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strategie di mercato profittevoli

Allora che faccio, alzo?

Allora che faccio, alzo? - Revenue bros

Allora che faccio, alzo?
A un buon giornalista vengono insegnate le cinque “w” (in inglese). Che in italiano diventano: chi, cosa, quando, dove e perché.
 A un buon revenue manager viene naturale invece porsi un bel quantitativo di quesiti, prima di modificare a rialzo la benedetta tariffa.
Quanto è cresciuta l’occupazione? E già questa domanda presuppone una biforcazione. Quanto è cresciuta rispetto alla partenza e, forse ancor più determinante, quanto è cresciuta rispetto all’ultima modifica tariffaria eseguita.
Esempio: ho 50 camere e l’ultimo ingresso di prenotazioni ha portato la mia occupazione a 30 camere. Ma se le ultime prenotazioni sono 2 e sono le uniche entrate all’ultima tariffa modificata, devo pensarci su.
Che tipo di prenotazioni sono entrate? A prescindere dal canale, andiamo sulla qualità in primis. Ho dovuto effettuare sconti, allora la tariffa che ha funzionato è diversa da quella che pensavo. Sono entrati dei gruppi, anche fosse solo una coppia di amici che prenota due camere. Allora vale come un’unica prenotazione. Perché la pressione del mercato si è manifestata in un’unica entità.
Che tipologia è entrata? A seconda dell’unità o delle unità abitative che hanno mosso il mercato, si può prendere in considerazione di aumentare la tariffa di un segmento specifico di camere e lasciare a riposo il resto.
Valutando uno storico attendibile, la proiezione del ricavo medio e della produzione è affidabile o c’è qualcosa di anomalo? Posto che di anno in anno possono esserci delle enormi differenze, diffidare di improvvise e ingiustificate sproporzioni. Se ciò avviene, domandarsi come mai e seguire il flusso.
Qual è il mio tasso medio di cancellazione? Conoscere nei dettagli i comportamenti del mercato in questo senso ci permette di analizzare l’occupazione anche in funzione di ciò che in proiezione siamo destinati a perdere. Se ho un tasso di cancellazione del 20%, perderò in media 1 camera su 5 di quelle che ho sul planning.
Infine, uber alles, quando? La variabile temporale è la più importante di tutte.
Ogni domanda di quelle già poste deve essere accompagnata da: e quando è successo?
La distanza dalla data e l’arco temporale in cui tutto avviene sono alla base di ogni decisione. Conoscere l’espressione cronologica del mercato ci consente di anticipare il futuro. Bisogna studiare, pensare e agire.
Allora che faccio, alzo?

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Oasis, Dynamic Pricing e comunicazione

