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Barbenheimer, la resurrezione del cinema

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Barbenheimer, la resurrezione del cinema.
Forse.
Barbie contro Oppenheimer, ludico contro storico, commerciale contro autoriale.
Se avete vissuto anche solo un minuto delle scorse settimane, siete stati catapultati dentro il tormentone.
In questo periodo d’inflazione e di curiose vacche grasse, quasi tutti avevano beneficiato dell’arricchimento del mercato. Tranne il cinema. Industria antica, a corto di spunti creativi, la settima arte fatica a rinnovarsi e proporsi a contrasto con i tempi che cambiano. Ma poi arriva il Barbenheimer e si viaggia all’indietro fino all’epoca d’oro di Hollywood.
A differenza dell’Italia, dove l’uscita dei due film avverrà in due momenti separati, negli Stati Uniti e in gran parte del Mondo le due pellicole hanno debuttato nello stesso weekend. Quella che doveva essere una battaglia stilistica è diventata la scintilla per rivitalizzare un movimento in difficoltà. I grandi nomi dell’industria, da Tom Cruise a Tarantino, hanno parteggiato per entrambi i film, scegliendo l’epica doppietta di visioni la sera stessa dell’uscita. Il messaggio è chiaro: torniamo a popolare le sale, preserviamo la grande balena bianca.
Dopo un paio di settimane scarse, Barbie è a quota 775 milioni d’incasso in tutto il mondo. Oppenheimer più di 400 milioni.
La resurrezione del cinema!
Beh.
Barbie, oltre ad avvalersi di uno dei marchi più famosi del pianeta, ha lanciato una campagna promozionale dal budget pressoché illimitato. Partita da lontano e ricca di iniziative che meriterebbero uno studio di guerrilla marketing a parte. Ha un cast da sogno e la bravura di sfruttare in modo accattivante (e scaltra) tematiche molto attuali.
Oppenheimer è diretto da uno dei registi più grandi di questa epoca. I cui incassi degli ultimi quattro film al botteghino sono i seguenti: Dunkirk 525 milioni di dollari, Tenet 365 milioni di dollari, Interstellar 677 milioni di dollari, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno 1 miliardo di dollari.
Il cinema è sempre la stessa macchina asmatica e farraginosa. Gli esercenti e i produttori fanno sempre le stesse cose. Stanno solo godendo del frutto del grande lavoro di qualcun altro.
Tom Cruise e Quentin Tarantino andranno comunque al cinema a vedere film, anche se al posto di Barbie e Oppenheimer daranno Giovannona Coscialunga. È il loro mestiere, la loro passione.
Chiuso questo rubinetto, rimarrà ben poco.
Per cambiare un sistema bisogna affondare alla radice del problema e sovvertirne le logiche. E di questo fatichiamo a vederne traccia.

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I rincari dei prezzi delle compagnie aeree

