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Lo sconto

Lo sconto - Revenue bros cunselenza alberghiera

Applicate lo sconto?
Domanda a bruciapelo, semplice eppure così complessa da richiedere infiniti studi a riguardo. Perché lo sconto è strategia, è ultima spiaggia dopo un fallimento, è aggiustamento.
Cerchiamo di farla semplice, nel ricordare che nella vendita è sempre una questione di momenti. Dipende.
Tralasciamo la necessità di stracciare un prezzo che ha mancato l’obiettivo. Capita a tutti, riuscire a comprendere la necessità di rivedere le proprie idee è fondamentale.
Ma lo sconto può essere strategia commerciale?
Ci sono due macro forme di vendita. Quella diretta e quella online. Viaggiano parallele ma vivono di regole differenti.
L’online è una vetrina potenzialmente infinita, finestra da cui si affacciano anche molti clienti che ambiscono a diventare diretti. I portali di vendita si poggiano su regole, algoritmi, dogmi e idee che alle volte vanno solo accettati e seguiti.
Molti sostengono che lo sconto sia più attraente per il mercato. Dà la percezione di pagare meno qualcosa che vale di più.
Eppure, nel mare magnum di proposte, ci sono così tante variabili da considerare che sarebbe superficiale credere che un semplice prezzo sbarrato o una percentuale di risparmio siano da soli in grado di guidare verso la materializzazione di un acquisto. A funzionare, online, sono una solida brand reputation, un insieme di caratteristiche che si confanno alle necessità di chi compra. E poi il prezzo.
E al telefono?
Riteniamo errato concedere uno sconto a prescindere. Dipende dalla data, dal momento in cui viene richiesta, dalla disponibilità totale. È un errore considerare uno sconto procedurale, solo per arrivare a dama.
Ma come, lavoriamo per studiare il mercato, rimestiamo nei nostri errori, facciamo tesoro delle nostre esperienze. Un prezzo deve essere il prodotto di un’attenta e meticolosa analisi. E poi, che facciamo, lo scontiamo?
Fatevi le giuste domande.
Lo sconto, in generale, è ammettere che abbiamo sbagliato a scegliere una tariffa.

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Caro Imprenditore

Caro Imprenditore - revenue Bro consulenza alberghiera

Caro imprenditore,
nel corso degli anni abbiamo parlato spesso con te. Eri sempre diverso, per carità. Unico. Provenivi da tutte le parti d’Italia e del mondo, facevi parte di ceti sociali diversi. Eri bruno, biondo, moro. Eri uomo, eri donna.
Eppure, caro imprenditore, è capitato che sovente dalla tua testa uscissero idee assai simili tra loro.
È un mestiere complesso il tuo, va detto. Mica alla portata di tutti. Ci vogliono caratteristiche che solo alcuni possiedono. E già solo per questo ti va dato onore.
Perciò, caro imprenditore, vorremmo darti giusto un paio di consigli spiccioli, utili a guardare dalla giusta prospettiva il quadro generale.
Siamo in un periodo piuttosto florido, al netto di costi che si sono alzati in modo anomalo. Rimpiangevamo l’assenza di turismo, di gente in giro. Oggi abbiamo il cruccio opposto, ci si lagna dell’overtourism.
Oggi, caro imprenditore, tutti hanno aumentato improvvisamente la soglia di spesa.
Attenzione, però, mica tutti abbiamo imparato a vendere. Ma è facile capire fin dove arriva il nostro merito. Analizziamo il passato. Se qualcosa, pandemia a parte, non funzionava prima e ora va alla grande, di chi credete sia il merito?
E questo era il primo suggerimento.
Il secondo, se possibile, è ancora più importante.
Caro imprenditore, adesso hai un gruzzoletto in tasca. Attenzione perché è più pericoloso averli i soldi che esserne in mancanza.
Ti sono venute delle idee niente male su come investirli. Ampliamenti, migliorie, proposte pioneristiche.
Caro imprenditore, cerca di rincorrere le necessità del mercato perché è lui che ti parla, che ti suggerisce. È difficile imporre al mondo la propria visione, assai più semplice ascoltare un’opinione.
Se la barca è rotta, è giusto aggiustarla. Se funziona e va a gonfie vele, però, perché toccarla?
Pensiamo piuttosto a chi ci lavora ogni giorno. Se abbiamo scelto gli uomini giusti, al posto giusto, è sacrosanto ricompensarli, elevarli. Se ci manca qualcosa, aggiungiamola.
Nessun intonaco nuovo, software all’avanguardia, servizio aggiuntivo, sarà mai efficace quanto un professionista competente.
Caro imprenditore, il fatturato passa soprattutto attraverso la qualità del lavoro delle persone.

