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Il bagarinaggio online di Viagogo

Il bagarinaggio online di Viagogo - Revenue Bros consulenza alberghiera


Bagarinaggio online, Viagogo multata da Agcom per una cifra superiore ai 12 milioni di euro. Motivazione la rimessa in vendita di un biglietto in prima fila per un concerto dei Maneskin, al prezzo di 1.182.999 euro.
Pensate anche voi che in questa notizia ci sia il concentrato di tutto ciò che viene gestito male da chi si occupa del commerciale di questo tipo di eventi?
Per chi fosse all’oscuro dell’esistenza di Viagogo (e fratelli), è un’azienda statunitense con sede in Svizzera che si occupa di rivendita dei biglietti. Insomma si acquista un biglietto dalle fonti ufficiali e poi lo si rivende. Bagarinaggio, ecco fatto.
Tante volte ci siamo chiesti come sia possibile che sia legale. Eppure se Viagogo è lì, qualcuno lo ha autorizzato. E ce ne sarebbero da dire di sporche sul loro conto, anche soltanto per le fregature che tirano. Biglietti falsi, assoluta mancanza di assistenza. Ma va bene. Chi li conosce, li evita. Anche se, chi più chi meno, ci siamo cascati tutti.
I problemi sono due, macroscopici, entrambi di sistema. Il primo è un’ombra molto scura che si allarga sull’organizzazione di distribuzione dei biglietti di questi eventi. Tante volte ci si mette in fila virtuale e in pochi istanti la disponibilità è esaurita. Per quanto elevatissima possa essere la richiesta, il dubbio che ci sia qualcosa sotto c’è. Perché Ticketone, tanto per citarne uno, consente un massimo di 4 acquisti per operazione. Quanti di noi hanno ipotizzato che ci sia un giro sottobanco che porti al possesso di questi preziosi accessi dei loschi figuri che sanno come gonfiarne il valore?
Ed è proprio a questa domanda che guarda il secondo problema. La vendita di un concerto è sbagliata come concezione in partenza. A prescindere dal momento della richiesta e della pressione della domanda, le fasce di prezzo sono suddivise per settore e basta. Rimangono fisse su una tariffa e così muoiono. Il bagarinaggio, quello di Viagogo, esplora il mercato ed esalta l’analisi commerciale. Dimostrando che il consumatore è disposto a spendere cifre enormi per partecipare all’esibizione del proprio idolo.
Chiamasi libero mercato, signori. Se avete un biglietto e dovete sbarazzarvene, Viagogo vi accompagna alla gestione della rivendita. A seconda del prezzo che volete attribuirgli, a vostra discrezione, Viagogo vi mostra quant’è la percentuale che si cucca lui. Il resto lo fa la necessità d’acquisto.
Esisterebbe Viagogo (e fratelli) se i circuiti di vendita degli eventi applicassero tariffe variabili?
Esisterebbe se la si piantasse di dare in esclusiva i diritti a un solo rivenditore?
La stangata a Viagogo è arrivata per l’esorbitante milione di euro richiesto per i Maneskin. Ma la protezione che è doverosa verso il consumatore riguarda la trasparenza e l’affidabilità della vendita, i conti in tasca se li fa chi acquista.
La domanda vera è: avrebbe venduto il biglietto a un milione di euro?

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Meta vs SIAE, sindacalismo o speculazione?

