
La vetrina di Sanremo è, per un artista italiano, la più potente che ci sia.
Forse lo è sempre stata, negli ultimi anni ancor di più. Come tutto, amplificata dai potenti mezzi di comunicazione. E anche da un lavoro fatto dall’ultima direzione artistica che, dati alla mano, ha portato alla visione dell’ultima serata più di 14 milioni di persone (74% di share). Numeri spaventosi, degni di Pippo Baudo. Bisogna infatti tornare indietro di 28 anni, al 1995, per trovare un quantitativo di ascoltatori maggiori. Tempi in cui la concorrenza era diversa, nel 2024 si fa a gara con la tv satellitare e le piattaforme in streaming.
Insomma, se un cantante o una band vogliono puntare alla massima esposizione mediatica, Sanremo è il posto giusto.
Vien da domandarsi quali sono le cause socio-antropologiche che portano a questa nostra necessità di sintonizzarci per cinque giorni e svariate ore davanti a uno spettacolo spesso tutt’altro che edificante. Fosse anche solo per sapersi inserire nei discorsi di massa, racconti di aneddoti raccolti durante la kermesse.
Tolte le solite polemiche che accompagnano la manifestazione e l’imbarazzante figura inflitta al mito John Travolta, torniamo all’impatto della gara sui cantanti.
I Maneskin iniziarono la reale ascesa sul palco dell’Ariston, finendo per trionfare poi all’Eurovision. Sì perché, tra le tante meraviglie di visibilità che garantisce Sanremo, c’è quella di infilarsi in un evento seguito a livello mondiale, ormai vero e proprio fenomeno di costume.
Alle volte persino arrivare a un soffio dalla vittoria può far più rumore. Immaginate se avesse vinto Geolier. Figuriamoci, sono nate polemiche anche solo perché si è aggiudicato la serata dei duetti. Che poi se il regolamento consente il voto del pubblico, perché mai dovrebbe essere un problema se lo zoccolo duro di fan dell’artista è più agguerrito rispetto ai concorrenti?
Domandiamoci piuttosto perché mamma Rai faccia pagare 50 centesimi una votazione, per un totale di 2.50 euro per i cinque voti a sera, per un complessivo 12.50 euro per le cinque serate. Allora se è il voto del popolo, visto che paghiamo tutti il benedetto canone pure se la tv manco la accendiamo, fate votare gratuitamente. Certo che i soldi imperano ovunque, inutile sottolinearlo.
Vedete quante pagine sono state scritte su queste estenuanti serate, più lunghe di un film di Kurosawa e di sicuro meno avvincenti.
E allora, imprenditori, occhio alle tariffe. Perché chi brilla a Sanremo (o anche solo chi fa molto parlare di sé), riempirà le piazze delle vostre città e i vostri alberghi.
Tenete d’occhio il calendario e calibratelo sulla fama raggiunta anche da artisti a cui avreste dato poco credito.
La vetrina di Sanremo è piena di dati e suggerimenti molto utili.
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