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strategie di mercato profittevoli

Come va l’estate?

Come va l'estate - Revenue Bros

Albergatore, come va l’estate, sei pieno? Sei vuoto?
Una preoccupazione e una soddisfazione? Macché due preoccupazioni, altroché.
Siamo a un passo dell’estate e le carte sono in tavola, abbiamo in pieno il sentore di cosa potrà essere. Per ora ce n’è per tutti e in abbondanza.
Un’esposizione corretta dovrebbe già aver creato una buona percentuale di occupazione, a prezzi ben calibrati e in crescendo, per andare da adesso in poi a gonfiare i ricavi medi. Da ora in avanti si gioca sulla qualità e non sulla quantità. Il mercato dei ritardatari è quello che più si deve accontentare (si fa per dire) di ciò che passa al convento. In funzione di una serie infinita di variabili, parametri e necessità. Da oggi però la sensibilità al prezzo è ricalibrata.
Devo essere preoccupato se sono vuoto su Luglio e Agosto?
Un pochino, sì. Ragionevolmente significa che la tariffazione di partenza è stata esagerata e il mercato ha creato un blocco fisiologico. Soprattutto sul tipo di cliente che progetta per tempo e può giocare su una considerazione più oculata del portafogli. Non è solo questione di previdenza ma di possibilità. Non a tutti è dato organizzarsi con mesi di anticipo le ferie.
Molto è anche in funzione della capacità della nostra struttura. Meno unità ci sono da commercializzare più è semplice riempire, anche sotto data, a cifre opulente. Anzi forse è persino strategico creare un piano d’azione volto a quest’obiettivo.  
Siamo quindi ancora in tempo per venderci, persino bene.
Se sono già tutto pieno? Allora devo essere contento.
Ma quando mai. Ancora peggio. Ti sei giocato la carne più saporita, quella vicina all’osso. Chiedendo perdono a vegetariani e vegani per l’analogia.
Chi è pieno e contento dovrebbe avere l’accortezza di segnare i rifiuti per occupazione da oggi in avanti. Senza la traccia infinita di tutto il traffico e la visibilità che perde online. Se i conti tornano, comunque bene. A patto che si abbia la consapevolezza che si sarebbe potuto vendere molto, molto, molto meglio.
Ma allora, caro albergatore, qual è la via di mezzo?
La ricerca costante di un equilibrio, tra occupazione e ricavo medio.
L’estate ormai è terreno di caccia per tutti. Dal mare, alla montagna, alle città d’arte. Tenendo conto dei parametri vitali della nostra struttura, delle ambizioni praticabili e delle nostre finestre di mercato.
Come va dunque l’estate?

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La Cancellation Policy

Cancellation Policy - Revenue Bros

Avete mai dato la giusta importanza alla cancellation policy?
Sembra una domanda banale ma più si va avanti e più ci si rende conto che spesso si tralascia l’apporto di una corretta politica di cancellazione alla strategia commerciale.
In un’epoca sempre più online, dove tutti si sentono tranquilli dietro a una tastiera o a uno smartphone, è necessaria questa presa di coscienza.
Il prezzo è fondamentale, è il valore che determina l’interesse d’acquisto. Se necessità e qualità del prodotto coincidono, la tariffa suggella in via definitiva il passo verso la materializzazione della vendita.
Il prezzo però non è vincolante (a meno che si tratti di una non rimborsabilità, pratica sconsigliata e pressoché rigettata dal mercato). Il vero impegno il cliente lo prende sui termini di svincolamento dalla promessa formalizzata con la prenotazione.
In altre parole maggiore è il margine di ripensamento, più la decisione può essere presa a cuor leggero. Per solito la gran parte di chi acquista poi rimane sulla scelta iniziale. Tuttavia c’è chi poi cambia idea (e qui si potrebbe aprire un’enorme parentesi, di difficile decifrazione e che porterebbe lontano dal punto).
La cancellation policy è importante perché ci consente di tenere sotto controllo eventuali ripensamenti e mantenere intatta la qualità del nostro prezzo (sempre e per sempre variabile). Il principio è quello di convenienza. Per la nostra azienda e di rimbalzo per il mercato.
Rispondete alle seguenti domande:
1) Verso quali ore/giorni/mesi il mercato mostra maggior interesse?
2) In che momento della mia commercializzazione il mio prezzo di vendita raggiunge il suo apice?
3) Di quanto tempo ho bisogno per recuperare a un’eventuale defezione andando il meno possibile a intaccare la qualità della mia vendita?
4) Quando materializza la maggior parte delle mie vendite?
La compravendita è sempre bilaterale, un esercizio che deve funzionare da entrambe le parti, in modo che siano equamente soddisfatte.
Giusto concedere poche restrizioni ma evitiamo di eccedere in senso opposto. È lecito domandare al cliente impegno e serietà al pari di quanti ne concediamo.
Chi lavora sul prezzo in modo corretto deve lavorare sui paletti delle cancellation policy a suo vantaggio.  