Meta vs SIAE, sindacalismo o speculazione - Revenue Bros consulenza alberghiera

Meta vs SIAE, la battaglia di questi giorni. Per fortuna priva di violenza ma economicamente assai sanguinosa. Almeno per una parte in causa.
Meta vs SIAE, dunque, sindacalismo o speculazione?
Breve riassunto per chi se lo fosse perso. È saltato il rinnovo della licenza sui diritti d’autore, perciò Meta ha estromesso il catalogo degli iscritti alla SIAE dai suoi social.
Più o meno, perché poi questo vale per le storie (laddove l’utente attinge a una lista controllata), sui video invece è più complesso andare a mettere il naso. E, paradosso, anche chi ha scelto di non iscriversi alla SIAE è fuori. Perché l’Italia è diventata di tutta l’erba un fascio.
Meta, rifiutandosi di condividere in trasparenza dati sensibili sui ricavi, offre un forfettario. La SIAE, priva di un parametro preciso, sceglie di rifiutare un’offerta priva di termini di paragone.
Tuttavia è bene concentrarsi sulla domanda base.
Cui prodest?
Meta è in una fase di regressione, i numeri tagli al personale recenti ne sono una prova.
Ma la SIAE? È sindacalismo? O speculazione, di chi guadagna in funzione di ciò che creano gli altri?
Evitiamo giudizi morali o deontologici e concentriamoci sul mercato.
Il mondo è vasto e la presunzione di poter prendere per la collottola chi contribuisce a farlo girare, per quanto in modo opinabile, è controproducente. Per tutti, in primis per chi guadagna sulla musica. I grandi nomi, i grandi ricchi, possono passare indenni questo refolo di vento. Gli sconosciuti, gli emergenti, chi lotta per un riconoscimento del popolo, sono loro i più penalizzati.
Internet, come in ogni campo dell’economia, ha spinto la visibilità fino a estremi mai pensati. In modo volontario, per la caparbietà di chi è riuscito a farsi strada grazie alle propria bravura nel sovraesporsi, nel sapersi vendere. E in modo involontario, per la casualità di chi si è reso virale con un video assurdo, scegliendo d’accompagnarsi con una traccia musicale che ha poi ottenuto successo. O è stata riesumata dal dimenticatoio.
Il commerciale occulto dei social, quello che è complicato tracciare e prevedere, è persino più potente delle strategie commerciali. E lascia al singolo una libertà clamorosa, che va ben oltre gli accordi economici fissati su freddi numeri, spesso analizzati in modo approssimativo.
Meta va avanti, l’Italia musicale un po’ meno.
Forse è sindacalismo mascherato da speculazione.
Forse, come spesso accade, è valutazione irresponsabile della materia.

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Tariffe incontrollate

Tariffe incontrollate - Revenue Bros consulenza albeghiera Riccardo Moglioni

Tariffe incontrollate, un concetto che vuol dire tutto e il suo contrario, che spesso però è in bocca al consumatore e agli imprenditori al giorno d’oggi.
A costo di ripeterci, facciamo il sunto di ciò che è stato da Marzo 2022 a oggi. Febbraio si sta chiudendo e, pur con soli 28 giorni, ha dato la sensazione di esprimersi come mai prima d’ora. Almeno per chi è riuscito a cogliere i giusti segnali da parte del mercato. Insomma chiudiamo un anno effettivo con numeri di occupazione e di produzione clamorosi. Parliamo spesso di alberghi, è il nostro campo, ma ciò vale pressoché per chiunque. Perché il turismo fa girare l’economia. Perché la gente continua ad avere una gran voglia di fare esperienze che non dà più per scontate.
Allora si parla di tariffe incontrollate.
La definizione si potrebbe accostare a quei costi necessari, fuori dal nostro potere. Luce e gas, tanto per citare i soliti noti. Si devono pagare e pace.
Si può accostare altrettanto a chi decide, arbitrariamente, che l’aumento dei costi fissi costringe per forza ad aumentare il prezzo base di vendita? Assolutamente contrari a questo tipo di approccio. Chi fa i conti per bene, si accorge qual è la soglia di prezzo che gli permette di essere virtuoso nel bilancio tra lordo e netto. Perché, anche questo è bene ricordarlo, il mercato acquista il lordo e ogni analisi di ricezione della nostra strategia commerciale va impostata su quello. Il famoso selling price, per darsi un tono. Chi invece decide di alzare perché il trend è quello, perché i clienti ci sono e in abbondanza, perché chi acquista è disposto a concedersi, allora è un altro paio di maniche. Anzi, è esattamente ciò che a livello economico è corretto fare.
E poi però il cliente si lamenta. Si è alzato tutto, tutto costa di più.
Tariffe incontrollate, per l’appunto.

