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Financial Cleanse Revenue Bros

Financial Cleanse, è il trend di questi giorni. Più opportuno che mai, dopo il periodo dedicato per eccellenza al consumismo. O quantomeno questa è la versione cinica dei fatti. Al termine di un anno pazzo, abbiamo tutti speso più di quello che potevamo permetterci. L’inflazione schizza alle stelle e i nostri costi fissi con lei.
Il Financial Cleanse dunque interviene sui costi variabili. Mette in pratica i pensieri che ci affliggono ogni sera prima di andare a dormire. Come risparmiare?
Ripetiamo la lezione. I costi variabili, a differenza dei fissi, si producono ogni qualvolta compiamo un’azione specifica che può essere perfezionata, ridotta o persino eliminata.
Ed ecco il Financial Cleanse.
Non hai i soldi? Guarda come li spendi. Abbonamenti, spese superflue. Prendi un bel quaderno, se hai ritrosia nei confronti della tecnologia, e fai un elenco di tutto ciò che esce dalle tue tasche. Ogni giorno, ogni mese. E quando hai individuato ciò a cui puoi rinunciare, esegui una bella potatura.
Il Financial Cleanse è l’equivalente economico di un’altra moda divenuta virale da qualche anno. Il metodo KonMari, brevettato dal genio della praticità Marie Condo. Giapponese, se si può definire un caso. Uno dei paesi meglio gestiti e organizzati sul globo. In quel caso si razionalizzava lo spazio in casa, liberandoci di tutto il superfluo (vestiti, oggetti).
Controllo delle risorse. Controllo dei costi.
Il Financial Cleanse, oggi via TikTok, è davvero la risposta a buona parte dei nostri problemi.
Sono anni che giriamo per alberghi e sottolineiamo questo aspetto. Quanti sanno rispondere con precisione ai quesiti giusti? Quanto ti costa una camera? E la colazione? Quanto spendi nelle cortesie da bagno?
Attenzione perché potreste anche scoprire che potete permettervi tutto. Ed è evidente al pari di un rosso clamoroso in bilancio. Finché si rimane a galla, l’imbarcazione è solida.
Questa però è una sicurezza effimera, falsa amicizia che ci instrada verso pratiche malsane. Il Financial Cleanse, o chiamatelo come vi pare, ci dice come migliorare le nostre finanze.
Spendo troppo, inutilmente, quando potrei farne a meno.
Una persona poi deve rendere conto a sé stessa o alla propria famiglia.
Un imprenditore deve guardare anche allo soddisfazione del cliente. E se, nonostante le spese, il cliente fosse insoddisfatto?
Il Financial Cleanse propone la soluzione: fatevi le domande giuste.

Leggi come raggiungere l’apice delle potenzialità di una struttura nell’articolo Tre anni di revenue tariffario

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Festività, record, problemi - Revenue Bros Riccardo Moglioni

Festività, record, 2022, problemi.
Buon anno, innanzitutto. Avete notato l’amarezza con cui si tende a salutare l’anno passato? Vi sarete fatti, temo, un giro sui social. Dove imperversano reel, meme e trovate di ogni tipo. Comicità amara, sarcastica su tutto ciò che è stato. Essere felici forse fa ridere poco, crea meno personaggi. Certo il 2022 è stato un anno complesso, sorprendentemente tragico per via della guerra.
Ma possibile che sia andato così male a tutti da voler correre verso il 2023?
Il record di queste festività è solo il coronamento di un’annata importante. Iniziata sghemba, certo, dopo i primi mesi ancora azzoppati dalla pandemia. Poi però la ripresa è stata forte, costante. E il bicchiere mezzo vuoto lo si può anche osservare, notando l’incidenza folle dei costi energetici sulle nostre vite. Ma quello mezzo pieno ci ha ridato la gioia di vivere, di viaggiare, di assistere ai concerti, agli eventi, di popolare di nuovo le strade di tutto il mondo.
Natale si conferma momento anche di viaggio, oltre che di raduni familiari. Capodanno fa i botti con il fatturato. Anche se è caduto nel giorno peggiore del calendario, il sabato. Trasformando il primo Gennaio in una banale domenica e rendendone la commercializzazione più complessa. Ciò che ha perso nei giorni spalla però l’ha guadagnato a botta secca sul 31 Dicembre. Turismo, record.
Ricordate, per esempio, un’altra stagione che per sei mesi ha regalato sole e bel tempo? Da Maggio a Ottobre, persino parte di Novembre e Aprile. Ovunque si andasse c’era gente disposta a spendere. L’inflazione si è fatta sentire, tutto è aumentato (anche ciò che ha poco valore oggettivo).
Record destinati a morire dove son nati? A giudicare dal previsionale 2023 tutt’altro. Il fermento è ancora in piena, il tempo ci dirà quali abitudini si sono modificate al punto da radicarsi. Quale sarà la nuova normalità. Un folle si azzarderebbe a previsioni certe sul futuro.
Problemi. Ce ne sono tanti, certo. Alcuni dipendono da terzi.
Per esempio: abbiamo girato per Roma, capitale del regno italico, durante il periodo delle festività. E abbiamo girato a Vienna, nello stesso periodo. Assurdo fare paragoni. La capitale austriaca è un’esaltazione totale del Natale. Roma è un tentativo scarico di celebrarlo. E sì che qualche iniziativa in più si è vista. Da qualche parte bisogna (ri)cominciare.
Ma tanto da noi i turisti vengono per grazia ricevuta, che importa.
Problemi. Nostri. Che ancora pensiamo che la tariffa si faccia tirando i dadi e guardando i competitors. Che le restrizioni garantiscano la scelta della clientela migliore. O che, peggio ancora, non possiamo influire sui nostri successi.
Se il 2022 è andato male, per qualche ragione, mettiamoci in discussione.
Il 2023 promette bene. E auguriamo che sia per tutti così.

