Il toast della discordia

Il toast della discordia - Revenue bros

Il toast della discordia, ormai ne parlano tutti.
Sarà che ad Agosto abbiamo meno da fare. Eppure il settore turistico è in pieno fermento. Ma, si sa, il social imperversa in ogni caso.
Il fatto: sul lago di Como, una coppia ha ordinato un toast con patatine, ha chiesto fosse diviso a metà per essere condiviso. Per questo è stato chiesto un sovrapprezzo di 2 euro (su un totale di 7,5 euro).
Eppure ci sono fatti di cronaca ben più rilevanti nel mondo, già. Capita però in un periodo in cui siamo tutti particolarmente suscettibili all’aspetto economico. Forse iniziamo ad accorgerci che l’inflazione è un problema. O magari è quella voglia innata di rovistare nella polemica.
A livello commerciale la strategia applicata a questo benedetto toast della discordia è corretta?
Dipende. Amici nostri, dipende sempre.
Anni fa ci sedemmo in un ristorante sulla 6th avenue, a pochi passi dalla Carnagie Hall, Manhattan, New York. Le porzioni statunitensi sono abnormi perciò decidemmo di dividere in due il pastrami che tanto ci faceva gola. Sul menù indicato c’era il sovrapprezzo per tale richiesta. Accettammo di pagarlo, un po’ a malincuore.
Forse qui si manifesta l’unico reale dubbio legittimo, quello della comunicazione. Se previamente avvisato, il cliente è messo in possesso del libero arbitrio. Potrà poi stabilire il proprio giudizio in funzione del rapporto qualità prezzo. Ma la scelta di esborso è fatta in pieno possesso delle proprie facoltà.
Sì, la comunicazione è decisiva, in tutti i sensi. Perché il mercato deve essere messo nelle condizioni di accettare o rifiutare un’offerta, purché questa sia sincera, cristallina.
Allora a Manhattan, come sul lago di Como, può essere lecito domandare un sovrapprezzo per la divisione di una portata. Perché il tavolo che viene occupato ha un valore economico. E, vista la location, potrebbe essere ambito da molti altri. Potrebbe anche esserci fuori la fila.
Il bar Pace, sul lago di Como, non è un ristorante. Sullo scontrino sono inoltre segnati un caffè, un’acqua minerale da mezzo litro e una coca. Certo fosse stato il toast l’unica voce nell’ordine, il discorso sarebbe stato posto sotto un’altra ottica.
Avete abbastanza strumenti per giudicare da voi.
Il toast della discordia è commercialmente corretto?
Il popolo esprime la sua opinione, la soggettività serve poco in questi casi.
E la statistica generale premierà o affosserà il bar Pace. Ogni azione ha una conseguenza.
Il mercato ha l’ultima parola. 

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crediti immagine Revenue Bros, Pixabay

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