Da imprenditori, sarebbe folle rinunciare alle possibilità che il periodo storico offre. Anzi, da par nostro, la critica è verso chi studia e analizza male questo aspetto. Il 2023, almeno fino e compresa l’estate, sembra essere il fratello gemello del 2022. Tanto somigliante quanto più maturo e più attraente. Inutile preoccuparsi di problemi che verranno, si lavora sul momento.
E la variabile temporale è la più importante di tutte, sempre e per sempre. Sarete inondati di richieste, di telefonate. Più che mai oggi, se vendete troppo a eccessiva distanza dalla data, rinunciate a una succulenta fetta di mercato.
Il mondo alberghiero, tra tutti, è quello che più ha abbracciato la concezione variabile del mercato. Mi augurerei che anche altri lo facessero. A dispetto delle polemiche sterili del consumatore.
I ristoranti ormai costano troppo, ti alzi e per un paio di piatti e un bicchiere di vino meno di 30 euro mai. Ok, e allora perché sono pieni? I concerti costano troppo, chi se li può permettere. E come mai a distanza di mesi si registrano sold out anche per artisti che prima faticavano a fare il pienone?
Le tariffe sono incontrollate solo se le analizziamo male.
Per fortuna il mercato è oggettivo.

Ecco un altro articolo sulle tariffe, quest volta si parla di cinema

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Il Revenue del Festival di Sanremo

Il Revenue del Festival di Sanremo - Revenue Bros Riccardo Moglioni Consulenza alberghiera

Vi siete mai interrogati sul revenue del Festival di Sanremo?
Come ogni anno, la kermesse più famosa d’Italia ha catturato l’attenzione di milioni di spettatori. La serata finale ha registrato più di 12 milioni di televisori collegati alla diretta dal teatro Ariston. Residenti nella penisola, secondo dati ISTAT, ci sono circa 59 milioni di persone. Un’indagine del Sole24ore rintraccia 5,8 milioni di italiani all’estero. Il ché vuol dire che circa 1 italiano su 6 ha visto Amadeus, Gianni Morandi e compagnia bella.
Numeri, statistiche, oggettive. Che piaccia o meno, Sanremo è un avvenimento che ferma per una settimana l’attenzione dei media.

Ma Sanremo produce Revenue? Il dibattito nazionalpopolare si concentra spesso sulla diatriba brontolona, persino moralista, di come un paese in difficoltà come il nostro possa scialacquare preziosi fondi pubblici per mettere in scena uno spettacolo di quel livello. Aggiungendo inoltre il canone che siamo costretti a pagare, come una tassa, a mamma Rai solo perché esiste.
Partiamo dai costi. L’ultimo dato d’affitto dell’Ariston che abbiamo trovato risale al 2017, 18mila euro a serata. Possiamo arrotondare a 20 considerando l’inflazione. 100mila euro totale per 5 serate. Poi ci sono i cachet: Amadeus ha guadagnato 350mila euro, 300mila Gianni Morandi, 50mila Chiara Ferragni, 25mila euro a testa Paola Egonu e Chiara Francini. I rimborsi spese per i cantanti, che non percepiscono compenso neppure in caso di vittoria (o se sì, a quanto pare minimo), sono di 48mila euro. I cantanti in gara sono stati 28. Blanco forse è stato depennato da questa lista, chissà. Siamo arrivati a un totale di 2.194.000 euro. Poi ci sono le ospitate, più difficili da definire. Polemica, tanto per cambiare, attorno a Benigni che l’ultima volta aveva staccato un assegno da 300mila euro. Quest’anno, dicono, molto di meno. Anche aggiungendo una cifra cosmica, arriviamo a 5 milioni di euro. Più tutte le maestranze e le utenze. Vogliamo esagerare, 7 milioni di euro. Cifre ballerine, passaggi oscuri. Sappiamo però che il bugdet per l’organizzazione è stato stimato attorno ai 18 milioni di euro. Chissà, seguendo questi calcoli, come vengono investiti nella loro totalità. Ci sarà una parte copiosa dedicata alla promozione, poco ma sicuro.

Ma il Revenue?
Solo di sponsor si parla di introiti intorno ai 50 milioni di euro. Il costo di un abbonamento all’Ariston per le cinque serate è di 1.290 euro in platea, 672 euro in galleria. Biglietto singolo, per le prime quattro serate 180 euro in platea, 100 in galleria. Per la finale 660 euro in platea, 320 euro in galleria.
E poi vanno considerati i benefici per la destinazione. Si stima una cifra attorno ai 18 milioni tra alloggi, ristorazione e trasporti.
Il dato del seguito parla da sé. Immaginate anche solo quanto sia stato il guadagno di ogni voto per il proprio cantante preferito a 50 centesimi a botta.
Che dite, ne vale la pena? Il Festival di Sanremo fa Revenue?