Leggi un altro articolo di Attualità

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Natale cade sul prezzo - Revenue Bros consulenza alberghiera

Natale cade sul prezzo.
È periodo di feste, ormai da qualche settimana. E una delle abitudini più longeve dei più, da quando tecnologia ci è amica, è guardare film a tema natalizio.
L’industria cinematografica ne sforna sempre di nuovi, alla ricerca del nuovo cult, con fortune alterne. Le piattaforme in streaming online poi, come per tutto, sovrabbondano di proposte fresche.
Vi è capitato di vedere “Falling for Christmas” su Netflix? Uscito quest’anno, ripescando dall’anonimato la sfortunata Lindsay Lohan, accompagnata da un cast tutt’altro che d’eccezione. Sceneggiatura prevedibile dal primo all’ultimo minuto, grottesca in alcuni snodi, volta verso un lieto fine tanto atteso quanto supponibile. Un prodotto fiacco, con una fotografia degna di una fiction di bassa qualità, dove il regista ha chiesto di smarmellare dalla prima all’ultima ripresa (“Boris” docet).
E allora perché ne parliamo? Perché, di quanto visto, rimane impressa una questione: il protagonista maschile possiede un bed&breakfast in un luogo magico, immerso nelle montagne. Una località alla Aspen, sulle montagne rocciose, per intenderci. Lo gestisce aiutato dalla suocera dell’ormai defunta moglie. E, nonostante un numero importante di turisti facoltosi interessati alla destinazione, indovinate un po’? Rischia di chiudere.
Natale cade sul prezzo.
Così, invece di godersi il film, da addetti ai lavori si tende a notare qualche dettaglio superfluo per la maggioranza. Per esempio il protagonista/gestore dà la colpa ad AirBnb, lasciando in sospeso l’allusione a tariffe stracciate che rovinano la competitività del mercato. Mentre loro trattano il cliente come uno di famiglia, il calore umano e l’attenzione principesca che questo mondo fatica sempre più ad apprezzare.  Oppure di quando, per il classico magico colpo di fortuna, le prenotazioni tornano a fioccare. Il telefono ribolle, si fatica a stargli dietro. E questa povera signora non sa più a chi dare i resti, mentre segna confusamente su un planning cartaceo, grande quanto tutto il tavolo, i nomi degli ospiti. Mai sentito parlare di un gestionale o, Dio ce ne scampi e liberi, dell’online.
Sì, di tutto questo film che sembra aver portato solo via un’ora e trenta che si potrebbe scegliere di impiegare diversamente, rimane più questo che altro.
E sapete, cari lettori, qual è la questione peggiore? La veridicità di ciò che si narra.
Questi geni del commercio mai si pongono il dubbio che sia il prezzo il problema (o gli strumenti che utilizzano).
Tanti ancora sono nelle stesse condizioni.
Allora vi auguro buon Natale e prego per voi.

Ecco un altro articolo di consulenza

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Il problema atavico delle commissioni - Revenue Bros

