
Come ogni anno, arriva il Black Friday. Un’altra tradizione mutuata dalla cultura statunitense. Nulla da ridire, se c’è una buona idea, perché non prendere spunto.
Ma è davvero buona?
Negli Stati Uniti va avanti dal 1952, cade il venerdì successivo alla festa del Ringraziamento (quella ancora non l’abbiamo copiata). Strategia commerciale che permette(va) alle grandi catene commerciali di pompare le proprie vendite grazie a offerte irrinunciabili, irripetibili. Svuotare magari un po’ di magazzino e lavorare alla grande sul marketing.
Orde di persone all’apertura dei negozi fanno a pugni, letteralmente, pur di accaparrarsi per primi l’oggetto del desiderio.
Ecco, questo sarebbe. Una parentesi limitata, eccezionale, in cui stravolgere i paradigmi del prezzo e attrarre il mercato. A suo modo, ha senso.
Venerdì 26 Novembre 2021 sarà il Black Friday e, ditemi voi, da quanto tempo viene pubblicizzato? Da un giorno diventa un mese, lo fanno tutti, senza apparente criterio. Per poi andare ad applicare le stesse scoutistiche che ritroveremo durante i saldi, il Natale, la Pasqua, l’estate, il solstizio d’inverno, il compleanno del portinaio del vostro stabile.
Oggi, che sia nelle vetrine dei negozi o sulle pagine del web, l’iniziativa ha perso la sua eccezionalità.
Gli sconti perpetrati senza soluzioni di continuità sono null’altro che un tentativo di farci cascare nella trappola. O, ancor peggio, una resa di fronte alla realtà di non saper individuare il prezzo giusto di vendita.
Una buona strategia non necessiterebbe mai di una scontistica.