Bambini in hotel, quali sono i nostri consigli

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L’Evento Irripetibile (la Casistica Springsteen)

L’Evento Irripetibile (ovvero la Casistica Springsteen) - Revenue Bros

Avete avuto mai a che fare con un evento (turisticamente) irripetibile?
Il nostro lavoro raramente è fatto di dogmi insindacabili. Anzi, molto più spesso, è composto da casistiche.
Come affrontare questo genere di situazioni a livello tariffario?
L’evento irripetibile è un caso di studio affascinante, a noi piace chiamarlo la casistica Springsteen. In ovvio riferimento al mitico Bruce che da più di cinquant’anni domina il panorama musicale mondiale.
Nello specifico, l’evento irripetibile è associato a destinazioni inusuali per concerti di cartello di questo tipo.
Quest’anno, neanche a farlo apposta, Springsteen tocca tre tappe italiche. Roma, Ferrara e Monza. E se su Roma la domanda si spalma lungo un territorio sconfinato, le altre due sono realtà meno conosciute e geograficamente più contenute. Il che rende ogni unità abitativa un bene di lusso.
All’inizio, molti si affacceranno online e cercheranno di capire cosa fanno gli altri. Sperando che il primo a proporre il fantomatico prezzo sia anche in grado di sciogliere il paradosso dell’uovo e della gallina.
Se proprio l’argomento relativo all’evento irripetibile vi è ignoto, piuttosto è costruttivo utilizzare il web per capire qualcosa in più sui numeri dell’artista. Quanto costa un biglietto per il suo concerto, quanto seguito ha, quante date concede all’interno di un territorio.
Guardatevi poi allo specchio. La vostra brand reputation, i vostri ricavi medi, la vostra location. A quel punto prendete la data di maggior successo in termini di occupazione e produzione. Formate un punto di partenza. Attenzione, non stiamo dicendo che deve essere esattamente quello il prezzo. Potete persino moltiplicarlo. Ma è qualcosa di concreto su cui poggiarsi.
L’evento irripetibile richiede cautela e sperimentazione. Motivo per cui, soprattutto quando si aprono gli argini della vendita, è opportuno concedere poche unità allo stesso prezzo. Attraverso le telefonate capirete quanto sia appetibile la tariffa che avete esposto. Online, mettete una, massimo due unità. E poi riconsiderate il tutto. Procedendo, in crescita, fin quando il mercato ve lo consente.
E la cancellation policy?
Altro elemento vitale. Una volta tanto si può essere restrittivi. L’evento irripetibile vi mette dalla parte del manico del coltello.
Se proprio volete considerare gli altri, partite dal presupposto che per quanti lavoreranno bene sulla strategia, tanti invece opereranno in modo casuale. Costringendoli poi ad abbassare vorticosamente sotto data.
Può darsi che vi costringa a una gestione un pizzico isterica della tariffa, è normale.
L’evento irripetibile è formativo ma mette a dura prova tutti, dal revenue manager all’accoglienza.