In questo articolo parliamo di commissioni

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2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism

2023: Cosa attenderci tra caos passaporti, Awards e Slow Tourism -  Revenue Bros consulenza alberghiera

Il 2023 è ormai arrivato e ancora ci interroghiamo su cosa attenderci.
Normale considerando che siamo all’inizio. Destinazioni montanare a parte, dove l’inverno rappresenta il cuore della vita, siamo in una fase semi interlocutoria.
Al momento i segnali sono buoni, da Marzo in poi il fermento sulle città d’arte pare il preludio di un’altra stagione di vacche grasse. L’estate è una certezza.
Incrociando le dita.
Diverse notizie catturano la nostra attenzione. Quella negativa riguarda il caos passaporti. Ennesima figuraccia delle nostre istituzioni, a quanto ci è dato di sapere, che si giustificano dei ritardi a causa del Covid e delle tante pratiche lasciate indietro. Gente che ha dovuto cancellare viaggi e chiedere rimborsi. Forse un giorno lo stato capirà che il turismo è davvero il tassello più importante dell’economia mondiale. E il giorno in cui ne prenderà atto forse il nostro paese crescerà e si affiancherà alla modernità e all’efficienza delle capitali europee più prestigiose.
Si sa comunque, noi italiani campiamo di rendita. Perché tanto da noi ci vengono comunque.
A conferma di ciò, segnaliamo un prestigioso riconoscimento. Di estremo valore a nostro avviso, visto l’oggettiva fonte da cui proviene.
Booking.com ha annunciato i vincitori del Traveller Review Awards 2023. Premio che screma tra ben 220 paesi e ben 1,36 milioni di strutture iscritte.
La nostra Italia ha raggiunto la prima posizione con la bellezza di 170,638 premi, mettendosi alle spalle Spagna (seconda) e Francia (terza). Sull’analisi di 240 milioni di recensioni verificate.
Tra le eccellenze del nostro magico Stivale, Polignano a Mare. La città che ha dato i natali a Domenico Modugno è stata eletta la più accogliente al mondo.
Lì dove la bellezza naturale e i sapori antichi portano in un mondo piacevolmente surreale il turista.
Questa è una verità da noi sempre sostenuta. Il modo in cui noi italiani viviamo l’accoglienza è diverso dal resto del mondo. È affar nostro, siamo maestri. Anche grazie al patrimonio artistico e culturale che ci è stato consegnato.
I problemi semmai nascono quando si ha necessità di efficienza e modernità. Campi in cui ci sarebbe bisogno di fare grandi passi in avanti.
Altro dato interessante, almeno a leggere le notizie che circolano, è l’incremento dello Slow Tourism (turismo lento). Un concetto di viaggio lontano dal turismo di massa, più a contatto con la natura, a ritmi più focalizzati sul benessere e sul relax.
In armonia con la logica, dopo anni passati chiusi in casa e con le mascherine sul viso.
L’unica questione che pare ancora mancare di logica è come tutto continui a salire di prezzo, tranne gli stipendi.
Se però il mercato regge, buon per tutti.
Sapremo presto cosa attenderci da questo 2023.