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I rincari dei prezzi delle compagnie aeree sono sotto gli occhi di tutti.
Andiamo ad analizzare il fenomeno perché è affascinante e, come sempre, nasconde approssimazione e ignoranza.
Durante la pandemia il turismo era in coma, sappiamo tutti il perché. Un barlume di innovazione, in realtà puramente frutto della necessità, aveva portato le compagnie aeree a sperimentare tecniche proprie del settore alberghiero. La possibilità di spostare le date del volo o, in alcuni casi, la totale rimborsabilità (come condizioni base, senza sovrapprezzo). Lasciamo stare poi gli incidenti con i voucher o il fallimento di Alitalia. Sembrava potesse esserci spazio per nuove manovre.
Finita la pandemia tutto è tornato indietro. Anzi, i prezzi si sono enormemente alzati. Dati ufficiali contano più del 20% sulla classe economy. E questo al netto del prezzo del carburante che è addirittura calato.
Scandalo, vergogna. Aguzzini! Questi ci speculano!
E torniamo ai due cardini della questione. Approssimazione e ignoranza.
Approssimazione: gli operatori del settore si sono trovati al cospetto di due problemi. Il primo, quello di tutti, è lo specchio di due anni persi e soldi che nessuno potrà mai restituire. Il secondo è un minor numero di aeromobili a disposizione. Quindi le tariffe aumentano a dismisura, per recuperare il terreno perduto. Scelta che parrebbe scriteriata, se non fosse che la domanda è talmente ampia da premiare questi rincari. Complice anche la minor disponibilità.
Ignoranza: chi subisce queste logiche, il consumatore, si indigna. O meglio, sono le associazioni di categoria che lo fanno al posto suo. Perché chi deve cacciare i soldi, se li ha, lo fa eccome. E allora come mai protestare per le logiche di mercato? Se un prezzo funziona è perché il mercato lo ha abbracciato. Fosse stato indecoroso, sarebbe rimasto invenduto. Eppure questa è l’epoca del tutto pieno, del sovraffollamento.
Il ministero delle imprese e del Made in Italy è pronto a intervenire con un decreto legislativo.
Che, dal nostro punto di vista, equivale a una censura. Il libero mercato deve poggiarsi sulla possibilità di ricercare il prezzo giusto, al momento giusto, alle condizioni adeguate. Che poi vorremmo capire come a livello nazionale si possa influire su un mercato globale, ma lasciamo correre.
Quello che sta accadendo oggi premia tutti, indiscriminatamente. Anche chi spara la tariffa per i motivi sbagliati. E vale per gli aerei tanto quanto per gli alberghi e per i ristoranti.
Domani, chi lo sa. Entreremo in crisi, finiranno i soldi, dovremo tornare indietro? Si vedrà.
Per ora, è così.
Il rincaro delle compagnie aeree è solo una riparametrazione della realtà economica attuale.

Viaggio a New York? Questa la sapevi?

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Vacanze per ricchi

Tariffe troppo alte, vacanze per ricchi - Revenue Bros consulenza alberghiera

Tariffe troppo alte, vacanze per ricchi.
Nel post pandemia, un leitmotiv che abbiamo sentito ripetere fino allo sfinimento. Un’onda crescente che, almeno per ora, prosegue la sua marcia aumentando in altezza.
Come tutto, andrebbe analizzato caso per caso. E siamo sicuri che ognuno abbia una percezione più dettagliata di ciò che entra ed esce dalle proprie casse, soprattutto sulle basi di ragionamento che portano a prendere una decisione di spesa.
E allora, qual è il problema?
Ne abbiamo parlato in diverse occasioni, ma a quanto pare la discussione continua a poggiarsi sulle stesse basi. Sembra l’epoca del passaggio dalla Lira all’Euro, dove l’inflazione è stato un passaggio poco logico che ha tolto ogni dubbio di calcolo. Oggigiorno, chiunque alza il proprio tariffario perché il periodo è complicato. E alla fine tutti dobbiamo arrivare a fine mese. Poco importa che la qualità sia rimasta invariata. La luce, il gas, i mutui, la materia prima. Tutto è cresciuto. E allora come facciamo a fare gli stessi prezzi di prima? Ah, certo. Gli stipendi mica sono cresciuti, dettaglio apparentemente irrilevante.
L’assioma è semplice, bisogna cacciare fuori i soldi.
Sulla polemica dei rialzi scriteriati si potrebbe andare avanti all’infinito. Per poi domandarsi, come ogni bravo analista, ha senso?
I viaggi sono diventati davvero solo per ricchi?
Torniamo su questo punto, perché la disinformazione che si sta facendo attualmente a noi pare curiosa. I dati segnano una crescita mostruosa del turismo, presenze in aumento ovunque. In Italia, certo, ma anche fuori dai nostri confini. Certo nella media qualcuno che venderà come faceva prima o addirittura a meno ci sarà. Ma basta affacciarvi dalla finestra per rendervi conto che tutto è salito.
Siamo tutti ricchi allora, se il sillogismo si chiude così.
Ancora una volta bisogna dare credito al mercato. Se un prezzo funziona, è quello giusto per il mercato. Basso, alto, giusto. Vende, funziona.
In futuro cambierà, questo è naturale. In che modo, nessuno può saperlo.
Lavoriamo sul momento e abbracciamo il mercato, anche dovesse essere per ricchi.