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Ristorazione redditizia

Ristorazione redditizia - Revenue Bros

Oggigiorno la ristorazione rimane una delle poche attività (fisiche) redditizie.
Le buone idee e la competenza sono sempre necessarie?
Riuniti con amici attorno alla tavola dell’ennesimo ristorante, commentavamo l’affluenza sempre florida di questo tipo di esercizi commerciali.
Vero, era sabato sera e, vero, eravamo a Roma. Ma la trattoria in questione è un po’ fuorimano. Cosa ci vuole quindi per avere successo?  
Tutti alzano i prezzi, tutti si lamentano di avere sempre meno soldi. Eppure eccoli pronti a scucire 25/30 euro per un pasto. La componente socio-antropologica è fondamentale. L’elemento di aggregazione, pretesto per uscire e incontrarsi vis-à-vis con la gente, invece di guardare il loro aggiornamento di status o leggerli sul telefono. La chance di valorizzare il profilo social grazie alle foto del panino chic, alla ricerca di like e di dare lustro alla propria immagine di viveur.
E questo, assurdo dirlo, va a prescindere dalla qualità del prodotto. Ben lungi dal significare che un ristorante di bassa qualità possa sopravvivere. C’è inoltre da dire che l’online può essere fuorviante, il giudizio soggettivo sul cibo è più che mai opinabile, sebbene la statistica tenda a rendere sempre merito.
La ristorazione rimane una delle poche attività redditizie; tuttavia, forse per la semplicità concettuale apparente, attira le peggiori idee. Ed è la rappresentazione più chiarificatrice che esista del concetto: facciamo quello che fanno gli altri. Copiarne i trend e l’impostazione, producendo spesso lo stesso prodotto e saturando il mercato, pronto a rigettarne gli assiomi (magari dopo un’accoglienza promettente).
Cosa vuole la gente? Prima domanda da porsi; colmare un vuoto laddove c’è sovrabbondanza. Tutti vogliono hamburger. Mille posti a venderli. Le patatine fritte all’olandese, ottima idea. Tre in cinquecento metri.
Oggi viviamo l’epoca dei poké. In linea con i principi nutrizionisti e salutisti dell’epoca. E poi chi ha mai pensato di poter mangiare hawaiiano.
Andatevi a guardare questi posti. Alcuni sono catene, certo. Ma sono tutti sono uguali tra loro. Stessa proposta culinaria e (ci siamo) stessi prezzi. Anche gli all-you-can-eat asiatici li hanno messi nei loro menù.
Come li fanno i prezzi secondo voi? Studiano la materia prima, la posizione, la richiesta? Oppure guardano il menù di un altro e copiano?
Fatevi voi stessi un’idea. Ne riparliamo tra un anno, forse un paio, vediamo quanti ne sono sopravvissuti e i motivi per cui sono emersi.
Che un mercato come quello della ristorazione funzioni e sia redditizio è certo.
Che tutti possano sopravvivere a prescindere è una sciocchezza.