Oasis, Dynamic Princing e comunicazione - Revenue Bros

Oasis, Dynamic Pricing e comunicazione. E ci risiamo.
Per l’ennesima volta il mondo della musica è investito da una polemica sulla vendita dei biglietti.
Per chi ne fosse rimasto all’oscuro, gli Oasis hanno annunciato un piccolo tour di ricongiungimento. Dopo anni di separazione poco cordiale, l’iconica band inglese torna in pompa magna.
Le date dei concerti, tutte sul suolo britannico, hanno messo in fila gli aficionados di tutto il mondo. Ore e ore di lunghe code, spesso infruttuose, concluse con il tutto esaurito in neanche mezza giornata di esposizione.
Ed ecco la polemica, immancabile, sui prezzi. Secondo quanto riportato dagli acquirenti, Ticketmaster (sito ufficiale di distribuzione) avrebbe applicato il cosiddetto dynimic pricing, portando le tariffe a cifre sproporzionate. E siccome alcune date saranno a Dublino, ancora territorio parte dell’Unione Europea, a Bruxelles la commissione sta indagando.
Negli Stati Uniti c’era già stata la diatriba, il protagonista era stato Bruce Springsteen, adesso ci svegliamo anche dalle nostre parti.
E noi torniamo sempre sui soliti punti. Il prezzo dinamico è legittimo su qualsiasi prodotto commerciabile. Soprattutto se si parla di forme d’intrattenimento o beni di largo consumo. Brutalmente, se hai soldi vai, altrimenti te ne stai a casa. Ed è legittimo stabilire determinati parametri al di là delle proprie disponibilità economiche. Avere mille euro da spendere può comunque portare alla scelta di tenerseli in tasca.
Compito di chi vende è cercare di comprendere il prezzo giusto al momento giusto. Se vende, allora il prezzo è corretto.
Da criticare piuttosto la comunicazione, in un mondo (quello della musica) in cui ancora si è poco abituati a certe pratiche. Scorretto è mettere di fronte al fatto compiuto o, peggio, giustificarsi a posteriori. Hanno dato l’impressione di arrampicarsi sugli specchi appigliandosi al prezzo dinamico.
Saranno messi nuovi biglietti a disposizione del mercato, cercando di privilegiare chi è rimasto a bocca asciutta dopo ore di fila, attraverso un metodo di lotteria.
E sarebbe più democratico?
Ciò che va contestato, di nuovo, è permettere la rivendita in puro stile da bagarino a piattaforme che andrebbero  chiuse e vietate. Dove guadagna il singolo e non l’artista. E chissà quali magheggi ci sono dietro.
Assurdo pensare che alla rivendita ufficiale sia vietato di modulare i prezzi a seconda della domanda ma poi altrove viene fatto impunemente.  
Se tutti applicassero il Dynamic Pricing, vivremmo un’economia assai più democratica ed equilibrata. L’augurio è che si vada sempre più in quella direzione. 

https://www.revenuebros.it/il-bagarinaggio-online-di-viagogo/
https://www.revenuebros.it/evento-irripetibile/

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Rifiuto per occupazione, prenotazione certa?

Rifiuto per occupazione prenotazione certa - Revenue bros

Il rifiuto per occupazione è una porta chiusa alla richiesta di una prenotazione quando si è già al 100% di occupazione.
Ma è una materializzazione certa?
Partiamo da discorsi già noti, nelle analisi a consuntivo dei nostri parametri vitali. Occupazione, ricavo medio e revpar, produzione lorda generale. Nell’altissima stagione è plausibile poter ambire a percentuali superiori al 90% di occupazione. Spalmati su 30 o 31 giorni, fanno sì che alcune date siano piene fino al massimo della nostra capacità.
Soddisfatti del risultato?
Certo, perché quando si vende è sempre un successo. A quel punto vanno studiate le condizioni a cui si è venduto. Qualità della tariffa, innanzitutto. E finestra di prenotazione. Anche in questo mercato così sotto data, è certo che essere pieni due mesi prima del check-in è un indizio forte di magagna. Avremmo dovuto e potuto vendere meglio.
Altro parametro vitale fondamentale sono i rifiuti per occupazione. Questi si manifestano per via diretta, perciò sono una parte di ciò che abbiamo occultato al mercato. Pensate quanti ci avrebbero potuto vedere online, se squilla così tanto il telefono.
Avremmo potuto vendere ben più unità di quelle che abbiamo a disposizione. Questa consapevolezza ci mette di fronte a un dubbio. Avremmo potuto venderle davvero meglio?
Più sono abbondanti questi rifiuti, di cui bisogna tenere traccia, più è probabile che avremmo potuto vendere a prezzi più alti.

Tuttavia i processi di vendita, soprattutto quella dinamica, nascono a monte e hanno una vita movimentata. Le prime prenotazioni sono quelle più soggette a cancellazione, se manovriamo bene la tariffa le sostituiremo in corso d’opera con nuove migliori.
Il mercato si è spostato con decisione sotto data. E i rifiuti per occupazione hanno bisogno di una mappa temporale per avere ancora più senso. Lastsecond, giorno su giorno, la necessità di una camera spesso coincide con la ricerca di un’occasione. Perché il viaggiatore ormai ha imparato i meccanismi e sa che sotto data si tende ad abbassare.
La domanda perciò che dobbiamo porci è: avremmo venduto giorno su giorno a prezzi più alti di quelli che abbiamo materializzato?
Può darsi, dipende. In generale, quando si ottiene un risultato soddisfacente si incarta e si porta a casa.
Tenersi una manciata di camere per testare il mercato alla richiesta diretta è un buon banco di prova per fugare ogni dubbio. La statistica e l’esperienza ci dicono che riceviamo tante chiamate. Lasciamo spazio per quel tipo di contrattazione. Se ci rendiamo conto che vendiamo a ribasso, daremo ai rifiuti per occupazione una valenza diversa.
Il mercato è cambiato, il rifiuto per occupazione è importante ma la qualità della prenotazione lo è ancora di più.