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Il cinema è in perenne crisi

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Il cinema è in perenne crisi.
La pandemia gli ha dato la spallata decisiva verso la depressione, innescando meccanismi che allontanano le nuove e le vecchie generazioni dal contatto più puro con la settima arte.
Evitando di inerpicarci nell’analisi dei meccanismi sociologici che hanno causato questa frattura, segnaliamo due iniziative recenti volte a riportare la gente in sala.
La prima è Cinema in festa, spettacoli a 3 euro e 50 per cinque giorni. Chiaramente laddove le sale aderissero. La proposta va in giro da almeno vent’anni, sotto diversi nomi. E, guarda caso, crea discreti flussi di presenze.
Sarà il prezzo? Chissà.
Ad aggiungersi a quest’estate piena di kolossal americani che promettono record al botteghino, il nostro ministero della cultura rilancia. Cinema Revolution. 3 euro e 50 per tutti i film italiani ed europei, dal 16 Giugno al 16 Settembre. L’estate è storicamente un periodo complesso per le sale, la gente preferisce l’aria aperta, il mare. Tanto che per un lungo periodo gli esercenti avevano deciso di slittare molte uscite americane, proprio per evitare flop commerciali. Salvo poi rendersi conto che la pirateria li avrebbe in ogni caso causati.
Cinema Revolution è supportato dai fondi nazionali. Perciò lo spettatore pagherà la quota citata e le sale riceveranno altri 3 euro dalla casse dello stato. Chi dovesse aderire, s’intende. Riducendo, in ogni caso, la spesa media di un film di un paio di euro. Considerano il prezzo medio dei nostri grandi schermi attorno agli 8 euro.
Insomma, si abbassa il prezzo.
Ma vorrai vedere che è tutto lì?
Cinema Revolution lancia, involontariamente, la differenziazione di prezzo nei cinema. Dove, chissà per quale motivo, tutti i film costano lo stesso. Dallo sconosciuto al più rinomato. E poi ci si meraviglia che la gente esca solo per vedere Avatar in 3D, quando a casa con lo stesso prezzo (spesso anche meno) si paga un mese di streaming legale su una qualsiasi piattaforma.
All’industria cinematografica mancano idee commerciali, prima di tutto. La sensibilità di considerare il prodotto sotto un’ottica differente. Ricalibrare l’esperienza, trasformando le sale in un motivo valido per uscire di casa.
Il prezzo però rimane cardine. E mica solo quello dei biglietti, che pure rappresentano il traino principale.
Fatevi sempre questa domanda, signori: meglio tanto da pochissimi o poco da tantissimi?
Il cinema dovrebbe sfruttare a pieno il suo potenziale di crosselling. Con una sala piena e la giusta definizione di prezzo, anche il bar venderebbe assai di più.
Il cinema è in perenne crisi perché chi gestisce le sale è incapace di adeguarsi ai tempi che corrono.
E perché costa troppo rispetto a quanto la gente è disposta a offrire.
È davvero così semplice.