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Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia

Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia - Revenue Bros Consulenza alberghiera

Pasqua segna il rilancio del turismo in Italia.
Titoloni ovunque e grande entusiasmo, giustificato per carità. E significativo, senza mettersi a rispiegare la tragicità di questo biennio e le difficoltà in cui siamo ancora immersi, vecchie e nuove.
E non si fraintenda ciò che seguirà, non vuole essere un messaggio pessimistico né una previsione catastrofica. Chi ci segue sa che abbiamo da sempre sostenuto con convinzione la vitalità del nostro settore, anche nei momenti più complessi. Il viaggiatore ha sempre risposto presente a ogni occasione gli sia stata proposta. Questo ha fugato sin dall’inizio qualsiasi preoccupazione inerente al mercato. Le contingenze poi ne hanno bloccato il flusso ma questo fa parte di un’anomalia che speriamo si ripeta il meno possibile nel corso della storia.
La Pasqua non segna un bel niente, è per fortuna una finestra di mercato in cui molto è stato propizio, per due fattori principalmente. Il calendario, spostato nel cuore della primavera sia per meteorologia sia per effettiva data in cui è caduta. Fosse stata a metà Marzo, per intenderci, non avrebbe goduto di queste fortune.
Le restrizioni, sempre meno severe. A differenza degli scorsi anni la mezza stagione primaverile non è stata completamente tagliata fuori dai giochi. Di fatto si lavora da prima e di questo godono anche le città d’arte, le più penalizzate in assoluto.
Quindi, come sempre, nei picchi stagionali e nelle festività il mercato ha risposto presente e ha trovato la forza economica di sostenere ciò che gli è stato proposto.
Questi sono i momenti in cui ci si illude che tutto torni, persino che sia tutto facile.
Ci sono però dodici mesi, quattro stagioni e trecentosessantacinque giorni l’anno. Fasi in cui l’analisi e la tariffa devono essere considerati con estrema cautela, diversificati e resi appetibili per chi ne vuole fruire.
Abbiamo avanti buoni cinque mesi in cui potrebbe andare tutto in discesa. Questo non vuol dire però che sia scontato che vada tutto bene.
Il turismo non è in ripresa da Pasqua, non si è mai arrestato. Ha avuto delle pause forzate ma è stato come un bambino messo in punizione. Appena finita è uscito in cortile e si è sfogato.
Ragioniamo di buone pratiche piuttosto. Perché di quelle, in giro, ne si vedono ancora poche. I costi si alzano e allora il prezzo lievita. Ecco, forse sarebbe il caso di fare dei titoloni tipo questo: i prezzi si alzano ma la gente non guadagna improvvisamente di più. L’onda lunga dell’inflazione porterà alla deriva chi ragionerà in modo scriteriato. Come sempre.
È stata un’ottima Pasqua, sarà un’altra estate eccezionale.
Chi vivrà, vedrà.

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La Pasqua dal punto di vista turistico e commerciale

La Pasqua dal punto di vista turistico e commerciale - Revenue Bros consulenza alberghiera

