Il Cinema come monito imprenditoriale

Il cinema come monito imprenditoriale - Revenue Bros

Il cinema come monito imprenditoriale. Sì perché, in positivo e in negativo, ciò che succede a livello di mercato può essere analizzato, capito e preso come esempio. Le proporzioni dei soldi che girano devono essere considerate senza evitare di considerare certi meccanismi diversi per questo.
L’industria cinematografica vive, da diversi anni, un sali e scendi complesso. L’innesto nella nostra società di medium che rendono più fruibile la visione di film e prodotti audiovisivi ne è in parte responsabile. Che sia un grande televisore di nuova generazione in sostituzione della sala o il servizio di streaming di turno, ne esce fuori una media discreta di risparmio di energie e portafogli. Solo chi è innamorato visceralmente della settima arte la tiene in piedi. Perché andare a vedere l’ultimo film di moda è prerogativa di tutti.
Un’analisi superficiale ed esterna della situazione porta a sottolineare alcuni tratti contraddistintivi nel modus operandi di chi investe nel cinema. Si cerca di sollecitare una maggiore presenza di pubblico (anche quello che paga gli abbonamenti) sovraproducendo. Più fondi investiti nella produzione, più soldi richiesti per assistere al prodotto finale. Insomma le cose sembrano andare male, facciamo di più e aumentiamo i prezzi.
C’è una certa similitudine con l’approccio alla crisi di molti imprenditori. Siccome mi servono più soldi, chiedo più soldi. E per mettermi in questa posizione investo, secondo i miei criteri, in modo da giustificare l’aumento.
Si perde di vista totalmente l’interesse del mercato.
Molti film ultimamente, cosiddetti blockbuster americani, sforano le due ore di durata. Per infilare due o tre scene d’azione in più, spesso banali e noiose. Con l’unico risultato di gonfiare i costi di produzione. In un’epoca in cui soffriamo tutti di deficit dell’attenzione, in un momento in cui si fa fatica a schiodare la gente dal divano. La soluzione, secondo loro, è allungare i film e spendere di più per farli.
Guarda caso molte grandi produzioni, sopra i 200 milioni di dollari, sono in perdita. Franchise che hanno sorretto Hollywood per decadi, piangono i loro flop.
In Italia abbiamo sotto gli occhio l’esaltazione di questo macabro meccanismo. Il tax credit garantisce un robusto contributo statale alla genesi delle pellicole nostrane. Progetti che verrebbero catalogati sotto l’egida del patrimonio culturale. Perché il cinema viene considerato a ragione un’opera d’arte volta ad arricchire chi ne beneficia.
Il problema, l’ennesimo, è che questi fondi vengono elargiti a chiunque. Personaggi di infima reputazione che stanno al cinema come un sacco di immondizia a un centro tavola. E noi paghiamo tasse per foraggiarli, lasciando le sale deserte.
Il monito del cinema deve essere proprio di tutti.
Spendere con criterio, intercettando il mercato e strizzando l’occhio alle sue esigenze.

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