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Il Revenue Management rovina il mercato?

Il Revenue Management rovina il mercato - Revenue Bros

Il Revenue Management rovina il mercato, abbassa i prezzi, svaluta il prodotto.
Dopo più di quindici anni che sentiamo questa manfrina, dagli addetti ai lavori sia chiaro, mai dai clienti, ne abbiamo le orecchie piene.
Ennesima riprova di come tutto si faccia tranne che ascoltare il mercato. Perché, a sentire con attenzione, ciò che ci suggerisce è proprio la necessità di trovare la tariffa migliore nel momento più congeniale.
Ancora tutti spaventati dalle tariffe “basse”, valutate tali su una percezione soggettiva che lascia enormi buchi d’invenduto e crea emorragie nel bilancio. E mai qualcuno che si faccia venire il dubbio, invece, di vendere troppo basso quando potrebbe alzare.
Ma va bene, sono convinzioni così radicate che estirparle è complicato. La paura guida l’animo pavido di chi preferisce fallire piuttosto che accettare determinate condizioni.
Sapete che c’è? Oggi diciamo a gran voce che a rovinare il mercato sono tutti coloro che rifiutano il passo coi tempi, i metodi corretti di lavoro, la giusta strategia commerciale.
Tutti coloro che pensano che studiare e lavorare su una tariffa sia semplice, che guardano le strutture simili nello stesso quartiere e si allineano ai loro prezzi, magari rosicchiando un paio di euro a ribasso.
Che risparmiano sul materiale umano, ignari di quanto fatturato in più potrebbe valere la giusta professionalità al posto giusto.
Le dinamiche di mercato sono cambiate, sapete perché? Perché il cliente ha capito il meccanismo. La finestra di prenotazione si è spostata più sotto data perché una buona fetta degli interessati ormai sa che anche giorno su giorno può trovare un posto letto a una cifra ragionevole. Anzi talvolta più vantaggiosa.
Questo è il risultato di chi ha pensato che il revenue management fosse una barzelletta. Di chi spara prezzi a casaccio e poi, vuoto, sputtana le tariffe per recuperare l’irrecuperabile.
Anni di lavoro e supervisione di centinaia di strutture ci danno la sicurezza che lavorando per tempo una corretta strategia commerciale, muovendo la tariffa ai giusti segnali del mercato, l’occupazione cresce omogenea. Anche su più strutture nella stessa destinazione, anche su strutture completamente diverse da loro. E a quel punto il lastminute è ponderato, la tariffa è equilibrata, ragionata, corretta.
Il revenue management rovina il mercato, certo. Chi si rifiuta di applicarlo.