Qual è il modo giusto di gestire un albergo? Ne parliamo in questo articolo

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Si viaggia con Uber Travel

Si viaggia con Uber Travel - revenue Bros consulenza alberghiera

Si viaggia con Uber.
O almeno questo è il tentativo che sta facendo l’azienda americana, seguendo un filo logico che lo porta fino ai viaggi. Per questo nasce Uber Travel, conseguente tassello di una visione volta ad abbracciare il cliente e metterlo nelle condizioni di soddisfare ogni esigenza quando è in trasferta.
Attenzione, però, ben lungi dall’essere l’ennesimo tentativo di contrastare le superpotenze OTA, re Booking.com su tutti. Almeno per il momento, Uber Travel lascia il campo di prenotazioni alberghiere ad altri. Per farlo, aggiungiamo noi, sarebbe necessario presentare un’idea così rivoluzionaria da spostare la fidelizzazione di mezzo mondo su un’altra piattaforma. Compito complesso, in cui hanno già fallito altri.
Una delle esigenze maggiormente manifestate dagli utenti, tuttavia, è quella di avere in un unico contenitore tutto ciò che riguarda il proprio itinerario di viaggio.
In questo Uber potrebbe aver avuto un guizzo significativo, benché limitato ai suoi campi di competenza. Ricordiamo  che Uber nasce principalmente come alternativa ai taxi. Con una maggiore trasparenza (spesso all’estero convenienza) su tempistiche e tariffe. Poi si è allargato alle consegne a domicilio. Adesso unisce i puntini con Uber Travel.
Abbiamo provato il meccanismo. Grazie a una collaborazione con AwardWallet, azienda che si occupa di tenere traccia di punti e miglia dei famosi frequent flyer, Uber si collega con il vostro indirizzo email, setaccia tutto ciò che riguarda voli aerei e prenotazioni alberghiere e li infila in un’unica scatola.
Una volta creato un percorso di viaggio, si procede all’utilizzo dei servizi principali Uber. Con la possibilità di riservare uno spostamento auto fino a trenta  giorni prima dell’arrivo. Nella speranza (loro) che abbiamo bisogno anche di un pasto a domicilio mentre siamo lì.
Può avere senso, certo. Potrebbe anche essere un primo passo esplorativo verso la prenotazione alberghiera. Mossa cauta per tastare gli umori del popolo web. Al momento sposta poco in termini di mercato. Certo attraverso le email, gli accessi che gli garantiamo, attingerà a un quantitativo di informazioni niente male. Ed è anche lo scoglio su cui si potrebbe incagliare. In un’epoca così sensibile al trattamento dati e alla condivisione degli stessi.
Vedremo. Stiamo parlando di pionieri e innovatori. Vanno rispettati e gli va concesso il beneficio del dubbio. O meglio, la licenza di sorprenderci.
Uber Travel, per ora, è l’impasto di un’idea.

Cos’altro può servire? Leggi il nostro articolo sulle guide turistiche

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Financial Cleanse (per persone e per alberghi)

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Financial Cleanse, è il trend di questi giorni. Più opportuno che mai, dopo il periodo dedicato per eccellenza al consumismo. O quantomeno questa è la versione cinica dei fatti. Al termine di un anno pazzo, abbiamo tutti speso più di quello che potevamo permetterci. L’inflazione schizza alle stelle e i nostri costi fissi con lei.
Il Financial Cleanse dunque interviene sui costi variabili. Mette in pratica i pensieri che ci affliggono ogni sera prima di andare a dormire. Come risparmiare?
Ripetiamo la lezione. I costi variabili, a differenza dei fissi, si producono ogni qualvolta compiamo un’azione specifica che può essere perfezionata, ridotta o persino eliminata.
Ed ecco il Financial Cleanse.
Non hai i soldi? Guarda come li spendi. Abbonamenti, spese superflue. Prendi un bel quaderno, se hai ritrosia nei confronti della tecnologia, e fai un elenco di tutto ciò che esce dalle tue tasche. Ogni giorno, ogni mese. E quando hai individuato ciò a cui puoi rinunciare, esegui una bella potatura.
Il Financial Cleanse è l’equivalente economico di un’altra moda divenuta virale da qualche anno. Il metodo KonMari, brevettato dal genio della praticità Marie Condo. Giapponese, se si può definire un caso. Uno dei paesi meglio gestiti e organizzati sul globo. In quel caso si razionalizzava lo spazio in casa, liberandoci di tutto il superfluo (vestiti, oggetti).
Controllo delle risorse. Controllo dei costi.
Il Financial Cleanse, oggi via TikTok, è davvero la risposta a buona parte dei nostri problemi.
Sono anni che giriamo per alberghi e sottolineiamo questo aspetto. Quanti sanno rispondere con precisione ai quesiti giusti? Quanto ti costa una camera? E la colazione? Quanto spendi nelle cortesie da bagno?
Attenzione perché potreste anche scoprire che potete permettervi tutto. Ed è evidente al pari di un rosso clamoroso in bilancio. Finché si rimane a galla, l’imbarcazione è solida.
Questa però è una sicurezza effimera, falsa amicizia che ci instrada verso pratiche malsane. Il Financial Cleanse, o chiamatelo come vi pare, ci dice come migliorare le nostre finanze.
Spendo troppo, inutilmente, quando potrei farne a meno.
Una persona poi deve rendere conto a sé stessa o alla propria famiglia.
Un imprenditore deve guardare anche allo soddisfazione del cliente. E se, nonostante le spese, il cliente fosse insoddisfatto?
Il Financial Cleanse propone la soluzione: fatevi le domande giuste.

