
L’esperienza di New York è una casistica straordinaria da studiare.
Ripercorriamo i fatti, per quel che ci è dato sapere.
La città di New York ha imposto una legge che vieta gli affitti brevi da Airbnb, da Settembre 2023. Sette mesi in cui i dati hanno potuto registrare l’impatto della decisione.
New York è stata la prima a prendere una posizione così netta su un problema che coinvolge moltissime destinazioni fagocitate dal turismo. Spaccate tra chi vuole preservare la presenza dei residenti e i privati che, comprensibilmente, vogliono poter lucrare sul vecchio appartamento della nonna.
La legge permette ancora a Airbnb di vendere, a patto che il proprietario abiti nella stessa casa che può accogliere un massimo di due ospiti. O che i soggiorni siano superiori ai trenta giorni. Quindi siamo passati da oltre 15 mila affitti brevi ad appena 5 mila, pubblicizzati su Airbnb.
Quali sono le conseguenze di tutto ciò?
Da ciò che si evince, leggendo statistiche e informazioni in giro per il web, due spunti molto interessanti.
Il primo è che molti degli appartamenti su Airbnb sono ancora presenti e non sono stati convertiti in affitti canonici a lungo periodo. E questa è una testimonianza di come continuino a essere pensati a scopo turistico. Inoltre la legge anti-Airbnb ha prodotto l’effetto del proibizionismo. I proprietari, consci di quanto sia più remunerativo un certo tipo di ricettività, si sono semplicemente spostati su altre piattaforme, più o meno regolari. Fatta la legge, trovato l’inganno. Come sempre.
Il secondo è la statistica sulle presenze turistiche nella Grande Mela. Nel 2023 i numeri sono cresciuti rispetto al 2022 e logica vorrebbe che il 2024 sia in ulteriore ascesa. Si parla di oltre 64 milioni di presenze, vicine al record assoluto di 66 milioni del 2019.
Da quando è stata però varata questa stretta contro Airbnb, le presenze in albergo a New York sono salite solo del 4% (questo secondo il sito Co-Star). I prezzi sono cresciuti ulteriormente, da una base media di partenza già robusta, anche grazie alla convinzione che una possibile concorrenza sia stata azzoppata. Quel che è ancora più eloquente è che gli hotel nel New Jersey sono cresciuti del 77%.
Facile immaginarlo. Gli alberghi hanno dato per scontato ci sarebbe stato campo più libero per loro e hanno sparato alto. Chi desidera risparmiare, è andato altrove.
L’esperienza di New York può insegnare tanto, anche se alcuni problemi sono di complessa soluzione.
A noi italiani, che viviamo le stesse dinamiche, suggerirei più che altro di preoccuparci di far crescere il territorio e di portarlo sui livelli d’eccellenza che il nostro patrimonio naturale e culturale ci ha lasciato in eredità.
Precedentemente sul nostro blog “Airbnb contro New York City”
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