Italia: Open to , leggi l’articolo

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Airbnb contro New York City

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Airbnb contro New York City. Airbnb contro il sistema. È sempre stato così dopotutto. Negli ultimi giorni è diventato ufficiale ed eclatante.
La società con sede legale a San Francisco ha fatto causa a New York City.
Negli Stati Uniti è prassi portare qualcuno in tribunale, difficile sorprendersi. Quindi andiamo ad analizzare le motivazioni.
Da Luglio entreranno in vigore nuove regolamentazioni per quel che riguarda la Grande Mela, ritenute oppressive da Airbnb. Le richieste sono di registrazione da parte degli host presso la città e una riduzione del soggiorno massimo, sotto i trenta giorni (a meno che il proprietario sia presente).
A New York c’è più richiesta che offerta, almeno per quel che riguarda gli affitti. E la pratica di adibire a uso ricettivo le proprie abitazioni è un grosso problema per i residenti, o chi ambisce a diventare tale.
Da una parte Airbnb sostiene di aiutare il cittadino a incamerare un’entrata extra grazie agli affitti, dall’altra la città si erge a tutela della vivibilità dei residenti.
Due facce della stessa medaglia.
Airbnb è in cima alle lamentele di molti da quando ha sfondato sul mercato. La questione turistica, a nostro avviso, è relativa solo alla legge. Se qualcuno, soprattutto in città del calibro di New York, ci viene a raccontare che è un problema di concorrenza, gli ridiamo in faccia. La magagna di mete turistiche così ambite è una larga presenza di strutture che si approfittano dell’alta domanda e offrono un servizio mediocre, portando la percezione del rapporto qualità/prezzo ai minimi storici. Hotel vetusti, gestiti male. Questi soffrono e soffrirebbero anche in assenza di Airbnb o chi per lui.
Tuttavia va considerata l’evidente discrepanza di trattamento tra un albergo e alcune offerte presenti su Airbnb. Ed è una questione puramente burocratica.
Chiedere agli host di registrarsi, a nostro avviso, è più che legittimo. Impedire a qualcuno di pernottare entro un limite di notti, però, è ingiusto. Ed entrano in campo altre problemi, connessi all’immobiliare e ad altri tipi di burocrazia legata quel settore. Oltre al giro di soldi che muove quella branca economica.
In albergo si può, pagando, soggiornare quanto si vuole. Nel momento in cui si legalizza Airbnb, va data anche a loro questa possibilità.
Quindi il punto è di (dis)parità di trattamento. Nel momento in cui si arriverà a concederla, si arriverà a una pacifica convivenza.
Una lotta intestina che la logica vorrebbe di più semplice risoluzione. Eppure, come tutto quello che riguarda le istituzioni, appare come una montagna impossibile da scalare.

La Prenotazione al Ristorante, leggi il nostro articolo

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Netflix, dai al mercato ciò che vuole!

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Netflix, dai al mercato ciò che vuole. Ti prego.
Sembra una supplica faceta, in effetti lo è. Di sicuro il destino del mondo passa per altre priorità. Eppure, negli ultimi anni, la più famosa piattaforma di streaming sta sovvertendo le più sensate logiche del mercato.
Analizziamo i fatti.
Netflix nasce nell’ormai lontano 1997 come servizio di consegna a domicilio per affitto o acquisto di DVD. Un rivale sui generis dell’allora impero Blockbuster.
Si è poi, negli ultimi quindici anni, trasformato in una piattaforma streaming con un abbonamento fisso (mensile). Fino ad arrivare a noi italiani nel 2015.
Neonata, Netflix offriva un catalogo composto da produzioni esterne e una esigua ma valida proposta di produzioni proprie.
È superfluo dire che Netflix ha rivoluzionato il mercato, a costi accessibili, facendo nascere epigoni e proseliti inenarrabili. Ha conquistato il mondo delle serie tv, ha vinto oscar, ha alleviato la staticità della pandemia.
Tutto rose e fiori quindi. Affatto. Netflix è entrato in un circolo vizioso difficile da sostenere. E solo in parte a causa della concorrenza che si è formata.
L’idea commerciale dei capoccia di Netflix si basa su principi apparentemente logici. Chi ha già sottoscritto un abbonamento, rimane perché attratto dalla proposta. Per accaparrarsi nuova linfa, bisogna offrire novità. Sempre di più.
Maggiori produzioni equivalgono a costi sempre più alti. E questo induce Netflix a restringere le condizioni di abbonamento. Prima si aumenta il canone (già fatto), poi si discute sul numero di utenti che posso utilizzarlo (forse). Infine si aggiungerà la pubblicità, scaglionando la proposta in tipologie di sottoscrizione a prezzi differenti.
E per cosa esattamente?
Netflix sta sì aumentando serie e film col suo marchio, ma sta abbassando tremendamente la qualità. Cancellando anche show con uno zoccolo duro di fan già sufficiente a giustificarne il prosieguo. I suoi algoritmi intercettano i gusti del singolo, trasformandoli in statistica. Peccato che un appassionato di thriller vedrà un film o una serie di quel genere, certo, ma la apprezzerà solo se è di buona qualità.
Netflix sta servendo a una tavola piena di bambini viziati che si ingozzano di cibo spazzatura. Col risultato che ci si alzerà da tavola nauseati e con tre quarti delle portate da gettare nella spazzatura.
Netflix, nessuno ha il tempo materiale per stare appresso a tutto!
Minor quantità e maggior qualità. Ecco cosa chiede il popolo. Quel che funzionava un tempo.
Netflix, ascolta il mercato, dagli ciò che vuole.

