
Brand internazionali di ristorazione e Italia, un rapporto curioso, alle volte conflittuale, spesso inspiegabile.
È notizia recente dell’ultima mira espansionistica del fast food americano Five Guys. Hamburger e milkshake che prima ha messo piede a Milano, poi si è spostato a Roma. E adesso promette cinquantadue nuovi punti vendita in dieci mesi su tutta la nostra penisola.
Non è difficile capire come mai il nostro paese sia al centro dell’attenzione per tutto ciò che riguarda ampliamenti di grandi catene e insediamento di importanti brand commerciali. Siamo una nazione non troppo grande ma popolosa e viviamo di turismo. Terreno fertile per la clientela più variegata possibile.
Eppure riesce complesso capire il criterio con cui decidano di stabilirsi da noi, scottati talvolta da esperienze pregresse ingloriose, bocciati da una burocrazia troppo farraginosa e chissà da cos’altro.
Ci sono stati tempi in cui gli USA hanno anticipato di troppo le mode e le tendenze, ormai più di vent’anni fa. Planet Hollywood fallì a piazza Barberini a Roma, oggi anche chi fa i panini con la porchetta ti piazza in tavola un hamburger con le patatine fritte. Dunkin’ Donuts fece la stessa sfortunata fine, benché fosse a pochi passi dalla Fontana di Trevi. Oggi anche il bar sotto casa offre il cibo preferito di Homer Simpson.
Che dire di Starbucks? Nonostante numerosissime petizioni e la presenza massiccia in tutta Europa, ancora non è penetrata con decisione da noi.
Qual è l’ago della bilancia? Siamo conservatori, soprattutto a tavola. Il nostro caffè è più buono degli altri. La nostra pizza non si tocca, come la facciamo noi nessun altro.
I cinesi, per stabilirsi da noi (come nel resto dell’occidente), hanno dovuto riformulare nuovi menù più accessibili ai nostri palati, rispetto alla loro cucina verace, tradizionale. Per questo ci sono da più tempo.
Oggi però il vento sembra cambiato. Anche gli asiatici ci fanno conoscere i loro veri sapori. Domino’s pizza ha grande successo anche da noi (dal Michigan, chi lo avrebbe mai detto).
La globalizzazione sta arrivando, stavolta sul serio. È bene prenderne coscienza. Questo vale sia per il turista, decisamente più interessato a gustare i nostri sapori e alle nostre tradizioni ma con una tendenza ad appoggiarsi ai comfort che lo hanno cresciuto, sia per noi che ci viviamo. Affatto stanchi di quello che abbiamo sempre amato, ma sempre più stimolati da agenti esterni a provare nuove frontiere e alternative.
Forse non ci sarà mai dato fino in fondo modo di capire i motivi alla base di certe decisioni. Tuttavia esserne coscienti può fare la differenza.
crediti immagine Pixabay AnnaliseArt
