
Sembra un paradosso, un atto autolesionistico, eppure l’unica via. Preghiamo che venga la crisi.
L’estate è ormai quasi al termine, quattro mesi di caldo torrido, poche piogge e bella vita. Nonostante le terrificanti notizie di rincari, l’inflazione che si insinua nelle nostre vite mentre noi continuiamo a fare buon viso a cattivo gioco, la stagione delle vacanze è andata bene. Per alcuni alla grande, per altri in modo soddisfacente. Si potrebbe dire che siamo tornati alla normalità, sebbene ormai abbia cambiato del tutto parametri e nessuno ci fa neanche più caso.
Con l’autunno alle porte, la domanda è più lecita che mai. Quanto durerà? Quanto, anche chi sta stressando il portafogli più del dovuto, inizierà a farsi dei conti più assennati nelle tasche? Provate a chiedere a chi avete intorno, siamo convinti che molti vi diranno di avere la percezione di stare spendendo più di quello che si possono permettere. Ma la vita è breve, ci siamo sentiti privati del tempo e dell’opportunità di fare ciò che amiamo. Perciò carpe diem. Tutto giusto, tutto condivisibile.
Però le bollette crescono, si triplicano. Costa tutto di più. Avete notato quanto costa adesso una bottiglia di olio di semi?
Davvero, quanto può durare? Gli stipendi rimangono immobili. Le aziende fanno fatica, è fisiologico. E quale pensate sia lo scenario più probabile: a) daranno aumenti e assumeranno altre persone, contribuendo al benessere dell’economia b) licenzieranno, falliranno, creando ancor più difficoltà economiche.
Parrebbe un cane che si morde la coda. Portando dei poveracci come noi a chiedersi chi ne beneficia davvero.
Ed ecco perché preghiamo che la crisi arrivi presto. Per ripristinare dei parametri che oggi sono fuori asse, fuori controllo. Quando la gente avrà difficoltà serie, mancherà la scelta se andare a ristorante, in vacanza o al cinema. Starà all’economia riparametrarsi per rimanere a galla.
La bolla anomala che si è creata è destinata a scomparire. E sopravvivrà chi sarà in grado di accettare le nuove condizioni. Chi penserà di poter forzare il mercato, cadrà.
Forse allora smetteremo di tentare di scalare una montagna che diventa sempre più alta e inizieremo davvero a ricostruire.
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