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Quanto ci costa il Calcio

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Ah, quanto ci costa il calcio.
Tra le tante novità attuali, c’è quella del bando per i diritti tv della Serie A Tim, a partire dal biennio 2024/2025. Per la prima volta libero dal vincolo triennale d’acquisto, per un massimo di un quinquennale.
Facciamo un po’ di conti e di logica, vi va?
Quando parliamo di questo sport, da appassionati, spesso chi lo detesta e fa fatica a capirlo ci guarda come fossimo matti. 
Più volte però è capitato di sottolineare come questo sia un centro di potere economico e politico da far impallidire chiunque.
Basti pensare che circa la metà della popolazione mondiale ne è fan.
In Italia è sport nazionale. E veniamo dunque a noi.
La lega di Serie A punta a incassare una cifra vicino al miliardo e duecento milioni l’anno, a crescere in percentuale dal quarto anno di accordi in su.
Negli ultimi anni il guadagno è stato di circa 925 milioni di euro. Questi poi, per completezza d’informazione, vanno ridistribuiti tra le partecipanti al campionato (anche per bacino di tifosi e posizionamento in classifica).
Quindi, pallottoliere alla mano, i signori prevedono un aumento di 300 milioni di euro. Ottimisti.
Forti di una stagione europea buona, con una finalista certa di Champions League, ritengono che la brand reputation sia cresciuta.
Questi diritti saranno venduti in tutto il mondo. Ciò che ci interessa sono però le fonti interne. Sky, DAZN e poi? La vendita del pacchetto potrebbe riguardare fino a tre o più distributori. Quindi ecco Amazon, Eurosport, Rai e Mediaset pronti a raccogliere le briciole.
Facile pensare, inoltre, che i costi degli abbonamenti cresceranno. Altrimenti come aumentiamo la produzione.
E il tifoso? Che magari ci aggiunge pure un abbonamento allo stadio o, quantomeno, qualche partita ogni tanto.
Ha da paga’.
Tutto giusto, se fosse disposto a farlo. Il mercato è così che funziona.
Ma il ragionamento, secondo voi, torna?
Con gli attuali costi si raggiunge una cifra. Perciò alzando il prezzo è più probabile che compri più gente o che qualcuno si tiri indietro? A maggior ragione se infiliamo in mezzo un altro abbonamento a una piattaforma che prima mancava.
E poi fanno la guerra contro la pirateria.
A questi signori, come a molti, manca una buona dose di logica.
Poi vedremo se avranno ragione. Il mercato saprà dire la sua.  