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Esposizione Tariffaria

Esposizione Tariffaria - Revenbue Bros

Una corretta esposizione tariffaria online è alla base del successo commerciale.
È ancora vero, tutt’oggi?
Assolutamente sì, con delle sostanziali differenze rispetto al recente passato.
Le dinamiche di mercato cambiano alla stessa velocità del progresso tecnologico. Esiste ancora chi progetta un viaggio mesi prima, dipende anche dalla destinazione. Oggigiorno la materializzazione di una prenotazione è sempre più sotto data. Il cliente ha capito a fondo i meccanismi di vendita. Chi ha i nervi più saldi ed è disposto ad accontentarsi sa che negli ultimi giorni prima del check-in qualcuno sarà costretto a scendere con le pretese. In questo senso le statistiche online certificano il trend. Una prenotazione ha reale affidabilità da due settimane prima del soggiorno.
Dobbiamo essere bravi a impostare una corretta politica di cancellazione.
Dunque il mercato si è concentrato maggiormente su una finestra prenotativa sotto data.
L’importanza di una corretta e tempestiva esposizione tariffaria online rimane invariata. La variabile temporale è ancora la più importante all’interno di ogni valutazione commerciale.
Mettendoci in vendita con il giusto tempismo, otteniamo i seguenti vantaggi:
– Aumentiamo visibilità. E mica solo sulle OTA. Ricordiamoci che avere un mezzo come internet che grida al mondo che ci siamo è il commerciale più grande che abbiamo a disposizione. Senza internet, il telefono smetterà presto di squillare.
– Diamo la possibilità alla tariffa di crescere. Avere diversi mesi in un cui analizzare la pressione del mercato ci consente di partire cauti per poi alzare. Di centellinare il contingente di unità che vogliamo vendere. Di annusare l’aria che tira e correggere la mira.
C’è chi crede che in una settimana o in pochi giorni si possano fare miracoli. Che basti mettere una pezza con un prezzo stracciato a correzione di un errore a rialzo.
Soprattutto nelle stagioni più scariche o quelle spalla, comunicare al mondo che siamo disposti ad accoglierli è fondamentale. Anche raccogliendo quel poco che possiamo.
E le cancellazioni sono un problema?
Certo sarebbe bello se tutti onorassero ogni prenotazione.
Anche una cancellazione è un segnale d’acquisto. Qualcuno ci ha visto e ci ha scelto. Perché ha cambiato idea è d’importanza relativa.
Abbiamo strutture la cui capacità è spesso più grande di quella reale. Perché le cancellazioni ci costringeranno a vendere più unità di quelle che abbiamo, nel flusso fisiologico di intercambio con nuove prenotazioni che le vanno a sostituire. E, in tutto questo, la tariffa punta sempre verso l’alto senza interrompere il suo incedere.
L’esposizione tariffaria online consente tutto ciò, l’analisi più approfondita e il lavoro sul prezzo. Rimarrà sempre cardine all’interno di qualsiasi strategia commerciale.

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Gruppi

Gruppi - Revenue Bros

Parliamo di gruppi, argomento importante e sfaccettato.
All’interno di una strategia commerciale, dobbiamo valutare se l’inserimento di questo segmento di mercato possa essere economicamente vantaggioso.
Qualsiasi struttura, dal business al leisure, si troverà al cospetto di questa scelta.
Il primo fattore è legato alla capacità della struttura. Più unità abitative avete, più sarà complicato lavorare unicamente con gli individuali. A braccetto va anche la lunghezza della stagionalità. Su sei mesi è più facile pensare di potersela cavare ma su dodici mesi è più complicato. Quindi, sopra le quaranta camere annuale, qualche gruppo è bene pensare di infilarlo.
E questa è la prima dritta.
Domandiamoci dunque se è opportuno prendere accordi con il tour operator di turno. L’ideale sarebbe lavorare su richiesta alla tariffa esposta, magari scontandola per creare una corsia preferenziale all’interlocutore.
Parliamo di netto, sia chiaro. E questo è un altro vantaggio che può portare il gruppo. Un guadagno maggiore.
I tour operator spesso chiedono maggiori garanzia. Dei listini, magari suddivisi per periodi stagionali. E degli allotment. Ecco, quest’ultima è una parolaccia che sarebbe opportuno evitare di pronunciare.
Se proprio avete necessità di legarvi ad accordi più strutturati, dosate bene questi benedetti listini fissi. E pianificate quanta della vostra occupazione volete concedere ai gruppi.
Chi ha grande consapevolezza del mercato in cui lavora sa qual è il potenziale del prodotto che vende. Piuttosto che lasciare un’importante fetta di invenduto, meglio concederla a un segmento comodo come quello dei gruppi.
Un albergo stagionale, che sia mare o montagna, difficilmente avrà bisogno di stilare accordi con un tour operator. Forse, ma neanche è sicuro, se è una struttura che sfiora o supera le cento unità. Si può anche lavorare con gruppi solo su richiesta. Piazzando di tanto in tanto in tanto qualche tappabuco.
Esistono destinazioni in cui il gruppo ha un potenziale di spesa maggiore dell’individuale. Questo perché le agenzie lavorano ancora molto sul valore delle stelle più che del punteggio di una OTA.
Una sana strategia commerciale tiene conto di tutto.
Certo lavorare solo con i gruppi è penalizzante. Avremo sempre bisogno della visibilità online per creare nuova domanda e nuovi clienti.
I gruppi danno anche un vantaggio organizzativo e operativo. Perciò, teniamoli sempre in considerazione.