Pasqua si avvicina e con essa la primavera, la speranza del bel tempo, l’avanzare incessante dei mesi che porta all’estate. Negli ultimi due anni abbiamo atteso questo spazio stagionale come una liberazione dall’oppressione della pandemia. Quest’anno l’ombra del covid sembra farsi sempre meno minacciosa, lasciando il posto a qualcosa di ancora più tremendo, la guerra. Vivremo di attese e di speranze, ormai abbiamo imparato a farlo.
Ma cos’è la Pasqua dal punto di vista turistico? Il rischio di una trappola, a noi diverte dire. Magari fossero tutte così, per l’amor del cielo. La nostra vuole essere una provocazione, un monito a prestar attenzione. Perché la Pasqua è la festività più incerta di tutto il calendario, si sposta di anno in anno, retrocedendo verso il pericolo di freddo e pioggia, avanzando verso la primavera e il caldo. Anche perché quando si inoltra verso la fine di Aprile, adagio popolare vuole che il pericolo del maltempo sia comunque in agguato.
Come si affronta una data così dal punto di vista commerciale?
Di una cosa si può star certi. L’occupazione raramente sarà un problema. Alla partenza, con adeguata distanza, si deve considerare attraverso i soliti parametri (storico e potenziale di calendario, a seconda per l’appunto di quando cade). Poi però, ancor più che in altri momenti, bisogna reagire a ciò che succede. Esser bravi a intervenire qualora avessimo sovrastimato la situazione. E questo dipende tanto anche da altri fattori. Avere dopo, in successione, la festa della Liberazione e il primo Maggio è un’altra variabile da considerare. Sempre in funzione di quali giorni della settimana aiutano a costruire eventuali ponti vacanzieri. Per fortuna, quando il vento è in poppa, la gente che si muove è sufficiente a rendere omogenea l’occupazione su tutto il periodo propizio.
Una buona cancellation policy può aiutare. Le voci degli esperti meteo inizieranno a tuonare, promettendo catastrofi. Influenza grande per chi deve tirare fuori i propri soldi per spostarsi. Darsi quindi un margine di sicurezza per poter rivedere i propri errori o i cambiamenti di umore del mercato è buona pratica.
Oggi sembra che Pasqua 2022 possa andare alla grande. Segnali incoraggianti che abbracciano già Marzo, con anticipo rispetto alle previsioni dei più. La stagione quest’anno partirà prima, sarà più lunga e più costante.
Non abbiate paura di osare, il flusso delle prenotazioni va seguito, tanto quanto va considerata l’incidenza delle cancellazioni.
Pasqua può essere una trappola, per chi la prende per il verso sbagliato. Nella maggior parte dei casi, però, sarà un’ottima fonte di soddisfazione.

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Bottom Rate e Tariffa Minima di Vendita

Nel video, direttamente dal nostro canale YouTube, parliamo di Bottom Rate. Da qualche parte bisognerà pur iniziare; è sempre ostico parlare dei periodi di bassa occupazione, laddove spesso è necessario vendere a tariffe che agli imprenditori piacciono poco.
Importante però definire la differenza tra concetti. E comprendere come, in ogni aspetto della strategia commerciale, a far la differenza sia sempre l’analisi.

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Rialzo tariffario: quando è corretto applicarlo

Rialzo tariffario - Revenue Bros consulenza alberghiera

Posto che siano state fatte tutte le considerazioni del caso a monte, ed è un grosso dubbio da sollevare, quand’è corretto applicare un rialzo alla tariffazione di partenza?
Intendiamoci, bisogna prima aver chiari quali sono i costi variabili di un’unità abitativa. O, più in generale, di ciò che si vende. Albergatori, quanto vi costa una camera? Avete scelto con criterio come chiamare i vostri alloggi?
Insomma, se questo è stato fatto bene (lo è stato fatto?), quand’è che si alza il prezzo?

Quando è opportuno un rialzo tariffario


Può essere opportuno se la pressione della domanda è costante. Certo se entrano due, tre, quattro prenotazioni in un arco di tempo breve, è doveroso alzare (abbiamo distribuito online il corretto numero di unità?!?).
Può essere opportuno se compare all’improvviso un evento, ad esempio un concerto, ed è previsto un discreto afflusso di gente. Anche in mancanza di storico sulla casistica, si scommette a rialzo e si monitora. Lavorare sulla tariffa è anche un rischio d’impresa, fatto con cautela, prontezza e coscienza.
Può essere opportuno se l’occupazione è cresciuta in modo anomalo, magari perché ho preso un gruppo. Pur non avendo lo stesso valore di tante prenotazioni individuali, se rimane poco invenduto, allora si può puntare a una ricavo medio superiore con ciò che rimane in casa.
Può quindi essere opportuno se vado a protezione di un accordo specifico, stipulato con il supporto di un’analisi meticolosa.
Può essere opportuno se ho sottovalutato una data, una settimana, una stagione. E allora meglio crescere velocemente piuttosto che depauperare una buona quantità di produzione potenziale.