Leggi come raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura nell’articolo Tre anni di revenue tariffario

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Festività, record, problemi

Festività, record, problemi - Revenue Bros Riccardo Moglioni

Festività, record, 2022, problemi.
Buon anno, innanzitutto. Avete notato l’amarezza con cui si tende a salutare l’anno passato? Vi sarete fatti, temo, un giro sui social. Dove imperversano reel, meme e trovate di ogni tipo. Comicità amara, sarcastica su tutto ciò che è stato. Essere felici forse fa ridere poco, crea meno personaggi. Certo il 2022 è stato un anno complesso, sorprendentemente tragico per via della guerra.
Ma possibile che sia andato così male a tutti da voler correre verso il 2023?
Il record di queste festività è solo il coronamento di un’annata importante. Iniziata sghemba, certo, dopo i primi mesi ancora azzoppati dalla pandemia. Poi però la ripresa è stata forte, costante. E il bicchiere mezzo vuoto lo si può anche osservare, notando l’incidenza folle dei costi energetici sulle nostre vite. Ma quello mezzo pieno ci ha ridato la gioia di vivere, di viaggiare, di assistere ai concerti, agli eventi, di popolare di nuovo le strade di tutto il mondo.
Natale si conferma momento anche di viaggio, oltre che di raduni familiari. Capodanno fa i botti con il fatturato. Anche se è caduto nel giorno peggiore del calendario, il sabato. Trasformando il primo Gennaio in una banale domenica e rendendone la commercializzazione più complessa. Ciò che ha perso nei giorni spalla però l’ha guadagnato a botta secca sul 31 Dicembre. Turismo, record.
Ricordate, per esempio, un’altra stagione che per sei mesi ha regalato sole e bel tempo? Da Maggio a Ottobre, persino parte di Novembre e Aprile. Ovunque si andasse c’era gente disposta a spendere. L’inflazione si è fatta sentire, tutto è aumentato (anche ciò che ha poco valore oggettivo).
Record destinati a morire dove son nati? A giudicare dal previsionale 2023 tutt’altro. Il fermento è ancora in piena, il tempo ci dirà quali abitudini si sono modificate al punto da radicarsi. Quale sarà la nuova normalità. Un folle si azzarderebbe a previsioni certe sul futuro.
Problemi. Ce ne sono tanti, certo. Alcuni dipendono da terzi.
Per esempio: abbiamo girato per Roma, capitale del regno italico, durante il periodo delle festività. E abbiamo girato a Vienna, nello stesso periodo. Assurdo fare paragoni. La capitale austriaca è un’esaltazione totale del Natale. Roma è un tentativo scarico di celebrarlo. E sì che qualche iniziativa in più si è vista. Da qualche parte bisogna (ri)cominciare.
Ma tanto da noi i turisti vengono per grazia ricevuta, che importa.
Problemi. Nostri. Che ancora pensiamo che la tariffa si faccia tirando i dadi e guardando i competitors. Che le restrizioni garantiscano la scelta della clientela migliore. O che, peggio ancora, non possiamo influire sui nostri successi.
Se il 2022 è andato male, per qualche ragione, mettiamoci in discussione.
Il 2023 promette bene. E auguriamo che sia per tutti così.