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La Paura delle Tariffe Alte

La Paura delle Tariffe Alte - Revenue Bros

Avete mai avuto paura delle tariffe alte?
Abbiamo appena messo alle spalle Pasqua e abbiamo davanti mesi importanti, soprattutto per le città d’arte e il mare. La montagna segue a ruota e si difende, l’estate è diventato un periodo caldissimo anche quando gli impianti sciistici vanno in letargo. Insomma ci si frega le mani. Il periodo storico è propizio, ne abbiamo più volte parlato. Perciò, con la dovuta logica, il margine per alzare i prezzi è ampio. Il mercato si è espresso in tal senso, dando più volte prova di esser disposto a toccare picchi vertiginosi.
Tutto bene quindi, vero?
Sì, certo. Fin quando però ci troviamo al cospetto di un’altra paura molto comune, quella delle tariffe alte. Diametralmente opposta allo spauracchio del prezzo stracciato e della bassa occupazione. Eppure altrettanto vivida, paralizzante.
Come faccio a giustificare una prenotazione a 250 euro quando di solito vendo a 100? D’altronde è la stessa camera, gli stessi servizi, la stessa colazione, lo stesso staff. Si accorgeranno che sono una frode, si lamenteranno, lasceranno una recensione negativa!
Se avessimo un centesimo per ogni volta che abbiamo assistito a queste paturnie.
Il fatto clamoroso è che spesso questo timore rappresenta il freno che blocca le tariffe e non permette loro di superare una certa soglia. Quando si dice, fasciarsi la testa prima che si sia rotta.
La reazione è il tentativo di anticipare una lamentela che ancora è solo nella testa di chi la immagina.
Iniziamo col definire un concetto: nessuno punta una pistola alla tempia di chi acquista. Se una tariffa è ritenuta congrua, viene accettata. Anche fosse una sola all’interno di un anno. Se è funzionale al momento in cui ci verifica e va a completare un’occupazione soddisfacente, rappresenta un lavoro ben fatto.
Diamo un po’ di credito a chi ci sceglie perché l’acquisto è il risultato di una ricerca, spesso anche meticolosa.
La bontà del nostro operato dovrà essere quella di sempre. E il nostro brand varrà quanto merita perché le stesse qualità per cui siamo apprezzati sempre, varranno a prescindere dalle oscillazioni tariffarie.
Certo si può decidere di imbellettare il prodotto quando il ricavo medio cresce. Offrendo qualcosa in più, anche fosse solo un late check out o una bottiglia di spumante.
Suggeriamo però di valutare in primis le esigenze del cliente, prima di anticiparle in modo arbitrario. L’analisi deve basarsi su impulsi esterni, mai su una nostra fantasia soggettiva.
La tariffa alta è solo quella che non materializza. Altrimenti è solo corretta.
La paura delle tariffe alte è nella testa di chi vende.

Tariffe incontrollate? leggi il nostro articolo

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I nostri Competitors (e come trovarli)

I nostri competitors (e come trovarli) - Revenue Bros consulenza alberghiera

Quali sono i nostri competitors? E, soprattutto, come trovarli?
Sembrerebbero le premesse di un romanzo. E siamo sicuri che venderebbe milioni di copie, vista l’attenzione che si dà a questo aspetto della strategia commerciale.
I nostri competitors. Esercizi commerciali vicini, nemici. Ci tolgono clienti, abbassano i prezzi, rovinano il mercato. I nostri competitors, persino i canali di distribuzione lo stanno diventando o forse lo sono sempre stati.
Tutti concentrati su questi punti, assai di più di quanto si dovrebbe. Tralasciando conoscenze interne decisamente più utili.
Prendiamo spunto da una conversazione avuta di recente con un nostro amico albergatore. Gestore di un bel hotel in una città nordica, abbastanza conosciuta. Piazza che vive di un mercato business per cinque giorni su sette, di gruppi e anche di leisure. Quest’ultimo vocabolo molto ampio, non v’è dubbio. Perché ci sono tantissime destinazioni che si prestano a meraviglia per essere considerate di passaggio. Luoghi magici dove si spezza il viaggio, ci si appoggia per raggiungere altre mete. E si finisce per scoprirne le qualità.
Una piazza così lavora molto bene in lastminute, tutto l’anno. Diventa affascinante quindi capire qual è la misura giusta della tariffa giorno su giorno, all’interno delle varie stagionalità. L’amico albergatore dunque incalza, come da manuale: so come la pensate, ma sarebbe forse il caso di guardare cosa fanno i nostri competitors?
Domanda persino legittima, di sicuro attesa. E questa volta ci siamo risparmiati la solita manfrina. Il prezzo è in rapporto alla qualità del prodotto, al numero di unità a disposizione, all’occupazione acquisita e all’invenduto, alla brand reputation, alla posizione specifica, al quantitativo di repeater, alla bravura di chi vende al banco e al telefono, al passaggio che si genera, ai servizi che si offrono. L’elenco è lungo. All’interno di queste variabili, dieci euro in più o in meno difficilmente influiscono sulle preferenze di un cliente. Il mercato, poi, è vasto e l’obiettivo è sempre quello di allargarlo.
Quindi quali sono i nostri competitors?
La domanda è quella sbagliata, ancora una volta, prendendo il caso specifico. Quella giusta è: qual è il tipo di clientela che ci sceglie e perché?
Perché se davvero siamo il classico albergo di passaggio, la presunta lista dei competitors si allarga a macchia fino a toccare l’intera regione o marca geografica. Ha senso andare a scovarli tutti per poi adattare il prezzo a loro?
Domanda pleonastica.
Cercate dunque di capire cosa avete in casa, come rendervi ancora più attraenti a chi vi cerca di sua sponte. Studiate il modo per accoglierlo ancora meglio.
I nostri competitors siamo noi, sarà sempre così.

