
Il punto di vista dell’economia mondiale è quello corretto?
Certo ci vuole presunzione per pensare di detenere la verità assoluta, di credere che ogni manovra sia figlia di errori alla base e giudizi scellerati. Il mondo è pieno di aziende solide e di modelli innovativi, di fatturati gloriosi e di gente disposta a spendere.
Tuttavia è proprio così che va fatto?
Il pensiero è sorto notando per l’ennesima volta un bancone del gelataio.
Ci sono diverse tecniche di vendita nel settore. Parliamo di coni o coppetta da asporto, perché le vaschette vanno a peso. C’è chi vende a dimensioni, chi per il numero di gusti. Chi applica crosselling: se in aggiunta vuoi una cialda, un po’ di panna, paghi un’aggiunta. Lecito se la richiesta economica è proporzionata. C’è chi include nella tariffa queste coccole.
Chi ha girato per gelaterie ne ha viste di tutti i colori.
Torniamo a soffermarci sulla scelta dei gusti, davanti a quel bancone dei gelati, con lo scontrino in mano dopo aver già formalizzato l’acquisto. Che gusti scegliamo?
Totalmente soggettivo, è ovvio. Variabili sbilanciate anche dalle condizioni climatiche, dalla comodità che ci permette di fruire della delizia che a lungo abbiamo inseguito. Nella consistenza delle varie creazioni ci sono differenze, chi va sopra perché è più leggero, chi è più cremoso si scioglie prima. Amalgame complesse. Perciò se ci sono trentacinque gradi e lo devo mangiare in piedi, sul corso di una strada affollata, è assai facile che parte del patrimonio culinario vada a finire sulla maglietta o a decorare il marciapiede.
Forse questa è una variabile troppo arzigogolata, alla gola non si comanda, se in quel momento c’è un desiderio va perseguito ben oltre calcoli e razionalità.
Ma torniamo a guardare quel banco. Avete per caso notato dei gusti che vanno via come l’acqua (es: cioccolato) e altri quasi sempre appena iniziati (es: pesca)? Certo non sarete stati tutto il giorno a osservare il mercato operare delle scelte, voi no. Ma chi vende sì.
E poi, pensate che ogni gusto abbia un costo di produzione identico? Differenze minime forse ma decisive ai fini del prezzo di vendita.
Perciò torniamo a noi, abbiamo già lo scontrino in mano e possiamo ordinare.
Se tornassimo indietro e avessimo un cartellino di prezzo su ogni gusto, quanto influenzerebbe la nostra scelta? Se la cioccolata costasse cinquanta centesimi e la pesca venti, sceglieremmo a prescindere? E a quel punto quale delle due vaschette sarebbe più vuota a metà giornata?
Torniamo al famoso enigma della nonna: pesa più un chilo di cioccolata o più un chilo di pesca?
Il mercato non funziona a chilo, la pressione della domanda dà un valore al prodotto.
I gelatai di tutto il mondo contano i soldi, è un settore florido, soprattutto poi fuori dall’Italia dove diventa quasi un cibo di lusso.
Ma sicuri che non si possa far meglio?
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