Bagarinaggio online, leggi il nostro articolo

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Overtourism

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Overtourism, ma sentito questo termine?
Forse l’abbiamo dimenticato in pandemia, afflitti dai problemi globali.
E sì che il vocabolo è stato coniato addirittura nel 2016, per essere comunemente accettato dal dizionario Collins nel 2018.
Overtourism, per definizione casereccia: ci sono troppi turisti nello stesso momento in una determinata località.
E pensare che noi l’abbiamo sempre intesa come alta stagione, almeno nelle mete vacanziere ambite, quelle di cui è piena l’Italia insomma.
L’Overtourism torna in auge oggi, dopo aver passato un Aprile roboante al punto di far impallidire il 2019, considerato anno di grazia. Città d’arte, più o meno prestigiose, zeppe all’inverosimile.
E allora ecco i problemi. Eh ma così non si vive, la gente che abita a Roma, Venezia, Firenze, Milano, Cinque Terre, Costiera Amalfitana, loro come vivono? Invasi dai turisti, si fa fatica a camminare, a campare!
Fatevi un giro sul web, se avete voglia di divertirvi, andatevi a leggere quanti luminari hanno formulato un’analisi sull’argomento.
L’Overtourism è suggerire all’economia interna (accoglienza e ristorazione in primis, a seguire ogni tipo di commercio possibile e immaginabile) che il troppo stroppia. Che girano troppi soldi, che essere sempre pieni è un peccato di vanità. E questo, già di per sé, demarca la frattura insanabile tra chi governa e chi lavora.
Detto ciò, c’è chi si sta muovendo nel tentativo di crearsi uno status ancor più elitario, a suon di quattrini. Venezia ha proposto il pagamento di una tassa d’ingresso per puntare a un numero chiuso. E qualcuno sostiene che in tal modo aumenta anche la qualità del mercato. Vecchia diatriba che vuole più educate le persone più abbienti.
La difficoltà di gestione delle grandi masse di persone scoperchia purtroppo dei problemi strutturali della nostra nazione. Questioni che si preferisce affrontare per vie traverse, in modi folli, perché risolverli alla radice richiede una competenza che evidentemente manca.
Se i residenti vivono male è perché le città sono vetuste e funzionano sulla base di una popolazione che nel frattempo è cresciuta a dismisura. Vivono male anche a Gennaio, quando piove e fa freddo. Perché i mezzi pubblici sono scadenti, i servizi mancano. Perché i maleducati sporcano impuniti. Perché pagano troppo in cambio di poco. L’Overtourism è un accento su questi disagi.
Dal vaso di Pandora tuttavia potrebbe emerge una delicata questione, quella dei B&B e degli affittacamere. Fenomeno in malsana espansione la cui regolamentazione è a dir poco approssimativa. Questo meriterebbe un’ampia riflessione a margine, è chiaro. Che se ne parli è positivo.
L’Overtourism è un problema, è vero. Ma solo perché ci mette davanti allo specchio e ci dice che siamo carenti nella gestione.
Lo siamo anche nella promozione, ma siamo l’Italia. E la gente comunque ci ama.
Avremo modo di riparlarne.

La Paura delle Tariffe Alte leggi il nostro articolo

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Italia: Open to basito

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Italia: Open to basito.
Un tempo gli sceneggiatori scapestrati di Boris, nell’impasse della stesura di una storia ridicola, premevano il tasto rapido F4 del computer per evocare in automatico l’aggettivo “basito” da associare all’espressione di un attore (spesso cane).
Boris, gemma della televisione italiana, che ha raccontato in modo spietato e realistico, alla Fantozzi, pregi e difetti sociali e culturali della nostra nazione.
Basito è chi, davanti a una meraviglia, rimane senza parole.
Tutto fa ovvio riferimento alla recente campagna del ministero del turismo, Italia: Open to Meraviglia.
Immagino che tutti siate più o meno a conoscenza della barzelletta. Una di quelle raccontate male e che fanno ridere solo chi vuole evitare di piangere.
Saranno quei 9 milioni di euro spesi per raccattare da internet delle immagini preconfezionate e montarle in modo rustico. Per chiamare due doppiatori che, a parte una buona dizione, danno l’anima di un cadavere alle voci fuori campo. Per girare delle scene di promozione dello Stivale in Slovenia (con la regia di un olandese).
E questo è solo il video, perché poi c’è il sito, parte di un progetto finanziato dal PNRR per 114 milioni di euro. Per far tradurre da Almawave (intelligenza artificiale leader nel settore) in modo letterale anche i nomi delle città, trasformando Prato nel tedesco Rasen.
Della Venere di Botticelli influencer manco parliamo. Abbiamo pietà.
E quante ancora ne usciranno.
L’Italia che piange miseria, che reclame tasse manco fosse il principe Giovanni del capolavoro Disney Robin Hood.
L’Italia che nel 2023, secondo le stime dell’osservatorio nazionale JFC, si prepara a incassare una cifra vicina ai 700 milioni di euro solo in tasse di soggiorno.
Era il 25 Aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) diede indicazione a tutte le forze partigiane del nord Italia di insorgere contro i presidi nazi-fascisti. Spianando la strada alla fine della guerra e della dittatura.
Forse è giusto in questo giorno ricordare che l’Italia è fatta di persone che, a prescindere da tutto, devono portare in spalla la meraviglia di questa nazione. Tutto ciò che, nelle difficoltà e nel sangue, è stato costruito.
Siamo noi, attraverso il nostro lavoro e la nostra passione, ad avere la responsabilità di valorizzare la magnifica terra che ci ha dato i natali.
La politica, a prescindere da ciò che predica, dai vessilli sotto cui si cela, pensa ad altro.
Open to Meraviglia. La meraviglia è che, nonostante tutto, ancora ci cercano e ci vogliono tutti.
F4, basito.

