetti ai lavori sarà più faticoso, certo. Ma è arrivato davvero il momento che anche i voli entrino nella modernità.

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Acqua e ristorazione, un binomio interessante

Acqua e ristorazione, un binomio interessante - Revenue Bros

Acqua e ristorazione, un binomio interessante. Nell’interpretazione della vendita di un bene così prezioso, imprescindibile, ci sono tanti aspetti da considerare. Persino delle opportunità che non sempre vengono colte nel modo adeguato.
In Italia un tempo non era una bestemmia chiedere quella del rubinetto. Oggi il cameriere esordisce domandando se la si preferisce liscia o gasata, dando (giustamente) per scontato che se ne abbia necessità.
Esistono culture, per esempio negli Stati Uniti, che prevedono l’immediato approvvigionamento di bicchieroni di tap water pieni di ghiaccio una volta preso posto a tavola. In altri lidi, in alcune parti della Germania, una bottiglia è cara quanto mezzo litro di vino della casa.
Premettendo che la strategia corretta è quella che funziona, vanno fatte delle considerazioni.
La gratuità sblocca dei meccanismi psicologici. Risparmiando su qualcosa che è necessario, si aprono porte verso un intero menù. Dalla scelta di una bevanda parallela all’investimento in un antipasto o in un’altra portata. Non escludendo poi la possibilità di ordinare un’acqua in bottiglia. A molti piace esclusivamente quella.
Anche un pasto è questione di budget, gran parte del mondo si siede in un ristorante con l’assillo di quanto spenderà. Non si tratta di cosa è eticamente giusto. Il sentore è che spesso però certe decisioni si prendano in base a ciò che fanno gli altri, oro colato che non si mette mai in discussione.
Le vie della vendita, invece, sono infinite.

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Il Crosselling

Il Crosselling - Revenue Bros

Il Crosselling è un elemento determinante alla base di una buona strategia commerciale.
Esiste un’etica nella proposta oppure qualsiasi cosa può essere sottoposta al mercato, purché dia risposte d’acquisto?
È un sentiero assai scivoloso che apre a mille considerazioni. Se è lecito, qualsiasi prodotto mostri un interesse da parte del cliente è giusto sia commercializzato.
C’è un’eccezione. Il posto a sedere su un aereo o su un treno. Che nasca dalla low cost per eccellenza, Ryanair, sulla base di tariffe molto competitive, può forse avere senso. Che venga poi mutuata da compagnie di bandiera e sfruttata per aumentare i ricavi di qualche euro è un altro discorso. Ed è pur vero che basterebbe un euro in più per ogni passeggero per aumentare esponenzialmente la produzione. Ma c’è un limite. Immaginatevi se al cinema, a teatro o a un concerto accadesse questo.
Tutto deve avere una proporzione, come è ovvio. Ma quando vendi un prodotto, oggigiorno, commercializzi anche l’esperienza. La vicinanza alla mia compagnia di viaggio dovrebbe essere un diritto acquisito dal pacchetto base.
Un conto è essere commerciali, tutto un altro diventare predatori.

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L’estate 2021 sfiora i numeri del 2019

L’estate 2021 sfiora i numeri del 2019 - Revenue Bros

Alzi la mano chi pensava che l’estate 2021 sfiorasse i numeri del 2019. La mente dietro all’analisi, durante questa pandemia, ha lottato tra timori giustificati e razionalità. Ad Agosto 2020 ci eravamo illusi che tutto fosse alle nostre spalle, che il peggio fosse passato. E poi da Ottobre 2020 fino a Maggio 2021 il nuovo incubo, sotto certi versi peggiore della prima ondata.
La paura ha minato la lucidità di molti. Ma la logica non poteva che portare dove siamo adesso.
C’è una grande verità che neanche il Covid ha cancellato. Il turismo è la massima ambizione di ognuno di noi. È mancato perché è stata cancellata la possibilità di esprimerlo.
Il viaggiatore in questo anno e mezzo è stato l’imbucato a una festa a cui non era stato invitato.
Oggi l’Italia è piena in ogni angolo. Si rivedono turisti per le strade di Roma e di Venezia, le due grandi più sciagurate. Ripartiamo da qui.
Il nostro compito non muta. L’albergo non si riempie per immacolata concezione, il profitto non si ottiene con i denti da latte sotto il cuscino. Lavoriamo su una strategia commerciale proficua, al passo coi tempi. Sulla qualità dell’accoglienza, sull’opportuna esposizione online.
Chi ha sempre operato bene, oggi raccoglie gemme.
Cosa sarà del futuro ancora non ci è dato saperlo. L’estate 2021 può essere frutto di un trend tanto quanto di meritocrazia. Ciò che verrà però sarà per chi saprà assumere i giusti comportamenti.

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Padova e Montecatini Terme patrimoni UNESCO

Padova e Montecatini Terme patrimoni UNESCO - Revenue Bros

Padova e Montecatini Terme entrano a far parte della lunga lista dei patrimoni UNESCO. L’Italia diventa la nazione con il maggior numero di siti iscritti al prestigioso elenco.
Altri jolly da poter sfruttare sul fronte turistico, in un mazzo talmente pieno da poter vincere qualsiasi mano in partenza. In un’estate così viva, ancora invischiati in questa tremenda pandemia, un’altra buona notizia.
Il nostro brand è più forte che mai.
È giusto però che venga anche letto come un richiamo alla responsabilità verso ciò che abbiamo, che il passato ci ha concesso in eredità. Capolavori di cui oggi disponiamo e che vanno esaltati, onorati e protetti con tutte le nostre forze.
Il prodotto Italia continua a vendere e ammaliare, nonostante la nostra malsana abitudine di adagiarci e vivere dell’inestimabile rendita di ciò che abbiamo.
Oggi più che mai la qualità dei nostri servizi e della nostra accoglienza ha bisogno di essere all’altezza di ciò che rappresentiamo.

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