Quando non è consigliabile

Oh, ci sono tante motivazioni e intuizioni valide a giustificazione di un rialzo tariffario, non ho dubbi.
Ma sapete di sicuro quando non è corretto?
Quando i “competitor” vendono in un certo modo, allora di rimbalzo si prendono le misure.
Quando di sicuro la struttura ha un valore assoluto (soggettivo) e a meno di quello non la posso vendere.
Quando non ho fatto bene i conti, né con ciò che ho in casa né, soprattutto, con il mercato.
Sembra facile. Partendo dai giusti concetti, lo è.

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Lastminute: il nostro intervento alla Short Stay Week

Lastminute: il nostro intervento alla Short Stay Week - Revenue Bros

Come pubblicizzato in precedenza, qualche giorno fa siamo stati invitati a partecipare all’evento #ShortStayWeek. Un’intera settimana di interventi dedicati al settore extra-alberghiero con speaker provenienti da tutto il mondo. Durante il panel tenuto dai Revenue Bros si è parlato di lastminute.


Ce lo ricordiamo tutti che significa: l’ultima opportunità per rimettere a posto la situazione se è rimasta qualche unità invenduta. Abbiamo analizzato il nostro storico, lavorando sui numeri che avevamo a disposizione, abbiamo elaborato la nostra strategia di partenza e poi seguito la velocità delle prenotazioni giorno dopo giorno, alzando gradualmente il prezzo. Raggiungere il 100% di occupazione al momento giusto è un obiettivo più teorico che reale, è complicato riuscirci in scenari che si svolgono fuori dai manuali. Basta poco, scappa la mano, la tariffa va troppo su e ci si ritrova con le camere ancora da vendere. Nessun problema, tranquilli, un ritocco verso il basso sotto la protezione di una cancellation policy adeguatamente differenziata e il gioco è fatto. 


Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito a un progressivo spostamento della domanda sotto data e si tratta di un fenomeno soltanto in parte collegato alla pandemia che sta caratterizzando la congiuntura attuale ma che è iniziato prima. Il Covid ha accentuato gli effetti di qualcosa che dobbiamo considerare come una dinamica di mercato e che, per tale, potrebbe proseguire anche dopo. I clienti da tempo hanno capito come funziona e che prenotare con largo anticipo non per forza garantisce un vantaggio o, quanto meno, non come una volta.

Oggi siamo di fronte alla necessità di pensare il lastminute in maniera diversa, di intenderlo come una finestra di vendita a sé stante. Assumendo questa prospettiva si aprono opportunità, una nuova parentesi temporale all’interno della quale poter riavviare una seconda mini-dinamicità. Perché oggigiorno non è detto che i clienti che dell’ultimo minuto sono quelli con la minore capacità di spesa. Anzi, proprio per il poco tempo a disposizione potrebbero dimostrarci una bassissima sensibilità al prezzo. A fare la differenza saranno, come al solito, l’importanza del periodo, il peso della stagionalità, la destinazione e, all’interno di essa, la posizione. Ma soprattutto la nostra abilità di interpretare le tendenze e di leggere i movimenti per ottenere il massimo anche dal lastminute. 