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura, leggi l’articolo

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Bambini in Hotel

Bambini in hotel - Revenue Bros Riccardo Moglioni consulenza alberghiera

Bambini e hotel, un connubio particolare.
A dire la verità, i bambini sono una fetta di mercato specifico da considerare nella strategia commerciale. E lo sono sia dal punto di vista tariffario che di gestione. Tanto che, nel corso degli anni, più di una volta ci è capitato di incontrare imprenditori che evitavano proprio il problema a monte. Bambini non ammessi.
Una forma di razzismo selettiva, vero?
Bambini e hotel, un rapporto complicato, addirittura più della considerazione degli animali di compagnia.
Come sempre, tentiamo di essere oggettivi e dare qualche suggerimento. Ci piace considerare il mercato nella sua interezza, chiudere una porta vuol dire tagliare fuori un numero imprecisato di clienti. E le famiglie possono essere una buona fetta di produzione. Perciò escluderli potrebbe essere una mossa poco saggia.
La difficoltà è ben chiara. È il genitore a decidere per il bambino, unico essere umano il cui libero arbitrio ancora è lontano dall’essere considerato. I bambini sono per costituzione chiassosi, hanno necessità particolari. E possono essere un fastidio per gli altri (lascio a voi commenti su questo). E quest’analisi va fatta dal punto di vista imprenditoriale, mai personale. Amare i bambini ed escluderli dalle nostre scelte commerciali non per forza rappresenta un ossimoro.
Come li trattiamo quindi i bambini negli hotel?
Innanzitutto iniziamo col definirli, per età, in funzione del posto letto e dei servizi che utilizzano. Possono dormire comodamente nel letto assieme ai genitori? La colazione, inclusa, non la toccano neppure? Costo zero. Tutt’al più qualche cortesia ai genitori, al buon cuore dell’accoglienza. Gli si vuole fornire una culla? Diamogli un valore economico proporzionato (alle volte vediamo cifre clamorose, culle che costano più del parcheggio).
Quando il bambino inizia ad avere un’età per cui occupa un letto, consuma una colazione, che differenza di trattamento gli si può concedere rispetto a un normale adulto? Dal nostro punto di vista, nessuna. Poi dipende, questo mestiere è fitto di “dipende”. Va valutato caso per caso.
Alcune volte la strada che intraprendiamo è aperta e ci si schiude in modo spontaneo. Ci sono destinazioni e periodi stagionali in cui le famiglie sono una gallina dalle uova d’oro.
Concentriamoci sul comprendere di cosa ha necessità la nostra struttura piuttosto che ciò di cui pensiamo di aver bisogno noi. La formula è sempre la stessa.

E invece gli animali domestici come li ospitiamo? Leggi l’articolo

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Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura - Revenue Bros

Cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.
Ce ne sarebbero più di cinque, intendiamoci. Partiamo però con qualche solida base. La strategia commerciale è il cuore pulsante del successo di un’azienda. Accompagnata da un prodotto valido e uno staff adeguato, sia chiaro. Ma se volete iniziare a fare sul serio, prendete questi punti e vedete a che punto siete.
1) Fare bene i conti. Concetto ripetuto a iosa eppure mai a sufficienza. Quasi sempre ci è capitato di fare domande in proposito e di ricevere risposte inconcludenti. Si pretende di fare un prezzo senza sapere di quanto abbiamo realmente bisogno per far quadrare i conti. Questo impedisce di evidenziare le falle del sistema. Dove perdiamo, dove possiamo aggiustare il tiro. Fate bene i conti.
2) Guardate il fatturato lordo mensile e lasciate perdere i corrispettivi. Il commercialista fa un lavoro magnifico ma è lontano dall’analisi di mercato. Se oggi incassate caparre di tot euro per arrivi futuri, andarli a inserire nella colonna del mese corrente sballa ogni considerazione. Focalizziamo la nostra attenzione sulla produzione lorda di ogni giorno, questo ci consente di capire quanto bene abbiamo lavorato. E come migliorarci.
3) Il prezzo deve variare, altrimenti stiamo perdendo per strada qualcosa. Anche se l’analisi ci ha portato a definire una tariffa meravigliosamente corretta, troppe variabili la renderanno tremendamente sbagliata a seconda del momento in cui la si butta in pasto al mercato. La distanza dalla data e la pressione delle prenotazioni ci guiderà verso la soluzione. E se all’inizio si parte troppo bassi, nessuna paura, purché alziate in tempo. La tariffa minima è un parametro su cui lavorare, ciò che conta sono i valori di Ricavo Medio e, su tutti, RevPar.
4) Scegliere bene gli strumenti con cui lavorate. Siamo in un periodo in cui sfioriamo la perfezione informatica. Sempre più case software sfornano programmi magnifici, graficamente accattivanti, così ricchi di informazioni da potercisi chiudere intere giornate. Fa bene approfondire alcuni dati, studiare le miriadi di sfaccettature che ha il mercato. Tarate però tutto in funzione delle vostre finanze e delle vostre necessità. Soprattutto all’inizio, fatela semplice. Le risposte saranno davanti a voi.
5) Curate l’online. Contenuti informativi, foto, tutto quello che è richiesto. L’online è la vostra vetrina sul mondo. Se vi sfugge questo, avete fallito in partenza. Scegliete con cura i vostri partner e poi trattateli con onore, ben più di quanto loro faranno con voi con ogni probabilità. Quasi sempre ne bastano pochi ma fidati. Tanto il Booking Engine quanto le OTA devono essere lo specchio di ciò che offrite.
Questi sono solo cinque consigli utili per gestire la vostra struttura.  