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Cross selling, Up Selling e attenzione

Cross selling, Up Selling e attenzione - Revenue Bros

Cross selling? Sì. Up selling? Certamente. Attenzione però a cosa, come e quando proponiamo.
Vendere un prodotto è sempre una sfida affascinante. Se poi sotto un unico cappello ci sono più servizi, allora è bene assegnargli un valore e provare a spingerli.
Il primo compito è quello di capire se il mercato è interessato a sborsare qualcosa in più per servizi ancillari o migliorie. Darlo per scontato è un errore madornale. Ed è facile accorgersene. Qualsiasi nostra idea produca zero ha un unico significato, il cliente l’ha respinta.
Possiamo parlare di alberghi, certo. Esempio classico, colazione inclusa o a parte. Vende? Anche qualora la risposta fosse negativa, dovremmo ragionare sul prezzo. Ma se la statistica rimbalza costantemente la nostra iniziativa, è opportuno considerare la strategia da un’altra prospettiva.
Possiamo parlare di aerei e di ferrovie, certo. Ultimamente qualche compagnia offre l’acquisto di un upgrade sotto data. Sui treni, la richiesta è assai contenuta e perciò può portare a una materializzazione. Sugli aerei, passare da un posto in economy a uno in business è tutt’altra faccenda. Spendere il doppio di quanto si è già fatto per passare di categoria è inimmaginabile.
Analizzando le strategie di mercato più comuni, il problema pare essere il seguente. L’up selling è più utilizzato come una misura estrema per coprire l’invenduto piuttosto che un’opportunità di incrementare la qualità della tariffa. Si spinge commercialmente verso l’upgrade perché la strategia iniziale ha fallito.
Il cross selling poi è ancor più sconsiderato. Basti pensare alle bevande e il cibo, che siano all’interno di un frigobar o nei carrelli del personale di bordo. La mentalità è sbagliata in partenza. Si crede che ci siano circostanze in cui il cliente debba per forza acquistare un prodotto e quindi sia costretto a sborsare più di quanto farebbe normalmente.
Signore e signori, c’è una terza via. Quella in cui il cliente tiene i soldi in tasca.
Siamo in un’epoca in cui anche i grandi colossi paiono aver problemi nell’equilibrio tra costi e introiti.
Prime Video e Netflix hanno recentemente introdotto le pubblicità negli abbonamenti base delle loro piattaforme streaming. Sintomo di scarsa salute economica e di scelte scellerate in fase di investimenti.
Entrambi hanno alzato, di anno in anno, il prezzo del loro prodotto.  E questo sarebbe comprensibile se si basasse su indagini di mercato. I clienti sono disposti a dare di più per ottenere ciò che desiderano. È la base del revenue management.
Il punto è che questi rialzi sono frutto di un gigantesco uroboro ingurgita soldi che a tutti guarda tranne che ai desideri di coloro da cui dovrebbe essere alimentato.
Cross selling, up selling, rialzi tariffari. Tutto benissimo. Attenzione, però, il cliente paga per ciò che vuole. Il resto deperisce.