Il Revenue del Festival di Sanremo , leggi il nostro articolo

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione

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Pasqua si festeggia nel segno dell’inflazione.
Arrivati alla primavera, affacciati sul quarto mese dell’anno, inizia a stabilizzarsi il quadro di questo 2023. E diamo anche un senso a quelle che sono le dinamiche economiche che lo stanno caratterizzando.
Le domande che ci siamo posti rimangono ma mutano e assumono connotati differenti. Come mai, considerata l’inflazione, si registra un boom così esplosivo a livello turistico? Da dove sbucano tutti questi soldi, viste le difficoltà generali?
Pasqua, pur cadendo un mese prima rispetto al 2022, è gettonatissima. In ambito alberghiero, per quel che possiamo testimoniare, l’occupazione alta va a braccetto con una qualità eccellente di ricavo medio camera. E, forse per la prima volta a memoria d’uomo, se n’è infischiata dell’eventuale influenza del terrorismo delle previsioni meteo. Quest’ultimo di solito un fattore dominante in fase prenotativa che però, in questo momento storico, è schiacciato dalla voglia di partire.
Pasqua presa d’assalto, così come la primavera. E i progetti per l’estate imperversano. Le compagnie aeree proseguono nelle difficoltà, il numero di voli si è ridotto. La domanda è persino più alta di quella che è al momento la possibilità di soddisfarla. I prezzi si sono gonfiati a dismisura. Un anno fa era molto diverso. Se l’alberghiero aveva già annusato il periodo propizio, le compagnie aeree erano rimaste più caute, saggiando e agevolando la ripartenza. Oggi i voli si pagano e pure parecchio. Cala la richiesta? Ma figuriamoci.
A prescindere dal suggerimento, scontato, di cavalcare quest’onda e godersi il flusso, nostro compito è quello di analizzare.
La verità è semplice, l’inflazione ha riparametrato i budget di spesa. Il mercato è oggettivo e si esprime sempre in libertà. Nella vastità di offerta che gli viene presentata, il consumatore è costretto ad accettare che ora gli è necessario uno sforzo economico in più per ottenere l’oggetto dei suoi desideri. Se prima una buona camera la si poteva trovare a 100 euro (esempio), quindi il suo budget era fissato su quella soglia, oggi il consumatore sa che l’asticella si è alzata a 150 euro (altro esempio). Meccanismo di accettazione determinato dalla situazione economica mondiale, in cui tutti siamo invischiati, che rende  logici i nuovi parametri.
L’inflazione dimostra che girano ancora un sacco di soldi. E che, almeno per ora, gli aumenti non hanno frenato la richiesta.
Durerà, chi lo sa.
Pasqua, intanto, va così. Tutto sommato, contenti tutti.
E buona Pasqua.

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