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Qui parliamo di rialzo tariffario, quando è opportuno e quando non è consigliabile

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L’arte del grazie

L’arte del grazie - Revenue Bros

L’arte del grazie. Sembra una parola banale, superficiale. Racchiude un mondo di rapporti e di percezione degli stessi.
– Buongiorno. –
– Buongiorno a lei, tutto bene? Com’è andata? –
– Tutto perfetto, ci siamo trovati molto bene. –
– Meraviglioso, il conto è saldato. Le auguro buona giornata. –
– Ottimo, anche a lei. Grazie. –
– PREGO. –
Agghiacciante, no? Messa nero su bianco, fa accapponare la pelle o è solo una sensazione? Come pensate che una mente senziente possa uscire da questa conversazione?
Facciamo pura semantica qui, è chiaro. Eppure dietro a questo c’è un mondo da comprendere. Soprattutto se si è commercianti, soprattutto se lo scopo finale è conquistare il gradimento del cliente e, grazie a questo, il mercato.
L’arte del grazie è dimenticata e, per quanto possa sembrare pleonastico, è in essa racchiusa l’interpretazione dei rapporti interpersonali.
Ci abbiamo speso minuti, forse più, durante le nostre lezioni di formazione. Perché è chiaro come il manierismo dell’accoglienza, troppo sovente robotica, si perda dietro una costruzione forzata di un sentimento che dovrebbe nascere spontaneo.
L’arte del grazie, certo. L’arte del grazie a lei. Altroché.
Abolirei la parola “prego” da qualsiasi vocabolario. Anche dovessi fare un’enorme piacere a un tuo nemico, alla base ci dev’essere un interesse, un piacere, un tornaconto personale. Qualcosa che metta sullo stesso piano lo scambio.
Al cliente che favore abbiamo fatto di preciso? È stato un equo baratto, nell’auspicio che entrambe le parti siano uscite soddisfatte dall’esperienza.
Grazie affonda le sue radici lessicali nella gratitudine.
Grazie per averci scelto, per essere stato nostro ospite, per aver speso i sudati guadagni proprio da noi. Grazie per aver impiegato il bene più prezioso, il tempo, assieme a noi.
Forse allora è qualcosa in più di pura semantica.
L’arte del grazie. Ma del grazie a te, a lei, a voi.

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I tre anni di revenue tariffario

I tre anni di revenue tariffario - Revenue Bros

Tre anni. Tre anni di revenue tariffario e si può raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura.
Lasciamo da parte i miracoli, le promesse percentuali sulla base di ciò che vuole sentire l’orecchio che ascolta. Accantoniamo le palle di cristallo e gli imbonitori.
Tre anni di revenue tariffario è tutto ciò che serve per raggiungere la vetta.
E siccome parlare d’aria fritta è pratica che appartiene a chi sa farlo, iniziamo a spiegare meglio il concetto.
Premessa vitale, cruciale, necessaria, imprescindibile: una struttura alberghiera, così come qualsiasi esercizio commerciale che abbia un rapporto diretto con il cliente, deve il merito dei suoi risultati a numerosi fattori. La qualità del prodotto, in relazione a un servizio di livello, sono almeno al pari di una buona politica commerciale. Chiaro? Il prezzo migliore è figlio di un incastro astronomico di stelle lucenti.
Quello che però si può raggiungere, anche nella meno esaltate delle situazioni, il prezzo più indicato. Ergo il migliore nelle reali condizioni.