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Revenue Mono Unità

Revenue Mono Unità - Revenue Bros

Revenue mono unità, per così dire. Concetto vago per un’operazione necessaria.
E se per Revenue intendiamo l’abbreviazione di Revenue Management, per Revenue intendiamo anche l’applicazione di una politica commerciale fluida, che preveda variabilità di prezzo e condizioni di vendita.
Tra le tante domande che tempestano la testa di chi è poco avvezzo a queste pratiche, ce n’è una che più di tutte blocca i buoni propositi di impostare questa metodologia di lavoro. Come faccio a farlo?
Perché, preda delle nostre paure, costruiamo una serie di vie e di risposte fantasiose, interamente prodotte dalla nostra mente, che ci bloccano in partenza.
Spuntano come funghi case vacanze e camere, ricavate da vecchie proprietà della nonna o dei genitori. Fossili di un’epoca in cui la vita era più a portata di tasche. Così tutti hanno pensato di poter diventare professionisti della ricettività e imprenditori.
Lasciamo da parte ogni considerazione sulla difficoltà di questo lavoro e concentriamoci su come gestire, dal punto di vista commerciale, una mono unità.
Che sia una camera, un appartamento, una baita, una barca. Qualsiasi unità che offra uno o più posti letto. Ciò porterà al dovere di produrre ogni giorno una tariffa valida per il mercato.
Il Revenue Management, su strutture con più unità abitative, permette attraverso la pressione del mercato di verificare la bontà del nostro pensiero commerciale. A seconda di quante prenotazioni entrano, si alza o si tiene ferma la tariffa. Una via tortuosa alla ricerca della perfezione, cercando di imparare da ogni errore, provando a commetterne sempre meno.
Quell’unica unità a vostra disposizione però lascia poco spazio di manovra e apre alla possibilità che ogni giorno sia una casistica. Decisamente complesso.
Anche la costruzione di uno storico può essere fuorviante, proprio perché il ricavo medio è sempre il RevPar. O vendete o rimanete vuoti.
Quindi l’approccio deve essere opposto alla concezione classica di vendita. Laddove si parte al prezzo più basso possibile, in funzione di dati storici, per crescere, sulla mono unità è più sensato partire sopra la soglia ipotizzata e poi, eventualmente, scendere più sotto data. Un Revenue al contrario, se ci si consente la licenza.
Lo studio a quel punto è ancora più decisivo. Soprattutto nel registrare le finestre di prenotazione, capire quando il mercato si esprime al massimo del suo potenziale. Perché se si vende tutto troppo a distanza dalla data, è quasi certo che si sarebbe potuto vendere a una tariffa più alta.
Perciò è meglio una politica di cancellazione più restrittiva, nella conoscenza della destinazione e del tipo di clientela che attrae. E poi tariffa sovradimensionata fin quasi sotto data.
Il Revenue Mono Unità si può fare.

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Strutture di Piccole Dimensioni

Strutture di Piccole Dimensioni - Revenue Bros

È possibile attuare politiche di Revenue Management a strutture di piccole dimensioni?
Fughiamo ogni dubbio, certo che si può.
Sarebbe anche doveroso sottolineare che il Revenue Management è una disciplina filosofica pratica che viene spesso interpretata in modo molto differente a seconda del soggetto che la attua.
Insomma è ben lungi dall’essere un teorema matematico. Ci sono tante scuole di pensiero. E, come diciamo noi, se i risultati arrivano vuol dire che funziona.
Detto ciò, se il metodo ha delle regole base abbastanza chiare, adattarlo alle differenti situazioni richiede elasticità, studio e competenza.
Difficile perciò pretendere che un albergo sopra le quindici camere possa essere trattato esattamente come un bed and breakfast o un affittacamere.
Minore è il numero di unità da vendere, maggiore dovrà essere la cura e l’attenzione verso i dettagli. Laddove il margine consentito da un errore di valutazione si riduce quasi al nulla, perché ogni camera venduta male può pesare come una zavorra sulla produzione finale.
Nella costruzione della tariffazione di partenza, la metodologia rimane inalterata. Lo storico rimane re indiscusso di ogni valutazione. L’invenduto tuttavia dovrà essere sottoposto a un’accurata vivisezione. E di nuovo le proporzioni sono determinanti. Se resta invenduta 1 camera su 50, può essere un caso. La bontà del nostro operato rimane elevata, che quella defezione provenga da una cancellazione, un no-show o la spinta eccessiva della tariffa in lastminute. 1 camera su 4 punta il dito su una gestione commerciale rivedibile. Forse perché la cancellation policy è troppo permissiva in un periodo di alta stagione, forse perché si è chiesto troppo al mercato. Sta a noi capire davvero cosa sia successo. Altro elemento cardine, qui ancor più determinante, sono i rifiuti per occupazione. Dato che fornisce la misura della nostra bravura nella gestione dei momenti di massima pressione.
Su una struttura medio/grande, partire un filo troppo bassi può essere facilmente recuperabile grazie a un immediato e robusto rialzo tariffario.
Su una struttura di poche unità, partire più bassi del dovuto è già una condanna.
Ogni prenotazione conta, ogni camera può rappresentare una modifica di prezzo. Ci vuole contatto costante con la domanda e reattività perenne.
Altro consiglio madre. Evitate di diversificare la vostra proposta. Può essere affascinante avere camere tutte diverse, con i loro particolari e fini pregi. Dal punto di vista commerciale è tremendo, ognuna dovrà avere una sua collocazione sul mercato ed è come se aveste tutte singole strutture. Diventa pressoché impossibile applicare una dinamicità di prezzo. Perciò, almeno nella vendita online, accorpate quanto più possibile le tipologie.
Si può eccome attuare politiche di Revenue Management a struttura di piccole dimensioni. È solo un po’ diverso e certamente più faticoso.

