
Oasis, Dynamic Pricing e comunicazione. E ci risiamo.
Per l’ennesima volta il mondo della musica è investito da una polemica sulla vendita dei biglietti.
Per chi ne fosse rimasto all’oscuro, gli Oasis hanno annunciato un piccolo tour di ricongiungimento. Dopo anni di separazione poco cordiale, l’iconica band inglese torna in pompa magna.
Le date dei concerti, tutte sul suolo britannico, hanno messo in fila gli aficionados di tutto il mondo. Ore e ore di lunghe code, spesso infruttuose, concluse con il tutto esaurito in neanche mezza giornata di esposizione.
Ed ecco la polemica, immancabile, sui prezzi. Secondo quanto riportato dagli acquirenti, Ticketmaster (sito ufficiale di distribuzione) avrebbe applicato il cosiddetto dynimic pricing, portando le tariffe a cifre sproporzionate. E siccome alcune date saranno a Dublino, ancora territorio parte dell’Unione Europea, a Bruxelles la commissione sta indagando.
Negli Stati Uniti c’era già stata la diatriba, il protagonista era stato Bruce Springsteen, adesso ci svegliamo anche dalle nostre parti.
E noi torniamo sempre sui soliti punti. Il prezzo dinamico è legittimo su qualsiasi prodotto commerciabile. Soprattutto se si parla di forme d’intrattenimento o beni di largo consumo. Brutalmente, se hai soldi vai, altrimenti te ne stai a casa. Ed è legittimo stabilire determinati parametri al di là delle proprie disponibilità economiche. Avere mille euro da spendere può comunque portare alla scelta di tenerseli in tasca.
Compito di chi vende è cercare di comprendere il prezzo giusto al momento giusto. Se vende, allora il prezzo è corretto.
Da criticare piuttosto la comunicazione, in un mondo (quello della musica) in cui ancora si è poco abituati a certe pratiche. Scorretto è mettere di fronte al fatto compiuto o, peggio, giustificarsi a posteriori. Hanno dato l’impressione di arrampicarsi sugli specchi appigliandosi al prezzo dinamico.
Saranno messi nuovi biglietti a disposizione del mercato, cercando di privilegiare chi è rimasto a bocca asciutta dopo ore di fila, attraverso un metodo di lotteria.
E sarebbe più democratico?
Ciò che va contestato, di nuovo, è permettere la rivendita in puro stile da bagarino a piattaforme che andrebbero chiuse e vietate. Dove guadagna il singolo e non l’artista. E chissà quali magheggi ci sono dietro.
Assurdo pensare che alla rivendita ufficiale sia vietato di modulare i prezzi a seconda della domanda ma poi altrove viene fatto impunemente.
Se tutti applicassero il Dynamic Pricing, vivremmo un’economia assai più democratica ed equilibrata. L’augurio è che si vada sempre più in quella direzione.
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crediti immagine Revenue Bros, ticketmaster