Tre anni di revenue tariffario:
– Anno uno: che si tratti di start up o di raccolta di una situazione precedente, il lavoro va affrontato in modo simile. È necessario mettere in discussione tutto, analizzarlo, ipotizzarlo e poi concretizzarlo. Fatti i conti a dovere sui costi, definire un prezzo minimo della camera (o del prodotto), considerare i momenti di bassa, media e alta richiesta. E lanciarsi. Se si ha uno storico, tanto meglio. Ma va comunque messo in discussione perché, come tutto, sarà il prodotto di un’impostazione che può nascondere dei difetti. E senza aver commesso quegli errori, sarà più difficile definirne la causa. In fase di start up, dimenticate i competitors come base di confronto. Concentratevi sui costi e saggiate il mercato.
Sarà lui a portarvi verso la maggiore soddisfazione economica.


– Anno due: si raccolgono le idee di tutto ciò che è capitato nel primo anno. Per quanta esperienza voi possiate avere, ogni realtà va studiata a parte. Ogni struttura è composta di caratteristiche differenti, umane e materiali. Esistono pochissime (forse nessuna) realtà che davvero possono paragonarsi. Perciò avrete, nel primo anno, commesso diversi, fisiologici errori. Il secondo anno è di correzione a questi. Un percorso che vi avvicinerà alla verità. Lo storico del secondo anno sarà una base davvero solida per costruire il futuro. Più che un’idea di ciò che davvero valete.


– Anno tre: la summa di tutto. Lo storico dovrà essere cesellato e portato alla sublimazione. Saprete ogni difetto e pregio di ciò che avete in mano, il prezzo si sarà plasmato grazie e a causa di questo. Potete raggiungere la vetta e avere in mano qualcosa di concreto. Tutto ciò che c’è, se siete stati bravi, è quello che rimane.
Ci si ferma poi? Affatto. Tre anni di revenue sono l’inizio. Poi si prosegue.
Cambieranno i tempi, le variabili, le difficoltà. A una velocità che neanche immaginate.
E allora continuate. 

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 Ancora Disparità Tariffaria

 Ancora Disparità Tariffaria - Revenue Bros

 Ancora Disparità Tariffaria

Disparity, guerra commerciale o ideologica?

Tutt’oggi molti addetti ai lavori sono convinti che la strada da percorrere sia quella della disparità tariffaria.
Cosa c’è alla base di una scelta del genere?
Da sempre siamo sostenitori di parità tariffaria e di condizioni di vendita su tutti i canali online, con licenza al banco e al telefono di gestire al meglio il cliente.
Per molti, ancora la maggior parte, le richieste di commissioni di Booking.com e fratelli sono troppe esose. Argomento che di per sé meriterebbe ore di sedute di psicoanalisi. Basterebbe ragionare sul concetto di tanto producono tanto guadagnano per avere una verità decente in mano. Se la metà degli imprenditore ragionasse in questi termini sulla produttività del proprio staff, ahinoi, chissà quanti receptionist, revenue manager e direttori perderebbero il lavoro.
Allora la soluzione è aumentare la tariffa delle OTA e creare un canale preferenziale per il sito, effettuando sconti sistematici anche a telefono.
Avete provato a capire quanto cambia davvero il comportamento del mercato con e senza parità tariffaria? Parliamo di realtà già inserite nel mercato, sia chiaro, perché in fase di start up è difficile avere uno zoccolo duro di abituali o una fama tale da avere il telefono che squilla in continuazione.
Torniamo sul meccanismo. Se su Booking.com aumento la tariffa ma Booking.com continua a portarmi i clienti, cosa mi dice questo? Forse che sto sbagliando prezzo al diretto, visto che c’è un mercato che mi compra a un prezzo (presunto) maggiorato? E chissà che fetta di fatturato mi sono mangiato.
Ecco che diventa allora una battaglia ideologica. Si è disposti a rinunciare a una qualità maggiore di ricavo medio pur di non dare un 15/18% a chi fa egregiamente il suo mestiere.
A quel punto fatevi una nuova domanda. Sarebbe lo stesso sia che vendessi a 50 euro che a 200 euro? L’importante è non dare quei soldi alle sanguisughe online.
In tanti anni abbiamo sentito tante voci e studiato tante teste. Per il bene vostro e della vostra struttura, fate chiarezza su questo punto.
Avere il controllo della tariffa è avere una mappa attendibile del mercato.  

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