Il cinema ha un problema di prezzo

Il cinema ha un problema di prezzo - Revenue Bros - Riccardo Moglioni

Il cinema ha un problema di prezzo.
Un’affermazione semplice, concisa e reale. Ipotetica nella maggior parte delle circostanze, concreta allo scontro con i numeri recenti.
Contestualizziamo: dal 18 al 22 Settembre l’Italia ha promesso l’iniziativa “cinema in festa”. Prezzo del biglietto 3 euro e 50 centesimi. Questo a fronte di un costo medio intorno ai 7 euro, molto più spesso vicino agli 8 e talvolta superiore nei grandi circuiti multisala.
In questi giorni, come riportano i dati Cinetel, le presenze in sala sono andate sopra il milione. Prendendo a paragone gli stessi giorni della settimana antecedente, qualcosa come il 300% in più.
In un momento, aggiungiamo, in cui gli schermi non proiettano blockbuster o film di immenso richiamo.
Oh, dimenticavamo. C’è chi non ha aderito all’iniziativa. Perché se il cinema ha un problema di prezzo, a questi signori è parso più lecito impuntarsi su una questione di principio. L’esperienza in sala si paga, non ci si abbassa a un sotterfugio così meschino per attirare la gente. E poi ci sono i costi delle bollette esorbitanti, chi la tiene in piedi la baracca?
Cari miei, il cinema ha un problema di prezzo da prima della pandemia. Da prima dell’avvento di Netflix, Prime Video, Disney Plus e compagnia bella.
L’esperienza in sala è ancora magica per le generazioni passate, quelle che hanno coltivato la propria immaginazione nel buio di quei luoghi attraversati dal profumo di popcorn e zucchero. Scontato ma necessario sottolineare la progressione tecnologica compiuta negli ultimi vent’anni. Televisori sempre più grandi e immagini sempre più nitide. Aggeggi elettronici che consentono la visione in qualsiasi formato e in qualsiasi luogo.
La sala è vecchia perché l’interpretazione della sua essenza lo è. E, purtroppo, anche le condizioni di molti cinema sono rimaste ai tempi delle calende greche.
Il problema di cinema è il prezzo perché l’esperienza non si è aggiornata.
Provate a vendere uno stereo vecchia generazione (un mangiacassette) in un negozio, oggi. E vedete chi se lo compra.
MA, c’è un grosso MA. Il cinema ha comunque un problema di prezzo. D’interpretazione strategica. Se costasse meno, la gente andrebbe. Non sempre, non per tutti i film, non per tutti gli orari. Strategia di prezzo, questa sconosciuta.
Meglio vendere un biglietto a 8 euro o 8 biglietti a 1 euro? Incrementando anche, che so, la vendita dei popcorn (8 persone hanno più probabilità di acquistarne rispetto a una) e di bevande. Anche quelli, magari e diciamo magari, commercializzati con criterio.
Ma no, il problema del cinema è che il governo non ha mai supportato l’arte. Che le bollette sono aumentate. Che la gente è sempre più ignorante.
Continuiamo così.

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crediti immagine pixabay

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