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La Qualità dei Numeri

La Qualità dei Numeri - Revenue Bros

La qualità dei numeri è fondamentale per qualsiasi tipo di analisi.
Eppure ancora c’è tanta confusione intorno a questo concetto. Ormai è divenuto chiaro che raccogliere informazione è alla base di qualsiasi attività commerciale. E proprio per questo esistono i commercialisti, giusto? Certo, per il tipo di lavoro che gli compete. Per quanto sia vitale conoscere la somma che entra e quella che esce dal proprio conto in banca, a livello di mercato sono tante altre le informazioni che dobbiamo ricavare.
È come quando ci andiamo a pesare su una bilancia. Lo strumento, se ben calibrato, ci fornirà un valore indiscutibile. Il punto siamo noi. Se siamo nudi, se indossiamo qualcosa, se ciò che indossiamo è più o meno pesante.
Lo stesso vale per il dato di produzione. Lordo o netto, già c’è tutta la differenza di questo mondo. In ambito alberghiero, poi, l’aggiunta dentro all’impasto di altri possibili servizi ci porta proprio da un’altra parte.
È giusto anche valutare un’azienda nella sua interezza, arriva il momento in cui è sano rendersi conto di cosa ci rimane in tasca.
Intercettare il mercato però implica capirne le ragioni d’acquisto. E per far ciò dobbiamo tararci sulle sue frequenze.
Qual è la tariffa che ha funzionato?
Ipotesi netto. A seconda di come vendiamo una camera, il valore cambia connotati. Le commissioni, alle OTA o al tour operator di turno, spostano verso il basso il valore. Questo ci porta a considerare meno proficuo vendere in un modo o in un altro. Dimenticandoci ciò che più ci interessa, il canale che ci ha dato maggiori soddisfazioni e, più di tutto, il prezzo che ha centrato la domanda.
Ipotesi servizi inclusi. Questo è ancora più comune. Inserire nel prezzo di una camera il ristorante, la SPA o servizi ancillari di qualsiasi tipo. Un unico mega valore che, senza essere scisso, genera confusione. All’interno di una struttura possono esserci diversi centri di costo e di ricavo. Per capire la loro ragion d’essere vanno analizzati separatamente, va compreso il loro valore commerciale.
Per evitare qualsiasi problema, è semplice, taratevi sul prezzo di vendita. Il cosiddetto “selling price”. Ciò che vende è ciò che va analizzato. Successivamente sarà tempo di capire se c’è modo e margine per aumentare la qualità delle vendite, scegliendo meglio il canali tramite cui operare.
La qualità dei numeri è fondamentale perché ci mette in mano le redini dell’azienda e ci rende consci del potere di ogni decisione, preparandoci per capire cosa genera. 

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