Il problema atavico delle commissioni.
Pensavate riguardasse solo il mondo alberghiero, nevvero? Ecco, vi sbagliavate. Il mondo economico si regola sulle percentuali; somme pattuite, alle volte imposte, utili affinché un terzo soggetto (spesso esterno) agevoli una transazione commerciale. E si tratta solo in parte del flusso di danaro, è una questione ben più articolata.
L’analisi nasce dalla recente decisione del governo di eliminare l’obbligo di accettare pagamenti tramite POS sotto una soglia di 50 euro. Mica spiccioli per noi mortali.
Quindi torniamo al problema delle commissioni. I soldi sono nostri, li abbiamo sudati, perché regalare anche solo una minima fetta a qualcuno che ha fatto poco o niente? Il punto di vista è bilaterale, chi vende e chi compra. Tutti tenuti al collo dalla stretta corda delle banche, soggetti sempre poco apprezzati.
Ognuno ha ragione, siamo tutti vittime del sistema, piangiamoci pure addosso.
Però fermatevi se avete mai trovato utile l’autocommiserazione, quella più lunga di un sano sfogo liberatorio.
Le commissioni esistono in ogni dove, lo abbiamo stabilito. E allora forse sarebbe giusto concentrarsi su cosa, a livello commerciale, ci può essere più utile. Al di là di qualsiasi saggia o scellerata decisione presa dal governo (che poi sarebbe anche tenuto a spiegare perché tutto il ragionamento tiene fuori sigarette e gioco d’azzardo). E che comunque è ben lungi dall’impedire, a chi volesse, di accettare pagamenti con carta sotto i 50 euro.
Da commercianti, dobbiamo sempre domandarci: ci conviene?
Ci conviene rinunciare a Booking.com perché chiede il 15/18% di commissioni? Ci conviene toglierci da The Fork perché ci chiede l’1,25% su ogni conto pagato con 50 centesimi in aggiunta per ogni transazione effettuata?
E ci conviene impedire al cliente di pagare con il POS sotto i 50 euro?
Fatelo e poi mi dite. Magari sì, più probabilmente no. Perché il mercato è vasto e le opportunità sono tante. Per esempio l’online, se avete presente.
Quindi da clienti siamo liberi di girare il tacco e andare da un altro esercente. E, se tutti ragioneranno così, vedrete che bella fine faranno gli affari.
Le autorità competenti possono prendere tutte le decisioni che vogliono. A fare la differenza sarà la logica del mercato.
Il successo commerciale di un’attività mai sarà compromesso dalle commissioni ma dall’assenza di mercato.
Il problema atavico delle commissioni, di fatto, non esiste.

Leggi il nostro articolo sulla ricerca della tariffa perfetta!

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Qual è il modo giusto di gestire un albergo? - Revenue Bros

Qual è il modo giusto di gestire un albergo?
La domanda è legittima. Attenzione, stiamo parlando dal punto di vista organizzativo e d’accoglienza, una volta tanto lasciamo in panchina il discorso tariffario. Certo quello commerciale rimane primario, altrimenti ci discostiamo troppo dall’obiettivo principale: la vendita.
Un tempo però eravamo tutti molto più legati al concetto di stelle. La qualità di una struttura ricettiva era legata a quanti corpi celesti impreziosivano il nome che portavamo. Tanto da scindere in modo netto le preferenze del cliente. E, più che altro, le valutazioni relative ai portafogli. Comparti stagni da cui si faceva fatica a uscire. C’era forse meno scelta, meno professionisti improvvisati, il mercato era più libero. Era più semplice, azzarderemmo. E peggiore.
Oggi le stelle fanno fede ma, sempre attenti a ciò che le regole dell’hotelerie impongono, ancor più importante è la percezione del cliente. Lui, attraverso il passaparola, deciderà le sorti del marchio. La sua voce imporrà un sigillo di qualità da cui sarà complesso uscire, a meno che non si decida di ascoltare i suoi più o meno brutali suggerimenti.
Ecco che troveremo dei quattro stelle in cui i manierismi sono ancora vecchio stampo, dove si baderà alla forma e lo stile rispecchierà un’idea di lusso antiquata, dove un settantenne si sentirà a casa sua. E pari livello dove invece ci sarà più informalità, più modernità e una giovane coppia troverà lo specchio del concetto personale di relax.
Chi ha torto tra i due? Ve lo diciamo subito, nessuno dei due. A patto che entrambi siano pieni e la loro brand reputation sia buona.
Quindi qual è il modo giusto di gestire un albergo?
Abbiamo imparato negli anni che ogni realtà merita approfondimenti specifici. Che qualcosa può funzionare da una parte e fallire, nelle stesse sembianze, da un’altra.
Questo è ciò che è difficile, dopotutto. Richiede un’apertura mentale che molti proveranno a contaminare con pensieri errati, dimentichi di come siano i grandi numeri a contare.
Sono un quattro stelle, devo avere questo prezzo, questo tipo di receptionist, questo stile di arredamento.
Il consiglio migliore e mettervi in condizione di essere una tela bianca, soprattutto all’inizio, su cui far scrivere al cliente ciò che vorrebbe foste. Alla fine vedrete un dipinto e vi farete piacere quella tecnica.
Se sarete particolarmente bravi, riuscirete ad aggiungere il tocco dell’autore e renderlo un capolavoro.
Esiste più di un modo giusto di gestire un albergo.

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