Quarta ondata

Quarta ondata - Revenue Bros

Quarta ondata, nuovo picco dei contagi, zone gialle, restrizioni, terza dose. Basta, basta, basta.
Il sentimento comune oggi è una reazione disperata, quasi isterica, a quelle che sono le notizie che ci giungono dai media. Non ne possiamo più. E questo c’entra poco con i propri principi culturali o le teorie complottiste. Va oltre ciò in cui intimamente crediamo e ciò che ci spaventa. Si tocca la nostra umanità, il nostro bisogno egoista di libertà. E la nostra incapacità di guardare al di là del nostro naso.
Oggi abbiamo delle giustificazioni se facciamo i capricci. Pochi mesi ci separano dal secondo anniversario di questa maledetta pandemia. Un incubo che nessuno di noi avrebbe creduto possibile. Da cui sembra impossibile uscire. Se a Febbraio 2020 qualcuno mi avesse detto che avremmo festeggiato l’ingresso nel 2022 ancora con le mascherine lo avrei preso per pazzo. E invece siamo ancora terrorizzati all’idea che un po’ di mal di gola o un raffreddore siano in realtà sintomi di questo dannato virus. Considerandoci fortunati se non finiamo in terapia intensiva a lottare per la vita con un respiratore artificiale.
Facciamo quindi un bel respiro, una pratica di training autogeno sempre efficace, e portiamo la lancetta dell’orologio a trecentosessantacinque giorni fa.
Eravamo da poco finiti nella seconda era del lockdown, si sarebbe protratta fino a Maggio e sarebbe stato orribile. Inutile ritornare nei dettagli, sappiamo tutti cosa è stato.
Oggi il panorama, per quanto desolante, lascia intravedere un orizzonte. L’economia è ripartita, seppur con una zoppia abbastanza rimarcata. Il turismo è ripartito. L’Europa va, gli Stati Uniti stanno riaprendo così come buona parte dell’Asia. Stiamo pensando a capodanno e alle nostre settimane bianche.
I luoghi di cultura sono tornati al 100% di capienza possibile, gli stadi al 75%, i treni all’80%. Gli aerei volano verso qualsiasi meta. I ristoranti hanno fatto tesoro del loro periodo di consegne a domicilio e hanno ampliato la proposta con molti tavolini all’aperto.
Non siamo tornati indietro, non ci torneremo. L’economia non se lo può permettere.
Non siamo ancora fuori, questo no. Ma è il momento buono per tapparsi le orecchie, rimboccarsi le maniche e pensare a come fare bene il nostro mestiere.

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