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Black Friday

Black Friday - Revenue Bros

Come ogni anno, arriva il Black Friday. Un’altra tradizione mutuata dalla cultura statunitense. Nulla da ridire, se c’è una buona idea, perché non prendere spunto.
Ma è davvero buona?
Negli Stati Uniti va avanti dal 1952, cade il venerdì successivo alla festa del Ringraziamento (quella ancora non l’abbiamo copiata). Strategia commerciale che permette(va) alle grandi catene commerciali di pompare le proprie vendite grazie a offerte irrinunciabili, irripetibili. Svuotare magari un po’ di magazzino e lavorare alla grande sul marketing.
Orde di persone all’apertura dei negozi fanno a pugni, letteralmente, pur di accaparrarsi per primi l’oggetto del desiderio.
Ecco, questo sarebbe. Una parentesi limitata, eccezionale, in cui stravolgere i paradigmi del prezzo e attrarre il mercato. A suo modo, ha senso.
Venerdì 26 Novembre 2021 sarà il Black Friday e, ditemi voi, da quanto tempo viene pubblicizzato? Da un giorno diventa un mese, lo fanno tutti, senza apparente criterio. Per poi andare ad applicare le stesse scoutistiche che ritroveremo durante i saldi, il Natale, la Pasqua, l’estate, il solstizio d’inverno, il compleanno del portinaio del vostro stabile.
Oggi, che sia nelle vetrine dei negozi o sulle pagine del web, l’iniziativa ha perso la sua eccezionalità.
Gli sconti perpetrati senza soluzioni di continuità sono null’altro che un tentativo di farci cascare nella trappola. O, ancor peggio, una resa di fronte alla realtà di non saper individuare il prezzo giusto di vendita.
Una buona strategia non necessiterebbe mai di una scontistica.

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Peach Aviation sfruttando i gachapon commercializza tratte aeree

Peach Aviation sfruttando i gachapon commercializza tratte aeree - Revenue Bros

Possibile vendere voli aerei con un distributore automatico?
La creatività aiuta la vendita. Siamo alle soglie del 2022, facile pensare che ormai siamo stati in grado di inventare ogni tipo di diavoleria. C’è solo da rimescolare le carte già in nostro possesso.
Chi però ha una visione fuori dal comune (e lo stanno dimostrando in ogni forma artistica) sono gli asiatici. I giapponesi, nel particolare.
La compagnia aerea low cost Peach Aviation ha dato vita a una delle iniziative commerciali più geniali degli ultimi anni. Sfruttando i gachapon, popolari macchinette che permettono l’acquisto di ogni tipo di articolo, commercializza tratte aeree. Con il costo di 5000 yen (38 euro) si pesca una pallina con dentro un voucher del valore di 6000 yen (45 euro) e il nome di una meta specifica dove andare. Non è finita perché oltre alla destinazione viene assegnato all’acquirente un compito da svolgere nel luogo dove si recherà.
L’iniziativa sta spopolando. Più di 3000 vendite. Presenti solo a Tokyo e Osaka, queste macchinette potrebbero essere piazzate in altre parti del territorio nipponico.
Geniale. Un mix di elementi fenomenali.
Il costo ben calibrato proposto da Peach Aviation porta all’accettazione del rischio. Non funzionerebbe se il prezzo fosse stimato in modo errato e questo è determinante perché tutto il resto ne è una conseguenza.
Il cliente compra perché affascinato dalla sorpresa e dalla possibilità di conoscere qualcosa che non aveva preso in considerazione. Dal punto strategico porta alla compagnia la possibilità di riempire quelle tratte che sono meno conosciute e per questo meno richieste.
In più c’è la componente ludica. Avere una missione specifica da compiere una volta arrivati a destinazione. Crea quindi un pretesto, uno scopo.
Immaginate uno scenario simile in Italia. Che siano treni o aerei, promuovere territori meravigliosi meno famosi perché oscurati dalla gigantesca ombra delle più celebri città d’arte. Possibile che nessuno si freghi le mani all’idea di copiare questo modello?
Abbiamo così tanto da offrire e altrettanto, se non di più, da guadagnare.

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