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Natale cade sul prezzo

Natale cade sul prezzo - Revenue Bros consulenza alberghiera

Natale cade sul prezzo.
È periodo di feste, ormai da qualche settimana. E una delle abitudini più longeve dei più, da quando tecnologia ci è amica, è guardare film a tema natalizio.
L’industria cinematografica ne sforna sempre di nuovi, alla ricerca del nuovo cult, con fortune alterne. Le piattaforme in streaming online poi, come per tutto, sovrabbondano di proposte fresche.
Vi è capitato di vedere “Falling for Christmas” su Netflix? Uscito quest’anno, ripescando dall’anonimato la sfortunata Lindsay Lohan, accompagnata da un cast tutt’altro che d’eccezione. Sceneggiatura prevedibile dal primo all’ultimo minuto, grottesca in alcuni snodi, volta verso un lieto fine tanto atteso quanto supponibile. Un prodotto fiacco, con una fotografia degna di una fiction di bassa qualità, dove il regista ha chiesto di smarmellare dalla prima all’ultima ripresa (“Boris” docet).
E allora perché ne parliamo? Perché, di quanto visto, rimane impressa una questione: il protagonista maschile possiede un bed&breakfast in un luogo magico, immerso nelle montagne. Una località alla Aspen, sulle montagne rocciose, per intenderci. Lo gestisce aiutato dalla suocera dell’ormai defunta moglie. E, nonostante un numero importante di turisti facoltosi interessati alla destinazione, indovinate un po’? Rischia di chiudere.
Natale cade sul prezzo.
Così, invece di godersi il film, da addetti ai lavori si tende a notare qualche dettaglio superfluo per la maggioranza. Per esempio il protagonista/gestore dà la colpa ad AirBnb, lasciando in sospeso l’allusione a tariffe stracciate che rovinano la competitività del mercato. Mentre loro trattano il cliente come uno di famiglia, il calore umano e l’attenzione principesca che questo mondo fatica sempre più ad apprezzare.  Oppure di quando, per il classico magico colpo di fortuna, le prenotazioni tornano a fioccare. Il telefono ribolle, si fatica a stargli dietro. E questa povera signora non sa più a chi dare i resti, mentre segna confusamente su un planning cartaceo, grande quanto tutto il tavolo, i nomi degli ospiti. Mai sentito parlare di un gestionale o, Dio ce ne scampi e liberi, dell’online.
Sì, di tutto questo film che sembra aver portato solo via un’ora e trenta che si potrebbe scegliere di impiegare diversamente, rimane più questo che altro.
E sapete, cari lettori, qual è la questione peggiore? La veridicità di ciò che si narra.
Questi geni del commercio mai si pongono il dubbio che sia il prezzo il problema (o gli strumenti che utilizzano).
Tanti ancora sono nelle stesse condizioni.
Allora vi auguro buon Natale e prego per voi.

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Il problema atavico delle commissioni

Il problema atavico delle commissioni - Revenue Bros

Il problema atavico delle commissioni.
Pensavate riguardasse solo il mondo alberghiero, nevvero? Ecco, vi sbagliavate. Il mondo economico si regola sulle percentuali; somme pattuite, alle volte imposte, utili affinché un terzo soggetto (spesso esterno) agevoli una transazione commerciale. E si tratta solo in parte del flusso di danaro, è una questione ben più articolata.
L’analisi nasce dalla recente decisione del governo di eliminare l’obbligo di accettare pagamenti tramite POS sotto una soglia di 50 euro. Mica spiccioli per noi mortali.
Quindi torniamo al problema delle commissioni. I soldi sono nostri, li abbiamo sudati, perché regalare anche solo una minima fetta a qualcuno che ha fatto poco o niente? Il punto di vista è bilaterale, chi vende e chi compra. Tutti tenuti al collo dalla stretta corda delle banche, soggetti sempre poco apprezzati.
Ognuno ha ragione, siamo tutti vittime del sistema, piangiamoci pure addosso.
Però fermatevi se avete mai trovato utile l’autocommiserazione, quella più lunga di un sano sfogo liberatorio.
Le commissioni esistono in ogni dove, lo abbiamo stabilito. E allora forse sarebbe giusto concentrarsi su cosa, a livello commerciale, ci può essere più utile. Al di là di qualsiasi saggia o scellerata decisione presa dal governo (che poi sarebbe anche tenuto a spiegare perché tutto il ragionamento tiene fuori sigarette e gioco d’azzardo). E che comunque è ben lungi dall’impedire, a chi volesse, di accettare pagamenti con carta sotto i 50 euro.
Da commercianti, dobbiamo sempre domandarci: ci conviene?
Ci conviene rinunciare a Booking.com perché chiede il 15/18% di commissioni? Ci conviene toglierci da The Fork perché ci chiede l’1,25% su ogni conto pagato con 50 centesimi in aggiunta per ogni transazione effettuata?
E ci conviene impedire al cliente di pagare con il POS sotto i 50 euro?
Fatelo e poi mi dite. Magari sì, più probabilmente no. Perché il mercato è vasto e le opportunità sono tante. Per esempio l’online, se avete presente.
Quindi da clienti siamo liberi di girare il tacco e andare da un altro esercente. E, se tutti ragioneranno così, vedrete che bella fine faranno gli affari.
Le autorità competenti possono prendere tutte le decisioni che vogliono. A fare la differenza sarà la logica del mercato.
Il successo commerciale di un’attività mai sarà compromesso dalle commissioni ma dall’assenza di mercato.
Il problema atavico delle commissioni, di fatto, non esiste.

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